Armando Comi

Adventus Antichristi.

Parte 3.

2012 Imprimatur Editore, Milano.
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Trascrizione elettronica rivista e resa disponibile dalla
          Fondazione Ezio Galiano onlus
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      ad esclusivo uso dei privi della vista.
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26. Praga, 30 dicembre 1363.
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Ora terza.
Una visita sin troppo attesa. Il priore accolse l'ospite recitando la parte dell'impaziente che una fredda mattina di dicembre vede finalmente realizzate le proprie attese.
Il nuovo inquisitore sopra il saio indossava un bel manto decorato. Era accompagnato da due uomini che lo seguirono fin dentro il convento. Frate Martellino, cos si chiamava, si accomod a sedere intorno a una tavola imbandita con i pasticci e gli arrosti del giorno prima. I pani invece erano di giornata.
Il priore fu lieto, sollevato dalla gradevole compagnia che frate Martellino sembrava promettere.
Non  facile trovare il convento disse Martellino.
Mi dispiace. Gradite qualche fico secco e del miele?
Martellino sorrise felice come un bambino.
I fichi li facciamo arrivare dall'Italia una volta all'anno spieg il priore. Invece la birra la prepariamo noi.
Il priore studi la reazione di frate Martellino. Questo trangugiava senza ordine quanto aveva sotto il naso. Mise in bocca un fico, diede un morso al petto d'oca, crogiolato al fuoco del camino.
La Boemia non  generosa di alberi da frutta disse Martellino. Ma i boschi offrono cacciagione abbondante. Inoltre tra Praga e Pilzen la birra  deliziosa.
L'unica cosa deliziosa che sanno fare i boemi aggiunse il priore.
Voi di dove siete?
Il dialogo tra i due continu lieto. Quando frate Martellino fu sazio e riscaldato intrecci le dita sulla pancia e domand che mi dite della eretica pravit?
Il priore spieg.
Accus Milic di essere a capo di una setta di eretici dediti al profetismo.
Accus Matthia, Goffredo, Bastiano e Wolfango.
Lo fece con calma. La calma piacque all'inquisitore.
Il priore spieg di un numero che vedevano solo in pochi. Poi visibile a tutti. Della confessione di Wolfango.
Come ha fatto a scriverlo e a farlo scomparire? domand Martellino.
Inchiostro simpatico rispose il priore.
Inchiostro simpatico sulla pietra?
S,  un intruglio inventato da frate Wolfango, funziona sulla pietra e non sulla carta. Il numero  comparso, scomparso e poi ricomparso. Un'invenzione straordinaria.
Frate Martellino socchiuse gli occhi, fece dondolare le gambe posteriori della sedia e rutt senza rumore. Prima di trasferirsi nella sala capitolare, diede disposizione perch venisse riscaldata per bene. Il priore apprezz la richiesta della sala del capitolo quale luogo eletto per gli interrogatori, formalit che il vecchio inquisitore aveva con leggerezza tralasciato. Il rispetto della forma diede al priore un senso di sicurezza. Tutto procedeva secondo formule note. Stando cos le cose, era facile prevedere che non sarebbe stato aperto un processo formale, che i presunti eretici non sarebbero stati consegnati alle autorit temporali, e soprattutto che il convento sarebbe stato assolto. Bastiano, Matthia e Goffredo sarebbero stati condannati a un lungo periodo di detenzione. Lo stesso Milic, nel caso fosse tornato in convento con le carte, avrebbe avuto un'adeguata accoglienza, lontano da Bastiano.
Del destino di Goffredo si curava poco. Una bella detenzione avrebbe raddrizzato il ramo storto. Niente altro. Altre erano invece le aspettative che il priore nutriva dalla prigionia di Matthia.
Anche Wolfango con ogni probabilit sarebbe stato condannato, il che significava dire addio al sogno di diventare priore. Tuttavia restava da capire perch i cavalieri dell'arcivescovo lo avessero prelevato dal convento. Sarebbe bastato che fossero arrivati con un poco di ritardo e il problema Wolfango sarebbe stato risolto per sempre. E anche quello degli appunti.
Se i frati fossero riusciti ad annegarlo, gli appunti sarebbero finiti nel pozzo e le pagine lavate nell'acqua. Fine delle testimonianze. Stessa cosa se i frati avessero deciso di dar retta alla puttana: un bel rogo su una balla di fieno. Gli appunti in cenere. Certo, dall'acqua si poteva recuperare il fazzoletto rosso. Un colore tanto costoso che sarebbe stato davvero un peccato bruciarlo. Il rogo avrebbe mandato in cenere anche quello.
Invece, fazzoletto rosso e appunti erano ancora in giro. E questo rappresentava un problema. Era probabile che l'arcivescovo avesse mandato a prendere Wolfango per avere gli appunti. Il vecchio inquisitore aveva certamente trascritto il sogno dei due libri e la storia degli angeli caduti. Il priore sapeva cosa la Fedelt riservava ai divulgatori dei segreti iniziatici. Druguntia.
Wolfango era stato riaccompagnato in convento a notte fonda. Non era un buon segno. Nonostante l'inquietudine, il priore si mostr a frate Martellino calmo e accomodante. La stanza capitolare fu presto calda.
L'inquisitore mand a prelevare Bastiano, Matthia, Goffredo e Wolfango. I due accompagnatori di frate Martellino presero posto accanto a lui, apparecchiarono l'occorrente per scrivere e attesero gli inquisiti. Il dibattito era pubblico, i frati riempirono presto la stanza del capitolo. Il priore si confuse tra loro.
Il primo a entrare fu Matthia. Negli occhi la rabbia e la paura di chi si sente tradito. Con un gesto violento si liber dalle mani che lo afferravano per le braccia.
Chi si crede di essere? bisbigli frate Martellino al proprio vicino. A voce bassa, ma non abbastanza da non essere udito da tutti. Lo fece volutamente.
Fu lasciato in piedi di fronte all'inquisitore, al lato opposto del tavolo, dando le spalle alla porta.
Devi guardare dritto verso di noi, non ti voltare e non cercare di parlare con gli altri inquisiti disse uno degli accompagnatori con voce annoiata.
Alle proprie spalle Matthia sent del movimento. Represse l'istinto di voltarsi, fiss un punto nel vuoto.
Con la coda dell'occhio vide che i frati apparecchiavano una sedia. Due frati portarono un confratello e lo abbandonarono sulla seggiola. Il clamore prodotto da quell'entrata non faceva presagire nulla di buono. Matthia riusc solo a vedere che il frate stava seduto a capo chino, non sembrava opporre alcuna resistenza. L'accompagnatore ripet la formula: guardare dritto, non voltarsi, non parlare con gli altri.
Matthia non riconobbe chi fosse, ma dai banchi gli spettatori dovevano essere stupiti di qualcosa. Matthia cerc di cogliere singole parole sussurrate dai presenti. Niente, solo parole indistinte. Uno degli uomini dell'inquisitore impose il silenzio. Il brusio pian piano scem.
Altri passi. Un terzo inquisito stava per essere condotto in aula. Al suo ingresso, dai banchi partirono pernacchie, colpi sul legno, insulti. Il nuovo entrato portava un enorme fagotto con s. Senza attendere la formula, questo si precipit verso l'inquisitore e disse Questo  un dono di benvenuto da parte dell'arcivescovo.
Cascata di insulti. Il priore guard il pacco portato da Wolfango come se fosse una cosa viva.
Silenzio, silenzio strillavano i collaboratori.
Non ti ho concesso la parola lo rimprover frate Martellino. Wolfango sorrise e rimase zitto. Poggi il pacco accanto al tavolo dell'inquisitore e si volt per andare a raggiungere gli altri due. Ci ha preso gusto a parlare con gli inquisitori disse indicando Matthia.
Frate Martellino guardava Wolfango, i frati, cercava con gli occhi il priore, si voltava verso il pacco. Cercava di resistere. Smaniava di aprirlo.
Avanti l'ultimo ordin un collaboratore.
Ultimo? Pens Matthia. Chi manca? La risposta la conosceva gi. Il priore lo aveva ingannato. Uberto era morto. La visione diceva il vero. Il flusso di pensieri lo estrani dal contesto. Il silenzio macabro che accolse l'ultimo inquisito riport Matthia alla realt. Non un sussurro o un commento. Un sottile velo di morte sembrava aver tappato le bocche dei presenti.
Passi ovattati, come di spettro. Il silenzio tombale trasform in fracasso ogni singolo passo dell'ultimo inquisito. Un rito funebre anticipato, come per esorcizzare una malattia che deforma lo spirito fino a renderlo materia bruta.
Con la coda dell'occhio Matthia vide il quarto inquisito sostare accanto a Wolfango.
Devi... guardare dritto verso di noi... non... non ti voltare, non cercare di parlare con gli altri... inquisiti disse un accompagnatore. Voce di chi parla con la morte.
Matthia vide frate Martellino impallidire.
Le volte a crociera pareva dovessero schiacciare la colonna centrale della sala capitolare, che non apparve come il solito punto di ritrovo, piuttosto il segnavia di un sentiero poco battuto. Fu un momento, a tutti parve di attendere qualcosa di imprecisato.
Silenzio disse frate Martellino.
Nessuno rise della richiesta insensata.
Inizieremo da frate Matthia disse Martellino mentre i collaboratori facevano da notai. Frate Matthia, cosa predicava frate Milic della profezia del 1368?
Io non ho mai sentito Milic proferire nulla che avesse a che fare con questo numero rispose Matthia. La scorsa estate, quando Milic  stato dal vostro predecessore, era per parlargli dei numeri che tutti noi possiamo leggere nella profezia di Daniele. Di altri numeri non so nulla.
Matthia soffr nel pronunciare quella verit, nel pronunciarla a cos poca distanza da Wolfango. Non aveva pensato che il giorno del confronto con il nuovo inquisitore fosse cos vicino, non aveva calcolato cosa avrebbe confessato dell'intera faccenda. Mentre rispondeva scopriva che gli procurava dolore fisico l'ammettere di essere stato completamente all'oscuro del numero, mentre Wolfango, che non aveva mai fatto nulla per nascondere il proprio ribrezzo verso Milic, era stato capace di indovinare una profezia complessa e soprattutto vera. Non era bastata la bont d'animo, non era servita la teologia, non le discussioni accese e contorte sulla differenza tra le leggi degli uomini e le leggi di Dio. Wolfango era arrivato al numero 1368 con furbizia e senza alcun buon fine. Un animo pregno di sofferenza sporca. La smania di avere, avere di pi, avere in qualunque modo.
A Matthia parve di sentire la salivazione di Wolfango, di sentirlo godere di quel vantaggio. Matthia aveva visto nello sguardo del topo la sicurezza della canaglia che sa di avere una protezione che lo rende intoccabile. Un giorno l'avrebbe affrontato ad armi pari. Questo Matthia si promise in quel momento.
Panche vuote.
Messo da parte lo stupore, il parroco si incammin verso la parrocchia pi vicina alla propria.
Trov l'ingresso della chiesa gi occupato da altri due parroci che, spalle al portone, scrutavano l'orizzonte come per avvistare un fedele, pronti a sbracciarsi per non far sbagliar strada a chi cercava la parrocchia.
Anche le panche delle loro chiese erano vuote.
Dove sono andati tutti i fedeli?
Un predicatore pare abbia dato appuntamento a tutti.
Dove?
Non lo hanno voluto dire nemmeno a noi, ci hanno riferito che lo sapremo quando la predica sar finita.
Come si chiama il predicatore?
Dentro un fienile.
Lo spirito non ha mai risposto alle domande dirette. Lo spirito mi parla, ma non d risposte. Un giorno ci ho provato. Dopo avermi spiegato i numeri e dato in mano le profezie che molti di voi oramai conoscono, ho domandato allo spirito:
Chi  l'Anticristo? e lui finalmente mi rispose:
Molti sono gli anticristi. Chiunque nega e rifiuta Cristo  Anticristo.
Chi diventa Anticristo?
Chi nasconde la verit, chi si rifiuta di ascoltare la verit. Tenere nascosta la verit equivale a tenere nascosta la giustizia di Dio. Ma non basteranno questi anticristi a muovere guerra a Dio. Verr l'Anticristo Grande.
Dove nascer?
Non hai letto Giovanni? Lo spirito dell'Anticristo viene, anzi  gi nel mondo.
La folla ebbe paura.
Vi stupisce sapere che sia gi nato? Fratelli e sorelle, anche io rimasi terrorizzato dalle parole dello spirito, lo spirito vide dentro di me la paura e mi disse:
Non lo vedi ogni giorno sotto i tuoi occhi il suo esercito, la sua setta? Chi pensi che siano i tiranni? Chi pensi che siano gli oppressori dei poveri? Sappi che gli anticristi continueranno a opprimere finch non saranno messi insieme tutti gli usurai, i commercianti avidi, gli avvocati delle leggi ingiuste, coloro che si rimangiano la parola, coloro che hanno svuotato le chiese fingendosi cristiani per denaro, i potenti che muovono guerre pensando che voi uomini siate carne da macello. Tutti questi sono anticristi, le locuste coronate dell'Apocalisse. Cosa altro dovrebbero fare per dimostrarti di essere servi di un grande re, cosa altro dovrebbero fare questi infami per farti comprendere che sono soldati di un esercito? Guardati intorno, questo  il grande regno, questa  la grande milizia, questa  la grande podest che non proibisce nulla. Questo  il tempo dell'Anticristo Grande.
Io allora domandai allo spirito: Dimmi il suo nome, il nome di questo Grande che  atteso per la fine del mondo.
E lo spirito mi rispose: Non  dato conoscerlo ora con certezza, ma per predizione.
Io vi dico, fratelli e sorelle, che andr a Roma a domandare questo nome al papa.
Dalla folla qualcuno domand: Hai detto che l'imperatore nasconde un segreto, che ci tiene nascosta la verit.
Milic fece finta di non sentire la domanda. L'inquisitore mi domand di questo Anticristo Grande e io dissi quel che sto dicendo ora a voi, che il Grande  atteso per la fine del mondo. Ma non sono io Milic a parlare. Io non esisto pi. A parlare all'inquisitore e a parlare qui ora a voi  lo spirito di Dio, che irruppe in me perch io dicessi quanto mi  stato detto di dire, quel che invece tengo per me lo sottoporr al giudizio del papa che intercede presso Dio e conosce gi ogni spirito e ogni segreto della Scrittura. In queste cose e nelle altre cose mi sono sottomesso al volere dell'inquisitore e mi sottometter agli ordini del papa. Il papa regna sulla Chiesa, lui vede cosa sta succedendo e vorrebbe far rivivere piamente la fede. Lui sa cosa patiamo noi poveracci perseguitati e odiati dai potenti, il papa sa queste cose perch anche Cristo fu povero e fu odiato e perseguitato dai potenti. Il papa un giorno prender tutti i potenti ingiusti e l purificher nel fuoco, lasciando vivi solo gli eletti. Saranno allora gli eletti a rivelare l'Anticristo. Inutile aspettarsi che a rivelarlo siano gli empi, quei potenti che ingrossano le milizie del male. Saremo noi a rivelare l'Anticristo.
Strane facce si aggiunsero alla folla. Comunicavano a gesti. Non perdevano di vista le mani di quello che sembrava essere il loro capo. Tutti vestiti da gente del popolo. Il capo fece segno con le dita, due dietro il fienile. Due uomini partirono in quella direzione.
Fratelli e sorelle, l'abominio della desolazione in Daniele altro non  se non la nostra desolazione spirituale. Perch quando pensate ai politici non vi vengono in mente lavoro e preghiere ma solo denaro e corruzione? Nessuno di noi crede nel fatto che politici e sacerdoti siano uomini mandati da Dio. Non ci crede pi nessuno perch la loro condotta  oscena, nulla che abbia a che fare con il Vangelo. Nel Vangelo c' scritto:
Lo Spirito dichiara apertamente che negli ultimi tempi alcuni si allontaneranno dalla fede, dando retta a spiriti menzogneri e a dottrine diaboliche, sedotti dall'ipocrisia di impostori, gi bollati a fuoco nella loro coscienza.
Da queste cose nascono le eresie, le sette, i sortilegi, i dispotismi, le confraternite omicide. Chi possiede beni e ricchezze non ha amici, deve sempre temere di essere ucciso dai compagni. Chi si allea con un potente, lo fa solo nella speranza di ottenere denaro e potere. Questi, tra loro, sono come una setta. Ma le sette sono tante e tutte nocciono alla Chiesa, infatti questi portano la maschera della devozione ma sono dei criminali, e si divertono a prendere in giro i veri fedeli confondendo le coscienze.
Un carrettiere sost con il proprio carro all'ingresso del fienile, di traverso. Inizi a chiacchierare amichevolmente con i due contadini che stavano di guardia. Perch se in Boemia manca il pane, l'imperatore non si impegna a trovarlo? Perch se ha il potere di farlo, non difende la Chiesa e la societ dagli attacchi dei molti anticristi? Sapete perch? Perch  distratto da lotte interne, da interessi politici, da equilibri tra principi che pretendono il potere ma non alzano un dito per migliorare le nostre condizioni di vita.
La folla annu.
Ecco, fratelli e sorelle, che giunge la separazione. Noi e loro. Da questo fienile vi dico l'Anticristo Grande  rivelato, incalza il giorno del giudizio. Non  vero che il giorno stabilito per il giudizio di Dio  nascosto. Sono gli empi, coloro che danno ascolto ai piccoli anticristi che non comprendono n vogliono comprendere. Il loro  un progetto, se gli anticristi trionferanno vedrete che la carit sar derisa e la menzogna eletta a capo dei popoli. Lo spirito allora ci ordina: lottate, affinch quel giorno non vi piombi addosso all'improvviso.
Senza essere visti, un manipolo di uomini armati avanz dalla campagna e si nascose dietro il carrettiere che continuava a chiacchierare con i contadini.
Fino a quel giorno lui rimarr nascosto, fa parte dell'ipocrisia dell'Anticristo, non si far riconoscere. Siamo noi che dobbiamo rivelarlo e smascherarlo prima che abbia conquistato tutto. Altrimenti senza accorgercene diventeremo suoi servi. Io sono qui perch questo non accada. Mai.
Con un calcio la porta venne aperta dall'interno.
Il segnale.
Il carrettiere salt dal carro. Movimenti goffi dei guardiani che furono presto stesi a terra e legati.
Mani callose afferrarono Milic.
Da questa parte un contadino cerc di aprire la porta secondaria del fienile. Impossibile. Bloccata dall'esterno.
Panico. Urla. Correre.
La massa si precipit disordinata e compatta verso l'uscita principale.
Il carro messo di traverso fungeva da tappo. Non si usciva.
Voglia di combattere, di inforcare gli infiltrati. Ma chi erano?
Perfettamente camuffate, le spie erano ancora nel fienile. Cercavano Milic.
Urla di donne, ci ammazzeranno.
Bambini sulle spalle dei genitori. Un vecchio scivol e venne macinato dai piedi pesanti della folla isterica.
Non si trovavano gli infiltrati.
Un cerchio di uomini intorno a Milic imped a chiunque di avvicinarsi al profeta.
Gli uomini in cerchio percorsero di corsa un tratto laterale del fienile.
Lasciate Milic e non vi capiter nulla grid qualcuno da qualche parte.
Due ragazzini si arrampicarono sul tetto del fienile.
Io non volevo questo disse Milic a quelli che lo scortavano. Fiss quel che restava del cadavere del vecchio calpestato. Milic non correva, piuttosto veniva trascinato per il fienile.
Una freccia and a conficcarsi nel fieno. Poi una pioggia. I pi svegli seguirono la direzione. Gli infiltrati miravano a Milic.
Un gran rumore venne dall'esterno.
La pioggia di frecce raggiunse occhi e petti, uomini, donne e bambini cadevano a manciate.
Il tappo all'ingresso sembrava rimosso. La folla corse finalmente fuori dal fienile.
Quando i contadini raggiunsero la posizione degli arcieri, questi erano gi scomparsi mescolati tra la folla in fuga.
Come si seppe in seguito, i due ragazzini dal tetto avevano fatto cadere una trave che aveva spaccato la testa al carrettiere e ai due arcieri che scoccavano frecce su chi usciva. Il carro era stato spostato e la folla era riuscita a riversarsi all'esterno.
Stai bene? domandarono a Milic.
Lui non rispose. Rimase ad ascoltare il bilancio.
Sei morti tra i contadini. Ma la folla era felice di aver ammazzato tre di loro.
Gli infiltrati avevano cavalli nascosti. Erano fuggiti. Impossibile inseguirli a piedi.
Oramai era chiaro.
C'era un noi e c'era un loro.
Milic, sei sicuro di quel che stai facendo? Pens guardando sorrisi senza denti e pianti senza lacrime.
Sei proprio sicuro? domand frate Martellino a Goffredo. Matthia, il priore e i frati sconcertati.
S rispose Goffredo afferrando energicamente i braccioli della sedia.
Frate Goffredo, sei responsabile delle informazioni che ci stai fornendo, sei ancora in tempo per cambiare versione dei fatti senza che ci possa nuocerti. Ti ripeto la domanda, sei davvero sicuro che il numero sia stato scritto da frate Matthia? Sei avvertito del fatto che se frate Milic un giorno testimonier di sapere chi si  introdotto nella sua cella a scrivere il numero, tu potresti essere in pericolo se non hai detto il vero.
Padre, sta dicendo il falso,  Wolfango a istigarlo ad accusarmi, Goffredo sa benissimo che non sono responsabile di quel numero Matthia alz la voce indicando Goffredo. Non si volt ma grid diglielo, digli la verit. Perch mi stai facendo questo?
Brusio tra gli spettatori.
Non sei stato invitato a intervenire disse frate Martellino.
Matthia pest un piede sul pavimento che riecheggi tra le volte a crociera intrecciate come ragnatele. Tra i banchi un coro di non  giusto.
Il priore osservava.
Nessuno fa nulla contro di te, frate Matthia. Un tuo confratello sta solo rispondendo secondo la propria coscienza alle mie domande.
Prima solo un brusio pi rumoroso, poi insulti e colpi sui banchi.
Silenzio strill uno dei notai.
Quello che dici disse Martellino rivolto a Goffredo, complica molto la questione. Stando ai dati da me raccolti, il responsabile, reo confesso, del numero, sarebbe frate Wolfango.
Ovazione di assensi tra i banchi. Il priore sbianc all'istante.
Silenzio ancora un notaio.
Frate Goffredo, perch il priore mi avrebbe raccontato che il responsabile del numero  frate Wolfango? disse Martellino guardando il pacco inviatogli dall'arcivescovo.
Frate Wolfango? domand Goffredo incredulo.
Frate Wolfango avrebbe testimoniato al mio predecessore di essere stato lui a scrivere il numero. Suppongo che nessuno ti abbia informato di questi dettagli mentre eri in prigione disse l'inquisitore.
Ti sta usando grid Matthia voltandosi verso Goffredo che non alzava lo sguardo. Non capisci che ti ha riempito la testa di menzogne? Cosa ti ha promesso in cambio, forse che uscirai indenne da questa storia?
Matthia fu richiamato all'ordine. Gli fu imposto di non voltarsi e di non prendere la parola se non quando interrogato. Intimidito dalla minaccia di dover abbandonare l'aula, Matthia tacque. I due notai annotarono ogni sua parola. In particolare quell'ultima espressione uscire indenne. Nella testa di Martellino e nelle carte dei suoi notai suon come una ammissione di colpa da parte di Matthia. Il che corrispondeva in parte a quanto l'inquisitore aveva sentito dire al priore, nonostante la confessione di Goffredo avesse reso la posizione di Matthia pi grave e quella del priore meno degna di fiducia.
Le carte che avrebbero costituito la filza di quel processo aumentavano di volume con solerte rapidit. I notai trascrivevano con scrupolo compiaciuto le confessioni degli inquisiti, tracce chiare di una eresia cresciuta in seno alla citt dell'imperatore.
Goffredo, nell'apprendere che Wolfango era stato reo confesso ebbe un vuoto, dimentic le battute della parte da recitare. Offr uno spettacolo triste.
La verit, pensava Matthia. E io che ci ho pure creduto. Stupido. Milic insegnava a dire la verit, per sconfiggere l'Anticristo. E io ci ho creduto, ho creduto che noi quattro avremmo sempre e solo detto la verit. Stupido ingenuo. Goffredo era diventato un burattino nelle mani di Wolfango. Il priore era stato furbo, Matthia comprese che il proprio coinvolgimento in un piano di lotta universale serviva solo a instillare il morbo dell'eresia. Matthia scopriva in quel momento di essersi prestato a tessere la propria trappola. Wolfango e il priore erano d'accordo. Un sospetto che Matthia aveva continuato a coltivare. Se Bastiano non fosse intervenuto con una testimonianza convincente, i veri responsabili dei delitti di quei giorni l'avrebbero fatta franca. Matthia si pent di non aver ucciso il priore quando aveva deciso di farlo.
Perch Matthia avrebbe scritto il numero? domand Martellino.
Goffredo conosceva le battute, le aveva preparate durante quei giorni. Non se la sent di improvvisare. Rispose avevamo saputo da Milic quel numero qualche giorno prima di Natale. Una mattina Bastiano venne da noi a raccontarci di aver sognato il numero. Lui e Matthia dissero che era un segno e decisero di far uscire il numero allo scoperto.
Perch allora dici che  stato Matthia, se  Bastiano ad aver sognato il numero?
Perch Matthia  l'unico a possedere le chiavi della cella di Milic.
I notai trascrissero.
Parlami della Bibbia e del frate bibliotecario disse Martellino incuriosito.
Nella copia della Bibbia che leggeva Milic erano state trascritte tutte le sue profezie. Quando il bibliotecario ha saputo che Bastiano aveva rubato la Bibbia  fuggito per paura di essere ritenuto complice del furto.
Il frate erborista si accost al priore fate qualcosa, ve ne prego disse a bassa voce. Tutti i frati si attendevano dal priore una reazione a quella falsa testimonianza. Non avevano ancora vendicato il compagno ucciso da Wolfango.
La reazione non ci fu.
Uscirne indenni. Tutti desideravano la stessa cosa. Il silenzio del priore diede ai frati la sensazione che, lasciando correre le cose nel verso che avevano preso, tutto sarebbe finito presto e senza danno per la maggior parte di loro.
Frate Goffredo, sai che con questa confessione stai accusando anche te stesso di aver preso parte a una setta dedita al profetismo?
Lo so, padre. Ma non potevo vivere con questo peso nel cuore. Se la vostra benevolenza volesse dare a questo peccatore la speranza del perdono, io tornerei a essere buon cristiano disse Goffredo.
Frate Martellino alz gli occhi e annu col capo come a dire cosa mi tocca perdonare.
Sai che la tua testimonianza scagiona Wolfango e rende rei di eresia i tuoi confratelli Bastiano, Matthia e Milic? S.
Bene, allora tutto sembra pi semplice aggiunse Martellino. Ma dimmi ancora una cosa, perch Wolfango avrebbe confessato di essere lui l'autore del numero?
Battuta non scritta. Goffredo si guard intorno nella speranza di un suggerimento.
Dritto strill un notaio, devi guardare solo noi.
Brusio tra i banchi.
Io... dico... che Wolfango ha paura di Bastiano. S,  cos. Wolfango ha paura di Bastiano. Quella menzogna non programmata, inventata sotto gli occhi degli amici, fu la pi umiliante. Per fortuna quegli occhi non doveva affrontarli. Guardare dritto lo aiut a dare consistenza alle menzogne. Bastiano lo ha minacciato e Wolfango ha confessato per paura.
Paura di cosa?
Bastiano  un tempestario, un negromante, pu evocare demoni e dare loro ordini disse Goffredo.
Martellino fiss l'espressione stupefatta di Matthia che ascoltava incredulo. Bastiano non fiatava. Lasciava che Goffredo lo accusasse senza protestare.
Matthia si sent perduto, smarrito. Non riconosceva gli amici, non riconosceva la sala del capitolo, non riconosceva se stesso. Non gli restava che la speranza della testimonianza di Bastiano. Un istinto nero si fece largo dal profondo.
Un notaio si accost all'orecchio di frate Martellino e domand: Che nome diamo a questa eresia?
Fu udito da tutti.
Martellino rimase a riflettere, il doppio mento arrivava al petto come una continuazione dell'enorme pancia.
Frate Goffredo disse Martellino come chiamate questa vostra eresia?
Goffredo aveva studiato la risposta appena la notte precedente, recit la chiamiamo Setta delle Ombre.
Gli occhi di Matthia si spensero. Lui non poteva vederlo, ma si spensero anche quelli del priore. Entrambi furono presto sopraffatti dall'orrore.
Martellino strinse gli occhi a fessura come ad accertarsi di aver sentito bene. Dopo aver aspettato inutilmente che Goffredo si spiegasse, si consult con i due notai.
Matthia cercava di capire che piega stessero per prendere gli eventi. L'inquisitore non avrebbe esitato ancora a lungo prima di interrogarlo sulla Setta delle Ombre. Era evidente che il priore aveva giocato con Goffredo esattamente come aveva fatto con lui. Stessa complicit, stesso incartamento. La prima domanda che attravers la mente di Matthia fu perch si  esposto a un pericolo tanto grande? Il priore era implicato quanto gli altri nella questione dell' Historia, Goffredo stava mettendo allo scoperto una faccenda grossa, una eresia vera, molto peggiore della profezia del numero 1368.
Silenzio.
La trepida sala capitolare rimase sospesa tra le domande dell'inquisitore e le rivelazioni di Goffredo.
Un tonfo.
Che succede l? domand Martellino.
Il priore  svenuto.
Portatelo fuori, che prenda aria ordin Martellino incuriosito da quella reazione.
Matthia sent che il priore veniva trascinato di peso fuori dalla sala.
Martellino sfogli una pila di fogli che aveva posto a un angolo della scrivania. Doveva trattarsi dell'elenco delle formule di abiura che l'inquisitore avrebbe proposto a Goffredo alla fine della sua deposizione. A quel punto sarebbe seguita l'assoluzione e il rito di purificazione del penitente. Se Goffredo non avesse tirato fuori la faccenda della Setta delle Ombre se la sarebbe cavata con un paio di frustate sulla schiena. Ma la faccenda si era complicata. E si sarebbe complicata maggiormente se Goffredo avesse abiurato prima di continuare l'interrogatorio. L'inquisito che testimonia il falso dopo l'abiura rischia molto di pi.
Martellino e i notai finirono di consultarsi. I notai scrissero sui rispettivi protocolli. Le imbreviature furono presto terminate. Martellino lesse il lavoro fatto dai collaboratori e annu. Gli elementi essenziali del processo erano trascritti, l'elenco degli appunti soddisfo Martellino. Per essere una prima minuta notarile, conteneva tutti gli elementi necessari a far sapere ad altri inquisitori dell'esistenza di una nuova eresia. Qualora un altro inquisitore avesse incontrato altri eretici della Setta delle Ombre, avrebbe potuto aggiungere alle imbreviature dei notai di Martellino altri elementi e altre testimonianze di inquisiti. Occorreva far circolare immediatamente la minuta notarile prima che l'eresia si diffondesse.
In che cosa crede questa vostra Setta delle Ombre? domand Martellino fissando tutti e quattro gli inquisiti. Quali dottrine predicava Milic e quali erano i peccati dei quali vi siete macchiati? Quanti altri eretici appartengono a questa setta al di fuori del convento?
Non saprei rispose Goffredo.
Cosa non sapresti?
Non saprei... nel senso che... non ci sono altri seguaci di Milic.
Non sapresti o non ci sono?
Non ci sono disse Goffredo, voce tremante.
Come fai a esserne sicuro? domand Martellino.
Nel frattempo il priore era rientrato in aula ed aveva ripreso posto tra i banchi insieme agli altri frati.
Milic ha predicato solo un paio di volte da quando ha lasciato il castello lo scorso marzo. Non ha fatto proseliti.
Parlami delle dottrine che predicava disse Martellino.
Milic diceva che sarebbe arrivato l'Anticristo, ma non sapeva quando. Diceva che solo il papa e la Chiesa potranno fermarlo.
Tutto qua?
S rispose Goffredo.
Matthia scrut la reazione di Martellino. L'unica cosa vera della testimonianza di Goffredo rischiava di essere scambiata per una falsit. Chi aveva istruito Goffredo lo stava incastrando a sua insaputa.
Non mi sembra si tratti di una eresia, n tantomeno di una nuova dottrina. Ascolteremo gli altri inquisiti per avere maggiori dettagli disse Martellino rivolto ai due notai. Questi trascrissero.
Ricominciamo disse Martellino. Tu indicando davanti a s chi ha scritto il numero e cosa sai di questa setta.
La voce stridula, nasale inizi il racconto: d'accordo con Bastiano, all'insaputa di Goffredo, di Uberto e dello stesso Milic, Matthia aveva aperto la cella, e aveva scritto il numero 1368 gi noto da giorni.
Wolfango conferm per filo e per segno la versione di Goffredo. Disse di aver confessato al vecchio inquisitore la propria colpa solo per paura di Bastiano. Spieg che quella del priore era una testimonianza onesta, nonostante fosse falsa. Disse di non sapere nulla della Setta delle Ombre.
Nessuno lo interruppe. Non ci furono proteste n insulti. La sala capitolare cadde in una grigia rassegnazione.
Perch sei stato convocato dall'arcivescovo? domand Martellino che non aveva smesso di pensare al dono ricevuto e ancora da scartare.
L'arcivescovo ha il potere di convocare chi vuole rispose Wolfango. Ogni buon cristiano pu essergli utile a capire quale sia lo stato delle anime delle diocesi di Praga.
Hai raccontato all'arcivescovo della setta che hai visto operare sotto i tuoi occhi? domand Martellino. Anche se non ne conoscevi il nome potevi comunque informare l'arcivescovo delle profezie di Milic. Mi risulta anzi che lo stesso arcivescovo avesse a cuore Milic, quindi suppongo che ti abbia convocato per domandarti di lui.
A dire il vero l'arcivescovo era maggiormente interessato ai rapporti tra frate Matthia e il priore.
Martellino strinse di nuovo gli occhi a fessura come a domandare di che stai parlando?
Ma certo, non vedete che Bastiano e Goffredo non si reggono in piedi mentre Matthia  sano e nutrito? domand Wolfango.
Le domande le facciamo solo noi disse uno dei notai prima di immergersi nuovamente tra le carte.
Tuttavia l'osservazione di Wolfango aveva sortito l'effetto sperato. A ben guardare, Matthia sembrava un prigioniero di riguardo rispetto a Goffredo e Bastiano.
Ho sentito gi la testimonianza del priore, che mi ha confermato la colpa di Matthia disse Martellino. L'unica incongruenza riguarda la tua implicazione nella vicenda continu rivolgendosi a Wolfango, il priore mi ha parlato di un inchiostro simpatico che funziona sulla pietra e non sulla carta. Dice che si tratta di una tua invenzione.
Potete controllare voi stesso se si tratta di inchiostro simpatico disse Wolfango.
Martellino si consult con i notai. Prov ad alzarsi ma ricadde sulla sedia.
Furono i due notai ad andare a verificare. Il priore si offr di accompagnarli alla cella di Milic. Durante il tragitto ricostru loro la scena della notte di Natale.
L'urlo, il numero, la convocazione.
Le carte del vecchio inquisitore? domand un notaio.
Non so disse il priore.
Allora i quaderni di imbreviature compilati dai precedenti notai.
Il priore spieg che non vi era alcun documento con valore giuridico, spieg che il vecchio inquisitore teneva solo un quaderno di appunti. Nessun testimone, nessun notaio.
Arrivati alla cella di Milic, i notai di Martellino videro il numero. Controllarono l'inchiostro. Non notarono niente di anomalo. Decisero di non chiedere spiegazioni al priore senza prima essersi consultati con l'inquisitore.
Prima di far ritorno nella sala del capitolo, i due notai vollero misurare i passi che separavano la cella di Milic da quella degli inquisiti. Percorsero tutte le distanze tra la cella di Milic e le celle di Matthia, Bastiano, Goffredo e Wolfango. Tracciarono distanze approssimative.
La cella pi vicina a quella di Milic  quella di frate Wolfango disse un notaio mentre l'altro scriveva L'unico degli inquisiti che poteva avere il tempo di agire e andare nella cella del priore.
Matthia, Goffredo e Bastiano risultarono distanti, non avrebbero fatto in tempo dalle proprie celle a raggiungere quella di Milic e quindi tornare indietro per far finta di uscire dopo il grido.
L'unico  Wolfango disse un notaio.
Parlatene con l'inquisitore disse il priore, e si alz sulla punta dei piedi.

 notai trascrissero il resto dei dettagli, l'ospedale, l'asino, la riunione di tutti i frati nella sala del capitolo, l'arrivo dell'inquisitore e la sua morte.
Pensate sia inchiostro simpatico? domand il priore.
Lo escludiamo.
Una manifestazione demoniaca?
Noi dobbiamo controllare l'ordine spirituale, non possiamo credere a sciocchezze del genere, ogni ipotesi non razionale  da scartarsi.

 l priore si alz ancora sulla punta dei piedi, questa volta aggiungendo un sorrisetto.
Qualcuno sta mentendo. Non sapremo chi se non capiremo perch lo abbia scritto.
Riscritto precis il priore.
Scritto, riscritto...  sempre un'eresia mascherata da un numero.
Le vostre scoperte possono scagionare Matthia?
No disse un notaio con due testimoni il suo destino giudiziario  segnato.
Ma dai calcoli...
Due testimoni valgono pi dei nostri calcoli tagli corto un notaio in ogni caso resta da capire il ruolo di Bastiano, forse lo ha riscritto lui.
Con le arti magiche disse il priore.
Nessuna accusa fondata pu basarsi su superstizioni ammon un notaio.
I due notai chiesero al priore di essere accompagnati all'ospedale del convento. Il priore fece strada. Mentre camminavano vide spuntare dalla neve una maschera da maiale, ci and sopra col piede, l'appiatt per bene sotto la neve.
Pochi passi dopo, ad accoglierli fu la puzza di cadavere. Il corpo del vecchio inquisitore giaceva ancora sul catafalco. Si segnarono con il segno della croce. Misero i sai davanti alla bocca e al naso. Nessun drappo dava solennit a quella triste scena. Le poche candele erano tutte consumate, spente. Uscirono immediatamente.
I notai si limitarono ad annotare la distanza tra la cella di Milic e l'ospedale, da qui  impossibile tornare indietro, riscrivere un numero e tornare. Non pu essere stato Bastiano.
Possiamo seppellirlo?
Non  ancora morto.
Intendevo il vecchio inquisitore... non Bastiano.
Avete aspettato noi per farlo?
S rispose con solennit il priore.
Vi accordiamo il permesso risposero i notai con la finta sufficienza di chi si mostra pratico senza esserlo.
Oltre le mura del convento i grappoli di bacche rosse del sorbo degli uccellatori pareva indossassero cappelli bianchi.
Si fecero accompagnare nello scriptorium. Sopra i piani inclinati erano disposti tutti gli strumenti per scrivere.
Cos' questo?  un codice membranaceo ancora in lavorazione disse il priore. Vedete queste? disse indicando alcune righe tracciate sui fogli di pergamena servono perch la scrittura venga dritta.
E pergamena pi spessa di quella italiana disse un notaio.
La lavorazione di questa membrana non solo  pi spessa ma anche pi scura rispetto alle pergamene che vengono dall'Italia. Non riusciamo ad avere pelle fresca, ci arriva essiccata, noi la lavoriamo dopo averla lasciata in acqua. La pelle secca  pi laboriosa da depilare, occorre una mano di acqua di calce per staccare i peli con un rasoio o un piccolo pettine. Con l'acqua di calce i peli vengono facilmente via. Dopo la depilazione va rimosso il grasso, le pelli vengono messe a conciare in un bagno di calce.
Quei fogli bianchi perch sono stati buttati?
Il priore ne prese uno, toccate disse.
La superficie del foglio presentava alcune imperfezioni.
Se la pelle non raggiunge il giusto grado di tensione durante l'asciugatura, il risultato  un foglio di cattiva qualit, con piccole ammaccature.
E buttate via dei fogli solo per questo?
Scrivereste la parola di Dio su un supporto imperfetto? il priore apr una Bibbia. Stupenda. Toccate questa.
La superfcie del foglio era liscissima.
Una volta asciugata, la pagina ben tesa, va lisciata con pietra pomice, serve perch l'inchiostro o il colore rimangano ben impressi sulla pergamena.
Su altri tavoli erano invece in lavorazione fogli di carta.
Qui invece? domand un notaio.
Carta disse il priore supporto meno nobile della pergamena, lo destiniamo alla ricopiatura di opere meno importanti della Bibbia o di appunti privati dei frati.
Anche la carta  divisa osserv un notaio.
La carta pi chiara e pi resistente  riservata alla ricopiatura di opere che passano da qui e che aggiungiamo alla nostra biblioteca spieg il priore, quella pi scura la usano i frati per fabbricarsi dei quaderni personali.
La Bibbia di Milic su che carta era scritta?
La peggiore si affrett a dire il priore. Il colore della carta  dato dal tipo di stracci usati per l'impasto. Non tutti gli stracci sono candidi, e in ogni caso non tutti vengono la vati allo stesso modo. La liscvia lava e rende bianchi i tessuti, ma dagli stracci vecchi e troppo consumati non si ottiene in ogni caso buona carta. Gli stracci, prima di essere messi a fermentare, vengono separati, quelli bianchi destinati a ricavare la carta migliore, gli altri per carta di bassa qualit.
E Milic ha usato questa seconda indovin un notaio.
Il che non giustifica che andassero trafitte e abbandonate in mezzo ai rami degli alberi.
Come mai c'era una Bibbia tanto modesta?
Non era una Bibbia, ma dei fogli sparsi senza rilegatura. Milic ha fatto copertina, dorso e tutto il resto.
Oltre alla carta pessima e ai suoi appunti aveva altre anomalie?
Le pagine della Bibbia di Milic non erano scritte su un'unica colonna centrale, ma su due colonne per risparmiare spazio rispose il priore.
Cosa c' di strano?
L'uso delle due colonne per risparmiare spazio non si addice al Testo Sacro rispose il priore indietreggiando leggermente, Milic non considerava di alcuna importanza l'armonia della pagina e la bellezza del libro
Voi gli avete messo a disposizione altre copie della Bibbia?
Un consigliere dell'imperatore, vi ricordo disse il priore. La scelta di quella Bibbia da parte di Milic non  stata casuale. In convento sono conservate belle Bibbie copiate su pergamena colorata. Anche pi piacevoli da leggere per la brillantezza delle pagine. Il priore mostr una pagina nel nostro scriptorium distinguiamo i paragrafi con la lettera iniziale, la capitale, pi grande rispetto al testo poi sfogli ancora mentre con le miniature indichiamo i capitoli.
Un capitolo iniziava con una u. Le stanghette della lettera erano due alberi dietro i quali erano nascosti due santi che parlavano, e ai loro piedi, dentro un cuore, due fanciulli dormivano. Il tutto in un rosa delicato, che faceva da sfondo all'oro, al blu brillante. Il risultato era di una bellezza sorprendente.
I tavoli presentavano tracce di polveri colorate, segno che i frati potevano sperimentare tecniche per nuovi inchiostri e colori.
Ho sospettato che si trattasse di inchiostro simpatico perch i frati hanno libero accesso a tutto il materiale che serve per trovare formule nuove, mai usate. Terre, polveri minerali, resine. Tutto l'occorrente per ottenere composti sempre diversi. Dal cinabro, solfuro di mercurio, viene ricavato l'inchiostro rosso, dai lapislazzuli il blu, i carboni vegetali o il nerofumo per l'inchiostro nero, calce per il bianco.
I notai erano ammirati, in effetti era possibile ottenere degli inchiostri portentosi con tutto quel materiale a disposizione.
Le polveri vengono mescolate con resine come la gomma arabica o con colla animale o con il miele.
Anche qui abbiamo il pi noto degli inchiostri e indic l'estratto di noci di galla e solfato di ferro. Sperimentare un nuovo inchiostro pu portare a scoperte innovative, ma anche a disastrose conseguenze disse indicando centinaia di pagine scritte ma che sembravano foglie aggrinzite.
Cosa  successo?
Frati sicuri di aver trovato nuovi inchiostri disse il priore ci ha pensato l'umidit a far loro cambiare idea.
Le pagine sembravano gonfie come bubboni, e alcune parole avevano assunto il blu pallido di certe occhiaie di persone insonni.
Per il numero,  stato usato estratto di quercia, tra i pi resistenti. Poteva sparire solo se cancellato mentre era ancora fresco precis un notaio.
Milic, con la sua Bibbia in carta scura, copiata su due colonne e disadorna non attirava certo l'attenzione dei frati. Questo gli ha consentito di scrivere i propri commenti indisturbato, cosa che sarebbe stata impossibile se avesse scelto una copia preziosa disse il priore.
Nessuno si  accorto di nulla, neppure il bibliotecario?
Confidavo in lui recit il priore ma era d'accordo con Milic, infatti  fuggito.
Al ritorno un bisbiglo aveva nel frattempo animato l'attesa. Martellino in dormiveglia, nel grottesco tentativo di tenere gli occhi aperti per mantenere sotto controllo la sala. Matthia era voltato a cercare Bastiano con gli occhi. Wolfango tra loro si guardava la punta dei piedi. Goffredo era rimasto tutto il tempo a testa china. Forse piangeva. Matthia non gli aveva rivolto neppure uno sguardo.
Martellino ebbe un sussulto. Allora? domand dando la netta sensazione di non ricordare affatto cosa fossero andati a controllare i due notai insieme al priore.
I notai mostrarono le notizie raccolte. Spiegarono che non poteva trattarsi di inchiostro simpatico. Spiegarono anche la faccenda delle distanze. Matthia era tornato a fissare dritto davanti a s.
Qui sembrerebbe che l'unico a poter raggiungere la cella di Milic, scrivere il numero e tornare indietro sia tu disse Martellino alzando gli occhi su Wolfango. Tuttavia se frate Goffredo testimonia diversamente, non perderemo tempo su questo punto.
Perch non chiedete a Goffredo come fa a sapere del frate bibliotecario dal momento che eravamo insieme e non pu averlo visto fuggire? Chiedetegli chi gli ha raccontato di questa fuga Matthia a voce alta.
Commenti dai banchi.
Una pesante manata sul tavolo risuon tra le volte. Silenzio strill un notaio. Martellino annu comprensivo al brusco gesto del collaboratore come a dire quando  troppo  troppo.
Matthia non si cur della manata, dello strillo, dell'autorit. Rivolto verso Goffredo gli disse: Che il sangue di Uberto ricada anche su di te.
La frase fu trascritta negli atti.
Wolfango aveva l'appoggio dell'arcivescovo, il priore aveva l'appoggio di frate Martellino, Goffredo si era schierato con i pi forti. Bastiano sembrava non esserci. Matthia decise di tentare il tutto per tutto.
Dove eravate la notte del 25 mentre Wolfango cancellava il numero che lui stesso aveva scritto? Matthia parl guardando il priore, incurante delle urla di Martellino.
Gran rumore. Manate. Fischi.
Dove eravate mentre Wolfango era con noi in ospedale e i frati nella sala del capitolo? domand Matthia, volto duro, da guerriero. Dove eravate mentre il vecchio inquisitore moriva? Dove eravate mentre Wolfango spaccava il cranio del frate bibliotecario? Dove eravate mentre Wolfango torturava Uberto?
Urla di approvazione nella sala del capitolo. Matthia cerc gli occhi di Bastiano. Sorrideva. Finalmente Bastiano sorrideva.
Matthia prese coraggio il convento osserva le vostre decisioni di oggi in questa sala continu tra gli applausi generali con un tono trionfale che toglieva ogni autorit al priore, ai notai, all'inquisitore. Non vi sembra strano che quello che i vostri notai indicano come il principale sospetto si sia presentato davanti a questo santo tribunale con un dono che ha il terribile odore della corruzione?
Matthia stava ancora assaporando il trionfo delle sue parole pronunciate contro i volti paonazzi per la rabbia delle autorit, quando sopra le teste di tutti i presenti si sollev un braccio.
Il gesto aveva un sapore antico, un potere ancestrale.
Come un vessillo militare attaccato a un'asta, Bastiano teneva sollevato il fazzoletto rosso con gli appunti dell'inquisitore morto.
Frate Martellino indietreggi con la sedia. La lingua di Wolfango si irrigid tra il palato e la gola andando a stimolare un conato di vomito represso a fatica. Una risatina nervosa ruppe il silenzio della sala. Tutti si voltarono verso il priore che era una maschera da antica commedia. Un sorriso larghissimo che non si addiceva all'orrore dipinto negli occhi. Era l'allegoria della perversione.
I notai non vollero che fosse Bastiano a portare il quaderno, n andarono loro a prenderlo. Chiesero a Matthia di farlo.
Matthia finalmente poteva rivedere l'amico, seppur per un istante. Ma Bastiano non lo guard. Continuava a sorridere. Ma non erano state le parole dell'amico a farlo gioire, n erano gli appunti che stava per consegnare all'inquisitore.
Bastiano non abbass il braccio, immobile come una statua.
Matthia dovette alzarsi in punta di piedi per strappargli l'involucro dalle mani.
La sensazione di poco prima. Nera, viscerale, inspiegabile. Con la lentezza di una processione, Matthia and verso il tavolo dell'inquisitore, un senso di umiliazione gli imped di guardare negli occhi frate Martellino.
L'involucro fu sciolto. Il fazzoletto rosso custodiva le carte ben note.
Prima di leggere questi appunti, voglio che il dono dell'arcivescovo sia scartato davanti a tutti. Le accuse di corruzione del vostro confratello Matthia sono molto gravi e ingiuste.
Uno dei notai apr il pacco.
Avvolto a rotolo, un meraviglioso arazzo. Una fanciulla con uno specchio in mano accarezzava un unicorno accucciato in grembo. Matthia finalmente poteva rivedere l'arazzo che aveva acceso i sospetti del priore sul vecchio inquisitore. Lo vedeva nella sua interezza, con un disegno che il priore aveva omesso nella sua descrizione: alla sinistra della fanciulla con lo specchio e l'unicorno vi era un leone.
Come uno di quei ritratti che seguono l'osservatore con gli occhi, l'arazzo scrut alcuni nella sala.
Smise quando fu riavvolto.

27. Praga, 29 dicembre 1363.

Notte
La camera di Karl era ubicata nell'ala pi vecchia del castello. Correva voce che Herlaking di tanto in tanto andasse a recuperare anime tra quelle mura. Il castello nasceva su rovine antiche, come quasi tutta Praga. Le rovine antiche sono un rifugio per i morti senza sepoltura.
Karl non riusciva a dormire. Prese un libro, rime di Petrarca. Un segnalibro era posto tra le pagine. Apr in quel punto.
Spirto gentil che quelle membra reggi dentro a le qua' peregrinando alberga un signor valoroso accorto e saggio, poi che s giunto all'onorata verga colla qual Roma e i suoi erranti correggi
Lesse solo con gli occhi. I versi scorsero senza lasciare traccia nella mente.
Rilesse. Reggi - correggi, la rima suon gradevole all'orecchio ma niente di pi. Karl pensava ad altro.
Poggi il libro sulle ginocchia, volse lo sguardo al soffitto. Qualunque cosa Milic avesse trovato tra le carte della cancelleria imperiale, non giustificava lo spettacolo immondo delle pagine della Bibbia trafitte.
Milic non aveva voluto dire cosa lo avesse stravolto. Sopra un foglio aveva disegnato la prostituta dell' Apocalisse e trascritto passi di Daniele. Niente altro.
Dalle carte della cancelleria non mancava nulla, le profezie di Cola di Rienzo erano tutte al loro posto. Milic poteva averle ricopiate. Ma anche se lo avesse fatto non sarebbe valso a nulla, in fondo il tribuno romano aveva ottenuto il perdono di papa Innocenzo VI, e quegli scritti oramai erano considerati solo errori di un'anima smarrita.
Eppure era come se una bestia impura avesse deposto uova infestanti nei meandri del castello. Uova covate dalle ombre dell'oscurit per quasi dieci anni.
Lo sguardo ricadde sul libro di poesie di Petrarca. Karl fiss la pagina come se i versi fossero in grado di parlare e di svelargli il dettaglio che gli sfuggiva.
Forse le profezie di Cola di Rienzo avevano dato a Milic l'occasione di dare pi peso ad alcuni passi di Daniele, come quello sul Quarto Regno che divorer tutta la terra. Il tribuno romano voleva davvero un nuovo regno, per questo era arrivato fino a Praga. Forse Milic aveva pensato che si trattasse del Quarto Regno e che Karl ne fosse in qualche modo implicato.
Perch uomini ed eventi hanno degli appuntamenti fissati da Dio al principio dei tempi, gli aveva detto Milic.
Guard la legna ardere. Buschko dormiva in un letto preparato nella stessa stanza. Karl aveva voluto che il compagno passasse la notte con lui. La fiamma del fuoco si mosse rendendo illeggibile il libro. Le ombre proiettate dalle candele si agitarono come sfiorate da uno spiffero.
Il segnalibro lasciava aperta la pagina delle rime.
Spirto gentil che quelle membra reggi. Il caso si faceva ancora beffa di lui, pens Karl. Quei versi si diceva fossero indirizzati proprio a Cola di Rienzo.
Karl afferr il blocco di pagine e le fece scorrere rapidamente col pollice per trovare altri segnalibri. Ne individu un secondo. Ancora Petrarca. Non fece caso al contenuto della pagina. Avrebbe avuto modo di rimproverarsi quella leggerezza.
Nel libro dovevano essere state rilegate pi opere del poeta italiano. Uno dei pochi ad aver avuto il coraggio di essere amico di Cola di Rienzo e di appoggiarlo apertamente, sapendo di sfidare Avignone.
Sfogli ancora. Trov un foglietto di appunti.
Le fiamme delle candele tornarono a essere agitare e con esse le ombre della stanza.
Karl si alz, lasci il libro sulla scrivania, prov a perlustrare la stanza per cercare lo spiffero che rischiava di spegnere le fiammelle.
Afferr il manico della bugia, pose la candela dinanzi a s per controllare il movimento della fiamma e capire da dove venisse l'aria.
La fiamma rimase perfettamente dritta.
Karl si avvicin alla porta. Mise la fiamma vicino alla serratura. La fiamma non si mosse. Fece lo stesso vicino agli stipiti. Niente spifferi.
Pass alle finestre. Stesso risultato. La stanza era ben isolata, non passava vento.
Mise da parte il libro, si coric. Il sonno non tard a sopraffarlo.
Passi.
Le candele accese.
Buschko disse Karl. Buschko ripet.
Il compagno era gi sveglio.
Karl gli domand se avesse sentito qualcosa. Buschko rispose che era stato svegliato da un rumore di passi.
Va' a controllare ordin Karl.
Buschko si alz, fece il giro della stanza. Tutto sembrava normale.
L'uomo prese il mantice e soffi aria sul fuoco per ravvivarlo. Quando la fiamma fu nuovamente viva, accese altre candele.
Prima di coricarsi vuot un calice di vino e lo pose accanto a un cero.
Quindi si riaddormentarono entrambi.
Non pass molto tempo. Ancora passi.
Qualcuno era con loro nella stanza.
Karl e Buschko si guardarono increduli: non si vedeva nessuno.
Accadde tutto in un lampo.
La coppa vuota di Buschko fu lanciata con violenza. And a colpire il muro, di poco sopra la testa di Karl. La coppa cadde a terra. Nessuno la raccolse.
Buschko recuper il coraggio per entrambi e inizi a segnarsi, a pregare. Karl era di ghiaccio, come la sua citt.
Pregare, fuggire. Senza pensare al libro, al fuoco, al calice che avrebbe potuto ucciderlo.

30 dicembre, 1363
Il mattino dopo una folla di servi sbirciava dalla porta. Il calice era ancora rovesciato per terra. Sul muro, poco al di sopra del cuscino, un buco profondo quanto un paio di dita.
Al posto del foro avevano rischiato di finirci frammenti di materia cerebrale. Cos i presenti commentavano la tragedia sfiorata, scongiurandola con il segno della croce.
Karl sbirciava insieme ai servi. Non aveva il coraggio di varcare la soglia.
Una voce alta di donna dal fondo delle scale.
Karl diede disposizione di risistemare ogni cosa, quindi domand chi fosse la donna che urlava.
Non sappiamo maest, chiede di grazia di potersi presentare al vostro cospetto.
Cosa vuole? domand Karl al servo.
Non so maest, ha con s il dorso e i due piatti della copertina di un libro, le pagine non ci sono.
Una fana tica, pens Karl. Non aveva voluto seguire la vicenda delle pagine del libro recuperate nel bosco dai fedeli e venerate come reliquie. Quel giorno non voleva essere disturbato. Pens di trasferirsi nel secondo castello, quello di Karlstejn, nel quale le donne sapevano di non essere ammesse e quindi non domandavano udienza.
Cosa avrebbe dovuto farsene del dorso di un libro strappato?
Disse al servitore di allontanare la donna in modo cortese. Nel frattempo i servi avevano raccolto il calice. Karl ordin che gli venisse consegnato insieme al libro.
Si tratta dell'arcivescovo strill la donna dal fondo delle scale. Karl avrebbe voluto raccontare l'episodio del calice ad Arnost. Gli diede fastidio che fosse una sconosciuta a riportargli alla mente il trattamento che Arnost gli stava riservando in quei giorni. Una strana sensazione gli suggeriva che l'arcivescovo avrebbe potuto prevedere un fenomeno come quello capitato durante la notte. La fiducia riposta in Arnost faceva del vecchio boemo non solo un arcivescovo, ma un saggio capace di risolvere e affrontare ogni cosa.
Lasciatemi strillava la donna,  urgente, succedono cose innominabili in quel convento.
Mentre i servi trascinavano via la donna, la voce si faceva lontana. Karl apr il libro meccanicamente, senza l'intenzione di leggerlo.
Voglio visitare il convento disse Karl. Questa mattina stessa. Milic era fuggito dal convento la notte di Natale e non sembrava vi avesse fatto ritorno. Le false voci che circolavano sulla richiesta di previsioni del futuro non avrebbero trovato alcun fondamento. N il papa avrebbe potuto pensare che l'imperatore affidava a un profeta i destini della Chiesa. Senza Milic, il convento diventava un luogo come un altro.
Karl si accorse con fastidio che la decisione di visitare il convento gli era stata suggerita dalla donna che non aveva voluto ricevere. Si ritir quindi in un luogo appartato. Apr nel punto dove era posto il secondo segnalibro.
Obi nunc itle tuus salutaris genius, ubi, ut usitatius loquar, ille honorum operum consultor spiritus, cum quo assidue colloqui putabaris? neque enim aliter talia fieri posse per hominem videbantur.
Karl tradusse liberamente:
Dove si trova ora il tuo genio, il tuo angelo custode? Dove  finito lo spirito che ti dava consigli e con il quale si pensava che tu parlassi in continuazione? Senza quello spirito non saresti arrivato dove sei arrivato.
Guard il destinatario della lettera: Ad Nicolaum tribunum urbis Rome. Petrarca aveva scritto quelle parole a Cola di Rienzo.
Apr la pagina dei versi della notte precedente.
Spirito eletto che reggi il corpo / dentro il quale viaggia / un uomo di
valore, accorto e saggio / ora hai ottenuto lo scettro del potere / con il
quale guidi Roma e i suoi cittadini.
Non era importante capire se i versi fossero davvero dedicati a Cola di Rienzo. Chi aveva lasciato il segnalibro su quella rima, di certo credeva fossero dedicati al tribuno romano. Doveva trattarsi di qualcuno che aveva avuto modo di conoscere quella vicenda da vicino.
Purtroppo i fatti di Cola di Rienzo avevano fatto il giro del mondo. Poteva essere chiunque.
Una spia del papa a corte?
Forse avevano sparso per il castello trappole per mettere alla prova la fedelt di Karl al papa, per sondare un eventuale cambiamento di opinione in merito a questioni legate alla supremazia dell'impero sul Papato.
Cola di Rienzo poteva in effetti essere usato come trappola per dimostrare la circolazione di posizioni poco ortodosse tra le mura del castello. Certo il tribuno romano aveva rinnegato ogni profezia e ottenuto il perdono di papa Innocenzo. Restava per il fatto che nel 1350 si era presentato a Praga per chiedere all'imperatore di eliminare il vecchio papa Clemente. Lasciare per il castello un libro con dei segnalibri messi apposta per ritrovare i passi di Petrarca dedicati a Cola di Rienzo poteva in realt far sorgere qualche sospetto che vi fosse in corso un'attivit di spionaggio. Tra i servi qualcuno avrebbe potuto riferire che nella stanza dell'imperatore vi era un libro aperto proprio su pagine sospette. Tuttavia era difficile che in un momento tanto delicato per la corte avignonese il papa decidesse di impiegare delle spie per controllare l'imperatore, mentre era in pericolo la stessa esistenza della citt di Avignone. Doveva trattarsi certamente di qualcuno ossessionato da Cola di Rienzo.
Da quanto tempo Milic non si trovava pi in convento? Dove si era diretto dal bosco dopo aver terminato la sua triste opera?
Il convento era molto distante dal castello, a piedi occorreva qualche ora. La notizia della sua fuga si era saputa solo il 26 dicembre.
Che si aggiri per il castello? Pens Karl.
Trov un terzo segnalibro. Si trattava del poema in versi Africa ove era raccontato il sogno fatto da Scipione prima della battaglia. Scipione, che aveva sognato il padre, profetizzava i destini di Roma.
Karl lesse solo i versi che erano stati sottolineati:
Torte sub extremos annos mundique mentis interitum ad proprias sedes
fortuna redbit.
Tradusse:
Forse negli anni estremi, quando la rovina del mondo sar vicina, la fortuna ritorner nella propria sede.
Karl rimase a riflettere sul senso di quelle parole.
La fortuna torner nella propria sede. Il padre di Scipione profetizzava al figlio che prima della fine del mondo l'impero avrebbe fatto ritorno a Roma.
Milic gli aveva parlato di un nuovo impero, precedente alla fine del mondo. Il Quarto regno che avrebbe divorato la terra. Il sogno di Scipione sembrava dire che l'ultimo impero del mondo sarebbe stato a Roma. Dopo il Quarto Impero, sarebbe sorto un nuovo impero romano.
La mano che aveva sottolineato quei versi voleva mettere in discussione la legittimit dell'impero di Karl. Subdolamente qualcuno gli ricordava che la vera sede dell'impero era Roma. Il fatto sorprendente era che solamente un cittadino romano aveva pensato di poter riportare l'impero a Roma, forse addirittura di poter diventare lui stesso imperatore: Cola di Rienzo. Ma era impossibile che ci fosse in giro un seguace del tribuno romano impegnato a far rivivere un sogno che era terminato in un bagno di sangue.
L'inquisizione avrebbe dovuto ripulire Praga da ogni traccia di Cola di Rienzo. Anche se pentito, era pur sempre
stato un eretico. Un pensiero and all'inquisitore morto.
Erano giorni di grande difficolt, alla quale si aggiungeva la perdita dell'inquisitore che aveva seguito il suo vecchio consigliere sin da marzo. L'ingresso di Milic in convento si stava rivelando un danno. Anche se non vi era nulla di vero, la morte dell'inquisitore sarebbe stata messa in relazione con la Bibbia deturpata.
Il ricordo di quella morte colse di sorpresa Karl.
Fu in quel momento che realizz di non sapere perch l'inquisitore si trovasse in convento nel giorno di Natale.
Cose innominabili. Forse avrebbe dovuto ricevere la donna. Anche solo per capire perch fosse a conoscenza dei fatti di un convento.
Milic doveva essere al centro della vicenda, e il priore doveva aver chiamato l'inquisitore in segreto per non destare scandalo.
Che Milic fosse caduto in estasi in convento e avesse parlato di un segreto conservato nel castello?
Il rimorso per il male fatto a Milic lo tormentava. Dalla notte di marzo, appuntite come schegge di vetro nello stomaco, due domande. Cosa aveva trovato Milic? Qualunque fosse la profezia, chi l'aveva nascosta nel castello?
Karl sentiva che la fuga di Milic era connessa all'episodio del calice, sentiva che Milic non poteva essere direttamente responsabile di tutto. Aveva scovato qualcosa che si trovava nel castello gi prima del suo arrivo. Da quanto tempo era nascosta in quel luogo?
Se si trattava di qualcosa che faceva tremare la terra, qualcosa che metteva in pericolo la cristianit, perch non era stata distrutta? O perch il possessore non l'aveva usata per sottomettere il mondo? Certo, era stato da stupidi lasciarla incustodita, chiunque avrebbe potuto trovarla. Quel chiunque era stato Milic.
Il buon Milic non si aspettava di dover fronteggiare un simile pericolo. Durante quel crepuscolo di marzo era terrorizzato, aveva cercato aiuto. Non era colpa sua, stava facendo il proprio lavoro, forse stava solo procurando qualche documento.
Nel disegno di Dio non sempre esistono colpe. Se un uomo trova un tesoro e lo tiene per s, non ha nessuna colpa. Anche se il tesoro  sporco di sangue.
Nel caso di Milic la colpa non era di aver trovato un mistero nascosto, ma di non volerne parlare.
Forse Cola di Rienzo possedeva un grimorio con formule di magia operativa, magia nera. Ma un grimorio, anche se di poche pagine,  pur sempre un libro. Milic era stato perquisito con cura prima di uscire dal castello. Non aveva portato nulla con s.
Forse era un oggetto, una bilia, magari. Poteva averla messa in bocca o nel sedere. Ma guardie addestrate alle perquisizioni non si lasciano sfuggire nascondigli tanto ovvi anche per chi non  del mestiere.
Nel cortile, gli uomini della scorta erano gi pronti per partire alla volta del convento. Dalla finestra Karl vide il proprio cavallo sellato in modo modesto. Niente bardatura.
Portare un oggetto fuori dal castello senza che le guardie possano accorgersene. Ferm i pensieri.
Possibile? Pens Karl mentre la soluzione gli si presentava in tutta la sua semplicit. Quella sera di marzo Milic zoppicava. Aveva tenuto la gamba sempre tesa, anche mentre saliva i gradini. Milic non aveva mai zoppicato.
Sotto pelle, pens Karl sbalordito dalla scoperta. Dunque Milic sapeva che l'avremmo cacciato via, aveva nascosto sotto pelle l'oggetto misterioso ancora prima di venire a parlarmi.
Non erano pagine. Il sangue le avrebbe rovinate. Doveva trattarsi di un oggetto piccolo, tanto piccolo da passare inosservato. Una profezia non scritta.
Arnost, prima di lasciar andare Milic, aveva solo verificato che non mancasse qualcosa dell'archivio dei documenti ma non aveva controllato tra gli oggetti appartenuti a Cola di Rienzo. Oggetti che Arnost stesso aveva voluto inventariare.
Milic non aveva colpa del ritrovamento, ma compreso il valore dell'oggetto finito tra le sue mani, non aveva resistito alla tentazione di rubarlo e di portarlo con s.
Perch la donna per le scale aveva urlato qualcosa in merito all'arcivescovo e al convento?
Arnost aveva programmato che Milic sarebbe finito nelle mani dell'Inquisizione. Aveva disposto tutto perch il priore segnalasse ogni mese all'inquisitore ogni sua mossa. Con questi ordini, Arnost aveva creato le condizioni perch Milic fosse considerato un eretico. La fuga, le pagine trafitte e l'inquisitore morto completavano il quadro. Arnost aveva visto bene, se fosse capitato a corte sarebbe stato uno scandalo. In un convento, invece, rappresentava s un problema, ma solo l'ennesima prova che la Chiesa deve essere a fianco dell'impero per contrastare eretici e profeti di Satana.
Dalla finestra Karl guardava la scorta, come se quegli uomini a cavallo fossero un affresco animato, distanti e senza scopo.
Non si era accorto che sulla soglia della porta una donna lo guardava intimorita.
Bastiano a squarciagola. A cercare chi non c' pi. Chi non torner mai pi indietro.
Proteste e insulti dai banchi.
Martellino con gli occhi di fuori per le urla. Ordini di far silenzio. Inutili.
Bastiano no Matthia ancora a squarciagola. La disperazione diventava pianto e violenza. Sono falsi, chiunque abbia scritto questi appunti sa di mentire Matthia urlava a Martellino, l'inquisitore non aveva aperto un processo. Non credeva che il numero rappresentasse un'eresia, mi aveva detto solo a voce le proprie impressioni.
Frate Matthia, non credo che qualcuno abbia manomesso gli appunti del mio predecessore solo per accusare te e frate Bastiano disse Martellino. Per giunta questi appunti ce li ha consegnati proprio frate Bastiano, nonostante questo gesto gli coster il carcere. Forse frate Bastiano spera in un nostro aiuto, nel consegnarci le annotazioni del mio predecessore, ha infatti confessato la propria colpa. Ma data la gravit dell'eresia dispongo entro due giorni il trasferimento di frate Bastiano nelle carceri dell'Inquisizione.
 lui url Matthia  Bastiano stesso ad aver manomesso gli appunti.
Per accusare se stesso? Martellino, ironico.
S,  proprio cos conferm Matthia.
Wolfango smarrito guardava Matthia. Si sorprese a sperare che frate Martellino desse retta a Matthia.
Bastiano non aveva risposto a nessuna delle domande. Come se non fosse presente.
Accanto a lui, come ubriaco, Wolfango.
Quando aveva visto gli appunti, il topo aveva pensato alla peggiore delle vendette di Bastiano. Invece no. Bastiano lo aveva appena salvato.
L'arcivescovo non avrebbe avuto pi bisogno degli appunti dell'inquisitore morto. Wolfango aveva adempiuto al suo dovere senza muovere un dito.
Frate Bastiano, perch ci hai consegnato questi appunti che ti accusano senza scampo?
Rispondi maledetto, rispondi la voce stridula di Wolfango che sembrava aver sopportato troppo.
Tu di che ti impicci? disse Martellino a Wolfango, questi appunti ti liberano da ogni accusa.
Io ho visto cosa ha fatto disse Wolfango, in preda a scatti. Nervi tesi.
Cosa ha fatto? domand Martellino.
Diglielo biascic Wolfango.
Guarda dritto gli grid un notaio senza pi pazienza.
Wolfango guard in basso. Il fatto di non dover pi accusare Bastiano lo atterriva peggio di una minaccia.
Gli appunti parlano chiaro disse Martellino Bastiano ha evocato un demone che ha fatto comparire e scomparire il numero per farsi beffa del potere di Cristo. Cosa vuoi di pi, frate Wolfango?
Wolfango non si spiegava il perch. Ma sapeva che vi era una logica dietro quel gesto folle, una logica oscura e perversa. Parl senza riflettere, io ho visto con i miei occhi frate Bastiano nudo dentro un nascondiglio. Con lui c'era una donna, una prostituta nota in tutta Praga. Anche la donna era nuda. Ma i due non erano uniti. Non potevano essere uniti perch lui Wolfango punt il dito contro Bastiano, si  evirato.
Un clamore si sollev in tutta la sala del capitolo. Gli occhi dei presenti caddero di riflesso tra le gambe di Bastiano.
Umori marroni e gialli macchiavano il saio a quell'altezza.
Martellino esterrefatto punt il priore, voi vi occupavate di accudire frate Matthia mentre nel vostro convento accadevano queste cose nefande?
Bastiano sembrava una delle anime dell'esercito di Herlaking venute a vendicarsi dei vivi. In un modo che i vivi non possono comprendere.
Non si occupava di me Matthia fuori di s. Mi ha solo consegnato uno scritto immondo dal titolo Historia sectae umbrarum. Lo stesso scritto che l'arcivescovo deve aver dato a quel topo schifoso.
Di che stai parlando? domand Martellino.
Il nome Setta delle Ombre viene da questo scritto che frate Goffredo non ha mai letto. Ieri Wolfango era dall'arcivescovo ed  l che deve aver appreso della Setta blasfema delle Ombre. Frate Martellino, io vi prego prima di trarre conclusioni da quegli appunti, di garantire a tutti noi un interrogatorio equo davanti all'arcivescovo.
Padre disse Wolfango rivolto a Martellino, forse frate Matthia sta cercando di dirci che la vostra autorit non  sufficiente.
Stai zitto tuon Martellino, frate Bastiano, cosa significa tutto questo?
La sala del capitolo trepidava. Silenzio.
Bastiano, ti ho posto una domanda e tu hai l'obbligo di risposta.
Niente. Bastiano guardava la sala come se fosse il palco di un teatro. Come se Bastiano non fosse lui, come se Martellino si stesse rivolgendo a un estraneo.
Frate Bastiano, nel fazzoletto rosso che ci hai consegnato ci sono carte con accuse molto pesanti contro di te. Riesci a capirlo? Il vecchio inquisitore ha scritto che tu e Milic avete un patto. Che avete trovato una profezia nella pagina di un florilegio e che avete trascritto la profezia nelle pagine della Bibbia e infine che Milic l'ha deturpata. Confermi questa versione dei fatti?
S sussurr Bastiano. La sua prima parola dall'inizio dell'interrogatorio.
Confermi di aver evocato un demone per scrivere e far scomparire e ricomparire a tuo piacimento il numero? S.
Frate Matthia dice che vuoi accusare te stesso, perch?
Bastiano inizi a oscillare impercettibilmente avanti e indietro. Nel silenzio generale qualcuno pens di udire male.
La melodia si fece sempre pi distinta.
Un suono laringeo, a bocca chiusa, ovattato.
Occhi socchiusi, capo leggermente chino all'indietro, come a guardare verso l'alto. Mani giunte dietro la schiena. I frati, gli inquisiti e Martellino fissarono le gote ispide di Bastiano sempre pi lontano dal calore dei vivi.
Dur poco. Abbastanza da terrorizzare la sala.
Matthia ascolt la propria fine in quella macabra melodia.
Priore disse Martellino, verremo tra due giorni a prelevare frate Bastiano dal vostro convento, perch reo confesso dell'eretica pravit che ha dato scandalo a questo santo convento. Insieme a lui sar prelevato anche frate Matthia, dal quale ci si attende piena confessione, se ci non avverr, verr disposto un luogo con gli strumenti di tortura.  tutto chiaro?
La sala capitolare tacque.
 questo che vuoi? domand Matthia fissando il vuoto. Voce pacata, rassegnata.
Bastiano aggiunse Matthia,  davvero questo che vuoi?
Bastiano si volt con dolcezza verso l'amico. Sorrise.
Che ne sar di Milic domand il priore a Martellino. Gli appunti che avete letto parlano di una profezia scritta sulla pagina di un florilegio che in questo momento  in mano a Milic.
Nella sala si era parlato del priore come se non fosse tra i presenti, tanto era rimasto in disparte nel corso dell'interrogatorio.
Quanto a voi disse Martellino in tutta risposta, mi dispiace ricordarvi che frate Matthia vi ha appena coinvolto nell'indagine. Dovrete spiegarci cosa sia la Historia sectae umbrarum, perch ne possediate copia e la ragione per la quale avete fatto leggere il libro a Matthia.
Mentre il priore negava ogni accusa, sicuro di avere la fiducia di frate Martellino, Matthia fissava l'arazzo. Bastiano aveva avuto tra le mani gli appunti nel fazzoletto rosso. Invece di usarli per incastrare Wolfango aveva raschiato l'inchiostro, poi, imitando la grafia dell'inquisitore morto, aveva scritto false accuse contro se stesso e contro Milic. Aveva incluso Matthia nell'elenco degli accusati. Aveva completamente scagionato Wolfango e il priore. Aveva ottenuto per s di essere incarcerato a vita. Per me ha scelto la tortura, pens Matthia, ma col sorriso.
Il priore neg l'esistenza dell Historia. Convinse Martellino della propria innocenza e concluse con una richiesta: Vi pregherei di lasciare che frate Matthia trascorra il suo periodo di detenzione qui in convento.
Disporrete che venga allestita una stanza con gli strumenti per la tortura? domand Martellino.
Sar fatto non appena farete pervenire l'occorrente rispose il priore.
Se  cos, concedo che frate Matthia trascorra il suo periodo di detenzione qui in convento disse Martellino.
Se non approfitto troppo della vostra bont, chiedo la stessa cosa per frate Bastiano disse il priore.
Perch queste richieste? Martellino cominciava a farsi sospettoso.
Perch i due prigionieri siano un monito per gli altri frati, che ogni giorno possano vedere i danni dell'eresia sotto i propri occhi asser il priore con il tono di chi dispone il prossimo alla virt.
Martellino, benevolo, stava per concedere.
Fu interrotto.
Un peso monetale per i talenti d'oro disse Bastiano.

 presenti lo guardarono increduli.
Ho fatto un sogno continu Bastiano, devo conoscere il peso di un talento d'oro. Mi serve un peso monetale e una bilancia, chi di voi pu procurarmeli?

 l priore perse ogni sicurezza. Si fece pallido, inizi a divorarsi l'unghia del pollice.
Che sogno? domand Martellino.
Il giorno di Natale, ho sognato l'uomo vestito di stelle.
Bastiano sentiva dietro di s il priore agitarsi. Infier.
Ho sognato la profezia, per questo motivo vi chiedo un paio di pesi monetali. Cosa sono per questo santo tribunale due piccoli dischetti in bronzo? Nulla.
Wolfango guard Bastiano come se fosse una creatura degli antipodi, con la testa da lupo, gli occhi al posto dei capezzoli e la bocca al posto dell'ombelico.
Priore, vedo che frate Bastiano ha lasciato anche voi senza parole. State ascoltando tutti le eresie folli che continua a pronunciare incurante di questo santo tribunale. Non possiamo lasciarlo qui in convento.
Dove lo porterete? il priore disarmato.
Martellino non ebbe il tempo di rispondere.
Bastiano infier ancora, con soddisfazione. Disse nel 1368 l'uomo vestito di stelle verr a prendere gli appunti segreti di frate Matthia. Li pagher un talento d'oro scherz.
Mattia inizi a comporre qualche tassello del mosaico. Bastiano voleva lasciare il convento. Indifferente alla prigionia, non gli importava dove sarebbe stato rinchiuso, purch fosse fuori dal convento. Ecco perch non era fuggito prima, se lo avesse fatto il priore gli avrebbe dato la caccia. Aveva bisogno di solitudine, di fare con calma, di non essere inseguito, osservato. Con gli appunti falsi e questa messa in scena della profezia del talento d'oro, Bastiano si garantiva il pi tranquillo isolamento in una prigione inaccessibile. Perch ha messo in gioco anche i miei appunti? Matthia non aveva ancora riflettuto sul da farsi che gi frate Martellino lo incalzava con le prime domande ovvie che i notai trascrivevano. Era chiaro che Bastiano aveva un piano misterioso. A Matthia restava da capire se fidarsi o no di quella strategia. Bastiano e il patto con Milic. Bastiano e il passato con il priore. Bastiano e le accuse contro se stesso.
Al diavolo la Verit. Aveva riflettuto abbastanza sul dire sempre la verit. In fondo era stato Milic stesso a tradire la Verit.
Il priore si sarebbe cavato un occhio con un cucchiaio pur di ascoltare il resto della profezia e mentre apprendeva che era connessa agli appunti di Matthia, non si accorgeva che l'unghia era finita e si stava rosicchiando la carne del pollice.
Cristo rende grazie al calice non alla croce disse Matthia. Cristo dice bevetene tutti, non dice crocifiggetevi tutti.
Eresia Martellino, occhi fuori dalle orbite, eresia si sent avvampare, sciolse la corda del saio, un notaio gli sventol delle carte sul viso, e chiese dell'acqua per l'inquisitore.
L'uomo vestito di stelle verr a prendere le mie riflessioni sulla cena, vero Bastia'?
La grassa risata di Bastiano non sarebbe stata l'ultima dell'interrogatorio.
Matthia si era rivolto all'amico come se questo gli avesse fatto un favore procurandogli la tortura.
Wolfango livido di rabbia, unghie conficcate tra i capelli.
Cosa altro accadr nel 1368? disse Matthia, canzonatorio.
Cretino grid Wolfango cercando Matthia. Ormai lo sanno tutti cosa accadr nel 1368 era fuori di s. Milic sta predicando la profezia per le campagne. Va a raccontare che i 1290 giorni di Daniele rappresentano in realt 1290 anni. Se contate 1290 anni a partire dall'anno 70 fanno 1360. Per Milic questa  la decade dell'Anticristo.
Perch dall'anno 70? domand il priore con foga, incurante del malore di Martellino.
Perch nel 70 fu distrutto il tempio di Gerusalemme rispose Wolfango. Ma non  tutto. Se sommate 33 a 1335 otterrete 1368, l'anno della vittoria di Cristo.
Non occorreva spiegare il 33, anno della morte di Cristo. Il 1335 era il secondo numero della profezia di Daniele.
Durante gli anni che precedono la salvezza, molti di noi moriranno sbranati dall'Anticristo. A questo punto Wolfango aggiunse un dettaglio che non aveva sentito riferire dall'informatore. Milic dice in giro che si salver solo chi avr uno strumento di potere con il quale combattere. Da quanto ha appena detto Matthia, non vi sembra che i suoi appunti siano legati a questa credenza dello strumento di potere?
Martellino rinvenne aiutato dai due notai, portatemi subito gli scritti di Matthia. Intanto che frate Bastiano chiarisca immediatamente il nesso tra gli appunti di Matthia e questa profezia dell'uomo vestito di stelle che verr a prendere talenti d'oro nell'anno 1368.
Vedete padre rispose Bastiano ironico, io ho calcolato l'oroscopo di Cristo. Ma non di quello morto, ho calcolato l'oroscopo del secondo Cristo parlava senza riuscire a trattenere le risate. Ma c' di pi. Oltre all'oroscopo del Cristo vestito di stelle, in sogno ho ricevuto anche un'altra profezia tono dispettoso.
Il taglio nella gamba trasform il sorriso in una smorfia di dolore.
Una profezia che riguarda i destini di alcuni che si trovano in questo convento Bastiano improvvisamente serio, minaccioso. Una profezia che molti di voi preferirebbero non sentire. Mai.
Il dolore alla gamba si fece lacerante.
Bastiano, occhi rivoltati, bianchi, ho visto un frate, portato al guinzaglio da un demone, camminare come un animale. Poi ho visto un frate seguito da una folla di uomini e donne. Tutti prostrati ad adorare un crocefisso rovesciato.
Lo hai visto con i tuoi occhi? domand Karl.
S rispose Evka.
Hai detto che si chiama Bastiano?
S, s, s, basta vi prego Evka scoppi in lacrime.
Non posso crederci Karl rimase immobile in piedi, esiste uno strumento in grado di far ascendere o cadere monarchi e imperatori e questo strumento si trovava qui, nel mio palazzo?
Bastiano mi ha detto di aver ottenuto quei vetri neri solo la notte di Natale disse Evka. Milic li aveva incollati nel dorso della propria Bibbia, qui Evka mostr quel che restava della Bibbia.
Milic aveva nascosto i vetri nella coscia per portarli via da qui, ora li custodisce Bastiano. Perch non li ha ancora usati? Karl cercava di capire. Perch non li ha usati neppure Milic? Se questa storia dei vetri  vera, non  possibile che nessuno sapesse che si trovavano qui nel castello, oppure chi lo sapeva ha avuto paura di usarli.
Oppure disse Evka con il tono di chi teme di poter offendere oppure, maest, prima di Milic qualcuno ha usato i vetri per farvi diventare imperatore. Forse ora, mentre noi parliamo, Bastiano o chi per lui potrebbe far cadere l'impero.
Non mi spiego una cosa disse Karl. Ho proposto io stesso a Milic di andare in convento e lui ha obbedito. Milic non conosce il reale potere dei vetri. Come  possibile invece che Bastiano lo sapesse?
Maest questa  magia disse Evka. Non siete stato voi a decidere, voi avete solo obbedito a una forza.
Credi che stanotte qualcuno abbia cercato di uccidermi con una magia? domand Karl. Mi hai detto che hai scorto lo spettro di un leone, che il priore ha raccolto il tuo sangue mestruale, che hai visto Bastiano praticare la negromanzia e Milic raccontarti una visione profetica. Posso pensare di tutto. Bastiano potrebbe aver usato le arti magiche per uccidermi, forse vuole l'impero.
No, maest. Potrebbe far cadere l'impero, questo s, ma senza volerlo.
Come puoi dirlo?
Si  evirato davanti ai miei occhi pur di rimanere vergine e usare i vetri. Se non  gi morto dissanguato non ha comunque molto da vivere. Non  per l'impero che lo fa.
Allora perch?
Non lo so.
Come si chiama il priore del convento?
Non so neppure questo disse Evka.
Il frate usuraio che ha ucciso l'inquisitore?
Wolfango. Alcuni cavalieri lo hanno gi catturato.
Cavalieri?
S, mandati dall'arcivescovo.
Karl estrasse dal libro di Petrarca il foglio che aveva trovato la notte prima.
Lesse tra s e s.
Ludovico duce de Bavaria, i imperatore, fi dalla Allamagna mannao
secreti ambasciatori e pregava Dio che Ilo accordassi coffa Chiesa, ch
non voleva morire scommunicato.
Ascolta chiese Karl a Evka.
Spieg:
Ludovico duca di Baviera, gi imperatore, invi dalla
Germania alcuni ambasciatori segreti, e pregava Dio di
poter far pace con la Chiesa, perch aveva paura di morire scomunicato.
Io non so nulla di cose di stato disse Evka. L'imperatore Ludovico non era stato riconosciuto dal papa giusto?
Giusto disse Karl.
In punto di morte voleva far pace con la Chiesa? domand Evka.
Cos pare disse Karl con il foglio tra le mani.
A chi ha inviato questi ambasciatori segreti?
A Cola di Rienzo.
Evka cadde a sedere. Quel nome non le piacque.
Perch mi avete letto queste righe?
Perch qualcuno mi ha lasciato questo libro in camera. Dentro vi sono dei segnalibri. Ogni segnalibro indica un passo che riguarda Cola di Rienzo. Ma ora capisco che non riguarda Cola di Rienzo in persona. Leggi qui Karl mostr alcuni passi alla donna.
Uno Spirito gentile che aveva ottenuto lo scettro di Roma.
Uno Spirito che dava consigli.
Ludovico non voleva Cola di Rienzo. Cola di Rienzo era solo il contenitore disse Karl, lo Spirito che lo possedeva  tornato qui a Praga.
Rimase in silenzio.
Mi hai detto che prima di lasciarti Milic ti ha indicato la luna, perch?
Evka risparmi l'ennesimo non lo so.
Nel cortile, gli uomini della scorta di Karl erano stanchi di aspettare.
Mentre il numero? 1368, giusto?
Evka fece s col capo.

28. Praga, 30 dicembre 1363.

Dalla notte di Natale, da quando erano tutti scomparsi. Da quella notte non erano mai stati soli.
Spalle alla porta. Occhi puntati sulle quarantatr lettere.
suepceorncfreismsionneoanlctreerdiiutsudres.
A giocare, a sfidare la porta in silenzio.
Per terra, la ciotola che aveva nascosto gli appunti di Matthia.
Accanto alla scodella, la copia della Historia sectae umbrarum che avrebbe dovuto incastrare il priore e che Frate Martellino non aveva ritenuto importante dal momento che doveva raccontare la storia di qualche boemo desideroso di un'eresia spettacolare quanto quelle italiane o francesi.
Matthia e Bastiano a terra, insieme a una ciotola e a un libro, in attesa di conoscere gli esiti della sfida o di essere condotti nelle carceri dell'inquisizione. Nel frattempo, Martellino aveva disposto che rimanessero nella stessa prigione nonostante le proteste del priore.
Bastiano inizi a raccogliere dei sassolini. Quando ne ebbe raccolti quarantatr, li dispose a formare un rettangolo.
1368 disse Bastiano.
1368 ripet Matthia.
Matthia trascrisse alcuni anagrammi sulla sabbia, anche quelli che non avevano funzionato.
La Bibbia di Milic era piena di cifre appuntate a margine dei passi di Daniele e dell'Apocalisse.
Matthia con un dito tracci sul terriccio:
1200 1230 1260 Elia profeta Cristo
Qui in alto continu Matthia scrivendo sulla ghiaina, vi era XPS con il 1368. Il numero era a disposizione di tutti. Come tutti i numeri tracciati su quella Bibbia. Vi erano decine di date. Ne ricordo qualcuna, ad esempio 1415, 1420, 1525, 1666, 1861, 1999, 2012. Il punto  che Wolfango ha scelto di scrivere sul muro un numero che in certi ambienti era atteso da tempo. Un numero che forse ha fatto urlare Milic di orrore.
No, Milic ha urlato a causa di una visione disse Bastiano con decisione, una visione satanica. Spieg dell'incontro di Evka con Milic e della confessione fatta dal profeta alla donna.
Matthia giocava con la ghiaina e fissava qualcosa senza vederla. Le ultime parole di Bastiano al processo ora assumevano un senso. Secondo te, siamo noi i frati della visione di Milic?
Bastiano chin lo sguardo sui quarantatr sassolini che riproducevano la porta. Con il mignolo gli fece fare impercettibili movimenti per allinearli simmetricamente. Un buono, un folle e un cattivo, sembrava il titolo di un racconto, che per finiva male, con il guinzaglio di un demone o con un crocefisso rovesciato.
Tu chi saresti, il buono? domand Bastiano.
Matthia non rispose.
E io il pazzo aggiunse Bastiano, giusto? e si sdrai.
Matthia si sent come un enigma troppo facile da risolvere.
Smise di comporre anagrammi. Disegn una mappa del dormitorio. Scrisse i nomi degli indagati, incluso il proprio e quello di Bastiano. Fiss le linee dei disegni come se potessero muoversi e recitare la scena della notte di Natale.
Io credo che lo stesso spirito che apriva le catene di notte sia apparso a Milic per svelargli i numeri. Il calcolo, invece spettava a Milic. Come una prova per distinguere le profezie vere da quelle false.
Ti fa paura? domand Bastiano prendendo lHistoria sectae umbrarum. Uno spirito pu dominare o essere dominato. Noi siamo convinti che Milic in certi momenti fosse come posseduto e che parlasse per bocca del Creatore.
Unicorni, Graal, Papessa disse Matthia sfogliando il libro dalle mani dell'amico. Dio  chiamato Satana. I potenti Fedelt e i filosofi Ombre spieg Matthia. Prova a leggerne qualche altra pagina. Il tesoro qua, il tesoro l. Il tesoro decide dove andare, se il tesoro decide di andare via non puoi fermarlo... tutto cos. Questa roba dovrebbe avere una qualche attinenza con il numero secondo il nostro santo priore.
Chi avrebbe scritto questa Historia?
Tutti e nessuno disse Matthia. Racconta la storia di un tesoro, chi scopre qualcosa di questo tesoro aggiunge volta per volta un frammento di libro. Ecco tutto.
Cosa dice di questo tesoro? Qui non vedo figure. Sono soldi? Sembra una cosa importante.
Per me no di certo ribatt Matthia. Hai visto che durante il processo ho sbandierato ai quattro venti l'esistenza di questa Historia. Ma per qualcuno, invece,  molto importante e sarebbe dovuta rimanere nascosta.
Matthia smise di sfogliare il libro e lo lasci aperto in mano a Bastiano. Evit lo sguardo dell'amico. Sent lo stomaco compresso tra le piastre di un torchio. Avvert la lingua muoversi senza comando e dovette serrare le labbra per non far uscire alcun suono, alcuna parola che rompesse quell'imbarazzo. Come la musica di un suonatore ambulante di liuto che si affievolisce lungo la via, cos Matthia sentiva sempre pi flebile l'affetto per l'amico.
Goffredo lo ha avuto da Wolfango che lo ha avuto dall'arcivescovo? come una filastrocca, domand Bastiano senza staccare lo sguardo dalle pagine.
Matthia le aveva lasciate nello stesso ordine in cui le aveva disposte il priore.
Interessanti, sembra vogliano le nostre stesse cose, combattono da millenni contro ogni autorit disse Bastiano. A te lo ha consegnato il nostro priore, senza dirti da che parte stia.
Esattamente.
Chiss invece Wolfango, Ombra o come si chiama... Fedelt. Anche se non capisco chi dovrebbe trarre giovamento dalla comparsa di un numero per una caccia al tesoro.
Chiss disse Matthia. Forse Milic ci ha nascosto qualcosa.
Forse s.
La bocca di Bastiano una farfalla senza controllo.
Oppure Milic si  solo comportato normalmente disse Matthia. Aveva ottenuto dei numeri da uno spirito, non sapeva quale fosse il numero giusto e ha atteso. Quando la notte di Natale  saltato fuori il 1368 ha capito che era giunto il momento di andare in giro a predicarlo.
Dici che stesse aspettando un numero?
Lui forse ha tenuto tutto per s, per potersi assumere il peso della profezia che doveva predicare. Quello che infatti non mi convince  proprio questa esigenza di predicare. Se in gioco ci fosse stato davvero il tesoro di cui parla l'Historia, Milic avrebbe dovuto mantenere il segreto. Invece che fa? Va in giro a svelare a tutti profezie antiche di millenni. Dubito che Milic sappia dell'Historia.
Quindi tu ci credi? domand Bastiano.
In cosa?
In questa disse Bastiano sollevando l'Historia.
Qualcuno ci crede sorvol Matthia, Milic ha trovato delle carte nel castello. Non ci ha mai voluto dire di che si trattasse, sapevamo solo che erano appartenute a Cola di Rienzo. Se queste carte fossero il tesoro e Milic non lo sapesse?
Matthia ricord la litigata con Goffredo prima che li catturassero, quando l'amico aveva pensato che Karl IV e Cola di Rienzo fossero cugini.
La notte del 25 Milic ha rischiato di essere catturato per venire a riprendersi la Bibbia disse Matthia. E anche tu per lanciargli la Bibbia e quel che conteneva.
L'avevo rubata per lui. Quella notte ho obbedito al suo no del corno, sono uscito e ho lanciato la Bibbia Bastiano non fece accenno al contenuto nascosto.
Tacquero. Matthia guard gli anagrammi sulla sabbia con gli occhi supplici di chi prega per essere liberato da un male, suepceorncfreismsionneoanlctreerdiiutsudres,
anticristi numerus
clerus inducit personam cristi
diu clerus inter nos... impera consenso... deus... cfre... res
La leggenda del merlo? domand Bastiano felice di cambiare discorso.
Lo scalpello perduto e l'Anticristo, gi, non ci avevo pensato mentre anagrammavo.
Questi invece sono contro il priore disse Bastiano indicando gli altri due sgrammaticati tentativi di insultare il clero con quarantatr lettere.
E l'arcivescovo, visto che consegna libri cos a gente come Wolfango aggiunse Matthia, offeso come un bambino.
Bastiano inizi a spostare i sassolini del suo rettangolo. Le pietruzze erano tutte uguali, ma Bastiano evidentemente le distingueva e le disponeva secondo un suo ordine. Non faceva alcuno sforzo per riprendere la questione della Bibbia. Si limitava a imitare Matthia per trovare qualcosa di cui parlare.
Pensi che l'apertura della porta sia connessa con la leggenda del merlo? domand Bastiano indicando il primo anagramma, o con la corruzione del clero? Questi anagrammi non contengono tutte le quarantatr lettere. Una strana sensazione mi dice che l'anagramma corretto sia connesso ai fatti di questi giorni.
A dire il vero anche quello che  capitato a te pu essere connesso con l'anagramma disse Matthia indicando con il mento la macchia tra le gambe di Bastiano. Vediamo se si pu anagrammare e iratio. Peccato, manca una V per eviratio.
E solo una ferita, passer.
Era cos brutta questa prostituta da farti venir voglia di tagliartelo? Matthia, troppo diretto, ingiurioso.
Non l'avresti fatto anche tu pur di non peccare?
Direi di no. Ferirsi in quel modo mi sembra eccessivo. Un gesto di sfida al proprio corpo e a Dio che lo ha creato cos com'.
Il mio  stato un gesto di sfida contro l'autorit, come sempre. Ti sembra strano? Io invece ti dico che lo rifarei, pur di non far vincere il priore su di noi, su Milic. E anche su Evka, si chiama cos.
Noi, pens Matthia. Si volt verso Bastiano, imit con le dita un paio di forbici e fece il gesto di tagliare qualcosa.
Vediamo se il nome Evka  anagrammabile ironizz Matthia che sapeva perfettamente che non vi erano v  k tra le quarantatr lettere. Questa stessa donna che per Milic sar una profetessa, per te  stata solo una prostituta dalla quale difenderti. Un corpo adatto al peccato, niente altro. Eppure Milic, in mancanza di tutti noi, ha confidato a una prostituta la visione che lo ha fatto gridare di orrore disse Matthia. Certo il caso gioca brutti scherzi, tra tutte le prostitute di Venezia, il priore va a scegliere quella che aveva incontrato Milic.
Ne ha scelta una che fosse mestruata con la luna piena, ha seguito il ciclo lunare per obbedire a qualche sua superstizione.
Perch ci vuole in convento secondo te?
Bastiano riprese a giocare con i sassolini, continu a spostarli, a metterli in ordine. Matthia torn ai propri anagrammi. Il disegno della mappa del dormitorio e gli anagrammi non sembravano potersi intrecciare in nessuna delle combinazioni che Matthia fantasticava di trovare.
Forse vuole vedere se lo spirito che scioglieva le catene a Milic le scioglier anche a noi rispose Bastiano.
Sai,  anche possibile che fosse un essere mezzo uomo e mezzo spirito disse Matthia. Forse tu non conosci il passo di Genesi 6 nell'esegesi del nostro priore. Una lettura bizzarra vuole che gli angeli fossero scesi per accoppiarsi con le donne. Da queste unioni sarebbero nati i giganti e la generazione successiva sarebbe quella dei profeti. La terza via, met uomini e met spiriti. Matthia aveva scoccato la freccia. Attese che raggiungesse il bersaglio.
Se era stato colpito, Bastiano soffriva in silenzio.
Ti dir di pi. Questa terza via non  una mia invenzione. Ma sempre del nostro santo priore. I profeti, non sono solo a met tra uomini e angeli, ma anche al di sopra della volont e dell'intenzione. Sono agiti. Staccati dalle loro stesse azioni disse Matthia continuando a disegnare mappe e anagrammi.
Non hai niente da dire? domand.
Silenzio.
Si volt.
Bastiano si era addormentato. Matthia fiss il volto dell'amico pallido e lucido, la febbre lo stava consumando.
Gli occhi di Matthia caddero sul saio macchiato di sangue e umori maleodoranti. In silenzio, lentamente, prese un lembo del saio di Bastiano. Lo sollev. Tra le gambe macchie scure di sangue. A colpire Matthia non fu il vuoto al posto del pene. Fu invece la grande ferita lungo la coscia. In tutto simile a quella che aveva visto tante volte sulla coscia di Milic.
Il patto. Tra Milic e Bastiano vi era davvero un patto.
L'ultima cosa che Bastiano gli aveva comunicato a suon di colpetti nel muro era stata non fidarti del priore. Invece il priore aveva indovinato una mezza verit.
Con delicatezza rimosse la fasciatura. Bastiano sembrava svenuto pi che addormentato.
Tolta la fasciatura, l'orrore. Come denti di creatura immonda, pezzi di vetro neri spuntavano da dentro la carne.
Aiutami Bastiano, debolissimo.
Matthia fece un balzo indietro, si segn con il segno della croce, mio Dio, che cosa sono?
Aiutami, ti prego ripet Bastiano.
Come?
Non dire a nessuno quello che hai visto.
Matthia disgustato, inorridito, dimmi la verit.
Bastiano fiss il vuoto.
Questi vetri sarebbero le carte trovate da Milic?
Bastiano fece un s rassegnato.
Il tesoro? domand Matthia timidamente.
Silenzio.
Sai che il priore...
S, lo so Bastiano, voce da vecchio. Spieg all'amico che mentre era nascosto, prima del suono del corno, aveva sentito il priore e Wolfango parlare. Il priore  della Ricerca, l'ho scoperto la notte del corno.
Matthia attonito, allora  tutto vero?
Non pu uccidermi, ma far di tutto per vedermi morto.
Matthia dovette fare uno sforzo per ricordare tutte le cose che aveva saputo in quei giorni. Fu come cercare di ricordare un sogno. Dettagli che aveva reputato vaneggiamenti onirici ora potevano determinare vita o morte.
Noi avevamo creduto che fossi tu a doverci aiutare disse Matthia, pi a se stesso che a Bastiano. Pens a Uberto, anche a Goffredo.
Vi avrei aiutati a fuggire se non avessi saputo che il priore  un cercatore.
Quando hai saputo che il priore ti avrebbe dato la caccia hai pensato di ingannarlo lanciando la Bibbia dal muro, giusto? disse Matthia alzandosi in piedi.
No, ho cercato di fuggire, ho avuto paura Bastiano, steso sul pavimento, non riusc a finire la frase.
Un calcio sulla coscia. I pezzi di vetro penetrarono a fondo.
La verit Bastiano lo minacci Matthia dall'alto e rimase a osservarlo mentre si contorceva come la coda di una lucertola mozzata. La verit ripet.
Va bene, va bene disse Bastiano, mani avanti per proteggersi. Nella stanza dove mi ero nascosto c'era un baule che si  spostato da solo. Poco dopo sono entrati il priore e Wolfango. Nascondevano il cadavere del bibliotecario, proprio nel baule. I miei nervi erano gi scossi dal numero. Quando infine ho sentito il corno, non ho pi retto e sono fuggito. Il fatto che Milic fosse fuori dalle mura  un puro caso disse Bastiano sforzandosi di domare il dolore.
Tu non credi nel caso replic Matthia.
Ma non lo controllo disse Bastiano. Lev il naso dal terriccio, respir, quindi continu, quando mi hanno catturato ho capito che il priore aveva pensato che il tesoro fosso nella Bibbia. Per questo mi ha tenuto prigioniero, perch temeva che volessi raggiungere Milic e la Bibbia.
Il tesoro era davvero nella Bibbia?
S, dentro il dorso. Ricordi che fu Milic a rilegare il volume?
La Bibbia e il tesoro che conteneva erano stati su uno scrittoio a disposizione di tutti per nove mesi.
Milic ti aveva affidato il tesoro, dunque.
Quasi, Milic sa solo che lo specchio ha dei poteri, ma non sa nulla della Ricerca.
Mentre tu lo sapevi benissimo, e hai aspettato di essere solo per appropriartene disse Matthia reprimendo la voglia di assestare un secondo calcio.
Bastiano aveva ancora le mani protese in avanti per proteggere la gamba.
Sei tu, tu e Goffredo che mi avete lasciato solo nel chiostro. Per me  stato come un segno. Quel che ho fatto puoi vederlo con i tuoi occhi Bastiano indic i vetri.
Matthia non riusc a sentirsi in colpa, ora questi della Fedelt quindi stanno dando la caccia a Milic perch pensano che abbia lui il tesoro?
Bastiano non rispose.
E tu hai cancellato e riscritto gli appunti dell'inquisitore per rimanere in pace con il tuo tesoro,  cos? E non ti  venuto in mente che per il vostro giochino della ricerca io rischio di essere torturato e Milic ammazzato?
Prima che Bastiano rispondesse part un secondo calcio.
Matthia si chin e afferr Bastiano per il collo, cosa ci devi fare con quei vetri?
Guarda disse Bastiano con voce strozzata.
Matthia lo interrog con lo sguardo.
Bastiano indicava il disegno del dormitorio fatto da Matthia sulla sabbia.
Guarda cosa? strattonandolo, parla disse Matthia.
Il disegno, guarda disse Bastiano indicando le figure dei personaggi.
Tracci un segno sopra la figura del priore.
Matthia studi la mappa.
Distanze, tempi, testimonianze. Tutto quadrava. Nel fazzoletto rosso era scritto che il priore forse sapeva gi del numero Bastiano riprese fiato, Wolfango era con noi, i frati erano nella sala del capitolo. L'unico che pu aver avuto il tempo di riscrivere il numero  il priore.
 stato lui a ordinare a Wolfango di cancellare il numero, perch avrebbe dovuto riscriverlo?
Bastiano rise, con un gusto nervoso, folle. Tu non conosci il dubbio, Matthia caro, per te tutto  bianco o nero, bene o male Bastiano sorrise. Il priore Bastiano poggi una tempia sul pavimento il priore non lo sa neppure lui perch lo ha riscritto. Io posso capirlo aggiunse. Occhi persi nel nulla.
Matthia lasci il collo del compagno. Cadde a sedere. Rimasero zitti.
Era venuto da me, sperava che fossi io a dirgli chi avesse riscritto il numero Matthia pens ad alta voce.
Hai letto l'Historia? domand Bastiano. Senza aspettare risposta, recit a memoria:
chi ha avuto il tesoro in mano si  pi spesso trovato dinanzi a un enigma morale piuttosto che tecnico. La formula per usare il tesoro prima o poi salter fuori. Sciogliere il dilemma morale  pi complesso, far funzionare il tesoro significa aprire le porte all'.Anticristo. L'Anticristo far quello che fece il grande Cristo. Mander in frantumi il regno del Padre. Perch un'Ombra dovrebbe far funzionare il tesoro?
Tu sei un'Ombra? Bastiano annu.
Quando il corno ha suonato, quando il baule si  mosso,  dell'Anticristo che hai avuto paura? Bastiano assunse posizione fetale. Annu. Dai vetri che hai nella gamba passer l'Anticristo? Silenzio.
Era facile immaginare che Bastiano avesse con s la formula per far funzionare quei frammenti lucidi come specchi.
Quando avr recitato questa formula disse Bastiano passando un foglio a Matthia, l'Anticristo nascer. Nel 1368 sar pronto alla guerra. Io voglio rimanere in prigione fino a quella data. In un carcere solido, inespugnabile.
Matthia prese il foglio. La pagina del florilegio. Una vita di San Girolamo.
Quand' cos, questa la tengo io disse Matthia infilando la pagina nello scapolare.
Bastiano rise.
La conosci a memoria, vero?
Secondo te?
Matthia ammutolito.
Se cercassi di prenderti i pezzi di vetro?
Dovresti uccidermi rispose Bastiano con calma innaturale.
Non sembri preoccupato.
Morir comunque ammazzato.  cos, da sempre col mento indic l'Historia.
Sapevi che avrei cercato di fermarti.
Ora capisci perch ti ho mentito disse Bastiano.
E tu capisci l'umiliazione che ho patito sentendomi raccontare la verit proprio dal priore, dall'ultima persona che potevo immaginare?
Matthia tracciava nervosamente solchi sul terriccio.
Perch ti ha dato l'Historia? domand Bastiano.
Sono stato io a chiedergliela.
Conoscevi gi l'esistenza dell' Historia?
No disse Matthia. Stupito da se stesso, dalla figura da ingenuo che aveva appena fatto con Bastiano. E dal raggiro subito dal priore.
Ora capisci perch ho cercato di dirti di non credere nel priore.
Credi di essere tanto diverso da lui? disse Matthia.
Anche tu hai mentito. A me, a Milic e agli altri Bastiano diede col piede un colpettino alla ciotola, quindi aggiunse, riguardo ai tuoi appunti.
Non servono a far nascere l'Anticristo rispose Matthia stupito dal paragone.
Sei sicuro di non essere tu il frate che porta il crocefisso capovolto? Nel fazzoletto rosso si parlava dei tuoi scritti.
Matthia rimase in silenzio.
Bastiano infier.
Io ti ho detto il mio segreto Bastiano abbass la voce, quindi tra noi due, in questo momento sussurr chi mente sei tu.
Si tratta di cose mie, mie riflessioni. Va bene, lo ammetto, non ve ne ho mai parlato disse Matthia, scattando in piedi. Si tratta di riflessioni che possono contenere eresie, sei contento ora?
Bastiano rimase a guardare Matthia andare avanti e indietro per la stanza.
No, non sono contento lo provoc Bastiano, beffardo, aspetto il seguito.
Perch mi fai questo? Perch non riservi lo stesso trattamento a Wolfango o a Goffredo? Di fronte alle loro accuse sei rimasto zitto. Anzi, hai manomesso gli appunti, adesso loro potranno continuare a stare l fuori, a fare del male. Mentre io?
Ieri notte ho visto Wolfango passeggiare con Goffredo. Ha lanciato qualcosa fuori dalle mura ai cavalieri che lo avevano accompagnato. Doveva essere un messaggio per dire va bene, testimonier a nostro vantaggio. Riferendosi a quel vigliacco di Goffredo.
Un messaggio per i cavalieri dell'arcivescovo?
Esatto. L'arcivescovo deve essere della Fedelt. Se ha dato l'Historia a Wolfango  perch vuole Milic. Corrompere Wolfango non  una grande impresa.
Ma allora perch hai testimoniato a suo vantaggio?
Non ci arrivi? disse Bastiano con ghigno diabolico.
Matthia lo guard incuriosito.
L'ho fatto per far impazzire lui e il priore sorrise.
Sorrise anche Matthia, si staranno chiedendo perch lo abbiamo fatto e darebbero un occhio per tenerci sotto controllo, ma l'inquisitore ha pi potere del priore, quindi addio, resteranno col dubbio di aver perso qualcosa. Avrebbe abbracciato l'amico.
Risero entrambi.
Bastiano smorz bruscamente la risata, sto ancora aspettando.
Sulla bocca di Matthia il sorriso scomparve, come una forma sulla sabbia cancellata con una passata di mano.
Aspettando cosa?
La tua confessione, i tuoi appunti disse Bastiano, freddo.
Mi stai interrogando?
No. Ti sto accusando di aver messo Milic in pericolo.
Io?
Bastiano annu, sorriso forzato.
Ho un'idea disse Matthia rispondendo al sorriso tirato di Bastiano, ora conduco qui il priore, gli racconto dei frammenti che porti sottopelle, cos la mia coscienza  libera da quel che capiter a Milic.
Preferisci sia io ad avere la chiave per l'Anticristo, o il priore?
Preferisco che sia il priore, verme maledetto. Lui mi aveva rivelato tutto, che cercavi il tesoro, che avresti messo in pericolo Milic, che avresti tentato di avere i miei appunti.
Ti ha accusato all'inquisitore morto e anche a Martellino, e in pi possiede i tuoi appunti rispose Bastiano, occhi di chi sfida. Deduco che se sei contento cos, sei uno schiavo che merita questo mondo cos com'.
Li ha trovati il vecchio inquisitore, non sono stato io a darglieli puntualizz Matthia, a denti stretti. D'accordo, vuoi sapere cosa contengono i miei appunti? Allora prova a ricordare quello che ho detto durante il processo.
Il calice contro il crocefisso?
Mettila come ti pare, ma non c' altro. Mentre tu li prendevi in giro con i tuoi sogni sui talenti d'oro, io li prendevo in giro raccontando la verit sui miei appunti.
Silenzio.
Anche io ho raccontato la verit sul mio sogno.
Matthia lo guard dubbioso.
Il giorno di Natale ho sognato una statua che mi diceva nel 1368 a Venezia verr rubato un talento d'oro dalle casse dell'Anticristo.
Cosa significa? domand Matthia.
Non ho avuto il tempo di capirlo.
Matthia si rimise a sedere.
Il priore avrebbe ceduto il priorato a Wolfango pur di conoscere questo sogno Bastiano rimase a riflettere quindi domand, che intendeva dire Wolfango quando diceva che l'arcivescovo  interessato ai tuoi rapporti con il priore?
L'arcivescovo non c'entra nulla. Wolfango ha paura di essere escluso dalla ricerca, fino a ieri aveva una vaga idea che gli stesse sfuggendo qualcosa, ora invece sta cercando di capire perch il priore ha affidato la ricerca a me e non a lui.
Bastiano indietreggi sulle braccia, trascinando la gamba come cosa morta. Spalle al muro. Inorridito. Tu, della Ricerca? Tu?
Dipende disse Matthia cercando di assumere un tono rassicurante, cercherai di uccidermi?
Bastiano sciolse la tensione, chin la nuca sul muro. Fiss il soffitto, vuole sia tu a usare il tesoro, vero? non attese risposta, che codardo.
Sono vergine, posso usare lo specchio, come te Matthia, sottovoce.
Cercherai di usarlo? domand Bastiano.
No, sono qua per impedire a chiunque di farlo rispose Matthia.
Silenzio.
Cercherai di uccidermi? domand Matthia per la seconda volta.
Nessuna risposta.
Tu? domand Bastiano.
Nessuna risposta. Forse la stessa che avrebbe dato lui a Matthia.
Laddove un tempo sorgeva un convento, oggi ci sono solo rovine. Un tremendo incendio distrusse ogni cosa. Si salvarono solo in tre. Gli altri frati morirono tutti. Accadde tutto in un giorno. Cos si racconta. Vi erano l'imperatore, l'arcivescovo, un teologo, un predicatore e una prostituta. Non sappiamo se sia vero, n perch personaggi tanto grandi e illustri si trovassero insieme l quel giorno. Quel che  certo  che nessuno di loro poteva prevedere che tenebre e nebbia potessero offuscare la fede e la ragione fino a tale limite estremo. La vigilia di un capodanno fu la fine di tante giovani vite. Ancora oggi tra gli archivi di Praga non vi  traccia di una cronaca che racconti i fatti di quella giornata. Oltre all'imperatore e all'arcivescovo, sopravvisse anche la prostituta. Dei frati solo in tre si salvarono. Nessuno di loro ha mai voluto parlare o scrivere dell'accaduto. Esistono molte leggende che sopperiscono alle mancanze della storia.
Una di queste leggende vuole che se un viandante, di notte, si trovasse a passare tra quelle rovine del bosco boemo, potrebbe ancora sentire una risata. La risata del folle che gio di piacere mentre bruciava vivo.
Era il 30 dicembre 1363.

29. Praga, 30 dicembre 1363.

Ora sesta
 proprio vero, sembra di bussare a casa di qualcuno che ti accoglie di spalle, pens Arnost aspettando che il frate, che aveva aperto il portone, assumesse un'espressione intelligente.
Vostra eccellenza, vado subito ad avvisare il priore disse dopo un p il frate recitando a mente bocca chiusa su spiriti, demoni e tutte le creature immonde che scrivono numeri.
Non sono venuto per il priore.
Vostra eccellenza, siamo tutti addolorati per quello che ha fatto Milic.
Le pagine strappate? domand Arnost.
Ne parla tutta Praga. Quelle pagine sono venerate come reliquie. Il nostro convento non ha fatto una bella figura, ma noi non abbiamo nulla a che vedere con quelle cose.
Quis custodiet ipsos custodes? la domanda di Giovenale gli aveva sempre fatto venire in mente una scala, dove il gradino pi in basso  sorvegliato da quello pi in alto che a sua volta  sorvegliato da quello pi in alto e cos via, fino all'ultimo gradino. Ma chi sorveglia l'ultimo gradino, il pi alto di tutti? Il cigolio di chiavi fece voltare Matthia di soprassalto.
Accanto a lui, Bastiano fu sottratto a un sonno irrequieto.
Entr un uomo anziano, che gett un'occhiata prima su Matthia e poi su Bastiano come per riconoscere l'uno e l'altro.
Dietro di lui, il priore.
Vostra eccellenza disse il priore, ecco i due compagni di Milic. Quello coricato  frate Bastiano, l'altro  frate
Matthia. La notte di Natale Matthia ha accompagnato di persona Milic dall'inquisitore.
Matthia nei cinque giorni trascorsi tra la casa dell'inquisitore e la prigione pareva aver dimenticato del tutto le buone maniere. Non salut, n si rivolse all'arcivescovo con il titolo di eccellenza.
Il nostro arcivescovo disse il priore,  venuto a celebrare la messa funebre per l'inquisitore che ha reso l'anima a Dio. Ma non solo. Come sapete, il nostro arcivescovo conosce Milic da molto pi tempo di noi. Da prima che diventasse profeta disse il priore.
Quando ha detto che avrebbe voluto raggiungere il papa? domand Arnost.
Matthia strinse gli occhi e guard Bastiano. Bastiano fiss un punto buio per non essere accecato dalla luce e per cercare quale nota avesse suonato quella voce malinconica e dispotica del vecchio appena entrato.
Vi  stata posta una domanda disse il priore.
Matthia, come scosso, lo diceva quando parlava delle profezie di Daniele. Sono molto complesse, Milic sosteneva che il papa  l'unico in grado di spiegarle.
Dal papa ci andr con la sua Bibbia ironizz Bastiano, visto che lui non  riuscito a fermarlo indicando il priore.
Questi gli and contro, con il pugno chiuso.
L'importante  che tu sia qui tagli corto Arnost bloccando il priore.
Io sono qui da sette anni, e ci sto benissimo disse Bastiano e ci vorrei stare almeno per un altro mesetto.
Perch un mesetto? domand il priore.
Per raggiungere Avignone in inverno ci vorr un mesetto.
Dopo l'estate, quando gli  stato vietato di leggere la Bibbia Matthia rub la parola, imbarazzato, quasi per scusarsi. Da quel momento ha iniziato a parlare di un viaggio a Roma e del papa. Non ad Avignone, ma a Roma.
Ho detto a sua eccellenza che oggi durante il processo hai chiesto di essere interrogato dinanzi a lui disse il priore.
S, l'ho chiesto. Ma ora sono pronto ad accettare quello che  stato deciso per me da frate Martellino.
Che significa? domand il priore, colto di sorpresa.
Perch vi stupisce? Dovreste meravigliarvi del contrario disse Matthia. Frate Martellino mi ha condannato. Accetto la condanna. Verranno a prendermi e sar cura del braccio secolare farmi confessare.
La risposta turb il priore, che fece cenno ai due di alzarsi e di seguirlo.
Io non mi muovo asser Bastiano Non ho intenzione di assistere ai funerali dell'inquisitore. Ho confessato quanto dovevo. Per quel che mi riguarda, un'autorit sta meglio stesa su un catafalco che seduta su una poltrona.
Matthia dovette reprimere il bisogno di scusarsi, per non sembrare ridicolo.
A modo tuo lo sei anche tu rise Arnost rivolgendosi a Bastiano.
Lo speravo, ma poi ho fatto una brutta scoperta disse Bastiano.
Quale?
Che a sorvegliarmi era un blemma disse Bastiano accennando al priore.
Se Milic ha davvero intenzione di andare dal papa,  perch ne riconosce l'autorit, non perch vorrebbe vederlo morto Matthia intervenne a dare ragione ad Arnost, per spezzare l'inutile disagio.
Bastiano non staccava il proprio sguardo da quello del priore e lo osservava come se davvero fosse un blemma, un uomo senza testa e con gli occhi vicino alla pancia.
Dove ci volete portare? domand Matthia.
Dove ti vogliono portare precis Bastiano, senza staccare il proprio sguardo dalle pupille agitate del priore.
Andiamo nella cella di Milic, il nostro arcivescovo vuole vedere di persona il numero il tono del priore si era fatto di nuovo formale. Vostra eccellenza, cosa ne facciamo di Bastiano?  reo confesso. Avrete qualche domanda da fargli.
Arnost da fuori la prigione guardava Bastiano come se fosse un animale da acquistare. C' il pericolo che possa fuggire?
Dovrebbe sciogliere l'enigma disse il priore ridendo.
Oppure aspettare che vengano a prenderlo per condurlo nelle carceri dell'Inquisizione non rideva pi, volgeva lo sguardo verso l'esterno e poi fugacemente verso Bastiano, per controllare se lo stesse ancora fissando.
Dov' frate Martellino? domand Arnost.
Sono andati via rispose il priore.
Il fazzoletto rosso con gli appunti?
Una voce alle loro spalle si intromise eccoli.
Wolfango, insolitamente effeminato nei modi di fare, procedette sorridente a mani unite nel gesto di porgere l'incartamento rosso.
Arnost guard il fazzoletto con disgusto, non lo prese.
Wolfango gli si fece pi vicino.
L'anello dell'arcivescovo lo colp facendogli cadere il fazzoletto di mano. Arnost si ricompose, raccoglilo ordin.
Gli occhi di Wolfango si riempirono di lacrime. Si pieg, raccolse e consegn.
Dal porcile, qualche grugnito.
Arnost fece cenno col mento. Il priore scatt in avanti, muto come se lo schiaffo lo avesse preso lui.
Matthia si sarebbe lanciato ad aiutare Wolfango ma, quando questo istinto pass, giunse una sensazione nuova. Segu l'arcivescovo invaso dall'impressione che potesse rappresentare una soluzione ai fatti di quei giorni.
Arnost cammin leggendo. Senza staccare gli occhi dai fogli punt il dito verso Bastiano e ordin che venga sorvegliato.
Il priore, a propria volta indic la cella a Wolfango. Prima di lasciare il chiostro sbirci dentro. Sussult. Le gambe due gelatine di carne, le mani banderuole al vento. Bastiano continuava a fissarlo con occhi da rapace.
Il priore corse a raggiungere Matthia e l'arcivescovo.
Attraversato il chiostro, giunsero dentro il convento, presero le scale, e furono presto davanti alla cella di Milic.
Come per obbedire a un ordine, Matthia non prese la chiave per aprire, e sostarono davanti alla porta chiusa.
Matthia non aveva messo pi piede in quel luogo dalla notte di Natale. Sent l'aria fredda venire dalla cella. Primule. Si limit a ispezionare a destra e a sinistra. Verific a occhio le distanze, in effetti aveva ragione Bastiano, l'unico a poter riscrivere il numero era il priore.
Il priore sembrava in attesa di qualcosa. Sudava. Socchiudeva le labbra. Le richiudeva.
Arnost non ordin di aprire. Si avvicin con calma a una finestra in cerca di luce per leggere i fogli. Il priore invece sembrava dovesse esplodere. Tastava le pareti del corridoio come cieco. Sbirciava fuori dalla finestra. Fissava l'arcivescovo e non degnava Matthia di attenzione. D'improvviso esclam: Bello l'arazzo che avete dato a frate Martellino...
Il tono fintamente disinteressato dell'affermazione rese insopportabile il silenzio che segu.
L'arcivescovo, perso nella lettura, pareva lontano da quanto gli stava intorno.
Dalla cella di Milic una folata di vento secco e gelido li invest, doloroso come spilli adamantini nelle orecchie.
Ce ne sono pochi di cos belli a Praga disse Matthia quasi per soccorrere il priore dal disagio di quel silenzio.
Il priore allora insistette: Pochi rappresentano motivi fantastici come quello donato a Martellino. La maggior parte degli arazzi sono decorati con scene di caccia, di tornei, di battute di pesca o dei raccolti nei campi.
A frate Martellino verr assegnata la stessa casa del defunto le parole di Arnost spezzarono il dialogo silenzioso tra Matthia e il priore. Ho pensato che un dono di benvenuto fosse cosa urbana parl con il fazzoletto rosso vicino agli occhi per non perdere una parola degli appunti.
Incoraggiato dall'intervento di Arnost, il priore continu, certamente, un gesto degno della vostra magnanimit. Si dice che gli arazzi con il motivo dell'unicorno siano solo sei in tutto il mondo. Avreste potuto tenerlo per voi dato che il proprietario  morto. Un oggetto tanto prezioso e con un soggetto cos particolare. L'inquisitore lo teneva in bella vista nella camera dove accoglieva i propri ospiti. A me ha sempre fatto uno stano effetto. Chiss se ha mai sortito un qualche effetto anche su Milic.
Il priore fece un sorriso e un occhiolino a Matthia. Come se l'accusa contro di lui detta a Martellino facesse parte di un loro piano e che tutto stesse procedendo come previsto.
Ascoltatemi bene disse Arnost al priore leggete tutte le Historiae che volete, ma parlate solo se ve lo ordino.
Il priore non aggiunse una parola.
La dama ricamata nell'arazzo aveva uno specchio in mano, ma non lo usava per riflettersi. La vergine lo teneva rivolto verso l'unicorno. Nello specchio era l'unicorno a riflettersi non la dama. La mente di Matthia produsse quell'immagine come se fosse della massima utilit in quella circostanza. Non menzion arazzi e unicorni per risparmiarsi il trattamento riservato al priore.
Se sono di troppo disse il priore, vado via. Se avete bisogno di vedere altre stanze, vi mando il frate cellario. Se necessitate di me, mi troverete nella mia cella. Bussate e uscir immediatamente.
Arnost cambi pagina.
Il priore guardava il corridoio come in cerca di un elemento indispensabile.
Matthia non trov altro modo per rompere l'imbarazzo che dire va bene ma mentre le parole uscivano le vide della consistenza della ricotta rancida. E il priore, con un imbuto in bocca, costretto a ingoiarle.
Che pensi? domand l'arcivescovo a Matthia.
Mentre attendeva la risposta, Arnost pose i fogli controluce e li studi con attenzione.
Il priore si sent importante quanto una pietra del pavimento. E and via.
Matthia prov una specie di sollievo da digestione conclusa. A niente rispose, ma gli parve poco e stupido quindi aggiunse Milic  cambiato in questi mesi, e ha lasciato il segno anche in chi gli  stato vicino.
Apri ordin Arnost.
Tintinnio di oggetti metallici. Matthia scelse una chiave a ingegno a u, la infil nella serratura e apr. Arnost richiuse gli appunti nel fazzoletto rosso.
Matthia lo ricordava pi grande, pi scuro... diverso, come tutte le cose che si vedono per la seconda volta dopo qualche tempo. Non si poteva spiegare perch il priore avesse riscritto quel numero. Forse aveva ragione Bastiano, non era adatto a darsi spiegazioni del genere.
Il papa dovrebbe occuparsi di questa cosa? domand Arnost. Pass il dito sul muro per controllare la consistenza dell'inchiostro. Poi scrut la base della colonna e gli angoli della cella.
Posso aiutarvi?
Qualche idiota avr pensato a uno spirito. Voglio solo verificare se sono stati tracciati segni magici o se sono stati lasciati foglietti con esorcismi o preghiere per soldi e salute.
Matthia era concentrato a calcolare il tempo necessario a raggiungere lo scriptorium dal punto in cui si trovavano. Quando la notte di Natale si erano incontrati, il priore non aveva nulla in mano. Se era davvero lui il responsabile della riscrittura doveva essersi procurato l'inchiostro in qualche modo.
Vostra eccellenza ha gi pensato a chi potrebbe essere il responsabile? disse Matthia pronunciando il titolo eccellenza con l'innaturalezza di chi usa una parola nuova e non  sicuro di usarla nel modo corretto.
Tu? domand Arnost, tu ci hai pensato?
Posso fare una prova?
Arnost acconsent continuando a cercare foglietti, che evidentemente non c'erano.
Matthia usc dalla cella. Lasci la porta semichiusa. Imitando il passo del priore corse verso lo scriptorium. Fece finta di prendere dell'inchiostro e quindi torn alla cella di Milic. I tempi non tornavano. Doveva esserci un'altra spiegazione. Fermo nel corridoio non entr subito. Rifece lo stesso esperimento dalla cella di Milic alla cella del priore. Ora i tempi tornavano. Ma se davvero era stato il priore, dove aveva preso l'inchiostro?
Pensieroso, spinse la porta di Milic per entrare ma la trov chiusa.
Buss.
Arnost schiuse la porta e infil il volto.
Dissipate le Ombre? domand con un guizzo di sorriso.
Matthia come chi cammina e si accorge di aver sbagliato strada.
Ti prendo in giro aggiunse Arnost spalancando la porta per farlo entrare.
Senza svelare i propri sospetti, Matthia spieg all'arcivescovo la prova appena conclusa. Arnost non guardava pi il numero, n scrutava tra i sassolini. Dalla finestra osservava la chiesa. L'abside gli ricordava una schiena curva poggiata alla lastra dell'enigma come a un bastone. Dicevano che l'architetto fosse stato costretto a dare quella posizione rovesciata. Chi arrivava da Praga doveva per forza imbattersi nel portone finto. Qualcosa di inquietante. Come aprire una finestra e trovare un muro.
Matthia smise di parlare alle pietre. Raggiunse Arnost alla finestra e guard fuori. Solo in quel momento not che non aveva incrociato nemmeno un frate. Cerc l'ospedale dove il cadavere dell'inquisitore attendeva sepoltura. Nel chiostro Wolfango tracciava un solco davanti alla cella di Bastiano. Poche celle pi avanti, ancora incatenato, doveva esserci il corpo di Uberto, del quale tutti parevano essersi dimenticati.
Una Chiesa giusta e pura disse Matthia. Ecco cosa andr a chiedere Milic al papa. Non  tanto diverso da quello che avete fatto voi con i vostri statuti. Voi combattete la carnalit degli ecclesiastici con le regole. Milic lo fa con le profezie. Forse  stupido crederci, ma non vuole il male.
Restarono in silenzio a guardare il quadrato bianco incorniciato da colonne e bifore.
Karl prese con s il calice e il libro di poesie. Usc dalla stanza senza dire dove fosse diretto. Evka non poteva rimanere da sola. Si era introdotta nel castello di nascosto. Nessuno sapeva che l'imperatore le avesse concesso di restare nonostante il primo rifiuto. Spiegarlo a qualcuno nell'ala privata del castello poteva non risultare convincente. Corse dietro a Karl.
Karl non aveva pi pensato al convento dalla mattina del 26 dicembre, quando a fargli da segnavia erano state le pagine impiccate.
L'appuntamento mancato era dentro la coscia slabbrata di un pazzo.
Karl si volt, Evka gli fu presto accanto.
Cosa racconter a chi mi vedr con te? domand Karl.
Evka scoppi in una risata.
Cominceremo con l'inviare qualcuno nel tuo alloggio per dire che non tornerai per pranzo disse Karl. Hai detto che la tua badessa sta a Benice, giusto? Manderemo un gastaldo a dire che non ti aspetti. Poi dobbiamo avvisare la mia scorta,  davvero scortese far aspettare tanti cavalieri.
Una scorta? disse Evka fermandosi nel bel mezzo di un corridoio. Cosa serve una scorta di cavalieri?
Torniamo al convento a vedere cosa sta succedendo. Potrai lavarti e ti far avere abiti puliti. Cavalcherai accanto a me per la via principesca. Se qualcuno avr qualcosa da dire ci penseremo. Intanto vatti a cambiare. Dir al maniscalco di preparare un altro cavallo.
Maest, io sono una prostituta.
Lo sei a causa di uno dei miei cavalieri e di un frate usuraio. Ora devi cambiarti.
Evka sapeva che il suo ex marito era nella scorta.
Fiss l'imperatore e disse: Maest, Herlaking cavalca accompagnato da ogni specie di anima, ma voi siete imperatore dei vivi.
Mi sembri abbastanza viva disse Karl, e forse guard un attimo di troppo il rigonfiamento all'altezza dei seni. Il tuo cavallo sar pronto entro breve, sbrigati. Lasci Evka alle cure di alcune dame. Usc nel cortile. Al suo arrivo i cavalieri si misero sugli attenti e Karl fece loro un frettoloso cenno di riposo. Senza manto attravers il cortile, affond gli stivali nella neve e prosegu per la sua strada senza fornire spiegazioni.
Buongiorno Wolfango gli disse Bastiano quando lo vide da solo davanti alla propria prigione.
Wolfango volt le spalle al prigioniero e sput facendo un piccolo forellino nella neve.
Dalle stalle, il nitrito dei cavalli dell'arcivescovo affidati
alle cure di uno dei famigli del convento.
Tra poco lascio il convento e, chiss, forse vedr Milic nelle carceri dell'Inquisizione.
Wolfango cercava di contare le bifore, le colonne, di valutare se il clima fosse adatto alla stagionatura dei prosciutti.
Volevo salutarti prima di partire. Senza di te non ci sarei mai riuscito. Grazie.
Oltre ai prosciutti, pens che fosse il momento di cambia re le botti per la birra.
Sono contento che sia tu a fare da guardia, il tuo arcivescovo ci tiene che io resti in prigione. Vivo.
C'era poi da riparare la porta sfondata con l'ariete, e altri urgenti lavori di manutenzione.
Fa male? domand Bastiano come a un bambino che piange. Ho visto bene, era la mano con l'anello, eh? Per che figurone hai fatto quando ti sei abbassato per raccogliere il fazzoletto rosso.
Wolfango sent l'esofago restringersi come una lumaca a contatto col limone, sput ancora.
A proposito di quel fazzoletto rosso, volevo ringraziarti anche per avermelo portato in prigione.
Wolfango era una pentola strabordante di brodo di vipera.
Son venuti bene, vero? Martellino non si  accorto di nulla disse Bastiano solo volevo scusarmi con te per aver tolto una frase, per fortuna la ricordo: lo interrogher dal lato pi distante del tavolo. Deve essere un codice di voi della... come si chiama... Fedelt.
Sta tornando il priore disse Wolfango Non dimenticare di ringraziare anche lui. Sei vivo grazie ai sanguinacci che ti ha fatto trovare belli caldi disse Wolfango. In una stanza svelava misteri a Matthia, in un'altra impastava personalmente la tua cena.
Neve calpestata.
Ecco il nostro priore disse Wolfango del tutto intenzionato a scaricare la propria rabbia su di lui. Perch non spiegate a frate Bastiano che il motivo per cui in questo convento le donne sono ammesse  che sono fontanelle da cui attingere gli ingredienti per i sanguinacci.
Il priore sembrava cercasse il sole per distinguere il nord dal sud. Aveva le mani coperte di polvere, anche il saio. Pareva un muratore che aveva appena scrostato calce e spostato mattoni. Guard il piano superiore, dietro una finestra vide Matthia e l'arcivescovo.
I sanguinacci erano fatti con il sangue di Evka precis Wolfango abbassandosi perch Bastiano sentisse bene.
Come farai a trovarlo? domand il priore a Bastiano, nella voce il cigolio di una porta troppo vecchia.
Sentendolo arrivare, Bastiano aveva preso l'Historia e la sfogliava con lentezza, lasciando scivolare le pagine non rilegate.
Wolfango voleva spiegare per bene la faccenda dei sanguinacci, ma si interruppe.
Sono sempre rimasto in contatto con lui rispose Bastiano mentre scacciava un ragno con una pagina dell'Historia.
Lo user? domand il priore.
Diventer l'uomo pi potente del mondo rispose Bastiano allargando le braccia per abbracciare il cosmo.
Continua pure disse il priore, non ne avrai per molto. Una strana luce negli occhi.
La torre del palazzo svettava solitaria sui tetti di Mala Strana. All'ingresso del palazzo Karl non trov nessuno. Non un domestico o un cavaliere. Sal al piano superiore.
Scoppiettio. Karl segu il rumore in punta di piedi.
La stanza era cos come era sempre stata. Non era un trasloco, ma una fuga.
Un vecchio domestico davanti a una grande stufa gettava nel fuoco carte e oggetti conservati dentro un baule. Quando il domestico si accorse di Karl scatt in piedi.
Karl domand spiegazioni. Il domestico spieg che l'arcivescovo era partito per Raudnice. Che aveva dato ordine di bruciare l'intero baule, ma essendo troppo pesante per un vecchio domestico lui stava bruciando solo il contenuto.
Karl impugn le pinze e sottrasse al fuoco un pezzo di carta. Spense la fiamma prima che lo divorasse completamente.
... marzo voi avete mandato Milic sperando potesse fare da esca perch la nostra ombra facesse la mossa che noi della Fedelt ci aspettavamo. Mi era stato garantito che rincontro tra Milic e il frate Ombra non avrebbe avuto conseguenze. Mi era stato anzi detto che avremmo ottenuto la chiave... Oggi sono a mostrarvi che...
Il resto della pagina era bruciato.
Karl frug rapidamente nel baule. Trov oggetti inutilizzabili, carte, disegni.
Tra gli oggetti, la cornice vuota di uno specchio con un manico. Il manico rappresentava un rettile, il disegno proseguiva con due figure demoniache che andavano a costituire il perimetro della cornice. Nonostante la cornice fosse brillante e linda, la fattura del disegno in rilievo tradiva la tecnica della statuaria antica. I demoni emanavano un'aria fastidiosamente familiare ed estranea. Rassicurante e minacciosa al contempo. L'inquietudine delle rovine antiche, vive e morte insieme.
Karl ripose la cornice nel baule. Torn al pezzo di lettera sottratta al fuoco.
Data e firma erano state bruciate.
... marzo voi avete mandato Milic...
L'autore della lettera si rivolgeva ad Arnost.
... l'incontro tra Milic e il frate Ombra... Frate. Convento, dedusse Karl.
La lettera veniva dal convento. Il giorno della scoperta delle pagine trafitte, in effetti Karl ricordava che un frate era stato ricevuto dall'arcivescovo.
Non solo. Evka aveva raccontato che durante la Festa stultorum il frate usuraio, Wolfango, era stato sottratto a morte certa da un gruppo di cavalieri mandati al convento da Arnost.
Era Wolfango l'autore della lettera? E perch allora Arnost l'aveva convocato davanti a tutti se i loro rapporti dovevano restare segreti, come il frammento lasciava intuire? No. Wolfango non era l'autore della lettera. Frate Ombra.
Non rimanevano molti altri nomi.
Il priore il primo.
Bastiano il secondo.
Uno dei due doveva essere l'autore della lettera. L'altro il misterioso frate Ombra.
La lettera doveva essere stata scritta dopo la fuga di Milic. Dall'incontro di Milic con il frate ombra sarebbe dovuto scaturire qualcosa.
... avremmo ottenuto fa chiave...
L'autore della lettera e Arnost avrebbero dovuto ottenere una chiave per aprire qualche porta, per svelare qualche mistero.
Il mistero che Evka aveva visto dentro la carne della coscia di Bastiano.
Karl prov a immaginare il potere di un mago capace di far tremare il mondo nelle mani di un uomo squallido come Wolfango.
I tipi umani della specie di Wolfango riescono, il pi delle volte, a ottenere quello che vogliono. Lo fanno mettendo gli amici l'uno contro l'altro. Per distruggere amicizie usano appetiti bassi, fanno leva su paure, insinuano dubbi. Karl nelle corti europee ne aveva visti tanti di uomini cos. Intelligenze impegnate a privare i deboli di ogni autonomia, perch qualcuno nella loro squallida vita possa adorarli dicendogli sei il mio capo. Tuttavia la maggior parte di questi uomini si costruiscono da soli il proprio inferno. Si accorgono, prima o poi, di non avere alcun potere, se non sui mediocri. I vari Wolfango restano in vita solo perch c' qualcuno che d loro retta. Hanno bisogno di schiavi senza intelligenza ai quali raccontare le loro vittorie. Schiavi infelici che guardano padroni infelici.
Arnost non avrebbe mai intrattenuto rapporti con una persona di tal fatta. Non sarebbe mai arrivato a concedergli di scrivere lettere private. Uomini come Wolfango provocano schifo ai veri potenti. Ma sono comodi. I veri potenti li usano.
La lettera doveva essere stata scritta dal priore.
Arnost e il priore.
Il 26 dicembre il priore aveva scritto per avvisare Arnost di qualcosa riguardante Milic. Il 28 dicembre Arnost aveva mandato a chiamare Wolfango. Le date tornavano.
Il frate Ombra non era Milic. Restava solo Bastiano.
Arnost e il priore avevano elaborato un piano per tenere sotto controllo un anonimo frate?
Evidentemente non era un anonimo frate.
Che rapporti c'erano allora tra Arnost e Bastiano?
Che ne faccio di questo baule?
La domanda del domestico riport Karl alle decisioni pi urgenti.
Lascia tutto cos com' disse Karl. Mander qualcuno a prenderlo.
Evka aveva rifiutato l'aiuto delle dame. Aveva fatto tutto molto in fretta. Karl la trov gi pronta. La aggiorn sulle ultime scoperte.
Non mi sembra il tipo di uomo che possa intrattenere rapporti con un personaggio della levatura dell'arcivescovo disse Evka riflettendo sulla lettera scritta dal priore, che non siano segretamente amanti?
Arnost  un arcivescovo integerrimo. Ha rinunciato a ogni piacere del corpo. Prega e digiuna. Non  interessato al denaro. Ho dovuto insistere per fargli accettare la carica di arcivescovo. Ha rifiutato di diventare papa. Che non ti venissero pi in mente sciocchezze del genere disse Karl.
Evka si morse la lingua. Se solo potessimo incontrare Milic disse con il tono di chi prega per ottenere un miracolo.
Karl la guard storto.
Non aveva rimosso dalla mente l'immagine di Milic rigido e in preda a convulsioni mentre farneticava cose sconnesse dalla realt terrena. La paura dell'entit che animava Milic lo atterriva. Anche se lo avesse incontrato, non avrebbe mai e poi mai chiesto al suo vecchio consigliere di prevedere il futuro o di ricorrere alle visioni demoniache per comprendere i fatti umani.
Non volevo dire che l'arcivescovo  un sodomita. Vi chiedo di perdonare la mia malizia. Per quanto riguarda Milic, avrei usato le sue visioni solo a fin di bene. Anche di questo, mi scuso.
Sembra invece che le persone coinvolte in questa vicenda fossero in attesa di qualcosa, forse proprio di quelle visioni disse Karl.
Evka rimase un momento a riflettere, mentre ero nella cella con Bastiano, la notte prima della Festa dei pazzi, ho sentito il priore andare nella prigione accanto. Bastiano dormiva. Io ho origliato. Il priore parlava con qualcuno, non ho sentito tutto, ma di certo si  parlato dell'inquisitore avvelenato. Il priore parlava di un suo coinvolgimento e di un arazzo.
Che arazzo? domand Karl.
Maest, si sentiva appena rispose Evka. Ho solo capito che deve aver a che fare con l'inquisitore.
In effetti Arnost aveva un arazzo, ma lo mand a un inquisitore molti anni fa. Non me ne ricordavo neppure. Rammento che era molto bello. Ma ne godono solamente gli eretici che finiscono inquisiti in quella stanza.
Karl prov a ricordare l'arazzo. Non gli venne in mente nulla di significativo.
Non sai con chi stesse parlando il priore quando raccontava dell'arazzo? domand Karl.
No. Era la cella accanto a quella di Bastiano. Il priore mi ha ordinato di non avvicinarmi. Di certo non era Wolfango.
Evka rimase a riflettere un momento, quindi aggiunse: Maest, vi ho parlato della visione di un leone, ebbene le impronte del leone portavano proprio in quella cella. E non  tutto. Immediatamente dopo la cattura di Wolfango ad opera dei cavalieri, io mi sono nascosta. Ho visto il priore andare dal frate con un libro, non un libro rilegato, ma un mazzo di fogli di dimensioni diverse.
Evka stava raccontando tutte quelle cose alla pi grande autorit del mondo cristiano.
Forse il vecchio inquisitore ha ricevuto l'arazzo per una ragione ben precisa che a noi sfugge ma che il priore conosce perfettamente disse Evka.
Karl stava cercando di immaginare chi fosse il frate che meritava tanto riguardo e che aveva un leone spirituale a custodire la propria cella.
Maest continu Evka, voi non ricordate quando Arnost ha regalato l'arazzo all'inquisitore?
Non lo ha regalato all'inquisitore morto precis Karl a pensarci bene non lo ha regalato a nessun inquisitore in particolare. Ha solo voluto che fosse appeso nella stanza degli interrogatori.

30. Praga, 30 dicembre 1363.

Ora settima
Li vide scambiarsi le prime parole da cercatori. Matthia fu felice che oltre alla distanza ci fosse il vetro della finestra a separarlo dal chiostro. Felice di non essere con Bastiano e il priore, perch le loro frasi erano state poche, brevi, e perch il priore era andato via con qualcosa negli occhi che prometteva delirio.
Matthia sent che l'arcivescovo emanava odore di digiuno, di pelle secca, lo stesso odore di Milic. La compagnia di quell'uomo gli sembr una sorta di riconoscimento delle proprie qualit morali. Quando Arnost gli fece cenno di seguirlo nello scriptorium, Matthia sapeva che da qualche parte qualcuno lo avrebbe visto andare in giro con l'arcivescovo. Immagin di doverlo guidare per i corridoi, ma l'arcivescovo raggiunse lo scriptorium senza staccare lo sguardo dai fogli. I legami tra arcivescovato e convento dovevano essere pi saldi di quanto Matthia avesse mai sospettato. Milic, pens, spostato dal castello al convento come la pedina di una scacchiera, convinto di cambiare luogo senza accorgersi di muoversi invece entro pochi riquadri.
Perch tutti questi libri aperti? domand Arnost guardando i tavoli dello scriptorium.
Dopo aver udito un corno, il priore ha ordinato di cercare una profezia di Gioacchino da Fiore
Quale?
L'uomo vestito di stelle. Matthia attese un commento per aggiungere una nuova tessera al proprio mosaico.
Arnost si limit a sfiorare una pagina del florilegio, quella con i tre cerchi di Gioacchino da Fiore.
Quella  l'unica, ma era ben nota a tutti, anche al priore disse Matthia.

Una decina di anni prima. Roma.
Un colpo risuona nel cranio attraverso la mandibola.
Una voce, lontana e vicina. Da un altro mondo.
Riesci a sentirmi?
Un altro colpo. Un ceffone. Senza cattiveria.
La voce, dal mondo dei vivi.
Fruscio di acqua che scorre.
Sveglia, sveglia.
Acqua sul volto, fresca.
Lotario morto. Lotario risorto.
Un uomo con del miele, una focaccia e un fiasco di vino.
Forse una visione. Lotario mangi e bevve. Non ebbe il tempo di essere felice. Occorreva prima di ogni cosa tornare in vita. Lontano dai mercenari. Lontano da chiunque. Solo, sotto un ponte, con una visione. Un benefattore venuto forse dal cielo con cibo e vino.
In poche ore. Dalla polvere delle strade all'acqua fresca del Tevere.
Lotario non era pi Lotario. In poche ore.
Polsi doloranti.
Quindi la voce dell'uomo, gentile ma severa.
Stai meglio?
Cenno del capo per dire s.
Ricordi qualcosa?
Dove sono? domand Lotario.
Qui non ti trover nessuno, ho un cavallo, per spostarci disse l'uomo. Ora prova a ricordare qualcosa.
Gambe incapaci di reggere il peso del corpo.
Dalla nebbia senza ordine emersero frasi, colori, rumori.
L'uomo senza pollice.

 cavalieri dell'Apocalisse.
Gli avvelenatori di pozzi.
 Il mostro nato a Roma.
L'Anticristo.
Lotario tacque. Guard il suo benefattore con il timore che potesse scomparire deluso.
Ricordi altro?
Come i paesaggi desolati dei sogni che scompaiono al risveglio. Solo frammenti.
Il palazzo rosso.
La maschera con la lingua di fuori.
La piazzetta con gli usci delle case ripuliti dalle erbacce.
Il frate, il cesto, il messaggio.
Non abbiamo molto tempo, devi tornare dal frate che ti ha dato il messaggio disse il benefattore afferrandolo per le spalle amichevolmente ma con decisione. Ascoltami bene.
Il benefattore era diventato capo.
Forse era Dio ad aver dotato il mondo dell'umidit, e dato all'umidit la qualit di penetrare nelle pagine per logorarle, per mostrare agli uomini che i saperi invecchiano, per costringerli a dimenticarli e reinventarli. A scrivere e riscrivere. Lo studio  la strada privilegiata di Satana per corrompere gli animi, gli aveva detto l'inquisitore. L'Historia abbondava di riferimenti a Gioacchino da Fiore.
Pagine aperte, con la forma di un sorriso capovolto, onde
di pelle lavorata segnate da inchiostro. Dai dorsi si diffondeva per lo scriptorium un odore di sudore, di fungo, di muffa.
Arnost dava un'occhiata ai libri e una al chiostro. Matthia lo seguiva, guardava le stesse cose. Al piano di sotto, Wolfango aveva smesso di sputare e camminare. Con la testa tra le sbarre, ascoltava Bastiano.
Rumore di passi dalle scale.
Il fiato corto anticip la fronte lucida del priore che fu subito dietro a Matthia. Si muoveva con la frenesia di quegli insetti che sbattono insistentemente contro un vetro senza comprendere che non possono attraversarlo. E come un insetto, dava solo fastidio.
Arnost prosegu la perlustrazione dei tavoli. Matthia stava per seguirlo quando fu tirato per il saio.
Non vuole che si sappia disse il priore bisbigliando. Lui sa benissimo che l'unicorno  il segno che usano le Ombre per riconoscersi.
Non mi state attaccato disse Matthia a bassa voce.
Il priore prov a spiegare ancora una volta che la fuga di Milic dal palazzo la mattina di Natale doveva essere connessa ai legami segreti dell'inquisitore con la Setta delle Ombre. L'arcivescovo ha voluto fugare ogni sospetto, per questo ha inviato l'arazzo qui in convento a frate Martellino disse a bassa voce. Non doveva farlo, l'arazzo  stato aperto davanti a tutti, anche davanti a Bastiano.
Matthia cerc di uscire, di portare il priore e quei discorsi lontano dall'arcivescovo.
Tu non ti fidi pi di me, vero?
Mi avete accusato a frate Martellino.
Ti avrei lasciato libero dopo il processo, invece ti sei messo in un guaio enorme il priore alz un poco la voce. Controll se dal fondo della sala Arnost si fosse voltato. Continui a fidarti di Bastiano, non hai ancora capito che ti vuole morto?
Ora basta, io vado. Matthia si svincol dalla presa del priore.
Aspetta, ancora un momento per favore.
Matthia si ferm ma senza neppure voltarsi.
Chiedigli dell'arazzo disse il priore afferrando nuovamente il saio di Matthia.
Non toccatemi.
Sono stato io a parlargli di te. Perch credi che ti stia portando in giro? domand il priore. Il calcolo del numero  stato svelato. Ci serve un nuovo adepto a cui affidare la ricerca. Quando sarai della Fedelt per te non esisteranno pi processi o leggi.
Dal cortile interno accanto al refettorio qualcuno tagliava la legna per le stufe. Gi nel chiostro, Wolfango continuava ad ascoltare Bastiano.
Non serve pi sapere chi lo abbia riscritto? lo punzecchi Matthia.
Matthia si volt a guardare l'arcivescovo di spalle. Ne ammirava la cura che metteva nell'analizzare le cose, la stabilit dei giudizi espressi, la concretezza delle osservazioni. Non era strano che fosse il principale consigliere dell'imperatore. Sembrava uno di quegli uomini politici che sedevano nella tribuna parlamentare romana, uno di quelli che era capace di azzittire tutti solo alzando la mano per prendere la parola. Un politico che non cerca visibilit e non ama essere al centro delle attenzioni, ma di quelli che nel silenzio e da dietro il sipario suggerisce ogni battuta e ogni mossa. Di quelli che non hanno nessuno cui domandare consigli perch non hanno nessuno capace di dare consigli migliori dei propri. Parlano poco e sanno quando mettersi da parte.
Troveremo chi lo ha riscritto, ma prima devi chiedergli dell'arazzo.
Posso rispondervi direttamente io sull'arazzo e sulla ricerca Matthia lo fiss minaccioso sono tutte sciocchezze.
Allora perch avrebbe detto a Wolfango dell Historia?
Qualcuno gli avr detto che aveva rubato gli appunti dell'inquisitore morto, guardandosi dal dire che ne era anche l'assassino.
Va bene, gli ho solo detto che Wolfango aveva il fazzoletto rosso ammise il priore, ma perch convocare lui e consegnargli l'arazzo e l'Historia?
Se non ve ne siete accorto,  morto un inquisitore. L'arcivescovo ha preteso il fazzoletto rosso, Wolfango lo aveva perduto e per rimediare avr raccontato la leggenda degli angeli caduti disse Matthia. L'arcivescovo ne avr riso come ha appena fatto, l'Historia per lui  una raccolta di barzellette da regalare a burattini come Wolfango...
... e come me aggiunse il priore. Io per ho un'altra spiegazione.
Matthia sent gli occhi secchi per lo sforzo di non battere le ciglia.
Wolfango  nella Fedelt.
Voi non azzardatevi mai pi a parlare di me all'arcivescovo. Il resto non mi riguarda, semplicemente non parlate di me.
Come un insetto al vetro, il priore and via.
Inseguirlo. Spiarlo. Chi vede. Dove dorme.
Perch? aveva domandato Lotario.
Da oggi  il tuo dovere aveva risposto il benefattore.
Mi uccideranno aveva piagnucolato Lotario.
Da oggi nessuno ti torcer pi un capello.
Se mi scopre?
Da oggi tu per lui non devi esistere. Devi diventare invisibile, non hai un nome, non hai un volto.
Se non ci riesco?
Tornerai da dove sei venuto il benefattore, occhi calmi, senza sentimento.
Lotario di nuovo in piedi. Per camminare dopo la seconda nascita.
Fino a un certo punto a cavallo, non c'era tempo.
Quindi proseguire a piedi, per far piano.
Aprire la porta e lasciare l'incartamento sigillato in mezzo alle scale.
Posso lasciarlo sotto l'uscio?
No.
Basta domande sugli ordini, solo su come eseguirli.
Come aprir la porta?
Da oggi disporrai di un esercito di uomini invisibili ai quali chiedere qualunque cosa. Aspetta all'angolo prima della piazzetta, ti mander un uomo in grado di aprire qualunque porta. Tu pensa solo a inseguire il tuo frate. Al resto penseremo noi.
Fare il proprio dovere. In cambio di cibo. Abbondanza di cibo, per sempre, per tutta la vita. Pernici, quaglie, miele.
Fino a dove?
Fino all'inferno.
Cavallo pronto. Via, di corsa.
Palazzo rosso. Lo scassinatore arriv. Obbed agli ordini di Lotario. Silenzioso come un ragno. Lotario, nascosto dietro un muro, lo vide andare via senza fare domande.
La porta fu presto aperta. Correre facendo attenzione alla finestra, a che il frate non si affacciasse.
Lasciare l'incartamento sulle scale.
Tornare a nascondersi. Aspettare.
Crepuscolo.
Dal portone usc una donna.
Che faccio ? Lotario non aveva dubbi, l'uomo che gli aveva dato il messaggio dalla finestra era un frate. Che faccio?
Lasci andare via la donna. Rimase ad aspettare che uscisse il frate. Poi si pent e rincorse la donna. Sparita nel nulla. Torn indietro ad aspettare il frate. Invano.
Lotario ebbe paura. Non sapeva ancora che non si sfuggiva al benefattore. Non sapeva ancora che lo avrebbe rincontrato molto presto. Per molte altre volte.
Un seme magico, germogliato indifferente al freddo e al gelo, l'arcivescovo aveva solo confermato quel che la ragione aveva gi suggerito a Matthia, e la sua opinione era venuta fuori in un istante, forte come una quercia incantata. Erano tutte sciocchezze, il tesoro, l'Historia, le Ombre. Matthia si lasciava accarezzare dal sole di settima che attentava all'inchiostro di un libro. Ammirava la bellezza del demonio del mezzogiorno cantato nei salmi, il demonio del torpore pomeridiano che fa sembrare tutto lento, fermo, silenzioso e invita al sonno, al peccato. Uberto, il bibliotecario, l'inquisitore, erano morti di quel male che  il dubbio, effimero come il ghiaccio che quando si scioglie lascia il vuoto. Gli altri due che si sarebbero sciolti erano gi nel chiostro, solo che ora a parlare era Wolfango. Mi dar ascolto? Pens Matthia, e strinse di riflesso le gambe ricordando fin a cosa si fosse spinto Bastiano. Per pagine di sciocchezze.
E una di queste pagine lo guardava con tre occhi deformi, ed emanava un'aura di sfortuna. Tre cerchi con tre didascalie: Padre, Figlio, Spirito Santo. Fuori dai tre cerchi il punto d'arrivo, la meta della storia, Fine del Mondo.
L'arcivescovo perlustrava pi avanti dandogli le spalle. Matthia cont cinquantatr dall'angolo in alto delle pagine senza sfogliare il florilegio. Apr velocemente. Nel mezzo, i resti dentati della Vita di San Girolamo.
Sent nello scapolare l'angolo appuntito del foglio piegato in quattro. Milic aveva avuto sulla stessa scrivania vetri e formula. Quante volte Bastiano aveva visto il maestro curvo sulla Bibbia e quante doveva averne deriso l'ingenuit? Il demone del mezzogiorno puntava il dito anche sull'ingenuit, colpevole quanto il tradimento.
Riapr il florilegio sulla pagina di Gioacchino, i tre occhi del profeta, come mendicanti, si compiacevano della propria malformazione per attirare l'attenzione. Deformi come la madre che li aveva generati, l'Apocalisse. Gi i dossografi del I secolo, nel raccogliere notizie di personaggi illustri dell'epoca avevano messo in dubbio che il Giovanni autore del quarto Vangelo fosse lo stesso Giovanni autore dell'Apocalisse. Il titolo Apocalisse di Giovanni aveva creato confusione. Oltre all'autore, il dubbio riguard presto anche i contenuti dell'opera. Grandi Padri della Chiesa come Origene o Eusebio di Cesarea avrebbero volentieri emarginato l'Apocalisse dalle opere canoniche. Ad inquietare i cristiani fu per un racconto di Dionigi di Alessandria. Dall' Apocalisse un eresiarca aveva tratto una dottrina millenarista e praticava sacrifici umani nella convinzione che il Millennio fosse arrivato e che non esistesse pi il peccato.
Gioacchino da Fiore? Arnost si era avvicinato alle spalle di Matthia.
S disse Matthia.
Con tre cerchi che si intrecciano l'uno all'altro ha riassunto un'eresia osserv l'arcivescovo.
La peggiore aggiunse Matthia.
Perch pone una domanda intelligente.
Quale?
Se esiste la Trinit, perch possediamo solo due testamenti? domand l'arcivescovo.
Perch il Terzo deve ancora essere scritto dallo Spirito Santo e diventer la legge dell'ultimo millennio del mondo, e le pagine della Bibbia serviranno solo a far giocare i bambini con le figure colorate.
L'arcivescovo sorrise.
Matthia ebbe l'impressione di aver pensato ad alta voce.
Il fazzoletto rosso prese posto dove di solito stava la Bibbia. L'arcivescovo sfogli il florilegio, ottimo rifugio per Gioacchino. Non gli sfuggirono gli altri scritti ereticali, arriv a pagina cinquantatr, cosa c'era qui?
Un episodio della vita di San Girolamo disse Matthia. Quello della morte di Blesilla. Non  stato Milic, non  da quella pagina che traeva ispirazione per le proprie penitenze.
San Girolamo ebbe una discepola, una bella nobile romana di vent'anni, Blesilla. Rimasta vedova sette mesi dopo le nozze, Blesilla aveva iniziato a guardare da vicino la vanit del mondo. Il Signore volle visitarla con una febbre che la devast. Guarita, si convert al cristianesimo e obbed a quanto Girolamo le insegnava. Togliere ogni specchio da casa, vestire di nero, non mangiare, svegliarsi e dedicarsi solo alle lodi di Dio e alla Bibbia. I romani furono molto turbati vedendo Blesilla spegnersi, diventare ogni giorno pi cadaverica. I vecchi amici della vedova accusavano Girolamo di volere il male della giovane. Dopo quattro mesi di digiuno, Blesilla mor. Il popolo non perdon a Girolamo la perdita della ragazza. Lo stesso clero dovette prendere provvedimenti e Girolamo, considerato il favorito, non riusc a diventare papa.
Non aveva bisogno di Blesilla. Aveva iniziato gi a corte a comportarsi in modo strano. Inoltre non mi risulta leggesse molto, o meglio leggeva molto ma solo la Bibbia e neanche tutta. Gli appunti dell'inquisitore, quelli veri intendo, non accennano a una vera e propria eresia. A proposito, hai idea del perch il tuo amico li abbia falsificati?
Per le stesse sciocchezze in cui crede il priore, arazzi, Historia, eccetera.
Con questi per scagiona Milic, mentre quel visionario va dal papa.
Milic non conosce l'Historia disse Matthia.
Tu che ne sai?
Bastiano e Milic, il patto. Matthia tacque.
Qua disse l'arcivescovo con la mano sul fazzoletto rosso, si parla del numero. Cosa risulta dalle prove che hai fatto poco fa?
Non so, ma credo sia importante il perch lo abbia fatto, prima di capire chi lo abbia fatto.
A parte questa frase da tribunale, hai una tua opinione?
Non hai il tempo di offenderti, e rispose, si tratta di superstizioni molto precise, non banchetti per gli animali o gatti neri disse Matthia.
Il priore ha raccontato all'inquisitore che Milic discende da una stirpe di demoni, come Merlino per questo gli attribuisce virt profetiche. Su questi appunti si dice che abbia sentito Milic parlare con una bastia che latrava come un cane o qualche animale del genere. Avrebbe dovuto avere il buon senso di tenere assurdit del genere per s, non credi?
Certo.
Frate Matthia, insomma disse l'arcivescovo sfogliando con violenza,  possibile che ti trovi d'accordo con tutto quello che dico? Dagli appunti dell'inquisitore mi ero fatto un'opinione diversa di te. Anche se in effetti sei il favorito del priore... cosa si prova a essere il favorito di un idiota?
L'arcivescovo lanci il florilegio che scivol sul piano del tavolo come su un lago di ghiaccio. Il dorso del libro urt Matthia a met coscia. Matthia lo prese.
Allora, dalle prove che hai fatto possiamo dire che sia
stato frate Wolfango a scrivere e riscrivere questo numero?
No disse Matthia, dai miei calcoli risulta qualcosa di diverso. L'unico che poteva tornare indietro a riscrivere il numero dopo averlo fatto cancellare  il priore. Anche se non mi torna dove possa aver preso l'inchiostro. Se  stato lui, non saprei dire perch lo abbia fatto.
Se il numero fosse comparso nella tua cella avrebbe destato lo stesso scalpore?
Non so disse Matthia.
Invece lo sai benissimo disse l'arcivescovo. Ad ogni modo, gli appunti dell'inquisitore confermano la tua ipotesi. Questo significa che il priore aspettava un numero. Pensi che possa avere un qualche accordo con Milic?
No. Matthia non perse tempo a stupirsi per la domanda.
Quell'idiota lo avr fatto per farlo vedere a me.
Wolfango vi avr detto qualcosa la scorsa notte, fino a qualche giorno fa era lui il favorito del priore.
Una gara tra idioti insomma liquid l'arcivescovo, comunque no, non gli ho chiesto nulla. Tu sai parlare con i topi?
Matthia non pensava di poter provare fastidio a sentir deridere Wolfango, ma era quello che gli stava capitando.
Per gli avete dato l'Historia
Ora ne avete una ciascuno, sei contento?
Wolfango per ne ha parlato anche durante il processo, davanti ai notai che hanno scritto tutto.
Ha fatto il proprio dovere disse Arnost. Spero lo faccia meglio di quanto abbia fatto sinora il priore.
Matthia incapace di dire alcunch.
Via, via, non essere sciocco continu l'arcivescovo, ti pare che un libro come quello... come si chiama...?
L'Historia Sectae...
Proprio quello disse Arnost riprendendo il filo del discorso, ti pare che un libro pieno di eresie tanto grossolane potesse sfuggire all'Inquisizione o al mio controllo?
Matthia apr il florilegio. Lo sfogli sotto gli occhi dell'arcivescovo. And dritto alla prova, agli eretici che non potevano sfuggire: Abelardo, Giovanni Olivi e Gioacchino da Fiore. Li scorse senza ansia o tremore, come se si trattasse di salmi o sermoni. Ti pare?
Allora perch continua a circolare per Praga? domand Matthia.
E tu saresti il pericolo per la Chiesa e il papato? L'arcivescovo cammin lentamente intorno a Matthia fissandolo, Non ci arrivi? domand.
Gli insulti facevano pi male perch pronunciati in ceco, ma avrebbe preferito sentirne altri. Invece l'arcivescovo scoperchi la botola, e dai sotterranei di Praga le parole emersero come bestie antiche dal letargo.
LHistoria  una trappola disse l'arcivescovo. Un inganno. Le eresie nascono dai furbi o dai fessi. Metti in giro un libro come l'Historia e avrai trovato un furbo o un fesso convinti di avere in mano le chiavi dei grandi arcani del mondo. Giunse la mani dietro la schiena, come se stesse pregando al contrario, un idiota come il priore poi fa il resto, convince altri fessi a seguirlo continu Arnost.  cos che le eresie vere vengono allo scoperto. Stessa cosa vale per i furbi, come Wolfango. Loro sono i pi utili. Intelligenti e insicuri, il meglio che si possa desiderare. Pronti a tradire, a mettere le persone le une contro le altre pur di non sentirsi superati. Trastulli nelle mani del potere. Completamente incapaci di vivere in solitudine, anzi terrorizzati all'idea di non essere al centro delle attenzioni.
Volete dire che siete voi a fornire le copie dell'Historia per creare eresie? domand Matthia.
Ma sei davvero intelligentissimo disse rivolto al vetro della finestra.
Matthia indietreggi, allora cosa siete venuto a fare qui in convento?
Non si possono organizzare gli spettacoli e poi restare a casa mentre sono in corso rispose indicando Bastiano e Wolfango, personaggi della commedia che lui stesso aveva scritto.
Matthia impugn l'elsa, estrasse la spada, fece inginocchiare l'arcivescovo e chinargli il capo, quindi mozz. And
ai piedi di Uberto e pose la testa del vecchio.
Quella del priore  un'eresia disse l'arcivescovo mentre Matthia estraeva le unghie dal palmo delle mani, Tra poco vedrai nascerne una seconda. La notte della Festa dei pazzi ho consegnato l'Historia anche a Wolfango. Se tu avessi visto come era contento. Anche se ancora un p scosso per l'evirazione del tuo amico. Ora sparler di te e degli altri, per farvi litigare. Cercher di mantenere il segreto sull'Hystoria, ma siccome uomini come Wolfango non esistono senza gli altri, non resister. Racconter a persone diverse parti diverse del proprio segreto. Poi queste persone si incontreranno e parleranno di lui, cercheranno di capire quale segreto nasconda, e lui sar al centro delle attenzioni di tutti. Godr della gloria dei topi, famosi solo quando diffondono malattie.
E la storia del tesoro?
Una risata educata ma cattiva fu la prima risposta, mi ero anche dimenticato che l'Historia raccontasse di un tesoro.
C' gente che ucciderebbe pur di averlo.  uno scherzo malefico, dovete fermare questa follia disse Matthia.
Non  affatto uno scherzo, non lo  mai stato. Il tesoro nasconde davvero una sapienza antica. Ognuno trova la propria.
Che volete dire?
Che il tesoro esiste, basta crederci rispose l'arcivescovo.
Ma perch tutto ci?
Arnost sembrava sfidare il sole fissandolo, per mantenere l'ordine disse. Disordine per ottenere ordine. Un disordine artificiale, costruito a tavolino adempie a due funzioni. In primo luogo, aiuta tutti gli spiriti ribelli a unirsi e sfogare la propria rabbia contro qualcuno. Gli uomini hanno sempre un nemico, il vicino, il capo, l'impero, l'avversario politico, non  importante. A noi non interessa capire quale sia, anche se siamo noi stessi. L'Historia  perfetta, taglia il mondo a met. Amici, nemici. Fine del gioco. Noi restiamo in alto a guardarli litigare, fare accordi, trovare altri nemici disse indicando Wolfango e Bastiano. In secondo luogo aiuta le istituzioni a tenere sotto controllo i ribelli. Se ci sono veri pericoli contro l'ordine, verranno facilmente individuati e controllati. Se i pericoli sono finti, restiamo a guardarli.
Perch lo state dicendo a me?
Me ne sto pentendo disse sospirando. Si volt e fiss Matthia. Non aveva ancora richiuso la botola. Quando troviamo un vero pericolo lo bruciamo.
Matthia non mosse un muscolo.
Ma prima gli proponiamo di partecipare disse l'arcivescovo se accetta, avr la fortuna di essere tra i misteriosi autori de...
... dell'Historia anticip Matthia.
Il silenzio che segu diede alla rivelazione il tempo di depositarsi su ogni cosa, la voce antica dell'arcivescovo concluse gli uomini rincorrono il mistero, indagano, cercano, si incuriosiscono. Ma quando scoprono le soluzioni restano delusi. Sai perch?
No, Matthia non sapeva perch.
Perch non vogliono la soluzione, ma il mistero. La verit  che c' un unico grande mistero: il desiderio che qualcosa del mondo rimanga occulto si sedette. Portami da scrivere.
Matthia lo guard perplesso.
L'omelia funebre per l'inquisitore lo rassicur l'arcivescovo.
Matthia lasci lo scriptorium e si infil nel corridoio. Sulla soglia apparve il priore, come se fosse stato appostato l ad aspettare di poter parlare con Matthia. Allora? Gli hai chiesto dell'arazzo? Stavo pensando che l'uomo vestito di stelle potrebbe essere... si interruppe Ma che hai? domand, ti ha chiesto se sei dei nostri?
Matthia pose delicatamente il braccio intorno alle spalle dell'uomo, lo condusse in silenzio fuori dallo scriptorium con il riguardo di un figlio per un padre molto anziano. Con calma.
Ascoltami disse il priore. Tolse il braccio di Matthia dalle proprie spalle, volto teso di chi deve affrontare una situazione grave e urgente l'uomo vestito di stelle potrebbe essere colui che porter il Terzo Testamento, che sconfigger l'Anticristo.
Il priore gli parlava ma le parole erano l'eco di una stanza vuota.
Ascoltatemi voi disse Matthia chiudendo gli occhi, li riapr Wolfango durante il processo ha spiegato il calcolo per ottenere 1368, lui lo ha saputo dall'arcivescovo. Come faceva l'arcivescovo a sapere del numero?
Ti avevo detto che Milic era in pericolo, le Ombre lo stanno seguendo disse il priore e anche noi della Fedelt. Ecco come l'arcivescovo ha saputo del numero.
Perch se lo inseguono tutti nessuno lo cattura?
Ci deve portare al tesoro disse il priore per questo l'inquisitore lo ha lasciato libero, perch era delle Ombre, e loro cercano il tesoro da secoli.
Allora spiegatemi perch due sette tanto geniali non si aspettavano che un predicatore andasse a predicare il loro numero misterioso per le piazze
Perch Milic ha il tesoro, ed  il tesoro a comandare, non chi lo possiede disse il priore.
Colpi di tosse dallo scriptorium. Matthia e il priore tacquero immediatamente.
Ascoltate, dopo l'episodio delle pagine neppure un curioso si  avvicinato al convento, non mi sembra una cosa normale.  come se ci fossero ordini per isolare il convento disse Matthia a bassa voce.
 giusto replic il priore. Le autorit servono proprio a questo. A mantenere l'ordine.
L'intelligenza del piano dell'arcivescovo gli apparve evidente mentre soffocava in bocca la frase l'Historia  una trappola. A chi dire una cosa del genere, al priore? A Bastiano? Cosa avrebbero pensato? Non certo che un amico li stava aiutando a uscirne, piuttosto a un tentativo di barare, che avrebbe dato inizio a una catena di sospetti. Altre bugie, altro sangue. Il genio della perversione stava velando le
menti come nebbia al calare del giorno.
Cosa c' che non ti torna? Milic ha portato il tesoro in convento, ha aspettato il numero e ora se ne va in giro a predicare. Le regole dicono che il tesoro non pu essere rubato, quindi lo inseguiamo disse il priore.
Lo uccideranno?
Finch ha il tesoro no disse il priore ma non  della Ricerca, quindi  possibile.
Fu un attimo. Come una parola che  sulla punta delle lingua e viene in mente solo quando non serve pi usarla. Milic non sapeva nulla del tesoro, per lui i pezzi di vetro trovati a corte dovevano essere solo pezzi di vetro fuori posto. La domanda si piazz nella grinza tra le sopracciglia, perch allora Milic li aveva trovati talmente importanti al punto da lasciare tutto e chiudersi in convento?
Come un ronzio di sottofondo, Matthia sentiva il priore dire... Uomo vestito di stelle... Anticristo... Cola di Rienzo... Terzo Testamento...
Quindi il capogiro pass e ascolt la fine della frase.
... significa che le Ombre avranno distrutto il mondo usando il potere dell'Anticristo. Noi invece vogliamo tenerci la nostra Bibbia e il nostro mondo.
Bastiano lo aveva minacciato di morte, Milic aveva perso la ragione. Per una trappola?
Ho bisogno di pregare disse Matthia.
Il priore lo guard stupito.
Ges Cristo disse Matthia vorrei solo pregare Ges Cristo, mi date un momento?
Pregherai l'uomo vestito di stelle disse il priore, ora  meglio trovare un modo per trattenere Bastiano in convento, altrimenti l'inquisizione lo porter via e Dio non voglia che lo mettano in prigione con Milic.
Davanti a Cristo vestito di stelle direte che la cattura di Bastiano  valsa l'inquisitore, il bibliotecario, il tradimento di Goffredo Matthia poggi la fronte su quella del priore ... Uberto disse a denti stretti.
Povero piccolo gli disse il priore scostandosi ti stai accorgendo che dietro le profezie non ci sono libert, uguaglianza e bont, che nessuno dei tuoi amici, neppure Milic, vorrebbe davvero un mondo povero come quello dei dodici apostoli. E ti stupisce? Il tuo problema  che non sogni di notte, ma di giorno, che sei attratto da profezie da mercante, che spera solo che gli affari vadano bene a tutti, perch cos andranno bene anche a lui.
Cosa c'entra il mercante?
Un mercante o un avvocato cosa penserebbero del sogno di un libro o di un frate che si evira?
Che sono follie, pens Matthia.
Che sono sciocchezze continu il priore.
Matthia non rispose anche io ho sempre pensato di voi che siete un mercante. Sentirselo dire proprio dal priore lo prese tanto alla sprovvista da seccargli la lingua.
Lo guard andar via seminando granelli di polvere.
Obbed a un istinto indefinibile, come per recuperare il ritardo di quella mossa.
Entr nello scriptorium senza fare rumore, controll che l'arcivescovo stesse ancora scrivendo.
Bagn l'indice con la saliva, apr la pagina del florilegio contenente la profezia di Gioacchino e tracci una striscia umida al bordo interno della pagina.
Si accert che l'arcivescovo non si fosse mosso.
Controll alle spalle che non fosse tornato il priore.
Quando il bordo della pagina fu umido abbastanza da rendere silenzioso lo strappo, lacer il volume con un movimento rapido e deciso.
Prima di tornare in cella, mi dici perch Bastiano ha cancellato gli appunti originali per accusare se stesso? disse Arnost da lontano.
Matthia pieg rapidamente il foglio in quattro e lo fece sparire nello scapolare.
Chiuse il florilegio.
 caduto nella trappola dell'Historia disse Matthia. Lui  di quelli pericolosi?
Di quelli che potr scrivere il prossimo capitolo dell'Historia se far il bravo disse Arnost.
Quindi a me non resta che il rogo? prov a fare il simpatico.
Per te bastano le scale per tornare nel chiostro rispose l'arcivescovo alzandosi, lui con quali crede di stare?
In che senso?
Bastiano di quale setta dice di far parte? ripet l'arcivescovo scandendo bene le parole a voce alta.
Ombre, dice di essere delle Ombre disse Matthia.
Di' al priore di mandarmelo subito.
Se rifiutasse? domand Matthia.
 un ordine, obbedir.

31. Praga, 30 dicembre 1363.

Ora settima
Era la prima volta che Karl si muoveva per le vie di Praga in incognito. Aveva lasciato la scorta ad aspettarlo nel cortile. Aveva chiesto al maniscalco due cavalli eludendo ogni domanda. Cavalcavano da poco quando, abbandonata l'area urbanizzata, un labirinto disordinato di alberi ftti li avvolse nelle profondit del bosco.
Nessuno dei due conosceva la strada per raggiungere il convento. Karl non c'era mai stato, Evka ci era arrivata scortata da un frate. Fu un carrettiere a venire in soccorso all'imperatore e alla prostituta di Benice.
Le indicazioni bastarono appena. Percorso un altro breve tratto di bosco Karl e Evka si persero ancora.
Nitrito di cavalli nascosti dagli alberi.
Karl si precipit verso quella direzione, ma venne bruscamente trattenuto da Evka.
Che fai? domand Karl.
Non sappiamo chi sono, e voi siete in incognito rispose Evka sbirciando tra i cespugli.
Dobbiamo passare per forza da quella parte.
Sono armati, non mi fiderei.
Sai chi era Jan Smoyno?
Jan Armato, detto cos perch faceva tutto con l'armatura indosso. Tutto. Karl lo aveva cinto di catena d'oro per il valore dimostrato in guerra. Ma al tempo della permanenza di Karl in Italia, l'Armato era diventato un bandito che terrorizzava il regno. Di ritorno dall'Italia, era stato Karl stesso a catturarlo e a mettere intorno al suo collo il cappio per l'impiccagione. La vicenda era ben nota.
Sbirciando tra i rami: Ora siete solo e quelli sono in tre, se non vi riconoscono siamo spacciati disse Evka. Se invece vi riconoscono suoneranno trombe e campane per annunciarvi ai frati, e addio sorpresa.
I tre avevano i cavalli legati. Stavano in piedi dritti come colonne disposte lungo un fascio di sole a riscaldarsi.
Se li ignorassimo e tirassimo dritti di corsa? soluzione da scartare. Karl stesso ne convenne immediatamente dopo averla proposta.
Lasciatemi provare una cosa disse Evka legando il proprio cavallo.
Karl l'afferr per un polso: Dove vai?
Vado a vedere chi sono e che vogliono disse Evka.
Ti domanderanno che ci fai qua.
Dir che ho perso il cavallo.
Karl non fece in tempo a ribattere che Evka era gi diretta verso gli uomini. Labbra a cuore, preceduta di qualche centimetro dal corpetto sporgente, li raggiunse. Parl con loro per qualche momento, quindi torn indietro attenta a sparire dagli sguardi dei tre.
Allora? domand Karl.
Indovinate?
Karl non aveva voglia di indovinare.
Sono vostri uomini, e hanno ordine di non far passare nessuno diretto al convento.
Miei uomini? E chi li avrebbe messi qui?
Evka lo fiss negli occhi: Voi.
Non aveva mai dato quell'ordine. Arnost, pens Karl. Per evitare che si creasse un pellegrinaggio di curiosi sul sentiero delle pagine appese.
Maledizione, che si fa?
Non so, quelli hanno l'ordine di star fermi l, neppure la balla del cavallo perduto li ha smossi.
Ci sar un altro sentiero per arrivare al convento. Proviamo a fare il giro intorno al posto di blocco.
Il bosco  fitto, rischiamo di perderci e nei paraggi non ci sono abitazioni osserv Evka.
Che strada hai fatto con il frate?
Non ricordo, di certo non abbiamo incontrato nessun posto di blocco, altrimenti tutta Praga saprebbe che una prostituta viaggiava con un frate per il convento.
Proviamo, se non dovessimo trovare l'altro sentiero torneremo qui disse Karl.
Abbiamo solo un paio di ore di luce, alla ora nona inizia il tramonto, non conviene rischiare.
Allora? Aspettiamo che vadano via? Karl irritato.
Dipende da quanto i vostri uomini sono obbedienti ai vostri ordini Evka, nervosa.
I cavalli di Karl e di Evka iniziavano a portare le orecchie all'indietro. Segno che si stavano spazientendo.
Avete dei soldi? domand Evka.
Non vorrai corromperli? Karl, occhi sgranati.
Offrir loro del denaro per cercare il mio cavallo non per farci passare rassicur Evka.
 la stessa cosa, vuoi corrompere i miei uomini disse Karl.
Non siete curioso?
Karl si volt dall'altra parte per disappunto.
Cominciate a pensare anche a come entrare in convento disse Evka, non baster presentarsi l davanti.
Una volta arrivato in convento potr dire di essere l'imperatore disse Karl.
Certo disse Evka, e io dir di essere la regina di Inghilterra: passavamo da qui, allora siamo venuti a visitare il convento.
Roma, una decina di anni prima
Fu il benefattore a trovarlo, con i suoi tentacoli dalla faccia da sgherri.
Fu preso e portato in una bella casa romana, scortato fino a una porta. Lotario immagin si dovesse aprire da sola, come nei racconti. Invece, se non avesse aperto lui, sarebbe rimasto a guardarla ancora a lungo. Nessuno lo invit a entrare, ma non aveva altre scelte. Fu investito da un calore di cosa viva, la stanza lo inghiott.
Una decina di persone disposte lungo una specie di cattedra semicircolare. Il crepuscolo lo abbagli, si domand come mai non fossero incappucciati come si era aspettato. Lo cap quando copr la luce con la mano. Quelle persone erano tutte di spalle.
Lotario sud. Mise le mani lungo i fianchi, poi conserte, infine in tasca. Fece un passo in avanti, torn un poco indietro. Sent la porta chiudersi alle spalle. Sobbalz: non un fantasma, ma un nano che and subito via.
Dov'? dall'ombra.
Lotario temporeggi, si guard intorno.
Mi  sfuggito, travestito da donna.
Trovalo ordin una voce.
Io... non sono in grado.
Silenzio.
Voglio andare via piagnucol.
Silenzio.
Lotario si volt. Apr la porta. Le scapole dei presenti parevano ali di farfalle con occhi finti, nessuno lo blocc.
Prima di uscire si ferm. Immobile, con la mano sulla maniglia, non oltrepass la soglia. Richiuse la porta a pochi centimetri dal proprio naso.
Torn dinanzi agli uomini di spalle.
Fuori dalle mura.
Facilissimo, era bastato mostrare il bubbone alle guardie. Un nodulo di carne sciolta e icore. Le guardie schifate non avevano osato controllare altro.
Disfarsi dell'abito femminile. Un angolo nascosto per litigare con l'allacciatura ad alamaro. Scomoda. Sciogliere i nodi, cappio dopo cappio.
I bottoni uscivano dai cappi come teste di impiccati.
Bel presagio, scherz Marion. O almeno ci prov.
Indoss abiti maschili. Mise quelli femminili nella sacca. Ne avrebbe ricavato qualche soldo o un altro travestimento.
Respirare. Fare il punto della situazione. In fretta.
Devo trovare rifugio.
Mentre pensava, tast l'incartamento sigillato che aveva trovato in mezzo alle scale.
Sottilissimo, leggero. Un foglio.
Avrebbe avuto il tempo di aprire, di capire perch era in mezzo alle scale e non sotto l'uscio, di memorizzarne il contenuto.
Via. Prima che mi trovino.
Per il momento non lo tenevano pi sotto scacco.
Evka prese i soldi. And dagli uomini e torn subito indietro.
Dovreste uscire pi spesso in incognito, si scoprono sempre cose utili sui propri fidati disse Evka mostrando i soldi che le erano avanzati. Se il controllo dell'impero  affidato a gente come quella... buona fortuna.
Se i sudditi usassero i soldi per corrompere, allora sia lodato Dio che ci ha dato la povert.
Se i potenti dessero ordini utili ai sudditi e non solo a se stessi non ci sarebbe bisogno di corrompere.
Va bene, va bene Karl tagli corto scocciato, mi vuoi spiegare il tuo piano?
Ora liberiamo il mio cavallo, loro si lanceranno a inseguirlo e quando saranno lontani ci lanceremo al galoppo in direzione del convento.
Perch non gli hai dato tutti i soldi?
Met subito, met a lavoro finito rispose Evka.
Ma...
Evka strizz l'occhio, i soldi sparirono in una delle sue tasche.
Karl mont sul proprio cavallo, poi invit Evka a fare lo stesso. Il peso di Evka non avrebbe recato alcun danno ai lombi dell'animale, nonostante la bestia non fosse abituata a portare due persone al galoppo.
Prima di salire, Evka sciolse il proprio cavallo.
Karl la sollev con una forza che la donna non sospettava. Diede un colpo di frusta al cavallo libero. I tre uomini si lanciarono all'inseguimento.
Karl attese che la galoppata spingesse abbastanza lontano i cavalieri.
Colpo di speroni.
Si inoltrarono nel bosco boemo. Man mano che il bosco si infittiva, gli alberi apparivano sempre pi coperti di muschio. Il sole penetrava a fatica tra le fronde pi alte, piegate le une sulle altre come a occultare qualcosa che il cielo non doveva vedere. Il sentiero proseguiva dritto. Dei tre uomini del posto di blocco neppure l'ombra. Il fruscio dell'acqua trad la prossimit di un torrente. Karl si volt a cercare conferma negli occhi di Evka che annu col capo per non far rumore, come se fosse in una chiesa. Il posto era quello. Karl ripens alla pagina con la profezia della caduta di Lucifero che aveva staccato dai rami. Una brutta sensazione gli corse lungo la schiena. La stessa sensazione doveva aver colpito Evka che obbedendo a un istinto si era fatta pi vicina a lui. L'abside della chiesa del convento si present inaspettata, di spalle, come a voler offendere la dignit del visitatore, non solo di Karl, ma di ogni viandante.
Si entra da l? disse Karl indicando il massiccio portone in pietra.
No rispose Evka,  un ingresso finto che chiamano porta dell'enigma.
Karl non aveva bisogno di altre spiegazioni, aveva sentito parlare di quella porta singolare.
Sulla neve che ricopriva il sentiero erano visibili tracce fresche di zoccoli di cavalli. All'incirca tre. Se avevano superato il posto di blocco, poteva trattarsi di frati. Ma il convento non poteva permettersi tre cavalli.
La rigidit della lastra in pietra che costituiva la finta porta affascinava il bosco, che, dorato dal sole, pareva sospeso in una nostalgia senza tempo. La stessa irradiata dalle rovine antiche. Karl si accorse di aver fermato il cavallo senza un motivo preciso ed Evka, senza una ragione evidente, teneva le unghie affondate nella paletta della sella.
La strada si interrompeva. Chi batteva quel sentiero lo faceva solo per raggiungere il convento. L'ultima persona che poteva aver avuto interesse ad arrivare fin l e che poteva permettersi un cavallo era stato il nuovo inquisitore, frate Martellino. Il precedente non aveva fatto ritorno. Karl
si domand se avessero gi sepolto il cadavere.
Le mura, la lastra e l'abside sembravano abbandonate, e non pareva nascondessero frati, piuttosto un convegno di anime in attesa di Herlaking.
La lenta discesa del sole allungava le ombre di ontani, aceri e abeti rossi.
Karl diede un'impercettibile stretta di gambe e l'animale, con incedere incerto, li port vicino alla porta.
Evka era incuriosita dalla scritta che ne percorreva il perimetro. La notte della Festa dei pazzi le era parsa illeggibile. Ora, invece, scopriva che i caratteri si potevano distinguere, mentre l'ordine delle lettere rimaneva incomprensibile. suepceorncfreismsionneoanlctreerd1iutsudres. Prov ad anagrammare puer... res... deus... La porta e quell'architettura invertita sortirono su Evka lo stesso effetto straniante di due giorni prima. Cerc con lo sguardo qualcosa che le fosse familiare, che la riportasse a una dimensione rassicurante e accogliente. Si guard intorno e si accorse che il bosco la separava da tutto ci che le dava sicurezza, fosse anche Benice.
Solitaria e silenziosa, la collina del Petrin le restituiva un senso di casa. L'acqua della Vltava era troppo calma in quel pomeriggio per essere udita da cos lontano.
Entrambi rimasero a fissare le quarantatr lettere. Il cavallo si piant.
Ti ha detto che vuol dire? disse Karl riferendosi a Bastiano. Evka scosse la testa lentamente continuando a guardare la porta.
Karl ridiede una stretta di gambe. Ma questa volta il cavallo non si mosse.
Riprov stringendo le gambe. Niente. Controll se non vi fosse un'ombra o un rumore che stesse spaventando l'animale.
Karl sferz un colpo di frusta. Il cavallo replic con un movimento nervoso del muscolo posteriore.
Un colpo di frusta pi forte.
Perch fa cos? domand Evka. Il cavallo immobile, collo teso.
Karl piazz un colpo di sperone e col bacino assest un colpo in avanti. L'animale si port qualche passo indietro.
Non lo ha mai fatto disse Karl, quindi scese di sella. And davanti all'animale e gli parl dolcemente sottovoce, accarezzandolo. L'animale continu a indietreggiare, di scatto volt il capo come a voler fuggire da l. Karl fece in tempo ad afferrare la briglia. Continu ad accarezzarlo e a parlare con calma per chetarlo, quindi prese Evka per i fianchi e l'aiut a scendere. Qualcosa che non riuscivano a vedere bloccava il cavallo. Fu Evka a indicare inorridita un punto in alto tra gli alberi.
Due piedi.
Il saio a campana lasciava vedere dal basso la postura rigida delle gambe leggermente piegate. Un'estremit del cordone del saio era servita per cingere il collo, l'altra per il nodo al ramo. Il capo poggiato su una spalla e la fronte piegata in avanti. Il frate impiccato mostrava i denti, con il labbro superiore sollevato in un'espressione tra l'animalesco e il satanico. Le braccia stavano leggermente scostate dai fianchi. I pugni chiusi facevano sembrare le mani zoccoli e toglievano a quel cadavere ogni riferimento ad alcunch di umano.
Signore, dove vai? domand Pietro a Cristo.
Bastiano per canzonare Matthia gli rispose come Cristo aveva risposto a Pietro che fuggiva da Roma a farmi crocifiggere per la seconda volta.
Resterai sconvolto fece in tempo a dirgli Matthia.
Quindi un frate si trascin via Bastiano, e Matthia torn in cella.
Matthia fiut l'aria, come se ci potesse essere traccia di quanto si erano detti Bastiano e Wolfango.
Avvert un rumore fuori dalla porta dell'enigma.
Un rumore di qualcuno che vuole entrare, tornare a casa, ma si ferma davanti alla soglia perch da quella porta si esce per non tornare indietro. Perch il confine  troppo netto tra dentro e fuori.
Qualcuno bussava.
Sono Goffredo.
Matthia corrug la fronte: Che ci fai l fuori?
Non c' tempo, ascoltami, sei in pericolo.
Figlio di un cane grid Matthia contro la porta, adesso sei tu che mi devi ascoltare.
Dopo, Matthia, dopo lo interruppe Goffredo allarmato.
Io e te non abbiamo niente da dirci Matthia, secco.
Dall'esterno si ud qualcosa che Matthia interpret come un sospiro rassegnato.
Matthia batt il palmo contro la pietra della porta e si allontan irritato.
Silenzio.
Bastiano ha chiesto a Wolfango di ucciderti disse Goffredo, il tono non era pi allarmato, ma freddo, quasi distaccato.
Goffredo... Goffredo... il tradimento non si compir. Cosa ti ha promesso questa volta Wolfango? Un posticino di riguardo quando sar il nuovo priore?
Goffredo lasci cadere l'accusa. Ero venuto a parlare con te continu, da qui fuori ho sentito delle voci e sono rimasto ad ascoltare. Erano loro due. Stai attento. Bastiano ha promesso a Wolfango qualcosa che in questo momento sarebbe in possesso di Milic. Lo ha chiamato tesoro. Gli ha detto che lo divideranno, una volta recuperato.
Stai zitto url Matthia e con le nocche colp quel confessionale incorniciato da quarantatr lettere.
Goffredo continu a parlare con una voce liquida: In cambio Wolfango dovr ucciderti.
Basta url Matthia contro la porta. Non ci provare, verme. Il tuo padrone, quel ratto di fogna, ti ha chiesto di venire a mettere me e Bastiano l'uno contro l'altro, vero? Ma vedi, persone piccole fanno mosse piccole, mosse che i grandi vedono in anticipo.
Lo far oggi stesso disse Goffredo senza badare alle parole di Matthia.
Sei un verme, hai tradito, ti sei venduto, ma non ti basta, vuoi scendere ancora pi in basso? disse Matthia a denti stretti. Dimmi, visto che hai voglia di parlare, dimmi,
come  stato vedere Uberto morire?
Ti prego Goffredo, voce rotta.
Schifoso. Allora? Ti  passata la voglia di parlare? prosegu Matthia con l'intento di ferire.
Ti prego Goffredo piangeva.
Lo hai lasciato morire legato alle catene che legavano anche te, vero? Matthia incalzava.
Dall'altra parte Goffredo piangeva con la bocca attaccata alla porta.
Avevi gi pensato a come metterti ai ripari se le cose fossero andate storte. Per questo dicevi tutte quelle assurdit su Milic, per questo ti erano venuti tutti quei dubbi lo accus Matthia, per tenere buona la tua coscienza sporca. Avevi gi deciso cosa fare, da che parte stare. Cane, verme.
 venuto con una mannaia disse Goffredo. Piangeva.  venuto a chiederci dove nascondessimo il Graal. Sembrava impazzito. Io e Uberto non sapevamo di cosa stesse parlando. Abbiamo cercato di spiegarglielo, ma lui era sordo, accecato di odio. Allora ha preso la mannaia e ha iniziato a colpire Uberto. Prima l'alluce. Poi a ogni domanda senza risposta tagliava un pezzo di corpo. Arrivato al polpaccio, Uberto era gi morto Goffredo non riusc a continuare, sopraffatto dalle lacrime.
Matthia era diventato tutt'uno con la porta in pietra.
Poi  tornato, non mi ha domandato pi nulla del Graal, mi ha parlato di te e del priore continu Goffredo. Continuava a dire che la morte di Uberto gli era servita a capire se anche Uberto e io fossimo d'accordo con te e il priore. Io non gli ho creduto, gli ho dato dell'assassino, del bugiardo. Allora mi ha torturato Goffredo tacque.
Matthia, fronte contro la porta, si sent in colpa. Non si domand per cosa.
Mi ha messo un bastone appuntito tra le ginocchia e a colpi di martello mi ha forato i lati delle giunture e spezzato le gambe, quindi mi ha portato a vedere il priore mentre entrava nella tua cella con dei pasti caldi, poi una prostituta che entrava nella cella di Bastiano... insomma io... io ero con il cadavere di Uberto che mi marciva accanto, solo, paralizzato e con un pazzo sanguinario che mi diceva che tu nascondevi un segreto... cosa dovevo fare, dimmelo. Goffredo continuava a giustificarsi soffocato dalla disperazione.
Matthia soffriva. Aveva rincorso profezie, numeri, Bibbie del futuro. Tutto ci mentre a poche celle dalla propria si consumava uno dei drammi pi antichi del mondo. Un uomo, messo spalle al muro dall'arroganza e dalla violenza di un topo, era stato costretto a umiliare se stesso, costretto a tradire, a vedere un amico fatto a pezzi. Perch un topo potesse pisciare su un convento e marcare i territori.
La notte della Festa dei pazzi  venuto nella mia cella, mi ha confessato di essere stato dall'arcivescovo. Qui ha saputo il significato del numero 1368. Poi ha affermato delle cose su un tesoro, su certe sette. Insomma, le cose che mi hai sentito dire al processo disse Goffredo senza nascondere nella voce la vergogna per il tradimento. Lui  convinto che Milic abbia il Graal. Bastiano poco fa deve avergli detto che riuscir a sottrarlo a Milic e che  disposto a cedere una parte di potere a chi ti uccider aggiunse.
Vuoi sapere la verit? domand Matthia.
No rispose Goffredo. Sembra un duello a chi confessa per primo la verit. Wolfango ha confessato di aver scritto il numero. Bastiano ha confessato di essere stato lui. L'arcivescovo regala libri di eresie. Milic va in giro a confessarsi nelle piazze di Praga Goffredo, dall'altra parte, fece una specie di risolino amaro. Anche tu hai confessato qualcosa, ora finalmente so cosa nascondevi a me e a Uberto la mattina che tornavamo dal palazzo dell'inquisitore. Oggi lo hai confessato. Anche tu ti sei accusato, come gli altri. I tuoi appunti sul calice. Non ne avevi mai parlato. Ora lo hai fatto, tutti abbiamo confessato qualcosa di brutto, di nascosto disse Goffredo e la voce si assottigliava come il cono di un mulinello d'acqua.
L'arcivescovo vuole parlare anche con te. C' altro che devi sapere disse Matthia in fretta.
No, Matthia, non c' altro. Tutti abbiamo aspettato il nostro turno, come a mensa, per ricevere una colpa, alcuni intenzionalmente, altri senza volerlo. Dov' la verit? La Verit, Matthia, ti ricordi la verit di cui parlava Milic? Dimmi, allora, se tutti hanno confessato tutto, dov' la Verit?
Bastiano si  accusato perch  interessato a rimanere da solo, vuole una prigione. E' vittima di un piano, ti spiegher tutto l'arcivescovo.
Non voglio sapere altro di Bastiano. Stai attento a lui e a Wolfango, sono d'accordo per ucciderti.
Non mi stai mentendo? Matthia cercava il vecchio amico.
No, volevo scusarmi, ero venuto per questo. Invece forse ti ho salvato la vita. Ora posso andare con un peso in meno nel cuore.
Fuggi?
S. Ti ricordi la profezia che mi hai fatto tornando dal palazzo dell'inquisitore? Quando eravamo io, tu, Uberto e l'asino?
Matthia cerc di ricordare, ma il tempo aveva lo spessore di troppe pagine sovrapposte.
Hai sbagliato, non si realizzer.
Matthia aveva trovato il vecchio amico: Riesci a camminare?
Lentamente disse Goffredo, non sono in grado di liberarti, non dalla prigione.
Cosa si sono detti esattamente?
Li ho trovati a met del discorso, era Bastiano a parlare. Wolfango  stato quasi sempre zitto.
Alle spalle di Matthia i cardini cigolarono, si volt. Zoppicando entr Bastiano.
Matthia diede tre colpi di nocche alla porta sperando che Goffredo capisse.
Bastiano  un tempestario, un negromante, ha detto di poter evocare demoni per ottenere ricchezze o uccidere.
La gamba ferita lasciava un solco sulla sabbia mentre Bastiano si avvicinava a Matthia.
Matthia ci sei? Che significano questi tre colpi di nocche? domand Goffredo dall'altra parte.
Matthia si volt dalla parte opposta per l'imbarazzo.
Ciao Goffredo disse Bastiano.
Dall'altra parte silenzio.
Lo so che ci sei ancora continu Bastiano, ascoltami bene, il tuo problema, caro Goffredo,  che queste parole non te le ha suggerite Wolfango, ma le hai sempre pensate.
Smettila gli disse Matthia.
E sai perch le hai sempre pensate? Perch sei un mediocre, che tradisce da mediocre, che ha i sentimenti di un mediocre, e che sporca ogni passione con la mediocrit. Tu esisti solo quando servi agli altri, come un secchio o un martello.
Matthia si alz, si frappose tra Bastiano e la porta: Smettila.
Sparisci. La storia andr avanti comunque. Nessuno si  accorto che c'eri, nessuno si accorger che sparirai.
Dall'altra parte non si ud pi nulla.
Buon viaggio, pens Matthia, e rimase con le spalle alla porta dell'enigma.
La morte ha questi occhi da amico? si domand Matthia studiando i movimenti cauti di Bastiano che cercava di sedersi. Hai chiesto a Wolfango di uccidermi? gli domand.
Bastiano con la nuca alla parete fissava le volte della prigione, le oltrepassava e si tuffava in qualcosa di indistinto liquefacendosi. A impressionare Matthia fu la sua gioia, brutta, funesta, oscena.
Mi senti? Ti ho fatto una domanda.
No.
No cosa? domand Matthia.
Non ho chiesto niente a Wolfango.
Allora perch Goffredo mi avrebbe detto che lo hai fatto?
Vale la pena interrogarsi sui perch di un Goffredo?
Matthia si sent come l'anello di una forbice, che un dito invisibile allontanava dall'altro anello, da Bastiano. E con gli anelli si mossero le lame, pronte ad adempiere all'antico compito.
Sembri felice.
Bastiano non cambi espressione.
Per qualcosa sentita dall'arcivescovo?
No rispose Bastiano.
Avete parlato per pochi minuti.
Numero, Milic, papa...
Tutto questo in una manciata di minuti?
S.
I pezzi di vetro si trovavano dentro la carne da almeno quattro giorni. Su Bastiano iniziavano ad apparire mostruosi segni di contrazione dei muscoli del volto, la faccia stava assumendo sempre pi la forma di una maschera ridente, sembrava che due dita gli divaricassero le labbra impedendogli di pronunciare frasi articolate. Non era pi seduto ma steso, portava la nuca indietro, quasi a voler staccare la schiena da terra, facendo leva solo su testa e calcagni. Sembrava volesse formare un arco, alla maniera degli indemoniati.
A me ha tenuto per un bel pezzo, portandomi nella cella per il numero, poi nello scriptorium per Gioacchino. Mentre era qui, ha visto quella Matthia indic l'Historia e ha voluto parlarne.
Certo disse Bastiano.
Te ne ha parlato? S.
Allora puoi smettere di torturarti disse Matthia.
Bastiano gli lanci un'occhiata sbieca. Le contrazioni mollavano lentamente la presa.
Li vuoi tu? domand Bastiano.
Dalli al priore disse Matthia. Chiss che far quando glieli mostreremo.
Quello che far io se proverai a dirglielo Bastiano a pelo dritto.
Dimmi cosa vi siete detti con l'arcivescovo.
Matthia, stanne fuori.
Allora non  uno scherzo disse Matthia. Cosa ha visto Milic in quei vetri?
Che morir rispose Bastiano. L'arcivescovo mi ha detto che, se non mi curo, morir.
Solo questo?
Bastiano sorrise e chiuse gli occhi.
Matthia si cuc la bocca. Si era sentito troppe volte stupido sotto il sole di settima.
La porta sbatt al muro.
Un frate entr senza salutare.
Usc di nuovo e spunt di schiena trascinando un grosso mucchio di paglia. La lasci dentro e and via.
Matthia non domand cosa servisse tutta quella paglia. Lui ne avrebbe fatto un giaciglio per la notte.
Un rumore riport Matthia alla porta dell'enigma.
Goffredo? pens, poi riconobbe che si trattava di un cavallo che sbuffava.
Non si domand nulla, alz gli occhi.
suepceorncfreismsionneoanlctreerdiiuts udres.
Le parole di Goffredo.
Sembra un duello a chi confessa per primo la verit.
Le parole di Bastiano.
Una strana sensazione mi dice che l'anagramma corretto sia connesso ai fatti di questi giorni.
L'Apocalisse.
E quando avranno compiuto la loro testimonianza, la bestia che sale dall'abisso far guerra contro di loro, li vincer e li uccider.
Le lettere andarono a comporsi nella mente di Matthia, ordinate come gli scacchi sopra riquadri.
Un riquadro bianco e uno nero.
suepceorncfreismsionneoanlctreerdiiutsudres.
Una lettera s e una no. Partendo dalla D della colonna a sinistra e muovendosi lungo il perimetro.

De se confesso non creditur super crimine alterius.
Chi confessa un crimine non  credibile quando accusa gli altri di crimini.
Ce l'abbiamo fatta Bastiano, ce l'abbiamo fatta. La solitudine  pi pesante nei momenti belli, quando ci si guarda intorno e si scopre che il bel momento, senza nessuno con cui condividerlo, morir con noi.
Il cavallo sbuff ancora.
Avrebbe portato con s solo quanto aveva nello scapolare, le due pagine del florilegio con la formula di Bastiano e la profezia di Gioacchino. Si guard intorno. Abbandonata in un angolo, la ciotola appartenuta a Milic.
I rumori che venivano da fuori per un istante cessarono per riprendere qualche attimo dopo in misura 
maggio-re. Matthia accost l'orecchio alla parete. Voci. Fuori c'era qualcuno. Distinse un uomo e una donna.
Si volt verso Bastiano, lo vide privo di sensi, dormiva o era svenuto. Non se ne cur e torn con l'orecchio alla parete.
Poi i rumori si allontanarono per ricominciare pochi istanti dopo nel chiostro. L'uomo e la donna erano entrati in convento.
Matthia si affacci per capire. Non vide nulla.
Passi, sempre pi vicini.
L'ansia gli fece stringere le sbarre della cella come per non piegarsi dal dolore.
Spunt una donna che, senza fiato, afferr le sbarre sfiorandogli le dita: Hai mai visto un leone davanti a questa cella?
Matthia indietreggi stranito dall'assurdit della domanda.
La donna riprendeva fiato ma senza staccargli gli occhi di dosso. Aspettava una risposta.
Evka sbirci nella cella, stacc le mani dalle sbarre.
Matthia sent come una piuma sull'indice, segu la direzione degli occhi di lei, comprese chi era.
Entrambi, per un momento brevissimo, guardarono il corpo inerme di Bastiano che giaceva in posizione fetale.
Altri passi.
Rispondimi, prima che arrivi il priore insistette Evka.
... no... nessun leone balbett Matthia, ma che succede l fuori?
Arriv un frate con il volto teso. Scans Evka in malo modo. Ficc la chiave nella serratura e apr la cella.
Quasi sottovoce Matthia domand: Sono libero?
Il frate non rispose, and via lasciando la porta aperta.
Evka si mise da parte per farlo uscire.
Passi lenti, sguardi smarriti e profondi su quanto lo circondava. Matthia sembrava gustare quel momento come se fosse l'inizio di una nuova vita.
Prima di uscire indugi un momento sulla soglia.
Qualcuno stava piangendo.
Si volt, Bastiano dormiva indifferente.
Cerc la causa di quel pianto in Evka, che gli volt le spalle.
Usc.
Hai incontrato un frate lungo la via? le domand Matthia.
Evka, di spalle, non rispose.
Matthia la super.
Un gruppo di frati e un uomo erano in piedi intorno a un cavallo. Parlavano sottovoce. Uno baciava un crocefisso, un altro si segnava con il segno della croce.
Il cavallo abbandon la posa monumentale per voltare il muso verso Matthia, come se lo stesse aspettando.
Ancora ansia nelle gambe molli, nei passi incerti.
Raggiunse i frati intorno all'animale. Si fece largo.
Il respiro si interruppe.
Una mano davanti alla bocca per trattenere una reazione arrogante, incontrollabile.
Mio Dio singhiozz piegandosi sulle ginocchia. Mio Dio... no parole soffocate dalle lacrime.
Il cadavere di Goffredo sul cavallo. Il cappio ancora al collo.
Si volt per non guardare. Si volt a guardare ancora.
Passi alle sue spalle. Bastiano, svegliatosi per i rumori, lentamente si avvicinava a vedere.
Guarda gli disse Matthia.
Bastiano cerc la spalla di un frate per non gravare sulla propria gamba.
Matthia ne colse l'espressione fuori luogo, forse divertita. Dove lo ha fatto? domand all'uomo che lo aveva trovato e portato in convento.
Davanti alla porta dell'enigma disse Bastiano anticipando lo sconosciuto. Se non foste passato aggiunse, non se ne sarebbe accorto nessuno.
Matthia colse il macabro doppio senso. Sparisci, aveva ordinato Bastiano a Goffredo. E l'amico aveva scelto il significato sfuggente della parola sparire.
Karl accenn un s col capo. Non aveva ancora rivelato la propria identit.
Era da solo? domand Bastiano.
Matthia fu stupito dalla domanda quanto gli altri. Karl conferm che Goffredo era da solo.
Lungo la strada avete incontrato un uomo, un frate di aspetto segaligno?
Matthia cap. Bastiano voleva sapere se Goffredo avesse incontrato Milic. Bastiano non aveva pi nulla da perdere, non gli amici, non la dignit. Solo una scommessa antica, l'unica cosa che gli importava.
No, non ho incontrato nessuno rispose Karl.
Non ha incontrato nessuno ripet il priore. Non ha incontrato Milic, pens.
Rimasero a contemplare lo spettacolo lugubre della morte.
Cosa lo ha spinto a questo? domand Karl.
La risposta a questa domanda implicava problemi di carattere legale oltre che religioso.
Il suicida doveva essere punito con la confisca dei beni. Era l'unico modo per punire un morto, prendergli tutto quello che lasciava.
Il saio del cadavere sul cavallo avrebbe avuto un erede.
Il suicidio era uno tra i peggiori peccati. Il suicida prima di compiere il gesto estremo, doveva sapere che avrebbe pagato in denaro il proprio peccato. Se non lui, chi sopravviveva.
I problemi di carattere religioso erano persino pi gravi, Tommaso d'Aquino affrontava le quaestiones sul suicidio.
Abbandono dell'amor proprio.
Rifiuto dell'amore per il prossimo e per la societ.
Rinuncia all'amore di Dio.
Il suicidio  sempre sussurro di Satana. Il suicida fa vincere il nemico, privandosi del corpo, della vita e dell'anima che sono dono di Dio. Il suicida dona corpo, vita e anima al Serpente antico disse Bastiano. Nel suo caso non c' bisogno di scomodare Satana,  stato per vigliaccheria.
Vigliaccheria ripet Evka, che aveva raggiunto il gruppo.
Bastiano si irrigid, la gamba ferita non resse costringendolo a una posa floscia.
Matthia la guard. Si domand in quale gioco perverso fosse finita quella donna che dopo il ritrovamento di un suicida era corsa a domandargli di un leone.
Evka e il priore si scrutavano sapendo di condividere un segreto. Il contegno sicuro della donna spiazz il priore. L'uomo che aveva trovato il cadavere di Goffredo doveva essere certo della propria notabilit per ardire di portare con s una prostituta in un convento.
Possiamo seppellirlo? domand Matthia.
Il priore non sembrava interessato a Goffredo. Lanciava frequenti occhiate all'uomo e a Evka, preoccupato, incerto.
Fu in quel momento che nell'aria si diffuse un suono, lieve, lontanissimo. Il vento, supposero. Pi tardi tra i frati si sarebbe diffusa una voce diversa. Un corno.
L'anima di un suicida risvegliava la paura primordiale: Herlaking e la sua masnada.
Karl stava associando i volti ai nomi. Fu certo di aver riconosciuto Bastiano, ma non ne chiese conferma.
Di Matthia invece non sapeva neppure il nome, ma aveva capito che era il prigioniero di riguardo del racconto di Evka. Riconobbe senza problemi il priore. Non vide nessuno che somigliasse alla descrizione di Wolfango.
Possiamo seppellire almeno lui? insistette Matthia.
I sensi del priore si misero in allerta, abbiamo la fortuna di ospitare l'arcivescovo in persona, chiederemo a lui il da farsi quando si sar ripreso, ha avuto un attacco di tosse.
L'affermazione sort un effetto inatteso sull'ospite sconosciuto, che si fece rosso in volto e inizi a sudare nonostante il freddo.
Matthia guard gli alberi, domandandosi come fossero quelli di Parigi. Fiss Goffredo. Si accasci sulle gambe. Pianse.
Bastiano chiese aiuto a un frate per tornare in cella.
Matthia sentiva il bisogno di confessarsi. Di raccontare a qualcuno cosa era successo e per colpa di chi. A pochi passi da lui, Evka, bella e sofferente. Matthia sarebbe corso a confessarle tutto, come aveva fatto Milic. Confessare le proprie colpe. Confessare le parole che aveva detto a Goffredo. Il numero, l'Anticristo, le due sette, Yahveh. Tutti quegli avvenimenti e quelle dottrine si presentarono in quel momento a Matthia costringendolo a rovistare, a dare un nome alla propria responsabilit.
Matthia rimase accovacciato a guardare i frati che sdraiavano sulla neve il corpo del fratello morto e lo coprivano per trasportarlo in chiesa. Ammir la solennit del cavallo, il rispetto che sembrava riservasse al cadavere del suicida.
Fu il priore ad avvicinarsi a Matthia. Con delicatezza lo aiut ad alzarsi e lo accompagn verso la cella.
Matthia non oppose resistenza, si affid a quell'uomo ingannato e ingenuo, che fu lo specchio dentro il quale vide la propria solitudine. Uberto, Goffredo, Bastiano, Milic. Dov'erano? I suoi amici, dov'erano?

32. Praga, 30 dicembre 1363.

Ora ottava
Avete riscritto il numero afferm Matthia a freddo, prima di raggiungere la cella.
Il priore chin il capo. Aveva voglia di arrendersi. Fece ancora qualche passo lasciando Matthia indietro. Gir la testa per guardarlo mentre continuava a dargli le spalle.
Io? disse dopo un ripensamento troppo lungo.
S, voi disse Matthia mentre dietro di loro Goffredo veniva portato in chiesa. Manchiamo solo io e Bastiano a chiudere il cerchio. Degli eretici e di Milic non si sentir pi parlare.
Non sono stato io una brutta luce gli illuminava gli occhi.
Conoscevate gi quel numero afferm Matthia, e vide le spalle del priore incurvarsi sotto il peso di domande non fatte, di affermazioni che esigevano una risposta.
 una profezia antica. L'avvento dell'Anticristo disse il priore. Nella Bibbia, Sara e Tobi pregano il Signore perch esaudisca i loro desideri. Sara supplica il Signore di farla morire.  stata sposata sette volte e per sette volte viene posseduta dal demone Asmodeo che le uccide i mariti. Tobi invece  divenuto cieco per gli escrementi caldi dei passeri che stavano su un muro, lui prega per riavere la vista.
Matthia non comprese. Prima che potesse domandare qualcosa, il priore lo anticip.
Per quattro anni il demonio Asmodeo possiede Sara. Per quattro anni Tobi rimane cieco.
Matthia iniziava a comprendere. Il priore interpretava i passi biblici come profezie. Quattro anni di regno del Demonio. Quattro anni di regno nel buio.
1363-1367.
Matthia immagin una lapide con le due date incise.
Nascita e morte di un bambino.
Il priore non aveva finito. Ancora un racconto biblico. Assalonne uccide il primogenito di re Davide perch questi aveva cercato di stuprare sua sorella. Ammazzato lo stupratore, Assalonne fugge. Dopo molti anni, torna a casa e Davide lo perdona perch Assalonne  il suo terzo figlio. Ma Assalonne ha deciso di ribellarsi al padre. Dopo quattro anni raduna un esercito e muove guerra al re Davide, suo padre.
L'interpretazione era chiara. Re Davide  un antenato di Ges Cristo. Assalonne un antenato dell'Anticristo. Davide nella propria casa alleva Assalonne per quattro anni. Trascorsi quattro anni, guerra.
1363-1367. Nella mente del priore erano davvero la data di nascita e di morte di un bambino. Il bambino Anticristo, che a un anno sapr camminare, parlare nelle piazze, azzittire i saggi e guarire i malati. Le folle grideranno miracolo,  lui il Salvatore. A quattro anni sar pronto per condurre la guerra contro Dio.
Questo calcolo lasciava intendere che l'Anticristo sarebbe nato entro il 1363, l'anno in corso, tuttavia non spiegava perch il priore conoscesse gi il numero.
Perch avete riscritto il numero? nella voce di Matthia solo il desiderio di capire. Niente rabbia, niente odio.
Dal priore usc un osceno risolino nervoso. Le sue pupille guizzavano frenetiche, non si capiva dove o cosa stesse guardando. La posa del collo torto provoc un istintivo raccapriccio in Matthia.
Non contate su di me disse Matthia e riprese a camminare. Fu afferrato per un braccio.
Che significa? domand il priore spaventato.
Significa che non voglio sapere nulla n di Ombre n di Fedelt. Sono fuori da questi giochi.
Neppure l'arcivescovo ti ha convinto a diventare un adepto?
Matthia prefer tacere.
Il sole di quel pomeriggio del 30 dicembre era ancora caldo e piacevole. Matthia not solo di sfuggita i frati che ai bordi del chiostro accumulavano paglia un p ovunque.
Mentre Matthia e il priore ripresero a camminare verso la cella, dietro di loro, silenziosi e discreti, Karl e Evka li seguivano. Sarebbero entrati tutti e quattro nella stanza dell'enigma, dove Bastiano aveva ripreso sonno.
 tutto chiaro? domand Arnost.
S rispose Wolfango, accarezzandosi intenzionalmente la guancia dove l'arcivescovo l'aveva colpito poco prima.
Entrambi presero le scale per tornare nel chiostro.
Eccellenza disse Wolfango, in quel libro che mi avete dato... io l'ho letto e... ecco... c' scritto che la regola prevede di non uccidere un altro della Ricerca. Parla di una prigione a Druguntia dove finiscono immurati vivi i trasgressori.
Le regole servono a chi obbedisce, non a chi comanda l'arcivescovo non aggiunse altro, e continu a scendere.
Wolfango lo segu saltellando sui gradini. Se fosse stato un cane avrebbe scodinzolato, ma era solo un topo.
Trovarono il chiostro vuoto e impronte fresche di cavallo.
Si diressero in chiesa. Trovarono i frati che preparavano i due catafalchi, uno per l'inquisitore e uno per Goffredo.
Si fecero spiegare ogni cosa.
Uno sconosciuto e una donna avevano trovato il suicida. Ora erano nella cella di Bastiano, insieme al priore e a Matthia.
L'imprevisto non piacque all'arcivescovo, e non gli piacque neppure sapere che vi erano due visitatori. Nessuno avrebbe dovuto raggiungere il convento. Di fretta si diresse verso la cella di Bastiano con Wolfango al seguito.
Videro alcuni frati che si adoperavano con balle di fieno, intenti a sparpagliare l'erba secca dentro ogni cella, nel porcile, nei bagni, nell'ospedale.
Che fate? domand Wolfango.
Quelli guardarono l'arcivescovo come se avesse posto lui la domanda Ordini del priore.
Che ordini? chiese ancora Wolfango.
Disfare le balle di fieno e ammassare l'erba come vedete rispose un frate all'arcivescovo senza che questo avesse aperto bocca.
Wolfango strinse le spalle, lo stesso fece il frate con la paglia in mano.
Ripresero la direzione della cella di Bastiano.
Bastiano si era svegliato. Stava seduto in un angolo e giocava con i sassolini disposti a rettangolo. Non alzava gli occhi su Evka.
Arnost entr per primo. Nessuno avrebbe pensato che l'arcivescovo potesse assumere un'espressione tanto impaurita e incerta. Vostra Maest. Non si aspettava di trovare Karl. Le quarantatr lettere maliarde incorniciavano la porta senza apertura. Il vecchio accus il colpo e rimase dove si trovava, con un lieve inchino all'imperatore.
Il priore con le labbra semiaperte come un luccio boccheggiante imit l'arcivescovo. Wolfango si inchin con un p di ritardo rispetto a Matthia, forse a causa di quel secondo che gli era servito ad accettare di doversi piegare davanti a una prostituta. O forse perch non si china velocemente il capo per apparecchiarlo al boia.
Appena lo vide, Evka gli punt il dito contro: Perch lui  libero?
Karl le pose la mano sul braccio, e la tensione del dito puntato si allent. Avrebbe sistemato tutto a suo tempo. Non riserv nessun omaggio al vecchio mentore.
Che significa questa lettera? disse Karl mostrando il frammento sopravvissuto al fuoco. Chi  l'ombra? Che significa noi della Fedelt? Che chiave dovevate ottenere?
Domande dirette, poste con durezza, da chi comanda su tutti.
Karl lesse la lettera a voce alta.
Wolfango temette per s dopo le parole della donna. Ma pi di ogni altra cosa fu offeso da quella scoperta. Era evidente che tutti i presenti sapevano dei rapporti tra il priore e Arnost, tutti tranne lui, il burattino. Mosso senza sapere perch.
Matthia conferm il sospetto che la corrispondenza tra il priore e l'arcivescovo doveva essere stata molto frequente. Poteva far parte della trappola dell'arcivescovo, che riceveva resoconti dal priore per controllare i pesci caduti nella rete. Eppure qualcosa non tornava. Solo dopo il numero, l'arcivescovo si era precipitato in convento, non lo aveva mai fatto in precedenza. Bastiano aveva ragione a mantenere segreti i pezzi di vetro che aveva nella gamba. Era meglio che il priore e Wolfango non sapessero nulla di come fosse fatto il tesoro e soprattutto che continuassero a pensare che il tesoro era in mano a Milic. Cosa si sono detti? si domand ancora guardando prima Bastiano e poi l'arcivescovo.
Nel silenzio un fruscio.
L'arcivescovo spost il piede: Mi dispiace disse spero di non averlo rovinato.
Ancora sotto la punta del piede, una pagina dell'Historia.
Matthia lo guard.
L'arcivescovo gli fece un sottilissimo sorriso.
Ti pare?
Roma, una decina di anni prima
Cosa c'era scritto nel messaggio? domand Lotario.
Il benefattore gli avrebbe insegnato a leggere e a scrivere.
L'angelo della morte e il figlio dell'Anticristo saranno a Roma entro l'estate. Fra Moriale e Cola di Rienzo, aveva spiegato il benefattore. L'uomo senza pollice che avrebbe dovuto ricevere il biglietto si chiamava Giovanni di Vico.
Chi  l'uomo che mi ha dato il messaggio? domand Lotario.
L'uomo che ti  sfuggito travestito da donna? rinfacci il benefattore.
Lotario abbass la testa.
Si chiama Marion continu il benefattore, se non lo troverai prima, lo incontrerai entro l'estate, quando Cola di Rienzo sar tornato a Roma. Nel frattempo setaccia ogni angolo di Roma per sapere chi lo conosce, che donne frequenta, chi lo ha sfamato, voglio sapere tutto.
Roma  piena di giudei che avvelenano i pozzi, di guelfi,
ghibellini... nascono mostri e poi girano i cavalieri dell'Apocalisse.
Il benefattore, con calma, non esistono avvelenatori di pozzi. I cavalieri dell'Apocalisse li vedremo una volta sola e sar la prima e l'ultima. Guelfi e ghibellini esisteranno sempre, sono comodi per chi partecipa a questo gioco il benefattore aveva iniziato a parlare del gioco. Gli faremo cambiare nome e loro lo cambieranno, si chiameranno minestroni e mortadelle, neri e rossi. Quando si saranno dati un nome, si saranno dati anche un'essenza. Se le pedine degli scacchi fossero tutte di un unico colore, potresti giocare?
Lotario iniziava a capire.
Chi partecipa al gioco? domand Lotario.
Quelli come te rispose il benefattore, che per puro caso si trovano coinvolti in qualcosa di grandissimo, di immenso, che muove eserciti, fa cadere regni.
Pi avanti sarebbe stato in grado di leggere e scrivere. Nel frattempo ascoltava.
... l'Anticristo non avr l'aspetto di un mostro. Quando nascer, partiranno nuovi re magi ad adorarlo, come fu per Cristo. L'Anticristo sar luminoso, bello. Per questo dobbiamo stare attenti. Se avesse l'aspetto di un mostro sarebbe tutto pi semplice.
Lotario si fece promettere che non avrebbe avuto mai pi sete. Che avrebbe sempre avuto da bere.
La sete e la fame solo ai nemici. Anche le torture, solo ai nemici.
Milic non ha nulla a che vedere con quel libro. Se ha rubato qualcosa di misterioso dagli archivi del castello, non  perch ha letto l'Historia disse Matthia. Non era suo costume prendere per primo la parola, ma aveva preferito anticipare ogni intervento.
Calpestare la copertina del libro era un gesto studiato per far cadere il discorso sull'Historia.
Perch dici che non lo ha letto? domand Karl raccogliendo il libro da terra e sfogliandolo.
Nessuno rispondeva.
Dopo aver scorso qualche pagina, mentre i presenti scalciavano un sassolino o si levavano il nero dalle unghie per l'imbarazzo, Karl sbott: Esigo spiegazioni sulla provenienza di questo ricettacolo di iniquit. Guard i presenti uno per uno, anche Evka che non poteva saperne nulla. Cosa ci fa un volume brulicante di eresie cos schifose dentro un convento? Un libro del genere non dovrebbe esistere.
Se leggete con pazienza troverete anche le risposte alle vostre domande.  spiegato bene chi sono le Ombre e chi sono quelli della Fedelt disse Matthia, nella voce il bisogno di dormire, svegliarsi e passeggiare con Uberto e Goffredo. Sulla chiave non so dirvi molto. Ho letto quel libro solo qualche giorno fa.
Dove l'hai trovato? domand Karl scuotendo il libro.
Matthia scrut le pagine, vestigia di una colpa che non sapeva a chi attribuire.
Parla liberamente frate, questo  solo l'inizio lo tranquillizz Karl e aggiunse, qual  il tuo nome?
Matthia.
Karl cercava solo una conferma, perch i responsabili uscissero ad alta voce. Evka lo aveva gi informato che la notte della Festa dei pazzi il priore era andato nella cella di Matthia con un libro che ora aveva un titolo.
 stato il priore sospir Matthia sincero, senza nessun intento accusatorio.
Questa lettera  stata scritta da voi afferm Karl rivolto al priore. Avete qualcosa da dire?
Il priore guard Arnost, che lo ignor.
Questa donna  stata convocata da voi la notte prima della Festa dei pazzi Karl, tono alto, sempre pi spazientito. Volevate che si unisse a frate Bastiano, anche su questo non avete nulla da dire? continu Karl puntando il dito contro Bastiano che continuava a giocare con il rettangolo di sassolini.
Ho messo alla prova uno dei miei frati rispose il priore.
Promettendo alla badessa di Benice un sacco del mio peso pieno di monete? ribatt Evka, senza freni. Centoventi libbre di monete, vi ricordate o devo rinfrescarvi la memoria?
Karl frappose il proprio braccio tra lei e il priore, un gesto calmo. Quindi si rivolse ancora al priore: C' qualcosa che volete confessare spontaneamente?
Voglio andare via rispose il priore. Le parole suonarono talmente macabre che nessuno le interpret come la volont di uscire da quella cella.
Un inquisitore, un bibliotecario e oggi un suicida con le ginocchia spezzate. Tre morti dei quali uno  stato torturato.
Karl sembrava un adulto che riprende i bambini che hanno giocato a mettere fuoco alla casa. Silenzio.
Quattro sussurr Matthia.
Si aggiungono morti come pietanze a tavola disse Karl. Esigo una spiegazione.
Sono morti in un convento, non spetta a voi giudicarli, ma alla Chiesa os dire il priore. Guard ancora una volta Arnost che continuava a stare in disparte.
Voi sapete che abbiamo voluto l'Inquisizione in Boemia per tenere sotto controllo le eresie. Se l'inquisitore ha deciso di visitare il convento il giorno di Natale ci sar stato un motivo. Non certo per la vostra birra. Se c' un motivo, questo motivo si chiama eresia. Se c' un'eresia allora  una faccenda di ordine pubblico e l'ordine pubblico  pertinenza dell'impero.
Quand' cos, allora dovrebbe essere pertinenza della Chiesa scegliere a chi affidare un archivio che conserva i processi e le dottrine degli eretici condannati il priore era incoraggiato dal sorriso di Arnost.
Fino a prova contraria Milic non  mai stato dichiarato eretico disse Karl. L'eresia di Milic sarebbe quella di aver trovato il tesoro di cui parla questa Historia, ma trovare qualcosa non  un'eresia. Forse l'eresia vera  cercare volutamente questo tesoro, non trovarselo per caso tra le mani concluse Karl.
In ogni caso non sta a voi giudicare Milic disse Evka al priore. La donna era sospesa sulla tempesta che agitava Matthia.
E su Matthia davvero soffiava un maestrale violento, infido e incostante, se il tesoro lo avessi trovato io? Ascoltava i presenti per aggrapparsi ai loro argomenti, per trovare una cosa da dire, che lo riportasse a riva. Il maestrale concede secondi di calma piatta, ma solo per prendere la rincorsa e attaccare ancora, e la nuova raffica diceva: io credo nel tesoro. Osserv i presenti e inizi a collocarli nelle caselle della scacchiera, bianchi, neri, Ombre, Fedelt. Si riscosse, si costrinse ad ascoltare.
Perch non mandiamo dei messaggeri per Praga a dire che frate Matthia finir sotto tortura a causa del suo maestro? propose Arnost.
Matthia dovrebbe fare da esca per farlo tornare in convento? domand Karl.
Gli facciamo qualche domanda e poi  libero.
La proposta di Arnost lasci tutti ammutoliti.
Potremmo diffondere la notizia della morte dell'inquisitore incoraggi Karl. Potremmo far girare la notizia, magari Milic si sentirebbe in colpa e tornerebbe.
Pensavo vi interessassero i quattro morti punzecchi il priore.
Milic non pu sentirsi in colpa disse Evka, ha fatto il proprio dovere presentandosi all'inquisitore, e questi lo ha lasciato libero.
Karl rimase un momento a riflettere. Evka aveva ragione. Questo significa che l'eresia non riguardava Milic. Evidentemente l'inquisitore qui in convento cercava altro disse Karl rivolto al priore.
Cercava quello che cerchiamo tutti in questa prigione rispose il priore allusivo.
Io non cerco nulla replic Evka.
Allora perch sei qui? le sorrise storto il priore.
Intendete dire che cercava il tesoro? domand Karl.
Alcuni morti... vi interessano pi di altri, pare provoc ancora il priore. Intendo dire che in passato l'inquisitore fu egli stesso inquisito.
 una vecchia storia, e a ogni modo ne usc pulito disse Karl.
Per la legge insinu il priore, per la legge.
Il priore sembrava un malato che scopre di avere un male mortale, e quindi si concede licenza di mordere e graffiare chiunque perch la pena  gi scritta. A spaventarlo pu essere solo la prospettiva delle ultime ore con gocce di piombo fuso, che lentamente piovono ai bordi dei divaricatori per gli occhi.
Io credo nel tesoro, pens Matthia, io so dov' il tesoro, si volt lentamente verso Bastiano. Anche lei sa dov' il tesoro, e arross.
Bastiano giocava con i sassolini. E immagin la scena: il priore prendere il sangue, impastarlo, metterglielo nella cella, prendi e mangia, questo  il sangue di una puttana, offerto a te che dici di essere un'Ombra. Cercava di non guardare Evka. Lei indossava abiti di meravigliosa fattura, la veste succinta era un invito ai fianchi morbidi; il corpetto, un invito ai seni. L'acconciatura fermava i capelli alla nuca, Bastiano non aveva altri ricordi di donna se non di lei. I loro sguardi si incrociarono per un istante. Bastiano in quegli occhi sent una voce che diceva poverino. Come si dice a un bambino, non a un uomo. Perch, per lei, lui non era un uomo n sarebbe pi potuto esserlo. Avrebbe voluto gridarle io ti ho mangiata, io sono vivo grazie a te. Ma gli occhi di lei sembravano rispondere saresti potuto esserlo di pi.
Tra la polvere, i sassolini erano accostati l'uno accanto all'altro, coppie di materia senz'anima.
Invece la vostra eresia come si chiama? domand Evka perdendo qualche gocciolina di saliva. La lettera dice noi della Fedelt, quindi almeno due uomini in questo luogo fanno parte della setta: il mittente con calma Evka si volt verso l'arcivescovo e il destinatario.
Karl sarebbe uscito dalla cella per non sopportare il silenzio seguito a quelle parole.
Quindi chi rimane? continu Evka. Rimangono frate Bastiano, frate Matthia e quel topo di fogna, usuraio e assassino.
Wolfango sapeva solo che ne sarebbe uscito. Non sapeva come, ma ne sarebbe uscito.
Dimentichi Milic disse il priore rompendo l'imbarazzo. Non ha letto l'Historia, ma ci  finito dentro. Nella voce la stessa insolenza della donna, ma priva di giustizia. Una brutta luce negli occhi, che non sfugg ai presenti.
Matthia non fece in tempo a dire di non farne parte. Wolfango non fece in tempo a realizzare di esserlo.
Sua Maest mi concede un'udienza privata? domand Arnost.
L'espressione di Evka supplicava di non farlo.
Karl, ostentando fastidio, concesse l'udienza privata. Uscirono dalla cella.
Al freddo Arnost inizi a tossire.
Stai male, andiamo dentro, cerchiamo un posto caldo disse Karl.
Non importa sussurr Arnost.
Attesero che l'attacco di tosse passasse. Quindi fu Arnost a parlare per primo: Vi devo delle scuse.
Passiamo alle spiegazioni.
Arnost si volt a guardare le fronde di una quercia pi alta delle mura del convento. Temperanza maest.
Karl rimase perplesso.
Voi volete come me il bene della Chiesa e dell'impero.
Cosa ha a che vedere tutto questo con il bene della Chiesa e dell'impero?
Davvero non capite? domand Arnost. Secondo voi che cosa  l'Historia?
Non lo so, ma contiene cose orribili, Dio chiamato Satana e molte altre atrocit...
Temete un libro che si trova tra la polvere dell'ultima cella dell'ultimo convento di Praga?
Allora perch il priore vi scriveva usando parole prese dallHistoria? domand Karl.
Ero io a chiederglielo disse Arnost con calma e voce rassicurante. Non  importante cosa riveli un libro aggiunse, ma chi lo legge.
Hai chiesto tu al priore di scriverti?
Il priore mi ha scritto per lungo tempo. Dopo aver letto
l'Historia sectae umbrarum, il priore mi ha scritto almeno una volta al mese per sette anni.
Hai dato tu quel libro blasfemo al priore?
Maest, non concentratevi sul contenuto del libro, ma sul lettore. Perch siete tanto sconvolto? Sapete quanto me che un libro non pu essere spiato, un lettore invece s tacque per aspettare una reazione. Ho messo un libro in mano a un uomo, in cambio ho scoperto un gruppo di possibili eretici. Ecco tutto. Non avete l'impressione di essere osservato mentre leggete? L'impressione che mostrare un libro sia come confidare un segreto? Chi legge si isola, anche se lo fa tra gli scaffali di uno scriptorium. Se ben usato, un libro  un seme. Non solo per chi lo legge.
Mi stai dicendo che quattro uomini sono morti per un libro che serviva solo a tenere sotto controllo potenziali eretici?
Perch Dio fa uscire due orse dalla foresta a sbranare quarantadue bambini? domand Arnost con un sorriso triste. Maest, voi uccidereste quarantadue bambini che prendono in giro un calvo?
Karl fece un gesto di deciso rifiuto al solo pensiero.
Ma se il calvo  Eliseo, le cose cambiano. Eliseo  un uomo del Signore, un profeta. Il profeta  il pi potente degli uomini, vale pi di quarantadue bambini che forse non saranno mai nessuno. Dio sapeva che quei bambini non sarebbero stati mai nessuno. Nessuno come il bibliotecario, come frate Goffredo, come l'inquisitore. Nomi che spariranno dalla storia, che sarebbero comunque spariti dalla storia. Come per la maggior parte dei nomi.
L'inquisitore e gli altri non sono stati uccisi per un profeta, ma per un desiderio di controllo, di sorveglianza che non pu valere la vita di quattro uomini disse Karl concitato.
L'istituzione  un profeta. La Chiesa, l'impero sanno, conoscono, determinano il futuro, la sorte dei popoli. Se voi voleste impoverire la Boemia, dovreste solo decidere di farlo. Il futuro di migliaia di uomini e donne sarebbe di povert. L'istituzione  Dio in terra,  la podest di Dio in mano a potenti che conoscono gi il futuro dei popoli.
Karl sent il tramonto iniziare da dentro. Si guard intorno, si accert che nessuna di quelle parole stesse trapelando dentro la cella.
Il priore crede di essere un adepto di una setta che si chiama Fedelt, che avrebbe il compito di controllare che ogni istituzione, in ogni parte del mondo, rimanga al potere per mantenere l'ordine disse Arnost. Bastiano invece pensa di appartenere a una setta detta delle Ombre, che vorrebbe distruggere ogni ordine e ogni legge. Le Ombre venerano un'essenza divina, pura, chiamata Primo Eone e pensano che il Dio che ha creato la materia sia Satana, Dio della carne e della corporalit.
Karl cerc gli occhi di Arnost e disse: Che questa storia finisca oggi stesso.
Mentre Karl e Arnost parlavano nel chiostro, dentro la cella Wolfango copriva con la propria ombra i piedi del priore, che per riscaldarli cercava il fascio di luce che tagliava la cella.
Evka, che si era staccata dal gruppo, fingeva di concentrarsi sulle quarantatr lettere della porta dell'enigma
suep...
Nessuno profer parola per tutto il tempo. Se non fosse stato per la presenza rassicurante di Matthia, Evka non sarebbe rimasta da sola con gli altri. Non era lo stupro a spaventarla, ma l'aria di morte, perversione e follia.
Come chi scava nella sabbia con le mani e vede la sabbia tolta scivolare nuovamente verso il basso, cos Matthia si poneva domande e si dava risposte, poneva le stesse domande e si dava le stesse risposte. D'improvviso afferm: So cos' il tesoro e dove si trova in questo momento.
Lo disse ad alta voce, in modo che potessero sentirlo anche da fuori.
Arnost si volt di scatto. Sentito? disse, basta un seme, il lettore  libero di annaffiarlo o lasciarlo seccare. Temperanza maest, non prendete decisioni affrettate. Questo gioco sar anche macabro, ma vale il bene della Chiesa e dell'impero ed entr nella cella.
Karl lo segu come un cucciolo.
Matthia si sent come un bastoncino vischioso coperto di mosche ingorde della colla che le ha catturate.
Sentiamo disse Arnost. Uno dei discepoli del grande profeta Milic ha addirittura visto il tesoro di cui parla l'Historia. Vuoi descriverlo anche a noi o preferisci partire per Avignone con il tuo maestro per andare a dirlo al papa?
Come sarebbe dal papa? si allarm Karl. Lascialo parlare ordin bruscamente.
Qualcuno tra noi sta mentendo disse Matthia. Questa menzogna  costata morte e coster torture. Fra due giorni io sar davanti a frate Martellino e a un carrello di strumenti acuminati. Non ci sar un Daniele che salva Susanna, nessun profeta che sa leggere nel pensiero a dire  lui il colpevole. Maest, voi non siete un profeta, ma Dio vi ha posto dove siete per guidare il mondo. A voi dir cosa ho visto, ma non qui, non davanti a tutti.
Bastiano gett un'occhiata a Wolfango.
Il gufo e il topo, l'arte di cacciare, l'arte di riuscire a nascondersi. Troppo poco contro un leone. E Matthia si era lanciato prima del previsto, con un ruggito di guerra che atterriva tutte le altre bestie, che chetava il ronzio delle mosche.
Ho una richiesta continu Matthia. Vorrei la vostra parola che ci che sto per rivelarvi non verr riferito a nessuno dei presenti.
Matthia sfid apertamente anche lo sguardo di Arnost, che sollev lievemente gli angoli della bocca per ottenere qualcosa che somigliasse a un sorriso.
Non sono certo che quello che vuoi sia di mia competenza disse Karl. Siamo in un convento, il sacramento della penitenza ti obbliga a confessarti a un sacerdote, e io non lo sono.
Non  detto che il papa venga a sapere che avete confessato un frate sugger Arnost.
Non  detto aggiunse Karl, ma ho la sensazione che potrebbe capitare prima che la regina diventi imperatrice.
Potrebbe conferm Arnost.
Karl port la mano in testa per sistemarsi la corona, trov solo i capelli, era partito in incognito. O potrebbe avere altro a cui pensare indicando l'Historia.
Peccato non conoscerne l'autore osserv Arnost con un ghigno.
Se frate Matthia non vuol parlare con voi avr le sue ragioni, con chi dovrebbe parlarne? Sentiamo.
Dipende da cosa vuole lui disse con il tono di un notaio che deve stipulare un contratto.
Visto che non si tratta di una faccenda spirituale, ma della descrizione di... questo tesoro Karl stava per dire di qualche pezzo di vetro, ma seppe tenere a freno la lingua. La descrizione di un tesoro pu essere fatta a chiunque concluse Karl.
Il gufo vede i movimenti rallentati, ed  nell'attimo di ripensamento della preda che si abbatte su di lei. Ed era nell'attimo che aveva preceduto la parola tesoro, che Bastiano aveva capito che Karl sapeva. Che Evka parlava troppo, che Matthia aveva paura. E ringrazi la bont e l'onesta di quelle persone che si sarebbero riunite in una stanza a parlare di lui, a decidere della sua vita. Mentre lui aveva gi deciso molti anni prima, anche per i buoni e per gli onesti
Secondo te perch Milic non ti ha mai parlato del tesoro? domand Arnost.
Sguardi interrogativi.
Gi, che motivo c'era di tenermi segreto il tesoro? replic Matthia.
Che motivo c'era, se era tutto finto? pens Karl.
Non pensi che ci fosse una ragione nobile dietro la segretezza di Milic?
Silenzio.
S o no? incalz Arnost.
No disse Matthia, e il monosillabo suon come lo zac di un taglio secco, un colpo di forbici tra presente e passato.
Matthia, per amore della verit lasceresti morire migliaia di bambini, di donne e uomini?
Matthia guard Bastiano fare un impercettibile movimento della testa, come se la domanda fosse stata rivolta a lui. Il movimento diceva s.
No rispose Matthia.
Bene fece Arnost, Un'ultima domanda, dopo sarai libero di raccontare quello che vuoi. Ti ricordi cosa disse san Paolo per non essere flagellato dal centurione che lo aveva catturato?
Avete il diritto di flagellare uno che  cittadino romano e non ancora giudicato?
Matthia recit il passo, quindi attese quanto aveva ancora da dire l'arcivescovo.
Vedi Matthia disse Arnost con aria trionfale: san Paolo non disse io sono un apostolo fece una pausa guardando tutti negli occhi, san Paolo non disse io sono testimone di Ges Cristo figlio di Dio. San Paolo disse solo sono cittadino romano, e ricordi cosa accadde dopo? Arnost, con l'enfasi di un predicatore, recit il passo e subito si allontanarono da lui quelli che stavano per interrogarlo. Anche il comandante ebbe paura, rendendosi conto che era romano e che lui lo aveva messo in catene.
Nella cella l'attenzione era tutta per Arnost.
Tu cosa avresti risposto?
Matthia chin il capo.
Ti saresti lasciato ammazzare, questa  la verit. Pur di non tradire Cristo, tu ti saresti fatto ammazzare. E cosa avresti ottenuto? segu un silenzio tombale. Nulla sussurr Arnost. San Paolo ha creato una religione. Tu con il tuo modo di fare potrai al massimo mettere insieme una combriccola di disperati.
Matthia strinse la mandibola fino al dolore, alz il capo: Maest, allora cosa avete deciso? Volete concedermi udienza e la vostra parola che non direte quanto vi racconter?
Senza dire nulla, Karl prese l'uscita e fece cenno a Matthia di seguirlo. Evka chiam Karl da fuori. Lei corse a raggiungerli.
Un odore di stalla invase Arnost schizzato fuori dalla cella di Bastiano, la paglia gli fin tra i piedi, la scalci. Fu del tutto inutile, i fili di erba secca erano oramai sparsi lungo il perimetro del chiostro, lo strascicare del mantello li travolse.
Nella sala del capitolo tre sagome si muovevano oltre le
due finestre a forma di occhi stupiti. Impossibile distinguere Matthia da Karl o da Evka.
Nella cella dell'enigma il priore guard Bastiano e Wolfango. La paglia attutiva i passi di Arnost, che arrivavano comunque fin l dentro, sempre pi fiochi. Tre pezzi della scacchiera che si combinavano tra loro, attratti da un'irrazionale corrispondenza affine:
Bastiano e Wolfango.
Bastiano e Arnost.
Arnost e Wolfango.
Cerc il proprio posto, si perse, mentre i passi di Arnost si allontanavano e i due nella cella tacevano in attesa che anche lui andasse via. Una vertigine. Dov'era la terza via? Stare nella cella o seguire Arnost, dov'era la terza scelta? Gli sembr di essere da solo sotto una coperta cucita con anguille, mentre i fili della trama si divincolavano, viscidi, dalle proprie mani. E fuori faceva freddo.
Usc.
Trov Arnost con la scorta. Sent dare disposizioni per posticipare la partenza.
Ditemi, perch avete fatto avere l'arazzo con l'unicorno a frate Martellino? gli grid dietro.
Arnost sobbalz.
Perch?
Non urlare gli intim Arnost.
Spiegatemi perch insistette il priore mentre lo seguiva dentro la chiesa.
Te l'ho gi detto, per fare un dono di benvenuto al nuovo inquisitore.
L'unicorno  un simbolo per gli adepti delle Ombre disse il priore.
Arnost si avvicin al frate campanaro. Diede disposizioni per le campane a morto. Frate Martellino avrebbe avuto un qualche interesse per l'unicorno se glielo avessimo presentato stufato o arrosto. Nell'arazzo avr visto solo un arazzo disse Arnost.
Non mi riferisco a frate Martellino.
Arnost camminava tra le cappelle della chiesa per controllare che le navicelle con l'incenso fossero pronte. A chi allora? domand.
Le anguille fuggivano sempre pi veloci, pi viscide, l'arazzo con l'unicorno era nella stanza dell'inquisitore morto, ora  in mano a frate Martellino che ne ignora il significato disse il priore.
Forse anche l'inquisitore morto ne ignorava il significato disse Arnost.
Sette anni fa, quando sono venuto qui, quell'arazzo era gi nella stanza dell'inquisitore disse il priore che iniziava con orrore a comprendere l'equivoco. A comprendere di aver lasciato morire avvelenato un innocente.
Nessuno ti ha mai detto che quell'arazzo fosse dell'inquisitore Arnost, con una calma disumana. Prova a sfogliare qualche bestiario o addirittura qualche Bibbia, troverai molti unicorni rappresentati. Questo non significa certo che i miniaturisti intendessero nascondere un messaggio segreto legato alla Setta delle Ombre.
Va bene disse il priore, mentre la gola si faceva secca e la testa girava ma voi avete ordinato a Wolfango di portare qui l'arazzo, e lui lo ha aperto davanti a Bastiano.
Wolfango  uno che vuole mettersi in mostra, cosa c'entra questo con il messaggio nascosto per le Ombre?
Non  possibile che Bastiano non ci abbia fatto caso. Infatti, dopo averlo visto ha osato raccontare davanti a frate Martellino e ai notai di aver sognato l'uomo vestito di stelle.
Appunto disse Arnost. C' cascato e abbiamo vinto.
Perch, cosa vi ha detto?
Niente, si  rifiutato di parlare rispose Arnost, e soprattutto non ha pi alcuna importanza. Sappiamo che Milic ha il tesoro, e abbiamo catturato Bastiano.
Come non ha pi alcuna...
Congratulazioni disse Arnost.
Il priore vide il vecchio farsi vicino, sempre di pi, con un sorriso stirato, sempre pi vicino fino a un abbraccio. Ebbe l'impressione che Arnost calcolasse la durata e l'intensit della stretta. E, quando convenne che fosse durato abbastanza, si stacc.
Puoi tornare nel mondo a goderti le ricchezze accumulate durante questi anni. Hai assolto al tuo compito, sei libero disse l'arcivescovo. Un'ultima cosa, prima di lasciare il convento dammi una mano per questi due disse indicando i catafalchi di Goffredo e dell'inquisitore.
Il priore si fece da parte per lasciar passare l'arcivescovo che si inoltr tra le colonne.
Rimase a guardarsi le mani, grandi e robuste. Sotto le unghie, il nero dei minuscoli frammenti di calcinaccio scrostato dalla parete della propria cella.
Usc nel chiostro, l'occhio gli fin sulla colonna che Matthia usava da bambino per misurare quanto fosse cresciuto. Poi si volt verso il muretto a est, che proteggeva l'orto, dal vento, e dove a marzo sarebbero spuntate le primizie.
Va bene cos? domand un frate.
Il priore, come scosso dal sonno: Scusa?
La paglia, va bene messa cos? ripet il frate.
Il priore si guard intorno. Ora mettetene altra all'ingresso, mettetene molta, moltissima. Deve essere una montagna di paglia ordin il priore, tono assente.
Ma cos l'ingresso verr sbarrato, non si riuscir a passare osserv il frate.
Vorr dire che non uscir nessuno conferm il priore. Negli occhi un luce macabra.

33. Praga, 30 dicembre 1363.

Ora nona
Il Signore ti dia la pace aveva salutato un frate.
Il Signore ti dia la pace aveva ricambiato Matthia, ed era rimasto a osservare il fratello mentre quello si dirigeva verso l'oratorio dove gli altri frati si stavano raccogliendo per le recite dell'ora nona.
Matthia era il primo di quella processione solenne. L'imperatore e la prostituta lo seguivano.
Una leggenda narra che tre vivi incontrarono tre morti. E i morti dissero ai vivi sarete come noi.
Sarete come Goffredo, come Uberto, come il bibliotecario, morti che Matthia aveva sostituito con i vivi, Evka e l'imperatore. E Herlaking annunciato dal corno sarebbe venuto a chiedere il prezzo di quello scambio.
I tre attraversarono il chiostro percorrendo il perimetro sotto il colonnato. Matthia cont le colonne. Venticinque per lato. I frati pi annoiati si erano presi la briga di contarle. Matthia stesso lo aveva fatto decine di volte.
Sei sicuro di volerne parlare con me? domand Karl. Entrando nella sala, vide le panche in legno poste intorno alla colonna centrale. Prima di prendere posto si inchin e si segn dinanzi a un trittico dove era rappresentata una deposizione di Cristo. Quindi si sedette, per te  cos importante dirmi dove si trova il tesoro? prosegu Karl.
Se siete arrivato fino in convento con quel frammento di lettera, deve essere importante anche per voi rispose Matthia.
Era nascosto nel mio castello ed  stato rubato.
Se vi avessero rubato un bicchiere o una veste non sareste corso qui in convento
E tu per un bicchiere o una veste non avresti chiesto udienza all'imperatore ribatt Karl.
Io ammetto che il tesoro  importante, ma in modo diverso che per voi disse Matthia.
Prima di arrivare qui avevo un'idea del tesoro, ora ne ho un'altra
Dopo aver parlato in privato con l'arcivescovo? incalz Matthia.
Di che state parlando? domand Evka fissando prima l'uno, poi l'altro.
La panca intorno alla colonna adempiva alla funzione della tavola rotonda, un cerchio dove non c' un posto che vale pi di un altro, non per un frate, non per l'imperatore, non per una prostituta. Merlino alla tavola di Art si distingueva perch leggeva nel pensiero, il re si rivolgeva a lui per condannare o salvare gli imputati. Come Daniele con Susanna, come avrebbe potuto fare Milic, se fosse stato seduto con loro.
 un oggetto magico, ecco perch te lo ha tenuto nascosto disse Evka.
L'odore della donna rappresentava una novit conturbante. Un pensiero morbido e flessuoso prese posto nella mente di Matthia. Lo scacci sostituendolo con quello di Uberto. Il cadavere dell'amico era ancora incatenato nella cella. Nessuno si era preso la briga di assolverlo dai peccati e seppellirlo.
Ti ascolto disse Karl.
Prima vorrei che mi prometteste di seppellire Uberto disse Matthia.
Prometto di sepp...
Sentite disse Evka aprendo le mani come se stesse accarezzando un grosso cilindro di vetro.
Karl e Matthia la fissarono, la imitarono.
Io non sento nulla disse Matthia.
Neppure io conferm Karl.
Scusatemi disse Evka, un'impressione. Con un gesto lento e nobile mise le mani di Matthia tra le proprie. Le strinse e accenn a un dolce s col capo, Uberto sar vendicato. Evka ritrasse le mani con la stessa dolcezza.
Matthia la guard stranito.
Anche secondo te  un oggetto magico? domand Karl mentre da fuori si sentiva, cupo e profondo, il vociare dei frati che recitavano le preghiere di nona.
In questi giorni ho scoperto un nuovo significato di magico rispose Matthia.
Cio?
Magico non  solo il mondo delle forze soprannaturali disse Matthia. Magico  anche il nostro agire quotidiano, che muta il corso delle cose con la sola volont.
Dio non guarder il male fatto a una persona, ma il bene fatto a migliaia, l'intenzione, non l'azione disse Karl.
Voi credete che sia davvero cos?
 una frase che mi fu detta una notte di marzo di nove mesi fa.
La strada per il bene  il male, questa  la magia del tesoro disse Matthia.
Se fosse cos, anche la guerra e la peste sarebbero magie disse Evka io dico che il tesoro viene nascosto perch  magico davvero.
Karl colse nell'affermazione di Matthia qualcosa di inquietante. Ne parleremo, ma non ora disse. Racconta cos'hai da dire.
La notte del 24 ho parlato con l'inquisitore. Diceva di volere leggere alcuni miei appunti di teologia che riguardano il significato dell'ultima cena, il sacrificio del pane e del vino. L'inquisitore la mattina del 25  venuto qui in convento per verificare la presenza del numero, ma anche per cercare i miei appunti. Li ho tenuti a lungo nascosti, non ne sapeva niente nessuno, neppure Milic. Il priore sospettava che conservassi un quaderno e ha trasformato il sospetto in accusa. Poi deve averne parlato all'inquisitore durante uno dei loro incontri. Il priore pensava di trovare tra i miei scritti le profezie di Milic, ed  rimasto molto deluso quando ha scoperto che si trattava di commenti al simbolo della cena.
Perch nascondevi i tuoi appunti? domand Karl.
Non lo so neppure io rispose Matthia.
Sono pericolosi?
Forse.
Rimasero tutti e tre zitti. Un potenziale eretico aveva appena fatto una confessione a un potenziale giudice. La Chiesa non condanna mai a morte, lo lascia fare all'impero. Insomma, era qui per te?
Diciamo che non era qui per Milic disse Matthia.
Che infatti aveva gi lasciato libero concluse Karl.
Voi perch lo vorreste in convento?
Stavo barando rispose Karl Arnost ha posto delle guardie sul sentiero che conduce qui al convento, e credo che lo abbia fatto per catturare Milic nel caso passasse. Intendevo fargli credere di desiderare la stessa cosa.
Voi non volete Milic per il tesoro? chiese Matthia. Poi guard Evka. Voi sapete gi dov' il tesoro, vero?
Evka annu col capo.
E avete voluto far credere che lo abbia ancora Milic.
Esatto disse Karl. Dobbiamo raccogliere prove. In questo momento i tuoi appunti non hanno nulla a che vedere con quanto sta succedendo disse Karl. Qui qualcuno nasconde qualcosa, qualcosa che ha provocato degli abomini. Goffredo non  solo morto, ho visto le sue ginocchia. Quel ragazzo  stato torturato senza un tribunale regolare, e prima ha dovuto assistere al supplizio di frate Uberto. So che il responsabile  frate Wolfango ma non posso condannarlo a morte se prima non lo giudica un tribunale ecclesiastico.
Per questo ci servono le prove ribad Evka.
Matthia non riusc a stare seduto. Segu un silenzio nervoso. Fu come osservare un inevitabile scacco matto. Cerc nello scapolare, c'era un altro modo di fare giustizia. Tir fuori le due pagine del florilegio. Sciogliere il mistero, distruggere l'origine di tutto quel male. Uscire dallo scacco.
Cosa sono? domand Karl.
Matthia spieg, questa  una pagina della vita di san Girolamo con l'episodio di Blesilla. Bastiano l'ha strappata la notte di Natale quando  andato nello scriptorium a rubare la Bibbia. Quest'altra pagina invece  una profezia di Gioacchino che ho strappato io stesso.
Perch?
Non c' un vero motivo. La notte in cui Bastiano ha lanciato la Bibbia fuori dalle mura, si era sentito un potente suono di corno poco prima del lancio. Il priore ne era rimasto terrorizzato e aveva dato ordine di cercare tutte le profezie di Gioacchino nascoste in convento. Questa  l'unica profezia trovata. Ho pensato potesse tornare utile.
I pezzi sulla scacchiera prendevano una posizione. Toccava a Karl. Tir fuori il volume con le poesie di Petrarca dedicate a Cola di Rienzo.
Matthia stava per porre una domanda ma Karl lo anticip Ieri notte mentre leggevo questo libro, uno spirito mi ha scagliato contro una coppa di metallo. Se mi avesse colpito, mi avrebbe fracassato la testa.
La partita era iniziata.
Tu sei stata messa in mezzo, ma perch sei tornata? domand timidamente Matthia.
Io ho seguito alcune impronte e sono arrivata nella tua cella scherz Evka.
Matthia la guard perplesso.
Non dico sul serio disse portando il capo all'indietro e sollevando leggermente i talloni da terra io ero stata pagata per sverginare Bastiano, in modo che non potesse usare il tesoro.
E Bastiano che ha fatto?
Sapeva che sarei arrivata, ha ammazzato un ramarro e non so con quale rito ha fatto rivivere il bibliotecario per avere visioni del futuro dal regno dei morti. Il priore mi ha spinta dentro, Bastiano mi ha chiamata vicino a s, forse pi vicino di quanto lui avesse deciso disse Evka si  tolto un pezzo di vetro dalla gamba e si  tagliato il pene.
Matthia torn a sedersi, si fiss la punta dei piedi: Perch hai insultato Wolfango poco fa?
E' lui l'usuraio a cui mio marito doveva dei soldi. Mi ha fatta stuprare e prostituire.
Le preghiere di nona suonarono pi alte nell'attimo di silenzio che segu.
Sarebbe morto se non fosse stato per l'arcivescovo disse Evka pensa che mentre lo portavano via ero stata felice di vedere la giustizia realizzarsi tutta in un giorno.
Matthia finalmente ricomponeva i pezzi della storia che si era svolta accanto alla sua prigione. Doveva ancora capire come fossero entrati in quella storia un libro di Petrarca e un attentato all'imperatore.
Qui non siamo dinanzi a Wolfango o al priore. C' altro. Ci sono forze soprannaturali. Sembra che esista uno spirito che parlava con Cola di Rienzo e che sarebbe all'origine del suo potere disse Karl. Leggi.
Matthia prese il libro di poesie. Porse a Karl le due pagine del florilegio piegate.
Karl le dispieg.
Si alzarono tutti e tre lasciando la panca libera. Karl poggi le pagine del florilegio, Matthia i versi di Petrarca.
Cola di Rienzo, san Girolamo e i tre cerchi di Gioacchino.
Bastiano ha i vetri, siamo i soli a saperlo. Il priore e Arnost pensano che il tesoro sia in mano a Milic e devono continuare a pensarlo fino a quando non saremo giunti a qualcosa. Tu cosa sai di questi vetri? domand Karl.
So che servono a evocare l'Anticristo. Le Ombre vorrebbero la fine del mondo materiale perch ritengono che il corpo e la materia siano il male. Il priore  a conoscenza di tutto ci, ma non sa che forma abbia il tesoro, anche se vedesse i vetri neri, non se ne accorgerebbe.
Non ne sarei cos sicura, quando Milic li ha trovati  impazzito, e non sapeva nulla del tesoro disse Evka.
Ditemi del suo aspetto.
Del tesoro?  fatto di piccoli pezzi di vetro, neri come il fondo di un pozzo. Sembra che quei frammenti siano pieni di un liquido denso come miele nero, che vive, ribolle disse Evka.
Tu?
Matthia rimase un momento a riflettere non so se un oggetto possa emanare Male. Non parlo del male che pu venire da una mazza o un coltello. Ci sono oggetti legati a luoghi precisi, come la pentola alla cucina o la zappa ai campi. Quei vetri mi hanno catapultato nella sabbia rossa arsa dal sole, pulita, sterile, dove c' un rovo secco. Dietro questo rovo c' qualcosa, ma non si vede. L dietro, di nascosto si consuma qualcosa di terribile e irresistibile, che l'occhio intravede attraverso i rami secchi, che il cuore vorrebbe abbandonare, ma non lo fa. E dietro al cespuglio qualcosa di bianco e freddo si muove, orribile, senza suono oppure odore.
Matthia si sent osservato. Tacque, mostr i due fogli, questa  la profezia di Gioacchino e mostr i tre cerchi. Quest'altra pagina invece l'ho avuta da Bastiano stesso continu Matthia. Si tratta di un palinsesto. La scrittura superiore  l'episodio di san Girolamo e Blesilla, ma se guardate in controluce si vede la scrittura inferiore Matthia pose il foglio sul vetro della finestra. Sotto il primo strato di scrittura si vide chiaramente che ve ne era un secondo, cancellato ma visibile.
Karl e Evka domandarono con lo sguardo. E' il rito per evocare l'Anticristo coi vetri. Dagli specchi precis Evka guardando i tre cerchi e la pagina con il rito.
Perch parli di specchi? domand Karl. Guardate. Evka indic le minuscole frasi scritte dentro i tre cerchi. Erano pressoch illeggibili ma Matthia aveva letto quel florilegio centinaia di volte e spieg che le frasi erano un passo del Vangelo. Lo recit a memoria:
... e noi tutti, a viso scoperto, riflettendo come in uno specchio la gloria del Signore, veniamo trasformati in quella medesima immagine, di gloria in gloria, secondo l'azione dello Spirito del Signore.
Matthia rimase incollato alla finestra come se stesse posizionando un quadro su un muro. Dal contatto con la superficie gelida un brivido si iniett sottopelle attraversandogli la schiena fin sotto la nuca.
Evka aveva ragione, i vetri neri erano pezzi di un unico specchio che aveva il potere di trasformare un uomo in Dio.
Le due pagine non si trovavano a caso nello stesso florilegio. Una diceva cosa fosse il tesoro, l'altra come usarlo. Lo specchio e il rito.
Era sotto gli occhi di tutti disse Matthia, ma siamo troppo stupidi. Bastava far caso all'episodio di Blesilla, ove Girolamo ordina alla ragazza di coprire tutti gli specchi di casa.
Da quanto tempo queste pagine sono qui? domand Evka.
Da anni rispose Matthia Bastiano ha rilegato l'episodio di Blesilla accanto a Gioacchino in modo che nessuno facesse caso al rito, senza accorgersene ha obbedito al tesoro.
Quindi ci credi? disse Karl.
Non lo so.
Evka guard prima l'uno poi l'altro, avrebbe aspettato in silenzio di capire.
Tra i fogli vi era la cornice di uno specchio disse Karl.
Quali fogli?
Quelli del baule di Arnost che stava per essere bruciato spieg. L'impugnatura era costituita da un serpente che si sdoppiava in due demoni che diventavano la cornice.
Secondo voi era la cornice del tesoro?
Tutto fa pensare che lo fosse.
C'era scritto qualcosa sul retro?
Non ci ho fatto caso. Ho tenuto quella cornice in mano per poco tempo. C'era qualcosa di insano nella sua forma, o forse nella decorazione. Sembrava essere stata forgiata in un luogo vagamente noto e ignoto allo stesso tempo. Emanava l'aria di qualcosa di familiare ma angosciante, non so spiegarmi meglio.
Come un rovo dietro il quale succede qualcosa di nascosto aggiunse Matthia.
Una palude, una palude di acqua gialla che puzza di decomposizione, acqua antichissima, melmosa, che la pioggia non depura, che sommerge un atto osceno, di un'ancestralit ignominiosa.
Matthia guard in controluce la seconda pagina. Il foglio
originale era stato cancellato, coperto dall'episodio di Blesilla, ma si vedeva la scriptio inferior. Matthia prov a decifrare. La scriptio inferior era parzialmente leggibile, occupava un'intera colonna del palinsesto, la forma della colonna era anomala, non rettangolare ma quadrata.
Matthia sent l'odore di Evka fattasi di fianco, dall'altra parte Karl. La finestra ritrasse tutti e tre mentre schiudevano leggermente le labbra.
Il dorso del libro di Karl and a cozzare contro il pavimento, con un suono sordo. Il De rerum natura di Lucrezio.
Una delle opere pi famose dell'antichit che si pensava perduta. Nessuno ne aveva mai vista una copia. Matthia rilesse il titolo. Non riusciva a capacitarsi. Poche, pochissime righe del De rerum natura.
... esistono... delle cose... se fossero... le tre voci mescolate si interruppero.
Leggi tu ordin Karl. E Matthia lesse:
... esistono gli spettri delle cose, che si staccano dai corpi come se fossero strati sottili e volteggiano nell'aria.
Tutti noi abbiamo visto questi spettri. Nel sonno, nei deliri. Ci fanno paura, sudiamo e tremiamo a vederne uno.
Ma sappiamo che non sono anime fuggite allInferno, n morti che camminano tra i vivi.
Si tratta invece di spettri che rivestono i corpi, che si staccano e volteggiano per l'aria.
Cosa sarebbero questi spettri? domand Evka. Sembrano come ombre delle cose, ombre vere, intendo. Fatti di materia?
Da questa descrizione sembrano fatti di vapore, materia sottilissima, invisibile. Continua invit Karl.
Quoque modo possit res ex his quaeque creari. In che modo dagli spettri si possa creare ogni cosa.
Seguiva una parte illeggibile. Il testo riprendeva poco oltre...
... tutte le immagini che ci appaiono negli specchi d'acqua e in qualsiasi altra superficie riflettente, sono simili agli oggetti reali, questo vuol dire che gli spettri, le immagini, si staccano dagli oggetti veri.
Ognuno guard il proprio riflesso sulla finestra. Evka guard Evka, e quella alla finestra le disse morirai al posto mio.
Leggi ordin Karl.
Mentre volano, gli spettri possono sbattere contro qualcosa. Se si tratta di stoffa la attraversano, se invece sbattono contro rocce o legni allora si distruggono senza lasciare traccia. Se invece incontrano oggetti come gli specchi non possono attraversarli, ma non possono neppure fuggire. Restano intrappolati nello specchio.
Ecco perch tutto si riflette negli specchi Perch gli spettri sono sopra ogni cosa e lo specchio  l'unico oggetto capace di renderti visibili.
Quanto ci sar di vero? domand Evka, pallida. Bella domanda. Maest voi lo sapete quanto c' di vero? Karl sbirci il proprio riflesso senza corona. Passiamo alla seconda parte? propose Evka.
De catoptromantia diabolica.
Per la magia specularla satanica occorre una superficie liscia e ben pulita come la fama di una spada oppure un secchio, un calice, una coppa, una tazza colma di liquido. Anche un'unghia unta di olio pu funzionare o un anello con una pietra lucida. Questi oggetti devono essere stati esecrati in nome di Satanasso.
Non abbiate paura disse Matthia. Circolano molti grimori come questo.
No replic Karl, non con un estratto di Lucrezio. Qui non siamo davanti a una raccolta per il malocchio. Chi lo ha dato a Bastiano?
Non lo so rispose Matthia, so solo che lo conosce a memoria.
Secondo te perch non lo ha ancora usato? Glielo avremmo impedito, per una ragione o per l'altra. Allora ci credi afferm Karl. Voi?
Tacquero, Evka osservava.
Se il mago non si  conservato vergine, deve trovare una fanciulla o un fanciullo vergini.
Il mago faccia sedere i vergini ai propri piedi. Tracci un cerchio magico intorno a s e ai vergini. Dentro iC cerchio, il mago pronunci i nomi di...
Matthia lesse con gli occhi senza pronunciarli. Il testo spiegava che si trattava di principi posti ai cinque cancelli del Pandemonio.
Cerc un modo per giustificare a Karl che non voleva leggere a voce alta i nomi dei demoni perch aveva paura. Non dovette far nulla. Karl e Evka avevano il foglio davanti, avrebbero potuto leggerli loro se avessero voluto. Invece tacquero e Matthia and al passaggio successivo.
Quando avr pronunciato i nomi dei principi del Pandemonio, il mago reciti il padre nostro lordando e contaminando Ce parole sacre con parole oscene.
Evka si fece il segno della croce.
Il mago sar come cieco, non vedr nulla. I demoni si mostreranno solo ai vergini per mezzo di visioni. Le visioni raccontano gli eventi futuri.
Voleva che restassi in convento per farmi fare questo disse Matthia.
Di che stai parlando?
Matthia non rispose. Riprese a leggere:
A nostra memoria vi  uno specchio, detto tesoro. L'Urm e Tummm. E' lo specchio intagliato dalla pietra incastonata nella fronte del Luminoso. Uno smeraldo non verde, ma nero, che si stacc dalla fronte di Lucifero al momento della caduta. Lo smeraldo nero fu trovato da
Adamo che lo intagli ricavandone uno specchio. Dentro lo specchio vi  l'immagine della creazione, perch Lucifero era dinanzi a Dio mentre Dio creava, e lo smeraldo sulla fronte di Lucifero riflett le parole e i movimenti di Dio, imprigionando quelle immagini al suo interno. Immagini che resteranno nello specchio per sempre.
Questo tesoro  pieno di demoni. Uno di questi demoni fu al servizio di Giuseppe, che nel Genesi usa una coppa per trarre presagi. Dentro l'Urm e Tummm sono legioni di demoni, che furono tutti al servizio di Lucifero e che il Luminoso imprigion dentro il diadema di smeraldo nero.
Pensate che la coppa di ieri notte sia connessa al tesoro? domand Matthia.
La cornice era nel baule nella mia stanza disse Karl cosa devo dedurre?
Il mago usa il demone della coppa per ingannare, come fece Giuseppe con i fratelli. Il demone della coppa pu anche uccidere. Dentro lo specchio vi  anche un demone che assume la forma di un cane o di un leone. Non  un demone malvagio. Esce solo per annunciare morte e distruzione, ma non  lui a provocarti.
Evka si avvolse nel mantello, come se la lettura fosse stata vento gelido insinuatosi sotto le vesti.
Era questo che mi chiedevi? domand Matthia. Ho visto le impronte la prima notte che sono arrivata qui rispose Evka. Io che c'entro?
Terminavano davanti alla tua cella.
Il mago non deve lasciare liberi i demoni, ma tenerli sempre costretti dentro lo specchio.
Colpi alla porta.
Si voltarono di scatto. Altri colpi. Non era il vento, qualcuno bussava.
Matthia nascose i due fogli. Non aprire disse Karl.
Evka si alz per andare a vedere chi fosse. Davanti alla porta si ferm: Chi ?
Cerco Matthia la voce del priore.
Come si permette di interrompere una riunione nella sala del capitolo disse sottovoce l'imperatore. Deve essere un ordine di Arnost aggiunse.
Siete solo?
S rispose il priore.
Evka cerc Karl per qualcosa da dire. Karl fece un secco no con la mano.
Tornate dopo disse Evka.
Ho sbagliato disse il priore, piangeva.
Evka, Karl e Matthia si guardarono perplessi.
Cosa avete sbagliato?
L'inquisitore  morto per sbaglio... io... pensavo che l'arazzo fosse il suo... voce impastata a lacrime.
Perch era venuto in convento? disse Matthia vicino alla porta.
Lui non sapeva nulla del tesoro delle Ombre, per lui l'unicorno era solo un elemento di decoro disse il priore.
Matthia si accasci sulle ginocchia.
Evka gli pass una mano tra i capelli: L'unicorno  un segno che le Ombre usano per riconoscersi? domand Evka chinandosi sulla spalla di Matthia.
Era qui per i tuoi appunti disse il priore forse ti avrebbe inquisito.
Evka stava per dire non  colpa tua. Cambi frase quegli appunti non ci sono pi. Prefer tacere.
Bastiano ha detto qualcosa dell'arazzo? domand la donna.
 solo il mio cuore coglione ad aver creduto che quell'arazzo potesse significare qualcosa per Bastiano rispose il priore. Matthia, non vuoi sapere pi nulla, vero? So che mi senti, voglio dirti una cosa. In questi sette anni nella Fedelt non ho mai avuto il desiderio di fare niente altro che il mio dovere.
Matthia desider quel fuoco al quale sarebbe stato consegnato da l a due giorni, desider diventare fumo, macchiare l'aria del nero delle colpe, consegnarle al vento.
Sorvegliare Bastiano. All'inizio ho aspettato questo numero come un prigioniero aspetta la fine della pena. Con gli anni mi sono come addormentato, ho persino pensato che il momento non sarebbe mai venuto. Poi quattro giorni fa sono stato svegliato, di notte. E ho capito di non essere pronto.
Perch aspettare un'intera vita se l'Anticristo sarebbe nato comunque nel 1363? domand Evka.
Il priore non rispose subito. Evka stava per ripetere la domanda quando da dietro la porta il priore rispose: Solo adesso so che l'Anticristo sar un bambino e che avr quattro anni nel 1367 quando inizier a combattere. Molti sono gli Anticristi. Il numero 1368 poteva comparire nel 1350, il rito si sarebbe compiuto tredici anni fa e l'Anticristo sarebbe nato nel 50 e oggi avrebbe tredici anni. Ma la data della fine del mondo non cambia. 1368.
Avete parlato di quattro anni, di Sara, di Tobia, di Assalonne argoment Evka ora dite che poteva avere anche tredici anni?
Salomone costru la sua reggia e la port a compimento in tredici anni cit il priore.
... anche diciotto anni?
La figlia di Abramo, che Satana ha tenuto prigioniera per diciotto anni replic il priore.
Il male di un libro  che non pu rispondere, non pu replicare non ho detto questo.  un oggetto magico che per parlare ha bisogno di un lettore, come un demone intrappolato in una bottiglia che aspetta qualcuno che lo faccia uscire per possederlo. E il lettore posseduto parla, con parole che vengono da mille anni addietro.
Evka fece un no incredulo col capo, un no lento, rassegnato.
Io ero il fanciullo vergine da usare per ottenere le visioni dal tesoro, vero? domand Matthia come risvegliatosi.
Il legno della porta fece passare il peso dei sospiri del priore.
Non sapevo neppure io che te lo avrei chiesto disse il priore. Il mio dovere era di sorvegliare Bastiano e comunicare quel numero quando sarebbe comparso. Non sapevo
di essere diventato schiavo. Ho permesso l'omicidio, la falsa testimonianza, la tortura. Tutto in nome di una cosa che non ho mai visto, e che tu in quattro giorni hai trovato. Ti ho affidato tutto, avevo ragione.
Matthia rimase a riflettere: Vi ricordate la leggenda di Herlaking?
S rispose il priore. Non si accettano doni da chi vive lontno dalla luce e non si sent pi nulla.
Mi sentite? domand Matthia.
Dall'altra parte non c'era pi nessuno.
Karl aveva ascoltato tutta la conversazione camminando avanti e indietro per la sala del capitolo sfregandosi le mani.
 andato via? disse Karl, e le parole divennero nuvolette di vapore al contatto con l'aria.
S disse Evka.
Karl si sfreg le mani, riapr la profezia con i tre cerchi e il foglio con il rito.
Esco a prendere della legna e un acciarino per la stufa disse Matthia.
No, dimmi piuttosto perch Bastiano non ti ha detto nulla dell'arazzo domand l'imperatore.
Perch avrebbe dovuto? domand Matthia.
Il priore ha ragione, impossibile che non abbia pensato a un segno delle Ombre, anche solo per sorridere della coincidenza, deve aver pensato qualcosa dell'arazzo.
Oramai sa di essere in mano a due della Fedelt, cosa pu importargliene di un unicorno? Il suo obiettivo  resistere due giorni, trasferirsi nelle carceri dell'inquisizione e fare questo rito disse Matthia indicandogli la pagina.
Si dice che ci siano vari tipi di odio, e che quello dei frati sia il peggiore disse Karl. Magari cercher di vendicarsi per lo scherzo dell'arazzo.
Maest, sono un frate anch'io disse timidamente Matthia.
Karl divenne rosso per l'imbarazzo non intendevo offenderti,  solo una diceria sui frati.
Matthia si sfreg le mani.
Non sono offeso per lo scherzo sui frati, ma perch non volete che prenda della legna sorrise Matthia, il sole sta calando, la temperatura scender ancora.
Matthia, diversamente da Karl e Evka, aveva indosso solo il saio. Non aveva altro per coprirsi.
Se esci per la legna, ti saranno tutti addosso a porti domande disse l'imperatore finiamo di leggere i fogli e poi andremo a riscaldarci.
Fuori li aspettava la messa funebre, nulla che avesse a che fare col calore.
Eppure i tempi sono sospetti, l'arazzo  stato consegnato prima del processo, giusto?
L'avete detto voi stesso, uno scherzo dell'arcivescovo rispose Matthia.
Uno scherzo disse Karl.
Proprio uno scherzo ribatt Matthia.
I due si studiarono come cani prima di avvicinarsi l'uno all'altro. Evka studi loro.
Chi riderebbe di questo scherzo? domand Karl.
Vediamo chi si sta divertendo analizz Matthia. Prima di tutto, l'inquisitore ha lasciato Milic libero di andare via dal proprio palazzo. Non si capisce perch.
Perch  innocente disse Evka.
Ma l'inquisitore lo ha stabilito prima di arrivare in convento precis Matthia, non solo, chiunque poteva immaginare che dopo un episodio come quello del numero, una volta libero, Milic sarebbe tornato in convento o avrebbe parlato nelle piazze e svelato la profezia.
L'imperatore e Evka ascoltavano attenti.
A ci aggiungiamo che un arazzo appeso nella stanza di quell'inquisitore finisce qui in convento, guarda caso durante un processo ove  coinvolto Bastiano. Se quell'arazzo nasconde un simbolo, in questo convento solo in due sono in grado di comprenderlo, il priore e Bastiano. Ora proviamo a ragionare, chi ha ordinato che l'arazzo venisse portato qui? domand Matthia.
L'arcivescovo disse Evka.
Chi aveva il potere di ordinare all'inquisitore di lasciare libero un eretico?
Sempre lui, l'arcivescovo disse ancora Evka.
Chi poteva avere interesse a far s che Milic gettasse scompiglio per le piazze per tirarsi addosso l'accusa di eresia?
Ma perch lo avrebbe fatto?
Perch il piano si realizzasse.
Di che parli? domand Karl.
Parlo dello scherzo provoc Matthia.
Credo che mi dobbiate delle spiegazioni disse Evka.
La guardarono.
Da quando siamo in questa stanza vi lanciate frecciatine sulla magia della volont, sul credere o non credere nel tesoro...
Matthia aveva mosso i bianchi.
Toccava di nuovo a Karl, dopo un momento disse alla donna: Le azioni di un uomo potente non sempre appaiono chiare a chi non conosce i meccanismi del potere.
Matthia osservava la pagina con il rito dello specchio.
Non dico che sia giusto, ma un politico che gode di un grande potere per fare il bene potrebbe essere costretto a fare del male prosegu Karl. La morte di persone semplici pu essere dolorosa, ma servire a uno scopo nobile. Non pensare che quanto ti sto dicendo sia un mio personale pensiero. Ti sto solo descrivendo alcuni ingranaggi della macchina del potere.
Cosa c'entra questo con Uberto o Goffredo? domand Evka.
Alcuni delitti di questi giorni forse servono a garantire la sicurezza della Chiesa e dell'impero.
Degli ecclesiastici e dei politici precis Matthia.
 la stessa cosa. Noi siamo voi. Le istituzioni sono il frutto dell'anima dei sudditi disse Karl. Io non sono un uomo, io sono un meccanismo di questa macchina. Se Uberto  morto  perch tu possa restare quello che sei, un frate che potr studiare e diventare un dottore in teologia. Senza la Chiesa non esisteresti. Prima di condannare Arnost per quanto ti ha detto, ricorda che anche lui ha smesso di essere un uomo per essere un ingranaggio della stessa macchina.
Condannare Arnost per cosa? domand Evka.
Toccava di nuovo ai bianchi.
LHistoria disse Matthia.  solo una trappola.
Cio?
Serve a far credere che esistano le due sette dell'Ombra e della Fedelt, cos che si diffondano eresie e gli eretici escano allo scoperto come lumache con la pioggia.
Quindi il priore e Bastiano...
S rispose Matthia sono vittime di questo scherzo. Bastiano, il mistico; il priore, un agente provocatore che non sa di esserlo.
Questa sarebbe la strada per il bene? domand Evka, e voi pensate che tutto ci sia giusto?
Non lo penso rispose Karl troppo velocemente.
Eppure qualcosa non torna Matthia si lambiccava il cervello. Un dettaglio. Ricordava la fanciulla, l'unicorno e il leone. Ma c'era altro.
Se  davvero un piano, i conti sono fatti male
Che intendi dire? domand Karl.
Milic viene lasciato libero, va per le piazze e raccoglie fedeli. Parla di profezie, fine del mondo, Anticristo. Secondo voi cosa accadr dopo queste prediche?
Disordini disse Karl.
Nel migliore dei casi disse Evka nel peggiore invece provocher una ribellione, se non addirittura una rivoluzione. E questo sarebbe il piano geniale per condannare cinque eretici?
Secondo te? domand Karl.
Non so rispose Matthia, ma una domanda mi sta logorando. Perch Milic lo scorso marzo, dopo aver trovato lo specchio,  andato in crisi e ha lasciato tutto per chiudersi in convento? Milic non sapeva e non sa nulla delle due sette. Se il tesoro  finto, se sono solo pezzi neri di uno specchio, perch Milic ne sarebbe rimasto sconvolto?
Karl si sent trafitto da chiodi, volse lo sguardo sul trittico. Non confess che Milic era stato praticamente chiuso in convento per volont di Arnost.
Vuoi dire che ci credi? Pensi che lo specchio sia lo strumento per l'avvento dell'Anticristo? domand Evka.
Penso innanzitutto che l'arcivescovo abbia fatto un doppio gioco rispose Matthia penso che abbia mentito sia a me che a voi.
In che senso?
Credo che ci abbia detto che il tesoro  finto perch in realt il tesoro  vero disse Matthia.
Quando ti ha detto che l'Historia  finta? domand Karl per scacciare da dentro la colpa. Per porre rimedio.
Quando  venuto in convento, ha chiesto di me e Bastiano, voleva che lo accompagnassimo a visitare la cella di Milic. Bastiano si  rifiutato. Io l'ho seguito. Quando siamo rimasti soli, mi ha svelato tutto. Con Bastiano ha parlato solo dopo che io ero andato via.
Perch ha voluto che lo accompagnaste? domand Evka.
Forse voleva dirci questo rispose Matthia, poco convinto.
Non credo disse Karl Bastiano continua a nascondere lo specchio nella gamba, teme che qualcuno possa sottrarglielo.
Forse l'arcivescovo gli ha svelato che l'Historia  finta, ma Bastiano non si fida, pensa a un inganno ipotizz Evka.
Non pu avergli svelato il trucco dell'Historia disse Matthia. Avranno parlato s e no per il tempo di un saluto.
Perch secondo te?
Mi sta venendo in mente solo ora disse Matthia. Forse l'arcivescovo  venuto qui in convento solo per Bastiano. Per dirgli qualcosa di preciso.
Qualcosa che richiedeva il tempo di un saluto disse Evka.
Non un lungo discorso, pi una parola o un gesto rispose Matthia.
S, ma cosa?
Non lo so rispose Matthia agitando le braccia. Mentre io ero nello scriptorium con l'arcivescovo, ho visto Wolfango parlare con Bastiano. Forse l'arcivescovo ha affidato a Wolfango il compito di riferirgli qualcosa.
Se fosse stato cos, l'arcivescovo non avrebbe pi avuto bisogno di dire nulla a Bastiano, invece lo ha convocato, seppure per pochissimi attimi osserv Evka.
Hai idea di cosa si siano detti Bastiano e Wolfango? domand Karl.
S, sono le ultime cose che mi ha rivelato Goffredo prima di impiccarsi disse Matthia e spieg della falsa testimonianza di Goffredo e del fatto che si trovasse dietro la porta dell'enigma mentre Wolfango e Bastiano si accordavano.
Cosa si sono detti? domand Karl.
Bastiano ha assoldato Wolfango per uccidermi disse Matthia senza giri di parole.
I passi dei frati nel chiostro, un uccello svolazz per schiamazzare, e il sole continu a scendere. Ogni cosa fece il proprio corso, con la stessa indifferenza usata da Matthia per dire che lo avrebbero ucciso.
Perch? domand Karl.
Evka era senza parole.
Ho visto il suo tesoro, ha paura che glielo porti via e lo usi io stesso rispose Matthia.
Significa che  sicuro dei poteri dello specchio osserv ancora Evka.
E se lo fosse anche l'arcivescovo? domand Matthia.
Che intendi dire?
Arnost ci ha fatto credere di volere Milic qui in convento per condannarlo, ma pu darsi che la vera ragione sia il tesoro. L'arcivescovo  ancora sicuro che sia Milic ad averlo.
Lo rivuole dal momento che lo specchio era a corte, dove Milic lo ha trovato aggiunse Karl.
Ma che senso ha? L'arcivescovo ha avuto con s quello specchio per anni e non lo ha mai usato disse Matthia.
O forse lo ha usato ma non lo sappiamo, se questa storia della Fedelt  vera, lo avr usato per tenere in piedi l'impero disse Evka alludendo alla elezione di Karl.
Il tesoro  uscito dal castello troppo facilmente, in una sola notte osserv Karl.
Non poteva trattenerlo disse Matthia. Fa parte delle loro regole, se il tesoro decide di andare via, il possessore non pu fermarlo.  tutto scritto nellHistoria sectae umbrarum.
Quindi Arnost non pu riavere indietro lo specchio perch  lo specchio a non voler stare con Arnost dedusse Karl.
Esatto concluse Matthia.
Allora perch vuole catturare Milic se non pu riprendersi il tesoro? domand Karl.
Matthia sent che il ragionamento era finito davanti a una porta che aveva paura di aprire. Fu Evka a farlo.
E se non lo volesse per s? insinu Evka.
In questo convento l'unico della Fedelt interessato al tesoro  il priore, ma avete sentito in che condizioni  ridotto, si  reso partecipe di delitti, e non ha saputo affrontare il numero afferm Matthia. Il tesoro non  per lui.
Eppure Arnost ha affidato al priore il pedinamento di Bastiano disse Evka.
Lo ha tenuto per sette anni chiuso in un convento disse Matthia indicando la porta dove poco prima il priore aveva bussato e ora non ne ha pi bisogno a quanto pare.
Per Milic? domand Karl.
Matthia si limit ad alzare il foglio con il rito del Padre nostro rovesciato. Milic avrebbe preferito il carrello con gli strumenti piuttosto.
Sussultarono. In lontananza il suono di un corno, improvviso, che non lasciava dubbi. Un richiamo antico, di sangue e morte, una esortazione a uccidere per sopravvivere.
La pagina del rito scivol dalle mani di Matthia e plan disegnando un breve arco nell'aria.
Segu un calpestio irrequieto da ogni direzione.
Qualcuno buss.
Un momento Evka riprese le redini della situazione. Raccolse la pagina del rito dello specchio.
Matthia guard dalla finestra le sagome dei frati dai contorni grigi e blu, il chiostro era la gabbia di nervosi pipistrellini dal volo asimmetrico. Temo dovremo fare a meno della legna disse Matthia.
Secondo voi cosa  stato? domand Evka riferendosi al corno.
Non  ora di caccia, e non sento cani abbaiare disse Karl.
Anche dopo il ritrovamento di Goffredo si  sentito un corno disse Evka. Perch hai fatto quella domanda su Herlaking al priore? domand Evka.
 una vecchia storia e parve strano a Matthia dire vecchia per una storia raccontata qualche giorno prima. And in un angolo della stanza e accese un lume su una mensola.
Prima che accada qualunque cosa, voglio finire di leggere questa pagina disse Evka andando verso la luce. Mancavano solo poche righe.
Se un mago  dotato di spirito profetico non ha bisogno di alcun rito. Dovr solo mettere lo specchio sotto il cuscino, posizionare la testa sopra lo specchio e dormire. I demoni appariranno in sogno e profeteranno. Chi usa lo specchio in questo modo, deve per sapere come far tornare i demoni dentro, altrimenti la stanza da letto e poi la casa tutta sar posseduta da esseri immondi.
Il rito si concludeva cos.
Non ci fu il tempo di mettere ordine nei pensieri. Quelle ultime righe chiarirono perch Milic ricevesse visioni notturne. Matthia comprese anche perch Milic non dormisse pi coricato sulla paglia, ma appeso alle catene. Con tristezza comprese anche perch le catene di Milic si aprissero ogni notte. L'Anticristo aveva trovato un mago profeta, voleva uscire, preparava il proprio avvento.
Lo conservava nel dorso della Bibbia non sotto il cuscino not Karl.
Per fortuna esclam Matthia o il rito sarebbe gi stato compiuto.
Compiuto rimarc Karl. Matthia lo aveva ammesso, ci credeva. La visione dei tre frati, due al guinzaglio e uno con il crocifisso rovesciato,  uno di quegli spettri di Lucrezio? Da qualche parte nel futuro quell'episodio  gi avvenuto e si  staccato dalla materia e va in giro come se fosse umidit. Come se i nostri riflessi sul vetro della finestra, una volta comparsi, rimanessero imprigionati l fin quando qualcuno non li liberer.
In effetti anche Bastiano ha fatto un sogno, una specie di visione. L'uomo vestito di stelle che ruba un talento d'oro a Venezia, dalle casse dell'Anticristo. Infine il priore ha sognato il libro nel quale Adamo ed Eva avrebbero descritto le visioni avute dopo aver morso la mela disse Matthia.
Evka gli si fece vicinissima, rotondit turgide come pomi si schiacciarono lievemente contro un gomito di Matthia, rileggi la lettera del priore disse Evka.
Karl la porse a Matthia, dando per scontato che l'ordine non potesse riguardare lui. Almeno lo sper.
... marzo voi avete mandato Milic sperando potesse fare da esca perch la nostra ombra facesse fa mossa che noi della Fedelt ci aspettavamo. Mi era stato garantito che rincontro tra Milic e il frate ombra non avrebbe avuto conseguenze. Mi era stato anzi detto che avremmo ottenuto la chiave... Oggi sono a mostrarvi che...
Vedete not Evka, l'arcivescovo voleva questo incontro. Se ha ordinato all'inquisitore che Milic venisse liberato  perch non voleva che Bastiano e Milic si separassero. Da prigioniero dell'inquisizione, Milic non serviva ai suoi scopi. E convinto che Milic abbia lo specchio e vuole farlo avere a Bastiano.
Che non gli ha confessato di averlo gi disse Karl. Perch in effetti Bastiano avrebbe dovuto confessare una cosa del genere a un potente della Fedelt? disse Matthia.
E perch un potente della Fedelt vorrebbe far avere il tesoro a un'Ombra? osserv Karl. Evka rimase a riflettere.
Karl alzava le dita dalla mano chiusa, contava Se il rito venisse praticato in questi giorni, avremmo altri cinque anni, fino al 1368.
Quattro anni precis Matthia e ricord quanto aveva detto il priore l'Anticristo muover Gog e Magog quando avr compiuto quattro anni quindi nel 1367. Nel 1368 sar tutto finito. E vedremo cielo nuovo...
... e terra nuova concluse Karl ancora con le dita da conteggio.
Chiss cosa ha in mente bisbigli Evka, prova a descriverci questo arazzo chiese a Matthia.
La dama, l'unicorno, il leone. Mentre descriveva, Matthia sorrise, gli altri due sgranarono gli occhi lo specchio, ecco il dettaglio che mi sfuggiva.
Cio? domand Evka.
La dama ha in mano uno specchio, e dentro lo specchio si riflette l'unicorno aggiunse Matthia. L'arazzo non  solo il segno per le Ombre, l'arazzo  il rito.
Lo guardarono in silenzio, dovremmo aver capito anche io e l'imperatore? domand Evka.
Scusate, vi spiego. La dama simboleggia la fanciulla o il fanciullo vergine; l'unicorno  Behemot, la bestia che No non volle sull'arca, in breve l'Anticristo; mentre il leone accanto alla vergine  la sciagura che seguir al rito spieg Matthia.
E lo specchio che ha in mano la fanciulla  il tesoro dove  imprigionato lo spettro dell'Anticristo.
Lo scritto di Lucrezio spiega che gli spettri restano imprigionati negli specchi, lo specchio nero deve contenere lo spettro degli esseri presenti quando Dio cre il mondo, i loro riflessi aggiunse Matthia.
Quindi ho ragione, il tesoro  per Bastiano, l'arazzo mostrato durante il processo era per lui. Disse Evka, l'arcivescovo ha conservato la cornice nel baule, e il tesoro in un incartamento nell'archivio, a disposizione di tutti.
O di nessuno osserv Matthia.
Ma perch? Fedelt e Ombra vogliono due cose opposte chiese Karl, senza paura di ammettere che anche lui credeva negli spettri del tesoro. E cosa c'entra l'uomo vestito di stelle o il talento rubato a Venezia? domand ancora.
Secondo il priore l'uomo vestito di stelle sconfigger
l'Anticristo disse Matthia. Sar come Cristo e avr i suoi tre re magi ad adorarlo.
Ma  un sogno di Bastiano, non del priore not Evka, forse  proprio il contrario.
Karl e Matthia la guardarono incuriositi.
Ascoltate, tre uomini hanno fatto tre sogni suggestionati da forze uscite da quello specchio disse la donna i tre sogni sono frammenti di un'unica storia. Il libro di Adamo ed Eva non  un libro, ma lo specchio stesso.
Perch un libro dovrebbe essere uno specchio? domand Karl.
Il priore non sa che il tesoro  uno specchio, sa solo che contiene la saggezza della creazione. La cosa pi ovvia  pensare ad un libro, oggetto che tutti associamo alla saggezza. Nel sogno quindi lui ha dato al tesoro la forma di un libro disse Evka.
Spesso ha parlato del tesoro come di profezie, a volte scritte, a volte non scritte conferm Matthia. Era molto confuso.
Evka attese che Matthia e Karl la seguissero nell'interpretazione, quindi riprese nella visione di Milic i tre frati sono i tre re Magi.
Non pu essere, la visione parla di tre servi del Demonio, non di tre nuovi adoratori di Cristo obiett Matthia.
Appunto disse Evka.
Lasci il tempo perch il boccone venisse ingoiato, temo che l'uomo vestito di stelle non sia Cristo.
E chi allora?
Vestito di stelle, che porta luce... Lucifero concluse Evka.
Karl si segn, sollev il braccio come se compisse uno sforzo: Questo spiega perch uno dei frati conduca una folla di adoratori del Demonio con un crocefisso capovolto disse. Invece il talento d'oro a Venezia?  l'unico danno fatto all'Anticristo.
Questo davvero non so spiegarlo ammise Evka.
Tutti e tre avevano le mani sopra il lume, e vedevano il vapore uscire dalla bocca e comparire e scomparire a ogni parola. Rimasero tutti e tre ad ascoltare. Dal chiostro, rumori di legna spezzata, ceramiche rotte e una luce arancione sempre pi intensa.
Fu Matthia a scomporre il cerchio intorno al lume, lentamente sollev su Evka uno sguardo autunnale. Lei riconobbe in quegli occhi la caduta delle foglie, l'insecchire dei rami, la vita che si rifugiava lontano dal sole.
Non  Venezia disse Matthia,  Benice.
Gli occhi di Evka, bionda come l'oro, si fecero liquidi.
Il talento d'oro sei tu.

34. Praga, 30 dicembre 1363.

Ora ottava
Il buco era profondo quanto la falange dell'indice. Buschko estrasse il dito dal muro, si guard intorno. La stanza era stata ripulita dai servi. Nei camini, gli ultimi residui di legna, candele spente. In un angolo, il baule che Arnost prima di fuggire aveva destinato alle fiamme e che Karl aveva voluto in camera.
Il calice e il libro erano stati portati via.
Di Karl si erano perse le tracce. La scorta era rimasta ad aspettare per quasi un'ora nel cortile del castello. Il maniscalco aveva fatto passare i cavalli dal retro del castello, uno per l'imperatore, l'altro per una donna, una sconosciuta.
Buschko non perse tempo. Se nel trambusto Karl aveva avuto tempo di occuparsi di un vecchio baule, doveva esserci una buona ragione, una ragione legata ai fatti di quei giorni. Buschko l'apr.
Nel baule vi erano carte, due lettere, la cornice di uno specchio. Tutto materiale scampato alle fiamme per volont di Karl. Buschko decise di capire perch, e per scongiuro allontan dalla mente l'espressione prima che sia troppo tardi.
Scart l'involucro della prima lettera. La risposta non tard a presentarsi, violenta e senza riguardo.
Il messaggio era datato agosto 1350, destinatario Karl IV di Boemia. Il mittente lasci Buschko senza fiato: Cola di Rienzo.
Il saluto di apertura rendeva giustizia alla fama di eccelso scrittore latino che aveva circondato il tribuno romano,
non mireris, domine mi Cesar Auguste, si de singulari divino precepto, ecc. ecc.
La lettera era lunga. Cola di Rienzo parlava di profezie, di rinnovamento del mondo, di Gioacchino da Fiore. Cose che il tribuno voleva far sapere a Karl per rinnovare la cristianit e dare inizio all'Et dello Spirito Santo.
Dal baule la cornice dello specchio ammiccava, e parve bisbigliare quando Buschko arriv a un passaggio della lettera:
... faciunt more muliercularum, ornatum speculum in secretis cameris diligentium, que, dum speculantes in illo, pallorem, maculam, vel ineptitudinem propriarum concipiunt facierum, seducentes seipsas, ipsi obiciunt speculo felicitatem, et etiam viris supervenientibus et personis occultant speculum, ineptitudinis monstrativum.
Buschko si lanci in una traduzione molto libera:
Gli uomini di Dio si comportano come donnicciole, si nascondono in luoghi segreti dove tengono uno specchio. Quando sono soli, si specchiano. Allora vedono paura, vergogna, stupidit, si fanno un'idea della follia delle proprie facce, ma ne sono sedotti. Affidano allo specchio la felicit, ma se arriva qualcuno, nascondono lo specchio, perch lo specchio mostra cose che devono restare nascoste.
Il ragazzo rispose all'ammiccamento della cornice. L'oggetto aveva qualcosa delle rovine antiche coperte di erbe e lucertole, di mura che spuntano dalla terra come denti cariati e che non si possono scavalcare, perch nascondono una cosa proibita, un peccato che ha impregnato il suolo di vergogna. Lo specchio di cui parlava la lettera doveva essere stato incorniciato tra rovine antiche.
Perch questa lettera  nel baule? si domand Buschko. Tutta la corrispondenza di Cola di Rienzo era stata secretata negli archivi di corte. Quello scritto era evidentemente fuori posto. La verit era sotto gli occhi del giovane, Karl non aveva mai ricevuto quella lettera che parlava dello specchio. Arnost evidentemente controllava tutta la corrispondenza, e la filtrava.
Apr la seconda lettera.
La data era la stessa, agosto 1350. Il mittente era sempre Cola di Rienzo, cambiava il destinatario. Questa volta il messaggio era indirizzato all'arcivescovo di Praga. Raccontava di come il tribuno fosse salito al potere e di come intendesse ripulire il papato e dare forza all'impero.
-... ecce namque ceti aperti sunt, et de grafia Dei patris orta lux Christi, Spiritus Sancti Cnmen effundens nobis, inter tenbrosas habitantibus Umbras mortis...
Il ragazzo tradusse:
... ecco finalmente i cieli si sono aperti, per grazia di Dio  sorta la luce di Cristo, il lume dello Spirito Santo si effonde su di noi, e anche su coloro che abitano le tenebrose Ombre della morte.
Buschko non comprese cosa ci fosse da nascondere in quella lettera. A prima vista, Cola di Rienzo scriveva che il proprio governo aveva aperto il cielo, scacciato le Ombre. E lo comunicava come se fosse stato un suo dovere, una ragione di vanto. Il ragazzo fece caso alla o maiuscola ma non seppe dargli un senso.
La lettera continuava dicendo che i potenti della terra giurano Fedelt a Dio e a Cristo, ma che spesso cedono all'infedelt e diventano servi dell'Anticristo. Buschko non capiva, non poteva capire. Prosegu nella lettura.
Cola di Renzo spiegava ad Arnost il valore di Roma, dell'impero e del proprio tribunato.
Il segnale di allarme scatt nella testa di Buschko solo quando lesse:
... riam sordes iniectas michi per summum pontificem, quem scorpionem vocat, et infamiam fieresis et detentionis invidorum spirituum in cruce et alla multa mala michi obiecta...
... il sommo pontefice mi insulta, mi chiama scorpione,
mi accusa ingiustamente di tenere prigionieri gli spiriti
maligni nel mio crocefisso.
La lettera proseguiva con profezie, preghiere e suppliche.
L'unica cosa che fu chiara al ragazzo era che la notte precedente qualcuno aveva lanciato un calice contro Karl. Quel qualcuno, dopo quelle lettere, diventava qualcosa, per la precisione uno spirito maligno che in qualche modo Cola teneva prigioniero e che doveva essere stato liberato. La presenza della cornice vuota e la lettera sullo specchio magico non lasciavano molto spazio all'immaginazione.

 demoni erano nello specchio che era appartenuto a Cola di Rienzo e in qualche modo era finito in quel baule.
Cola di Rienzo si trovava a Praga nell'agosto del 1350. Con la lettera voleva far sapere a Karl dell'esistenza dello specchio. Ad Arnost invece voleva far credere di non essere in possesso di alcun oggetto magico, che si trattava solo di menzogne inventate dal papa per accusarlo di eresia.
Buschko mise l'indice davanti ai propri occhi. Una falange intera era entrata nel buco sopra il letto di Karl. Gli spiriti c'erano, e potevano uccidere.
Perch Arnost aveva nascosto e poi cercato di bruciare tutte quelle tracce?
Prese la cornice.

 l manico rappresentava la coda di un serpente, il colore della pelle brillava di un giallo acido reso vivo dal nero lucido degli interstizi che separavano le squame romboidali. L'autore del manufatto doveva aver stimato di altissimo pregio lo specchio, era una cornice di lavorazione superba; la bestia gialla e squamosa sembrava cosa viva.
Buschko sent montare un senso di nausea tra la gola e il naso. Lo stomaco si fece rigido e chiuso. Un odore come di stagno, palude, putredine emanava dal metallo giallognolo. Annus l'aria. Non c'era nessun odore. Solo immaginazione, solo la suggestione del serpente giallo e viscido che faceva da manico alla cornice. Buschko distolse lo sguardo per non vomitare. Fiss gli occhi su altro, per rimuovere quell'immagine dalla mente.
Ma non resistette a lungo. Dovette guardare ancora il rettile giallo e nero. Attrazione e repulsione per quella bestia antica, ritorta su se stessa, in sonno da millenni.
All'altezza del piatto della cornice la coda si biforcava, come due braccia aperte che reggono una grande sfera sul capo. Le squame diventavano cornice. Lo spazio che avrebbe dovuto contenere lo specchio era vuoto.
Studi il retro della cornice. Le squame abbracciavano con precisione geometrica l'intero perimetro del piatto. Una geometria viva, che conteneva la scintilla del patire dentro la struttura romboidale. Il retro doveva essere stato decorato, ma sembrava che una potente fonte di calore avesse fuso il metallo e liquefatto il disegno. La cosa gli apparve bizzarra, poich il resto dell'oggetto era perfettamente conservato. Sotto le squame, incise con cura intorno alla circonferenza, quarantatr lettere dell'alfabeto latino:
suepceorncfreismsionhleoanlctreerdnutsudres.
Ci che sorprese Buschko non fu il fatto che la frase fosse incomprensibile, bens il fatto che non l'avesse notata subito, come se in un primo momento lo sguardo fosse stato offuscato. Guard la parete della stanza, appeso al muro, il ritratto del santo in tunica blu indicava un libro aperto.
Il ragazzo aveva sentito dire a Karl di una porta con quarantatr lettere. Un enigma inciso sul portone del convento oltre la foresta, a un'ora di cavallo da Praga. Il convento dall'architettura invertita che Karl avrebbe voluto raggiungere la mattina delle pagine appese.
L'elenco dei pettegolezzi di corte pi freschi proponeva che Karl volesse tornare in convento, che ci fosse con lui una prostituta ex moglie di uno della scorta, che l'arcivescovo avesse lasciato Praga per paura di Milic, e tante altre perle di noia e ricchezza.
Buschko ferm il flusso di pensieri, si perse nel blu rassicurante della tunica del santo.
Aveva lasciato scivolare la cornice sul letto, un gesto automatico perch il giallo non ferisse gli occhi.
Tenne sulle ginocchia le due lettere. Perch Cola di Rienzo voleva far credere di non avere lo specchio?
Buschko si alz. Si affacci dalla porta. Un domestico scatt efficiente.
Ci sono notizie dell'imperatore?
No rispose il domestico. Ma  stato trovato un cavallo delle scuderie di corte sul sentiero per il convento. Gli uomini che lo hanno recuperato dicono di essere stati raggirati da una donna fuggita verso il convento con un cavaliere rispose il servo.
In che senso raggirati?
Quei cavalieri erano stati messi a impedire l'accesso al convento, ma la donna  riuscita a passare con il cavaliere spieg il servo.
Karl e la prostituta, pens Buschko.
C' altro?
Di importante no disse il servo. Ma dopo un poco aggiunse signore, sapete del fienile?
No, non so nulla, che fienile? domand il ragazzo.
Una rivolta di contadini, sono morti tre soldati disse il servo.
Il ragazzo si fece pensieroso.
Dopo la rivolta  successo qualcosa di strano aggiunse.
Cio?
Nei pressi del fienile si  sentito un richiamo di corno, il pi tonante mai udito a Praga.
Buschko rimase a riflettere. La notizia del fienile e del corno non lo incurios. Dimmi piuttosto domand si sa nulla di dove sia l'arcivescovo?
Pare sia partito per Raudnice rispose il servo.
Arnost si stava licenziando dal mondo, stava chiudendo la propria lunga giornata terrena. Stava andando a guardare il mosaico da lontano, per vederlo nel suo insieme. Ma non prima di aver aggiunto quell'ultimo tassello. Il tassello che completava l'opera, che era stato conservato in quel baule per tutti quegli anni, e che Cola di Rienzo si era portato nella tomba insieme alle coltellate nel petto.
Tu lo hai conosciuto Cola di Rienzo? domand al servo.
L'ho visto quando si  presentato qui travestito da frate rispose il servo.
E basta?
Be', dopo  stato in carcere, e dopo sono partiti tutti per Roma.
Tutti chi?
Prima l'arcivescovo, dopo qualche mese Cola di Rienzo e poi l'imperatore che  andato a farsi incoronare.
Arnost era gi a Roma quando  arrivato Karl?
S, era l per preparare la situazione, sapete, c'era la peste, i mercenari, rivolte dei nobili...
Va bene, va bene lo interruppe Buschko prima che il servo iniziasse a rimembrare i bei tempi passati.
Stava per andare, quando domand Arnost e Cola di Rienzo si incontrarono a Roma?
Il servo alz le spalle.
Dai, si dice che i veri imperatori siano i maggiordomi improvvis Buschko, possibile che non girasse neppure una voce?
Io non so nulla disse il servo, secco, senza cedere alle lusinghe.
Fu la conferma che Buschko cercava. Una decina di anni fa, pens.
Per tutti quegli anni Arnost aveva nascosto le lettere e prima di partire aveva deciso di bruciare tutto, era una cosa calcolata, un'ultima macchia da eliminare perch l'opera fosse perfetta, un ultimo piccolo tassello, grande come la O maiuscola di Ombre.
Torn a sedersi.
Mio Dio salt gi dal letto.
Il metallo giallo si era mosso.
Prese uno spiedo dal camino, torn alla cornice e la capovolse con la punta dell'arnese. Controll. Il retro della cornice era diventata un'incisione, le quarantatr lettere erano ora disposte lungo un portone d'ingresso accanto all'abside di una chiesa.
L'architettura invertita del convento. L'unica chiesa di Praga che si presenta di spalle. Il ragazzo si avvicin all'incisione. Vide il metallo fermentare sotto i propri occhi come cibo in decomposizione.
Dio, Dio si segn con la croce. L'incisione mostrava il convento in fiamme. All'interno, Karl, l'arcivescovo, una prostituta. Tra i frati, uno con in volto l'espressione diabolica attir l'attenzione di Buschko, uno che esasperava una risata di piacere mentre le fiamme lo bruciavano.
In fretta. Mise cornice e lettere in una sacca.
Corse via.
Ora decima
La cella era ripiombata nel silenzio. Wolfango era andato via. All'ombra sempre pi lunga del crepuscolo praghese, sfinito, Bastiano aspettava. Aspettava l'omicidio di Matthia, aspettava l'Anticristo, aspettava il nemico che finalmente era arrivato.
Il priore cercava di mantenere le gambe ferme. Cardiopalmo ingiustificato, per qualcosa che sia lui che Bastiano avevano gi intuito da qualche giorno, ma che solo ora iniziavano davvero a comprendere. Il priore rimaneva in piedi dentro la cella, a sfidare la vendetta, e osservava Bastiano reagire alle proprie parole. Non hai ancora capito chi sono?
L'espressione rigida del volto di Bastiano, assunse i contorni satanici dell'adoratore dell'Anticristo. L'infezione della gamba viaggiava nel corpo, come un lungo verme liquido. Le contrazioni dei muscoli del volto ne facevano una maschera da satira antica.
Il cacciatore della Fedelt era pronto a parlare, a volto scoperto. L'Ombra contorta nella polvere, pronta ad ascoltare.
Cardiopalmo, che secca la gola, che annega le parole dentro gli umori incandescenti. Il priore obbed al rito della caccia. Ferire la preda prima di ucciderla, una decina di anni fa disse, ti ricordi?
Nella cella il crepuscolo sfumava le sagome, la realt sospesa tra non essere pi oggetto e non essere ancora ombra.
Ti ricordi? Autunno del 53, il Campidoglio.
Bastiano ricordava. Come dimenticare?
Dalla sua stanza, ricordi? Era uscito sul balcone con l'armatura. Come un mago, aveva aperto il palmo della mano
contro la folla, spegnendo urla e imprecazioni.
Il passato, da un altro angolo di piazza del Campidoglio.
Il popolo lo amava, avrebbe voluto ascoltarlo, ma qualcuno tra la folla provocava violenza, diffondeva odio. Qualcuno tra la folla lo voleva morto, vero Bastiano? E poi una pioggia di sassi, frecce, bastoni. L'inizio della fine. Immagini caotiche, veloci, appiccicose, come quell'umido autunno romano.
Una freccia gli trafisse il palmo della mano.
L'incantesimo spezzato, il mago non incantava pi.
Cola di Rienzo non sent dolore, la freccia gli aveva mozzato il nervo tra medio e anulare. Con le dita che restavano prese il gonfalone per sottrarlo ai porci che grugnivano morte al traditore.
Ti ricordi la tristezza del suo volto, la delusione di vedere il gonfalone con incise le lettere s.p.q.r. macchiarsi di sangue? Del proprio sangue? Lui che pensava di aver fatto rivivere l'impero di Roma. Riuscivi a vedere o eri troppo lontano?
Bastiano chiuse gli occhi, il presente era in ritardo di dieci anni.
No, non eri lontano, potevi gustarti tutto lo spettacolo, lo so. C'ero anch'io quel giorno, ero l per te. Avevamo un appuntamento, ma tu non lo sapevi. Cola di Rienzo vi aveva facilitato il compito. Il traditore aveva ucciso fra Moriale dopo averlo raggirato, poi aveva imposto nuove tasse per sostenere l'esercito. E voi l a godervi il trionfo, tu e i nobili romani. Avrei pagato per vedere la faccia di Giovanni di Vico quando si vide consegnato il tribuno, il suo peggior nemico su un piatto d'argento. Il figlio dell'Anticristo. Cos lo avevi chiamato nel biglietto, vero?
Bastiano indirizz sul priore uno sguardo sgomento, di radicale stupore.
Non hai ancora capito chi sono? Certo che non puoi averlo capito, io per te ero solo carne da sacrificare. Come quella di Cola di Rienzo, ma valevo ancora meno di lui. Un pezzo di pane calato da una finestra con un cesto. Ecco quanto valevo per te.
Bastiano sudava.
Ma torniamo sul Campidoglio, su quel balcone disse il priore.
Dalla folla un paio di ceffi prezzolati dalla nobilt romana si scambiarono un cenno. Le porte della casa di Cola vennero unte di olio e date alle fiamme. La folla riprese il linciaggio.
Cola abbandon il balcone. Entr in casa, annod due o tre tovaglie e si cal dalla finestra nel cortile interno.
Le immagini nella mente di Bastiano si posizionarono in ordine, come i riquadri di un arco istoriato.
Nel passato vide.
Cola si cal dalla finestra nel cortile.
Indoss l'elmo. Voleva combattere i nemici, morire da eroe.
Erano troppi, ebbe paura. Si lev elmo e armatura. Si tagli la barba, in fretta. Era fuggito altre volte, aveva indossato altre maschere.
Le fiamme erano alte. Bisognava uscire. Ancora un poco e le travi avrebbero ceduto.
Qualcuno dal popolo entr in casa, a rubare l'oro, prima che tutto andasse bruciato, prima che non rimanesse pi nulla da rubare.
Ti ricordi, Bastiano? Era il patto, tu consegnavi Cola a Giovanni di Vico e lui ti dava il diritto di essere il primo a entrare nella stanza del tribuno. Ma qualcosa and storto. La folla era pazza. La folla se ne fregava dei tuoi accordi. Erano tutti pronti a rubare. Eravamo tutti pronti. Io sono stato tra i primi. I nobili vendettero la tua informazione a Giovanni garantendogli una tregua. Si sono limitati a usarti. Preso Cola, ti hanno mollato in piazza come un idiota, e tu l, a guardare. Tu non lo sapevi, ma io guardavo te, la tua disperazione, il tuo smarrimento in quell'angolo di piazza. Cosa ti aspettavi? Che ucciso Cola ti avrebbero steso un tappeto, fermi tutti, l'abbiamo preso, grazie Marion, a te l'onore di cercare nella camera che fu di Cola di Rienzo. Era questo che ti aspettavi?
Bastiano serr le mandibole. Marion.
Non era rimasto a guardare, aveva pensato di trovare il tesoro tra le pieghe delle vesti di Cola. Ma si era sbagliato.
Il ricordo torn su Cola.
La faccia tinta di nero, un mantello da pastore, un cuscino sulla testa. Le travi cedettero. Le fiamme non lasciarono nulla in piedi.
Cola fuori, di corsa, a testa bassa.
Ci riusc, li freg, il travestimento aveva funzionato.
Entr nella folla, si confuse, si sent in salvo.
I bracciali ai polsi.
Oro, finemente cesellato, adornato di pietre.
Un pastore non indossa braccialetti d'oro.
Lo guardarono negli occhi, Cola non ricambi, cerc di correre, occhi bassi.

 bracciali scintillarono sotto il sole sfacciato dell'autunno romano.
Lo fermarono.
Quando l'hanno preso dov'eri? Lontano? Peccato, ti sei perso la lama mentre entrava nella carne. Poi un colpo di mazza nel cranio disse il priore.
Mor al primo colpo. Non c'era bisogno di rovinargli il cranio. Non c'era bisogno di continuare a bucare da parte a parte. Era morto.
Ma non bast, alla folla non bast. Alla fine del massacro, Cola di Rienzo era un impasto di stoffa e carne macinata. Ma non bast neppure questo.
Il mucchio di carne informe che poco prima era stato Cola di Rienzo venne legato dai piedi.
Un carro lo trascin per le vie di Roma.
Durante il tragitto la testa si stacc dal corpo. Rotol nel canale di scolo a bordo strada. Un paio di bambini ci giocarono prendendola a calci.
Il cadavere venne appeso a un balcone.
Me lo hanno raccontato, io non c'ero. Non ti guardavo pi. Il mio compito era diventato un altro. Quando ti ho visto immobile non mi sono pi curato di te. Sono schizzato in camera di Cola di Rienzo a cercare il tesoro. Avresti dovuto vedere. In quella stanza c'era di tutto, calici di vino, croci, drappi. Ma io cercavo solo una cosa.
Il ricordo iniziava a bruciare anche per il priore.
Cercavo un libro, un foglio... il tesoro.
Il resto della vita di quell'uomo era davanti agli occhi di Bastiano. Il risultato di un libro non trovato dieci anni prima.
Solo un maledetto specchio, non so neppure perch lo presi. Fu l'unica cosa che riuscii a prendere, era sotto il cuscino di Cola. Ma io volevo il libro, il tesoro.
La goccia di sudore dalla fronte fin nell'occhio, la sagoma del priore si appann, il priore divenne ricordo, frammento di passato. Marion o Bastiano finalmente poteva domandare chi sei?
Mi domandi chi sono? Proprio non ti viene in mente? sorrise il priore. Sai, tu mi hai salvato la vita. Una domenica. Un messaggio calato dalla finestra. Il messaggio con il quale consegnavi Cola di Rienzo e fra Moriale a Giovanni di Vico. Il figlio dell'Anticristo e l'angelo della morte. Bene, sotto quella finestra c'ero io. Io ho preso il messaggio. Ho anche cercato di consegnarlo. Ma mi hanno catturato, sai. Ma non credo che ti interessi. Per te ero solo un aggeggio per il tuo scopo, come lo era Giovanni di Vico, come lo era Cola di Rienzo. Strumenti per arrivare al tesoro.
Bastiano era smarrito in una domenica d'estate di dieci anni prima. Guardava il priore per cercarne nel volto un segno, una traccia, un ricordo dell'uomo a cui aveva consegnato il biglietto e che aveva aspettato per ore prima di fuggire travestito da donna.
Mi hanno ucciso disse il priore.
Marion lo guard come si guardano gli spettri.
Ma un benefattore mi ridiede la vita.
Qualcosa di doloroso pieg la voce del priore, come se quella vita restituita fosse stata in realt tolta.
Chi ha preso il biglietto? domand Bastiano.
Un manipolo di mercenari al soldo dei Colonna, cos credo. La cosa importante  che il contenuto del tuo biglietto fu presto sulle bocche dei nobili romani. Ti starai domandando cosa c'entro io con tutto ci, con il tesoro e con la Fedelt.
Tacito assenso di Bastiano.
Il benefattore mi ridiede la vita, in cambio mi consegn te. Mi chiamavo Lotario, la Fedelt mi tolse il nome. Come le Ombre lo tolsero a te. In tutti questi anni sono stato la tua ombra, l'ombra dell'Ombra. Ho girovagato con te sulla Maiella, ti ho seguito a Druguntia, e poi qui, a Praga. Il resto della storia lo conosci. Io il priore, tu il frate venuto dal nulla.
Marion osserv Lotario, il priore, grasso, stanco, inutile. Come in uno specchio che riflette gli opposti, vide se stesso magro, oltre la stanchezza. Nascosto nella coscia, nelle proprie carni lo scopo di un'intera vita.
Il tuo benefattore voleva che seguissi solo me? domand Bastiano.
Solo te, Marion. Quando sei arrivato qui, Praga ti ha pervaso fino al midollo. Praga, la porta scelta dall'Anticristo per il proprio ingresso nel mondo. E tu dovrai aprire quella porta. Come vedi, il benefattore aveva previsto tutto disse Lotario.
Non si pu prevedere una cosa del genere disse Marion. Io quella domenica ti ho aspettato fino a tardi. Quando ho visto che non tornavi, ho deciso di fuggire.
Dimentichi qualcosa disse il priore. L'incartamento che trovasti per le scale.
Un brivido attravers Bastiano come fai a saperlo? Era un messaggio che veniva dalla cerchia pi ristretta delle Ombre.
Lotario rimase stupito, il brivido attravers anche lui come sarebbe a dire dalle Ombre?
Rispondimi Marion allarmato, come fai a saperlo?
Fui io a mettere l'incartamento sul gradino dove lo trovasti disse Lotario, spaventato da quanto si stava ricostruendo in quella cella.
Il crepuscolo, come una macchina da guerra lenta e pesante, uccideva senza distinzione gli angoli di luce rimasti a testimonianza di quel 30 dicembre. Non rimaneva che chiudere il cerchio.
Chi ti ha dato quell'incartamento? domand Marion.
Lotario, duro, occhi iniettati di sangue. Cosa conteneva quell'incartamento?
Bastiano, senza nessuna ragione per non fidarsi il rito per l'avvento dell'Anticristo.
Gli occhi del priore scomparvero dietro la rabbia, la delusione. Per anni mi sono domandato cosa ci fosse in quell'incartamento.
L'ho rilegato nel florilegio,  stato sotto gli occhi di tutti. La notte di Natale l'ho strappato, senza una vera ragione. Solo per paura disse Marion. Ora dimmi, chi ti ha dato quell'incartamento?
Aspetta Lotario, sempre pi duro, tu sapevi di dover ricevere il rito?
Certo che lo sapevo disse Marion. Io sono il prescelto, quello che le Ombre aspettano da anni. Il vescovo della Setta delle Ombre scelse me, solo io posso aprire la porta del tesoro.
Chi  questo vescovo? domand Lotario.
Non l'ho mai visto, le Ombre non hanno nome, non hanno volti. Fui informato da altri fratelli di essere stato il prescelto. Da allora vivo solo per portare a termine la mia missione.
Toccava al priore rispondere. Nonostante l'evidenza rendesse superflua ogni altra parola.
Il mio benefattore  l'arcivescovo,  Arnost disse Lotario. Fu lui a consegnarmi il rito perch te lo facessi avere.
Bastiano sorrise in mezzo alle scale, non sotto la porta. Per dimostrare che possono tutto. Per dimostrare che possono affidare al nemico l'arma con la quale questo si uccider.
Arnost, il capo delle Ombre riuscito a ottenere uno dei posti pi alti delle gerarchie della Fedelt.
Hanno un simbolo con il quale riconoscersi, l'unicorno. L'animale che
No non volle nell'arca. L'animale che la vergine cattura e conduce al
palazzo del re. Per le ombre l'unicorno  l'anima, la vergine  la rinuncia
al corpo, il re  il primo Eone.
Questa fu la spiegazione che mi diede Arnost disse Lotario.
 cos conferm Marion.
L'arazzo nella stanza degli inquisiti, per tutti quegli anni, era servito solo a rassicurare le Ombre. Una maniera sottile per farsi beffa dell'inquisizione dentro la stanza degli interrogatori. Nella stanza dove le Ombre avrebbero dovuto subire la condanna. Una maniera diabolica per dire non temere fratello, noi ci siamo. Anche nelle stanze dell'inquisizione.
Ammirazione e angoscia riempirono la cella.
Sapevi anche del numero? domand Marion.
Come lo sapevi tu rispose il priore. Quando ti avrei trovato avrei dovuto sorvegliarti, controllare i tuoi contatti, riferire ogni cosa ad Arnost. Ma soprattutto avrei dovuto aspettare il numero 1368. L'anno della fine, l'anno dell'ultima battaglia, che decider chi vincer la guerra.
Perch lo hai riscritto? domand Bastiano.
Dopo dieci anni di attese pensavo fosse tutto finto. Dopo averlo cancellato ho avuto paura che l'arcivescovo non mi credesse. Io stesso ho avuto paura di averlo solo immaginato. Volevo il segno, la traccia, la testimonianza. Il 1368  stato come una malattia recidiva, che ricordiamo di avere solo quando ci affligge. Non potevo cancellarlo, nel ricordo non sarebbe sopravvissuto, sarebbe stato come un sogno, non volevo che svanisse. Quel numero solo d significato alla mia vita. Come potevo cancellarlo? Dimmi ancora una cosa, cosa c'entra l'uomo vestito di stelle?
L'uomo vestito di stelle  l'Anticristo. Io, tu e probabilmente Wolfango siamo i tre magi. Due di noi finiranno legati al guinzaglio, il terzo condurr i popoli nel nome del male. Ma non accadr. Tutto finir entro breve.
Quando?
Lo spettro della menzogna torn su Bastiano quando Milic mi consegner il tesoro.
Silenzio.
Tu cosa farai ora? domand Bastiano.
Non gli servo pi, mi ha usato per assicurarsi che fossi tu ad avere il tesoro. Non poteva portartelo lui, perch il tesoro deve muoversi da solo.  la regola. Lui ha atteso. Arrivato il momento, tutto  andato come doveva andare. Il tesoro ha scelto te, e Milic verr a restituirtelo. Ti rendi conto che non posso andare via, vero? Come faccio ad allontanarmi proprio adesso che posso vederlo? Che forma ha?
 un libro ment Bastiano, velenoso il libro che non hai trovato dieci anni fa.
Un'ultima domanda disse il priore quando vi siete parlati poco fa, Arnost ti ha detto di essere un'Ombra?
Bastiano rimase a guardare le quarantatr lettere della porta dell'enigma, per l'ultima volta.
No disse voleva solo vedere da vicino che aspetto avesse la sua stessa vita. Mi ha osservato come se davanti avesse uno specchio.
Anche il priore poggi lo sguardo sulle quarantatr lettere. Le campane che suonavano a morto per la messa. Per l'ultima messinscena del grande vecchio.

35. Praga, 30 dicembre 1363.

Ora undicesima
Matthia si avvicin al rogo appiccato dinanzi all'ingresso della chiesa, sul chiostro. Le campane a morto insistevano lugubri a coprire l'eco del corno che riverberava ancora nelle orecchie dei frati. Chi piangeva, chi pregava.
Iniziarono in pochi, buttarono nel rogo oggetti preziosi. Una stupenda pagina miniata si accartocci al contatto con le fiamme, i blu e gli ori delle lettere cedevano il posto al nero della cenere. Seguirono gli altri.
Un frate gett la fibbia di una cintura lavorata a forma di cavallo, poi ognuno aliment il fuoco con qualcosa. Prima di entrare in chiesa, ogni frate intese celebrare il distacco dai piaceri, dalle vanit.
Nel rogo fin a bruciare una bella lucerna con incise a lettere greche xp di Xristos, un anello con un'ametista contro l'ubriachezza. Viola come il vino che sconfiggeva.
Due frati trasportarono il pluteo da dentro la chiesa. Il pannello in legno, con meravigliosi bassorilievi aliment la fiamma che divenne alta quanto il portone d'ingresso. Tutti oggetti che contenevano l'impronta delle mani o dell'ingegno umano, e che bruciavano al posto dei loro costruttori. Dal refettorio fu preso un acquamanile, la brocca nella quale si erano lavate mani colpevoli e che era pregna di ogni macchia cancellata dalla coscienza.
Ascoltatemi disse Karl a Matthia e a Evka, non riferite nulla dei nostri discorsi, neppure a Bastiano e al priore, tanto non ci darebbero retta. Ora dobbiamo solo impedire che il rito si compia. Lasciate fare a me.
Allora bisogna andare da Bastiano disse Evka. Appena sar solo, reciter la formula. Ho l'impressione che questa messa non serva ai cadaveri, ma che sia stata organizzata perch Bastiano rimanga solo e porti a termine l'opera.
Il priore non moller l'osso cos su due piedi disse Karl. Non lo vedo in giro, credo che siano insieme nella cella dell'enigma.
Matthia disse Evka tu non ti allontanare dall'imperatore.
Non ho paura di Wolfango replic Matthia.
Non ti allontanare dall'imperatore. Andiamo ribad la donna prendendo la direzione della cella di Bastiano.
No disse Karl. Prima voglio guardare in faccia Arnost.
Evka non pot insistere, n andare da sola da Bastiano.
Entrarono in chiesa. L'altare era pronto.
Una folata di vento gelido fer le schiene dei frati pi vicini all'ingresso. Poi la porta venne chiusa.
I frati guardavano quello spettacolo esterrefatti. Una messa dell'arcivescovo, in presenza dell'imperatore. Un corno che prima ancora delle campane aveva annunciato la messa funebre.
Karl cercava Arnost.
 Il crepuscolo cedeva il posto alle fiamme delle candele.
Requiem aeternam.
Arnost indossava il pallio, la striscia di stoffa decorata con le croci, intorno al collo come un cappio morbido.
La voce severa e fredda, da fuori gli spifferi di vento che il portone non sapeva trattenere:
Il regno dei cieli  simile a un padrone di casa che usc all'alba per prendere a giornata lavoratori per la sua vigna.
Inizi la Messa esequiale. Arnost non guard nessuno dei presenti, ma il portone, come se la messa fosse per i rettangoli di legno secco.
Accordatosi con loro per un denaro al giorno, li mand nella
sua vigna. Uscito poi verso le nove del mattino, ne vide altri che stavano sulla piazza disoccupati e disse loro: Andate anche voi nella mia vigna; quello che  giusto ve lo dar. Ed essi andarono. Usc di nuovo verso mezzogiorno e verso le tre e fece altrettanto.
Il lezionario dei morti proponeva passi pi adeguati a un funerale. La parabola della vigna. Una scelta offensiva, per Goffredo, per l'inquisitore, per i vivi ignari, e per quelli che sapevano. Karl, Evka e Matthia.
Uscito ancora verso le cinque, ne vide altri che se ne stavano l e disse loro: Perch ve ne state qui tutto il giorno oziosi? Gli risposero: Perch nessuno ci ha presi a giornata. Ed egli disse loro: Andate anche voi nella mia vigna.
I frati piangevano il suicida, il lavoratore del Signore rimasto senza lavoro, che si presentava al Suo cospetto a chiedere di poter entrare nella vigna.
Quando fu sera, il padrone della vigna disse al suo fattore: chiama gli operai e d loro la paga, incominciando dagli ultimi fino ai primi. Venuti quelli delle cinque del pomeriggio, ricevettero ciascuno un denaro.
Karl cercava risposte. Nel rito funebre, nella parabola della vigna. Nel suo pi stretto consigliere, l'arcivescovo, che sarebbe dovuto diventare papa. Fu per rispetto ai morti stesi sopra gli umili catafalchi che non interruppe il rito. O per la paura di dover ammette la propria colpa, di aver accettato che tutto accadesse senza fermare il corso delle cose. Milic cacciato via, quattro morti, Bastiano in una cella con un attrezzo demoniaco.
Si apr il portone. Tutti si voltarono. Il terrore di vedere comparire il priore, di sapere Bastiano da solo.
Per un momento la messa si ferm. L'uomo sulla soglia entr, chiuse il portone, prese posto accanto a Karl.
I frati erano troppo eccitati da ogni cosa per dare importanza a quell'ingresso.
Lo sconosciuto entr. Cal il cappuccio sulla schiena. Era Buschko.
Arnost sorrise. Di un sorriso fuori luogo. Senza sentimento nella voce, riprese:
Quando arrivarono i primi, pensavano che avrebbero ricevuto di pi. Ma anch'essi ricevettero un denaro per ciascuno.
Karl prese le lettere che Buschko gli allungava. Arnost fece una lunga, lunghissima pausa. Perch Karl potesse leggere, capire.
La lettera scritta da Cola di Rienzo, tra le sue mani, con dieci anni di ritardo. Karl lesse. Cola di Rienzo gli parlava dello specchio. Uno specchio che Arnost non doveva trovare. Cola voleva far sapere a Karl di avere uno strumento magico. Voleva tenerlo nascosto ad Arnost, proteggerlo da lui.
Nel ritirarlo per, mormoravano contro il padrone dicendo: questi ultimi hanno lavorato un'ora soltanto e li hai trattati come noi, che abbiamo sopportato il peso della giornata e il caldo.
Arnost cercava lo specchio. Non lo voleva per se stesso, ma per il prescelto: Bastiano.
Bastiano non sapeva di essere stato protetto. Durante quegli anni si era concentrato solo sulla Fedelt, solo sul pericolo. Esattamente quello che doveva credere. Di essere in pericolo. Solo cos la Fedelt avrebbe pensato di averlo in pugno. Sbagliando.
Se Bastiano fosse finito tra gli inquisiti, nella stanza avrebbe trovato l'arazzo con l'unicorno. Un modo per fargli sapere che non c' un luogo senza Ombre.
La Regola dice che  il tesoro a scegliere quando muoversi e da chi andare. Arnost aveva aspettato. Dieci anni. Un giorno di marzo Milic aveva trovato il tesoro, era impazzito.
Karl, Matthia e Evka con in mano le lettere di Buschko completavano il mosaico.
Milic, quella sera di marzo, aveva portato il tesoro al destinatario. Bastiano sapeva che era suo. Era sempre stato suo.
Il priore non aveva capito. Riteneva che il tesoro fosse un libro. Milic aveva preso una copia della Bibbia di nessun pregio, l'aveva rilegata, e nel dorso aveva nascosto i vetri.
Il tesoro aveva trovato il proprio possessore. Era il turno di Bastiano. Aspettare ancora, forse una vita, forse pochi mesi. Fino al segnale, il numero 1368.
Una notte di Natale, il numero compare su una colonna: 1368.
Il resto della storia era davanti agli occhi di tutti.
Ma il padrone, rispondendo a uno di loro, disse: amico, io non
ti faccio torto. Non hai forse convenuto con me per un denaro?
Perch? Si domandava Karl. Quando avrete distrutto il mondo, cosa sar di voi? Rabbia e orrore mescolati ai punti interrogativi.
Prendi il tuo e vattene; ma io voglio dare anche a quest'ultimo quanto a te.
Arnost poteva chiudere la propria giornata terrena. Aveva trovato il prescelto, aveva ottenuto il posto dentro le gerarchie della Fedelt. La stava distruggendo dall'interno.
Come un tarlo. Aveva guastato il legno partorendo tarli, tarli, tarli.
Il priore capo di un convento, Wolfango il futuro priore. Tutte strategie per mettere a capo delle istituzioni uomini indegni, assassini, servi di Satana.
Quale modo migliore per distruggere le istituzioni? Quale se non mettere i popoli contro le oligarchie? Risultato: distruggere l'ordine creato dal Dio della materia. Satana.
Matthia guard Arnost, fu atterrito dal genio che aveva progettato quella briciola di Storia.
Non posso fare delle mie cose quello che voglio? Oppure tu sei invidioso perch io sono buono?
Matthia comprese anche l'ultima sottigliezza del piano. Lasciare libero Milic. Tutto era chiaro. Milic voleva capire le profezie. Per comprenderle sarebbe andato dal papa. Un profeta dinanzi al papa. Un macigno sopra le mura di Avignone, per abbattere i poteri, le istituzioni, le leggi.
Cos gli ultimi saranno i primi, e i primi ultimi.
Arnost concluse.
Matthia schiacciato dagli strati del proprio animo, frammenti di un riflesso, come davanti a uno specchio rotto.
Accadde tutto all'improvviso.
Un cupo suono di corno.
Voci di folla, sempre pi vicine.
Un violento colpo sul portone.
Lui entr.
Sei sicuro di quel che stai facendo?
I contadini gli si strinsero intorno. Qualcuno controllava di essere intero. Una donna aiutava una ragazzo a estrarre una freccia dal polpaccio.
Milic non sentiva pi nulla, non le voci, non la fame, non il dolore.
Guard il cielo.
Alla cintola, ancora appeso il corno trovato sotto le mura del convento.
Guerra.
Afferr il corno. Il suono fece risorgere i morti, rimargin le piaghe dei feriti.
I contadini divennero guerrieri.
Milic, scheletrico, nervoso, severo. La maschera della giustizia divina.
Senza domandarsi cosa fare, Milic si incammin.
Senza dire nulla, i contadini guerrieri lo seguirono.
Senza premesse, come se non ci fossero state interruzioni:
Vai, mi disse lo spirito, e d al sommo pontefice, che  stato eletto dallo Spirito Santo per migliorare la condizione e la salute dei cristiani, vai dal papa affinch dica apertamente che Dio mander angeli e predicatori, con corni come questo, a raccogliere le messi. Dobbiamo raccogliere tutto, perch tra poco non ci sar pi nulla da raccogliere. Il mondo sta per finire. Gli angeli verranno a sradicare la zizzania, gli eretici, i falsi profeti, gli ipocriti, i catari. Questi sono soldati di Gog e Magog. Noi dobbiamo smascherarli, portare Cristo negli angoli pi nascosti della terra, sotto i tetti, nel deserto. Quando verr l'Et dello Spirito Santo, in Chiesa troveremo solo carit. Il pastore sar Cristo stesso. Sar cos, perch cos  scritto.
I contadini furono bestie affamate. Cercarono prede. Uomini ricchi, politici, preti.
Sangue.
Lo spirito mi continua a parlare Milic apr le dita, occhi rivoltati, bianchi.
Grid: Vai dal papa, mi dice, persuadilo affinch convochi un concilio a Roma, un concilio per tutta l'umanit dove ognuno possa andare a chiedere perdono, per correggere i propri errori, perch i potenti della terra possano tornare a fare quello che dovrebbero fare, occuparsi di noi, senza spade, ma solo con leggi giuste. Affinch conservino il mondo al riparo dalle insidie di Satana.
Passi decisi. Guard davanti a s.
Si volt. Cerc gli occhi dei contadini.
Voglio guerrieri pronti a morire.
Milic fu il bosco boemo. I contadini il fuoco.
Guerrieri che non alzino le armi contro altri uomini, ma solo contro l'Anticristo. Perch il sangue dell'agnello sia il nostro sangue. Per l'eternit. A morte la Bestia. Annegher nel nostro sangue.
Dicci chi  domandavano i contadini. Qual  il segreto dell'imperatore.
Milic non sentiva. Nessuna voce, fame o dolore.
Non rispose. Profetizz.
Non so quando saranno queste cose. Forse quando l'ira
di Dio sar grande e il dolore che gli procuriamo insanabile. Allora i potenti non potranno pi nascondere di essere servi di Satana.
Incontrarono due guardie con un cavallo che non osarono fermarli. L'animale portava gli stemmi della scuderia imperiale.
Se i potenti taceranno, grideranno le pietre Milic accendeva i cuori. La Sua ira sar una tempesta, grandine grossa come pietre.
L'abside. La porta con quarantatr lettere.
I potenti cercheranno di uccidere il figlio di Dio. Ci sono gi riusciti una volta. Ma ora l'ira di Dio sar tremenda.
Fecero il giro delle mura.
Verr per chi mangia, per chi beve, per chi si sposa. Allora tutti faremo penitenza, noi che l'abbiamo disprezzata per tutti questi anni.
Entrarono nel chiostro.
Il portone della chiesa.

 contadini guerrieri afferrarono qualsiasi oggetto.
Milic prese il corno.
 Il suono fu il vento sotto gli stipiti. Il portone non resse.
Le ultime parole: Cristo apre la porta dell'Apocalisse.
Chi c' dall'altra parte?
Un ariete contro la porta.
Milic entr in chiesa come la rappresentazione della morte staccatasi da un affresco.
Avanz.
I contadini senza un ordine. Rimasero fermi. Fuori. Ed ebbero paura di qualunque cosa potesse accadere da quel momento.
I mattoni della chiesa si vergognarono di non portare 1368 impresso sulla superficie porosa.
Arnost dall'altare sorrise al primo colpo di ariete sul legno del portone.
Milic non sorrise, gio andando verso l'altare, non guard i catafalchi e punt dritto.
Un esercito di persone affamate, mandava avanti il loro cavaliere, perch mettesse sulla bilancia farina e olio come nell'Apocalisse.
Maestro disse Matthia intralciandogli il cammino.
Mani robuste di contadino lo afferrarono, lo gettarono a terra non toccarlo gli disse un macigno a forma di mano.
Milic scavalc Matthia che era steso a terra immobile.
Dove eravate, Maestro? Mentre l'inquisitore moriva, mentre Uberto veniva tagliato a pezzi, mentre Goffredo si impiccava, voi c'eravate in questa storia? Si domand Matthia guardando un alluce deformato.
Dal portone aperto, il vento fece tremare qualche fiamma di candela.
Milic procedette come il pezzo di una scacchiera, avanz verso il pezzo che doveva mangiare.
Na zdrav sussurr Arnost.
La folla non seppe cosa incitare.
I frati guardarono Milic, aspettarono che finisse tutto.
Lui alz il braccio. L'indice che punt contro Karl fu una lama.
 lui l'Anticristo.

36. Praga, 30 dicembre 1363.

Ora dodicesima
Solo dopo le gambe furono di nuovo in grado di obbedirle. Quando i contadini avevano invaso la chiesa, Evka aveva cercato la croce sulla parete e pregato. Senza segnarsi o recitare, ma a mente, prima che anche questa fosse ottenebrata dalla paura. Accanto a lei, Karl aveva urlato in prigione. I contadini avevano immobilizzato Milic prima ancora di ricevere l'ordine.
La moltitudine di uomini e donne che aveva seguito il profeta, a un certo punto aveva deciso di domandarsi chi fosse quell'Anticristo seduto in prima fila a seguire la messa. E non era pronta a sentirsi rispondere:  l'imperatore.
Anticristo
Poi tutto era successo come in un sogno. Le immagini davanti a Evka erano schizzate via rallentate, frammentate. Schegge di una coppa di vetro infranta sul marmo. Schegge velocissime, ognuna per la propria direzione. Ed Evka era corsa a raccogliere i pezzi, a metterli insieme, a trovarli tutti uno per uno, perch nessuno si facesse male.
Milic aveva rotto l'equilibrio, aveva rovesciato la coppa.
Quando le gambe avevano ripreso a funzionare, Evka era corsa nel chiostro con l'apprensione di una madre che vede un bambino troppo vicino a un cavallo impazzito.
Seguiva con gli occhi le schegge, i frammenti. Prima che fosse troppo tardi.
Caos ovunque. Frati e contadini affollavano il chiostro.
I contadini, mortificati, punivano il proprio profeta e si rimettevano nelle mani dell'imperatore.
L'imperatore si era chiuso nella sala capitolare, aveva voluto solo Buschko con s.

 contadini, ignari del labirinto di celle, avevano consegnato il profeta a un gruppo di frati. L'unico ordine era stato di condurlo in prigione.
Mentre veniva condotto nella propria cella per essere incatenato, Milic era passato di fianco a Matthia che nel frattempo era tornato in piedi, digli che non serve a nulla gli aveva sussurrato.
Karl gridava, non sentiva pi nulla.
Matthia invece s. Aveva sentito. Accanto a lui, Evka. Anche lei aveva sentito.
Digli che non serve a nulla, Matthia, piccione viaggiatore tra Milic e Bastiano.
Evka attenta, lucida, nel chiostro, accanto al fuoco. Per non perdere dettagli. Per decidere quale scheggia seguire.
L'ordine di Karl era stato un gesto d'ira, ma risolutivo. Milic condotto nella propria vecchia cella. Incatenato.

 l priore non aveva perso tempo. Sentito il trambusto si era precipitato fuori dalla cella di Bastiano. Ora puntava al tesoro, convinto di trovarlo nelle mani di Milic. Non era il solo.
Karl dalla sala del capitolo dava disposizioni. Imprigionate Milic e lasciatelo isolato, che nessuno si avvicini alla sua cella.
Evka capiva il perch di quell'ordine, Milic rischiava la vita e Karl non lo voleva consegnare ai cercatori, nonostante tutto. Nel trambusto, dalla folla Evka vide uscire Arnost. Nessuno si curava di lui che silenzioso come un'ombra andava per la propria direzione. Evka lo scorse entrare nella cella di Bastiano a passo veloce. Si sarebbe lanciata all'inseguimento, Bastiano avrebbe mostrato lo specchio ad Arnost. Le due Ombre da sole significavano una sola cosa: il rito. Ma la donna si trattenne, mi uccideranno, osserv con lucidit. Cerc aiuto, Matthia.
Il tesoro lo ha Bastiano disse Matthia.
Il priore lo scrut negli occhi che sparivano e ricomparivano al ritmo irrequieto delle fiamme del rogo.
Perch non vai tu a fermarlo? disse il priore, che non aveva pi nulla da perdere, se non il tesoro che era convinto fosse in mano a Milic.
Matthia era combattuto. Milic gli aveva detto solo una frase: Digli che non serve a nulla. Forse il tesoro non funzionava. E se Milic si stava sbagliando?
Non fate del male a Milic ordin Matthia.
Divertente disse il priore, ora sei tu a ordinarmi di restare...
Accadde qualcosa.
Matthia lo vide, il priore si volt seguendo lo sguardo esterrefatto del giovane.
Coperto dal buio, Arnost usciva dalla cella di Bastiano. Sul volto un misto di orrore puro e autentica gioia. Due emozioni che combattevano sulla faccia del vecchio.
Matthia corse per catturarlo.
Il priore d'istinto scatt e gli fu dietro.
Gli uomini della guardia del corpo dell'arcivescovo furono pi veloci. Fecero muro intorno all'autorit.
Impotenti, Matthia e il priore rimasero a guardare Arnost che saliva a cavallo e ordinava di uscire dal convento con calma. Sembrava che gli zoccoli calpestassero nuvole grigie. Il trambusto di frati e contadini copr la voce che dava il via. Dentro la retata di contadini, frati, fumo, che si muovevano gli uni sugli altri come anguille, Arnost e la sua scorta sembravano aquile. Matthia e il priore videro la scena compiersi come qualcosa di troppo lontano dalle sole forze umane. Il grande vecchio aveva disposto ogni cosa, ogni ingranaggio della macchina. La storia, come un fiume, sarebbe scorsa sopra un letto gi tracciato. Arnost aveva vinto. Il corteo lento e silenzioso sfil come invisibile. Non salut nessuno. Non una spiegazione, non un addio. Matthia ebbe la sensazione che la sconfitta aleggiasse sull'intero convento. Il priore accanto a s seguiva con lo sguardo il proprio antico benefattore. Lo vedeva allontanarsi nel buio, forse realizzava in quel momento che non ci sarebbe stato un ritorno indietro. Arnost non lasciava solo il convento, lasciava il mondo.
Il bosco ingoi il corteo di cavalieri come le fauci di una bestia dalla gola senza fondo.
Dalla finestra della sala capitolare, Buschko descriveva la scena a Karl che ascoltava di spalle, faccia al muro.
Non poteva pi aspettare, corse verso Matthia, lo prese per un braccio Andiamo disse la donna.
Dove? domand Matthia.
Evka lo trascinava, non aveva ascoltato la domanda. Che aspetti? insistette.
Dove vuoi andare?
Evka si avvicin, indecisa se chiedere a Matthia di ripetere la domanda.
Matthia sembrava un sonnambulo che, sceso dal letto in piena notte, inizia a vestirsi credendo di dover partire.
Da Bastiano disse la donna. Tu dove vuoi andare?
Questo  l'inizio della profezia sussurr Matthia. Voglio andare da Bastiano.
Andiamo allora disse lei prendendolo per mano.
Io vado a prendere il tesoro grid dietro di loro il priore, e fu come una calamita.
Anche io gli rispose Matthia.
Evka scrutava attenta come una gatta. Wolfango non era nel chiostro. Trascin Matthia verso la cella dell'enigma.
Lasciami disse Matthia. E sfil con un gesto artificiale la propria mano da quella di Evka. E lentamente si diresse verso la cella di Bastiano.
Aspettami, posso aiutarti disse lei.
1368. L'Anticristo far scomparire tutto.
Andiamo insistette lei.
Il mio, il tuo disse Matthia Praga, i contadini, i mastri birrai, i politici. Non esister pi nulla. Come tanti fiumi, finiremo in un unico grande mare, vivo, indistinto. Una massa senza forma, agitata e potente. Identica a se stessa in ogni sua parte. Wolfango non potr diventare priore, tu non sarai dama di corte o prostituta.
Andiamo disse lei.
L'Anticristo sta per nascere disse Matthia E il Suo regno non avr fine. Il 1368 non arriver mai,  metatemporale.
Perch resto qui? Il priore era solo, senza ordini da eseguire. Dopo pi di dieci anni. Perch non salgo le scale, e vado nella cella di Milic a prendere il tesoro? Perch non mi interessa pi?
Non era nel chiostro, ma nella stanza semibuia di Roma con gli uomini di spalle, dalla quale non aveva avuto il coraggio di uscire. La stanza, dove era entrato con il nome di Lotario ed era uscito con il titolo di priore.
Lotario fiss Matthia, immobile quanto lui in quell'angolo di chiostro. Vide un poco di se stesso in quel frate, nel bambino che sbarra la strada al padre per domandargli perch ringraziasse re Jan.
Nel chiostro Lotario ringraziava il benefattore, Arnost. Nonostante tutto, aveva guadagnato dieci anni di cibo, di vita.
Ferm i pensieri.
Vita? Per riempire quella parola di senso aggiunse tesoro.
Venite con noi gli grid Evka. Arnost  partito solo dopo aver visto il tesoro in mano a Bastiano, l'ho visto entrare e uscire da quella cella prima di mettersi a cavallo.
Perch non ci vai tu da Bastiano, puttana? Improvvisamente a tutti sfugge che  stato Milic a far precipitare le cose.
Milic? Evka, ironica. Siete stato per anni lo stupido trastullo in mano a un potente che vi ha preso in giro. Dovreste mettere la testa in un cesso per la vergogna, credevate di essere uno della Fedelt mentre eravate al servizio della pi potente delle Ombre.
Eppure questo stupido trastullo sta andando a prendersi il tesoro.
Idiota disse Evka.
Io? Guardati intorno. Perch secondo te Matthia non corre da Milic o da Bastiano?
Gli sguardi del priore e Matthia si incrociarono.
Evka in mezzo senza capire.
Non vedi nei suoi occhi? sorrideva il priore.
Cosa? domand Evka.
State zitto intim Matthia.
Matthia vorrebbe un mondo giusto, senza capi, senza politici, dove tutti gli uomini sono uguali il priore, beffardo.
State zitto url Matthia.
Che significa? domand Evka.
Non ci arrivi?
Evka guard prima il priore, poi Matthia, Non  vero disse non pu essere vero.
Ridendo, il priore lasci il chiostro diretto verso le scale.
Milic stava per rischiare la vita.
Pugni chiusi sul petto di Matthia che non sapeva come abbracciarla, o se farlo.
Perch? domandava Evka sconfitta.
Matthia, malinconico: Perch altrimenti non lo far nessuno. Chi avr il potere di abbattere ogni legge umana, ogni dittatore, ogni ricchezza? Nessun uomo avr mai questo potere.
Ma non capisci? Moriremo tutti. Di noi, di me, di te, non sar pi nulla piangeva Evka. Io non voglio essere uguale al muschio o all'ontano, non voglio essere una pietra senza anima, preferisco essere una puttana.
Matthia le diede le spalle e and per la sua strada.
Dove vai?
Matthia si volt con calma: Te l'ho gi detto, da Bastiano.
Evka corse verso la sala del capitolo. Karl doveva aiutarla.
Corse senza guardare.
Urt contro il frate sordo.
Il frate sordo era seriamente convinto che il mondo sarebbe finito sotto il suono del corno di Herlaking, ma diversamente da altri non era dell'idea che andassero bruciate le vanit nel rogo, n che andasse mortificata la carne con cilici.
Vide Evka e la prese come un dono.
Nel trambusto nessuno si accorse che Evka veniva trascinata nei bagni.
Dalla finestra della sala del capitolo Buschko descriveva quanto accadeva, aveva appena smesso di dire che Matthia stava andando da Bastiano. Il ragazzo teneva in mano, avvolta in un fagotto di stoffa, la cornice dello specchio. Sul retro l'immagine del convento in fiamme con il frate che rideva mentre bruciava. Maest, andiamo via disse.
Su una di queste pareti al piano di sopra c' un numero disse Karl rivolto a un mattone.
Dobbiamo partire, tra poco qui ci sar un pandemonio disse Buschko.
Dai ordine che Milic venga liberato disse Karl, senza voltarsi.
Volete interrogarlo? disse Buschko controllando il rogo sul chiostro.
No rispose Karl. Lascialo libero e basta.
Busckho trov il vuoto laddove doveva esserci il campanile. L'architettura invertita, si disse ancora una volta. Cerc dalla parte opposta e verific che le fiamme fossero sempre al di sotto della torre.
Cosa spinge un profeta a dare dell'Anticristo a un uomo?
Milic non poteva sapere che eravate in chiesa,  stato un caso. Era un'accusa contro questo convento aggiunse Buscko.
E cosa spinge invece un uomo a volere l'Anticristo?
Il potere, Maest... la voglia di potere...
Buschko parlava.
Karl non ascoltava.
Faccia al muro.
La lama del coltello in bocca provoc a Matthia una sensazione del tutto inadeguata alla circostanza. Mentre serrava la lama tra i denti, pens che mordere il metallo freddo era come mordere un ghiacciolo. Fu l'unica considerazione che riusc a fare.
Stava succedendo davvero. Il numero scritto per scherzo era diventato quella cosa fredda e rigida che aveva in bocca. In fondo non aveva creduto che fosse possibile. Non era paura quella che stava provando. Lo stomaco, strizzato come uno straccio, gli comunic qualcosa che era tra l'innamoramento e l'attesa dell'irreversibile.
Wolfango doveva trovarsi nella cella di Bastiano gi da molto tempo. Nel piano era previsto un finale ironico. L'arcivescovo doveva aver ordinato a Wolfango di assistere Bastiano, di non permettere a nessuno di interromperlo. Il premio sarebbe stato la spartizione del tesoro in parti uguali. Quel che Wolfango non sapeva era che stava facendo la guardia all'annientatore dell'universo, che non ci sarebbe stato nessun premio, nessun dopo. Stava aiutando Bastiano a distruggere uomini e topi.
Un finale ironico.
Matthia sarebbe dovuto essere contento. Ma non ci riusciva. Ogni autorit, ogni propriet, ogni corruzione, tutto sarebbe finito. Era il suo sogno, quello che promettevano le profezie. Allora perch non era contento? Suo padre, il contadino che pregava Dio perch proteggesse re Jan, sarebbe stato uguale a un re. Era questo che aveva profetato Milic per l'anno 1368? Una morte eterna?
Con il coltello tra i denti non riusciva a riferire a Bastiano il messaggio di Milic.
Digli che non serve a nulla.
Wolfango non gli permetteva di parlare. Gli aveva fatto aprire la bocca e stringere la lama tra i denti. In quel modo Matthia non poteva fuggire, al minimo movimento Wolfango avrebbe spinto la lama in gola.
Bastiano nel proprio angolo di cella toglieva i pezzi di specchio dalla gamba per comporli tra la polvere. Ogni pezzo combaciava con quello appena poggiato. L'ovale fu presto ricomposto.
Non si cur di Wolfango o di Matthia. Gett un'occhiata alla porta dell'enigma, come per salutare le quarantatr lettere che lo avevano divertito in quegli ultimi anni di vita.
LHistoria sectae umbrarum era ancora tra la polvere, a farsi beffa dei presenti che si erano ritenuti amici o nemici, bianchi o neri, Ombre o Fedelt. Bastava guardare Wolfango. Se Bastiano avesse avuto paura, o Matthia avesse provato a fermare il rito, Wolfango avrebbe ucciso. Un topo stava costringendo Bastiano a realizzare un sogno.
Wolfango. Il nemico che la notte di Natale scrive 1368 dando inizio a tutto.
Milic avrebbe mai scritto il numero 1368? aveva domandato l'inquisitore. Ora Matthia sapeva rispondere, no, non lo avrebbe scritto. Serviva Wolfango, come in quel momento. Serviva qualcuno a offrire la morte come alternativa al ripensamento. Che costringe ad ammettere la verit: forse non

 lo vuoi davvero. Forse non vuoi che tutte le differenze scompaiano, che tutti gli uomini divengano un mare senza identit.
Un movimento costrinse Wolfango a sfilare di qualche centimetro la lama dalla bocca di Matthia. Matthia sper che Bastiano lo guardasse per fargli avere in qualche modo il messaggio di Milic. E per fargli sapere che, forse, quel rito interessava anche a lui, che voleva aiutarlo a consegnare il mondo all'Anticristo. Forse.
Non aveva avuto il tempo di dire nulla. Entrato nella cella, aveva trovato Bastiano solo. Evka doveva essere andata a cercare aiuto.
Era successo tutto troppo velocemente.
Si era sentito afferrare da dietro, per la gola.
Una voce inconfondibile gli aveva ordinato di aprire la bocca e serrare il coltello tra i denti.
Goffredo, pens Matthia. L'ultima azione prima del suicidio era stata il tentativo di fermare quello che stava succedendo.
Uberto era stato assassinato per molto meno. Cos il bibliotecario e l'inquisitore.
Il topo puzzava di ormoni eccitati. Negli occhi la luce dell'esaltazione all'idea di partecipare a un rito millenario. Di essere protagonista di qualcosa di unico, di aver ottenuto da Dio un simile premio per aver ucciso, tradito, mentito. Lui, che gli altri chiamavano topo, avrebbe avuto pi potere di un papa, di un imperatore. Avrebbe avuto masse di uomini ai suoi ordini, masse che l'avrebbero chiamato capo.
Il topo con i suoi occhi mobili e luccicanti guardava freneticamente Matthia, poi Bastiano, poi ancora Matthia e
quindi ancora Bastiano. Con una mano teneva il coltello nella bocca di Matthia, con l'altra reggeva un sacco.
Si mosse.
Il rumore di metallo fece quasi svenire Matthia. La mannaia, con la quale era stato torturato Uberto, doveva essere l dentro.
Non serve che tu lo uccida, non pi disse Bastiano, come se si fosse accorto solo in quel momento della presenza di Matthia.
Vedi di sbrigarti disse Wolfango, col tono di chi oramai decide ogni cosa.
Prese Matthia per i capelli senza staccare il coltello dai denti e lo spinse verso il basso.
Matthia si inginocchi. Quindi Wolfango lo spinse faccia a terra. Gli fece stendere le braccia a croce ed estrasse il coltello dai denti.
Non ti avvicinare allo specchio disse, mentre con le ginocchia gli saliva sulla schiena per gustarsi meglio lo spettacolo del rito.
Matthia, con la fronte tra i sassi del pavimento, non poteva pi vedere Bastiano.
Da fuori la voce lontana del priore che gridava: Matthia, aspettami.
Passi frettolosi.
Il priore doveva aver verificato che Milic non aveva nessun tesoro con s.
Wolfango sollev le ginocchia dalla schiena di Matthia e si alz in piedi.
Milic mi ha detto di dirti che non serve a nulla url Matthia sperando che Bastiano lo sentisse.
Wolfango gli diede un colpo di tacco sulla tempia.
Matthia per qualche istante perse l'udito.
Wolfango and a nascondersi dietro la porta della cella.
Il priore aveva salito le scale in fretta, incapace di capire perch avesse perso tempo nel chiostro con Matthia e la puttana. Le scale non erano quelle del convento, i gradini sembravano moltiplicarsi ogni volta che ne saliva uno.
Abbiamo tutti un angelo custode? si domand irrazionalmente. Anche Lotario, il figlio di nessuno, ne aveva uno. Arnost, il benefattore, lo aveva abbandonato, ma l'angelo custode non abbandona mai un uomo. Gli dice di agire in un certo modo, e quel modo  il bene. Tutti abbiamo un angelo custode. Questo pensiero lo rassicur, mentre riprendeva fiato dopo le scale.
Anche Matthia ne aveva uno, ma il tesoro aveva vinto. Aveva sperato di acquistare un soldato della Fedelt, invece Matthia era diventato un'Ombra. Un modo del tutto inaspettato per ottenere l'uguaglianza predicata da Cristo.
Una strada che dal punto di vista teologico non era stata considerata. Se il fine  l'abbattimento di ogni gerarchia, di ogni potere, non  detto che lo si debba ottenere solo attraverso il bene. Nel disegno di Dio, l'Anticristo pu servire a ottenere l'uguaglianza tra gli uomini. Il priore fu rattristato da quanto aveva provocato in Matthia. La colpa non era solo di aver cercato un frate vergine per sperimentare il rito, ma soprattutto di aver consegnato un autentico cristiano in mano alle Ombre.
Corse verso la cella di Milic.
Ancora pochi passi e il sogno di una vita si sarebbe realizzato. Nel corridoio un silenzio innaturale.
Le membra di Lotario si rilassarono, invase da una calma del tutto inadeguata alla circostanza.
Non voleva fare del male a Milic, solo prendere il tesoro, magari usarlo insieme a lui, spiegargli chi era davvero Bastiano e cosa era successo a Matthia.
In quel corridoio qualcosa non era al proprio posto. Un dettaglio che sfuggiva.
Come se stesse sognando, fu avvolto da un profumo di primule, da un vento che, nonostante il freddo, gli carezz il volto lasciando una piacevole sensazione di freschezza, di pulizia, di qualcosa di intangibile, interiore, morale.
La porta della cella di Milic aperta.
Il priore non se ne stup. Entr.
Le catene appese al soffitto ciondolavano come due ganci da macelleria.
Sciolte, non trattenevano nessun prigioniero.
Di Milic nessuna traccia.
Avrebbe dovuto essere sopraffatto dalla rabbia, invece si scopr felice. Almeno una persona non gli aveva mentito.
Matthia aveva detto la verit, il tesoro era in mano a Bastiano. Forse il mondo sarebbe finito in quell'istante, ma lui ora sapeva di potersi fidare almeno di una persona.
Gli torn in mente la propria madre. Chiusa nella cassa di legno mentre batteva dall'interno per uscire. Di quanto lui, per non contrarre la peste, si era seduto sul coperchio della cassa, aspettando che la madre morisse.
Un amico come Matthia arrivava come un segno, il perdono. Poteva fidarsi di qualcuno.
Riprese le scale senza domandarsi dove fosse finito Milic.
Attravers il chiostro felice di poter andare da Matthia a domandare perdono, a dirgli che del tesoro non gliene importava pi nulla.
Anche il proposito di mettere fuoco al convento era passato.
Si guard intorno, tutta quella paglia sparsa non serviva pi a uccidere. Ne avrebbero mangiato gli animali. Serviva alla vita.
Prima di arrivare alla porta della cella grid: Matthia, aspettami.
Entr.
Intravide Bastiano armeggiare con uno specchio, ma non fece in tempo a realizzare che si trattava del tesoro.
Il coltello penetr nella schiena.
Il priore si afflosci sulla paglia. Quella che lui aveva ordinato di portare nella cella di Bastiano.
Povero coglione disse Wolfango guardandolo dall'alto.
Non sapeva come avesse fatto a entrare. N come facesse ad avere in mano tutte le profezie che aveva predicato ai contadini. Tutte trascritte con cura.
Milic si trovava nella cella del priore. La riconobbe pur senza esservi mai entrato prima. Nessuno poteva accedere a quella cella. Milic aveva davanti il perch.
Grande quanto tutta la parete, una scritta raschiata da qualcosa come artigli.
Per terra, i pezzi di calcinaccio staccati dalla parete. Sembrava che il priore avesse provato a scrostarla a unghiate. Tuttavia era perfettamente leggibile. 1368.
Sul resto delle pareti disegni con delle date, figure dai tratti molto semplici ma inquietanti. L'Anticristo mentre nasce nel 1363, l'Anticristo con un esercito di demoni che muove guerra a Dio nel 1367, l'uomo vestito di stelle che uccide l'Anticristo nel 1368.
Un senso di disagio emanava da quelle figure terrificanti che sembravano uscite dalla mente di un bambino disturbato.
Era inquietante quell'ossessione per il numero e i protagonisti della profezia. Non mancava neppure l'unicorno. Su un comodino, un foglio. Milic lo lesse:
Sotto Co capitale dello lietto de questo vescovo fu trovato uno spiecchio de acciaro con moite divise carattere. Netto manico era una figura. La lettera diceva: Questo ne Fiorone. Puoi li fu trovato un livricciuolo, nello quale stava pento un nimico de Dio, lo quale abracciava uno omo, e un altro demonio Ci dava una cortellata in pietto, in quello Cuoco nello quale esso relevata avea la feruta.
Tradusse:
Sotto il cuscino del vescovo fu trovato uno specchio di acciaio con diverse cifre. Nel manico della cornice una figura con scritto: Questo  Fioron. E poi un nemico di Dio che abbracciava un uomo e un altro demone che lo colpiva in petto. Nello stesso posto dove si trovava la ferita del vescovo.
Milic conferm il proprio sospetto. Lo specchio era il famoso specchio appartenuto a Bartolomeo della Scala, vescovo di Verona ucciso da Mastino II della Scala. Karl aveva incontrato Mastino in una delle sue spedizioni in Italia.
L'arena di Verona ancora puzzava di carne bruciata. Duecento catari non avevano smesso di piangere e pregare. La citt aveva ospitato eresie purificate nel fuoco.
Quindi lo specchio era finito in mano a Cola di Rienzo e infine nel palazzo di Karl.
Sempre sul comodino vi era un libricino. Milic lo sfogli. Si aspettava di trovare un breviario di preghiere, invece era una raccolta di aneddoti sui boemi. Il segnalibro era posto sulla storia delle uova fatte arrivare dalla Boemia per il ponte di Karl. La famosa storia delle uova sode. Per far dire ai tedeschi che i boemi sono duri di comprendonio.
Evka gli avrebbe spiegato tutto. Delle due sette, di Arnost, di Bastiano.
Ma in quel momento Milic desiderava solo lasciare il convento e andare a Roma, dal papa. A portargli quelle profezie che si trovavano miracolosamente nelle proprie mani.
Non sarebbe stato solo. La nuova Chiesa nasceva da un profeta e una sacerdotessa.
Milic stava per lasciare il convento. Non volle tornare nella propria cella. Rimase in quella del priore a guardare il numero grande quanto tutta la parete. Boccette d'inchiostro erano accanto al comodino. Milic avrebbe scoperto del numero cancellato e riscritto proprio con quell'inchiostro, conservato in segreto per non doverlo prendere dallo scriptorium.
Decise in quel momento che non sarebbe passato a dire addio. N a Matthia n a Bastiano. Non sapeva ancora di Uberto. Goffredo invece lo aveva visto in chiesa, sul catafalco accanto all'inquisitore.
Evka gli avrebbe spiegato anche quei fatti.
Milic rimase nel buio di quella cella a considerare una cosa semplice ma disarmante. Conosco il futuro dell'Anticristo, ma Lui conosce il mio?
Mio. Milic scacci dalla mente ogni mio.
Io non esisto pi.
Dalla cella si vedeva il chiostro dall'alto. Il rogo da lass sembrava un fuocherello innocuo.
1368, graffiato, ingombrante.
Un ultimo pensiero and a Matthia. Per il suo discepolo le visioni del futuro erano fosche, adombrate da un segreto, qualcosa che era rimasto nascosto a lungo in una ciotola.

37. Praga, 30 dicembre 1363.

Ora dodicesima
Padre informe. Che sei nell'abisso. Sia scritto sull'acqua il tuo nome. Crolli il tuo regno Sia nulla la tua volont. Come nella luce. Cos, nelle tenebre. Dacci oggi l'ittusione del dominio, Riprenditi l'erba che produce seme. Che noi accettammo al sesto giorno.Distingui ci che  giusto, da ci che  bene. Liberaci da Te. Amen.
Attesa.
Lo specchio rimase quello che era. Un oggetto senza anima. Allora? domand Wolfango spazientito. Bastiano non rispose nulla.
Recit daccapo la preghiera sacrilega. La voce era un drappo funebre.
Fin la preghiera. Non accadde nulla. Silenzio.
Matthia non poteva vedere il priore morto accanto a s. Tuttavia aveva sentito il rantolo di morte del polmone forato dal coltello e quindi il tonfo. Era sconcertato dalla reazione di Bastiano.
L'anima del priore era stata accompagnata nell'aldil da una preghiera satanica.
Il flusso del tempo travolse il presente con l'impeto della Vita va in piena.
Non accadde nulla.
Wolfango and a memoria. Mise il coltello dietro la nuca di Matthia Addio.
Milic lo aveva detto lo interruppe Matthia non serve a nulla. L'arcivescovo aveva previsto anche questa eventualit sogghign Wolfango.
E ora?
Mi ha dato istruzioni sul da farsi. La prima cosa era uccidere il priore lo disse spingendo il cadavere accoltellato con la punta del piede. Poi, uccidere te disse solleticando con la punta la nuca di Matthia cosa che avrei fatto comunque.
Matthia con le braccia a croce e la guancia nella polvere.
Attese di sentire qualcosa, ma era troppo ansioso di condurre il gioco e disse: Bastiano, hai un destino segnato, chi usa il Graal impazzisce o muore.  per questo che Arnost non lo ha mai usato. Tutti i capi delle Ombre hanno sempre cercato volontari desiderosi di sperimentarlo. Prima o poi funzioner. Sono state queste le parole dell'arcivescovo.
Che senso ha ucciderci?
Se ha barato con il rito, non potr ripeterlo e godersi da solo il potere disse Wolfango indicando Bastiano e neanche tu che hai assistito.
E neanche tu disse Matthia certo che l'ambiguit della situazione sfuggisse a Wolfango. La punta acuminata dietro la nuca gli sugger che non era il caso di ridere, neanche di sorridere.
Io ho una lettera di raccomandazione firmata da Arnost in cambio del servizio prestato.
Che sar di Milic?
Devo assicurarmi che lasci il convento vivo. L'arcivescovo vuole che raggiunga il papa e gli consegni le profezie.
Wolfango aveva voglia di mostrare di essere a fianco dell'arcivescovo e di conoscere il suo piano. Se non commentava la scelta per Milic era perch gli sfuggiva il senso. Matthia non lo aiut a coglierlo.
Mi ha lasciato un messaggio per te disse dando un calcio nel fianco a Matthia. Mi ha detto di dirti che al banchetto del Signore pu andarci chiunque, perch il Signore ha invitato tutti.
Matthia non volle facilitargli il compito, e non gli pose domande.
Wolfango continu: Mi ha detto di chiederti se sai chi si trova all'ingresso della porta della casa. E se ci fosse qualcuno che indica la casa sbagliata, apposta, per non far arrivare gli invitati alla cena? Si ferm a pochi centimetri da Matthia che poteva sentirne i piedi calpestare il terreno. Rote la lama sulla nuca. Matthia la sent farsi spazio sotto il primo strato di pelle.
Ringrazialo provoc Matthia, quando lo rivedrai.
Ora mi spieghi che cosa significa questa storia del banchetto Wolfango cedette quando comprese che il coltello non sarebbe bastato a renderlo padrone.
Speravo potessi spiegarmelo tu replic Matthia.
Wolfango lev la punta della lama. Si avvicin a Bastiano.
Apri le gambe intim puntandogli il coltello alla gola.
Bastiano spost il collo porgendo la trachea alla punta metallica.
Un calcio il faccia. Bastiano cadde riverso sulla schiena. Wolfango con un altro calcio gli apr le gambe. Distolse di scatto lo sguardo, indietreggi.
Vuole far cadere le gerarchie, annientare il mondo rispose Matthia. Se non pu farlo uno specchio magico, potr farlo il popolo. Milic dal papa sar uno scandalo. Un modo per far vacillare la gerarchia.
Cos croller anche l'Arcivescovato disse Wolfango sospettoso. Sbirci ancora tra le gambe di Bastiano.
Hai davanti ai tuoi occhi quello di cui sono capaci.
Ti lascer vivo disse Wolfango a Bastiano ridendo.
D'improvviso spunt una cosa bianca e lunga, di fianco a loro.
Un braccio dalle sbarre della cella.
Bastiano e Wolfango si voltarono.
Apparve solo per un frammento di tempo della consistenza di un sospiro trattenuto.
Evka. Con una torcia accesa.
Il fuoco le illumin il volto, le vesti, la figura intera apparve venata di rigagnoli scuri e densi. Lo stillicidio del mento, degli orli della gonna fu misura della quantit di morte passata su quel corpo.
Con la calma della vendetta gett la torcia nella cella. Centr in pieno la paglia. Con tre dita benedisse il fuoco, volt le spalle e and via.
Matthia sent il calore e vide la luce della fiamma: Spegni il fuoco, la paglia  secca.
Wolfango prese dallo scapolare un mazzo di chiavi. Con lentezza si avvicin alla porta. Un ghigno alterato dalle fiamme sul volto.
Attese che la fiamma diventasse viva.
Il priore ha fatto cospargere tutto il convento di paglia disse Matthia. Evka sta bruciando ogni cosa.
Wolfango tracci tre cerchi, gli stessi della profezia del florilegio, in ginocchio ordin Wolfango. Dimmi cosa sono disse puntando i tre cerchi.
Morirai anche tu se non spegni le fiamme disse Matthia.
Cosa sono? domand poggiando il filo della lama sotto la palpebra di Matthia.
Chiedilo a Milic disse Matthia.
Sar gi fuggito con la puttana disse Wolfango.
Matthia sent qualcosa andare in frantumi. Schegge di s stesso perdute per sempre,  in ebraico, non so leggerlo. Il resto  latino puoi leggerlo da solo precis Matthia.
Va bene rispose Wolfango, non ha pi molta importanza.
Apr la porta della cella.
Schizz fuori.
Chiuse a chiave.
Prese le chiavi della cella e le fece ciondolare davanti a Matthia addio disse, e le lanci oltre il muro del convento.
Corse verso l'uscita.
Bastiano parl con una lucidit innaturale. Indic a
Matthia i sassolini che riproducevano la porta dell'enigma. Gli spieg come aprirla. Non fu stupito nello scoprire che anche Matthia aveva gi trovato il proverbio.
de se confesso non creditur super crimine alterius.
Chi confessa un crimine non  credibile quando accusa gli altri di crimini.
Matthia provava a calpestare le fiamme oramai troppo alte.
Prov a dare qualche spallata alla porta della cella.
L'unica soluzione era aprire la porta.
Pigi la pietra con la D. La pietra rimase immobile.
Si volt verso Bastiano per avere un qualche sostegno. L'amico era chino sullo specchio ovale come se scrutasse dentro un pozzo.
Dall'esterno urla animali. Di maiali, cervi, gatti.
Aprite grid il topo. E lo videro aggrappato alle sbarre mentre fuori le urla diventavano crepiti.
Bastiano si alz. Estrasse dallo scapolare un aggeggio e inizi ad armeggiare nella serratura.
Sbrigati gridava Wolfango scuotendo le sbarre, l'uscita  un muro di fuoco, stanno morendo tutti.
Apro se fai un giuramento disse Bastiano.
Matthia armeggiava con la porta dell'enigma. Non sentiva cosa si stessero dicendo, ma vedeva che Bastiano stava cercando di aprire la cella per far entrare Wolfango.
Tutto quello che vuoi Wolfango saltava e agitava le sbarre come se dovesse strangolarle, sbrigati.
Fammi vedere le lacrime ordin Bastiano.
Ti prego, apri biascic Wolfango.
Bastiano si accomod, come in un teatrino di marionette.
Se ti apro, ucciderai ancora?
No promise Wolfango, giuro, apri.
Risposta sbagliata disse Bastiano.
S si corresse uccider.
Bastiano si perse un una risata autentica, intanto le fiamme lo raggiungevano.
Con la sensibilit per l'invisibile che hanno i topi, Wolfango disse Uccider, corromper, affamer i popoli, guarda disse mostrando un foglio  una lettera per un incarico importante. Far come mi dirai tu, te lo giuro.
Non ti devo convincere, vero?
Wolfango non aveva capito cosa fosse giusto e sbagliato per Bastiano. Prefer tacere.
Da oggi non sarai pi topo, ma tarlo. Penetrerai nell'albero della vita e deporrai uova.
Un tarlo disse Wolfango senza un s o un no.
S? scherz Bastiano.
Ti prego, apri implor Wolfango. La torre del campanile scandiva lo stato di combustione delle travi, gi cedevoli al primo piano.
Solo dopo aver pigiato la e, anche la d si era mossa, ci siamo disse Matthia.
Ma Bastiano non l'ascoltava, troppo preso dalla commedia della metamorfosi topo-tarlo. Bastiano, guarda.
Far il tarlo, s primi colpi di tosse.
I tarli muoiono con la legna url Matthia.
E lui? domand Wolfango a Bastiano: Lui cosa far per diffondere il male, non ci hai pensato?
Lui  un eretico poi Bastiano si avvicin alle sbarre e sussurr all'orecchio del topo le eresie sono guerra. Dimmi il tuo piano.
Il topo vide la propria fine nella risposta sbagliata, e anche nel tempo necessario a pensare la risposta giusta, tent il tutto per tutto Matthia grid perch eri venuto nella cella di Bastiano?
Matthia continu a pigiare le restanti lettere.
Che intenzione avevi quando hai varcato la soglia della cella? url Wolfango. Matthia, non eri venuto a bloccarci, vero? Ci hai messo troppo tempo a raggiungerci, il tempo necessario perch Bastiano preparasse ogni cosa.
Matthia abbandon le quarantatr lettere, si avvicin a Wolfango e gli disse hai vinto tu quindi torn all'enigma.
Wolfango non cap.
Bastiano introdusse l'aggeggio nella serratura e ricominci ad armeggiare.
Wolfango rideva sguaiatamente con l'eccitazione di un satiro pronto allo stupro, quindi url a Matthia: Dovrei chiederti cosa ho vinto, vero?
Matthia pigiava le ultime pietre.
Ho vinto la possibilit di dirti che in questa cella, io e te, per un momento, abbiamo voluto la stessa cosa.
Non aprire, guarda, la porta dell'enigma sta cedendo.
Bastiano smise di armeggiare.
Si volt in attesa di vedere i cardini cedere allo spettacolo del bosco notturno.
Il rumore del crollo fu attenuato dallo scoppiettio delle fiamme che oltrepassavano Wolfango che si agitava, urlava.
Inspirarono in attesa che il bosco fresco entrasse nei polmoni. Fu come bere un bicchiere di aceto pensando che sia vino. Quando la polvere sollevata dal crollo si dirad, oltre le pietre crollate, videro ergersi un secondo portone.
Sulla superficie, dodici riquadri istoriati con dodici serrature.

Bastiano abbandon Wolfango e si avvicin a quello spettacolo inatteso.
Era la storia di Susanna e i vecchioni.
In un bel giardino, Susanna passeggia con le ancelle. Due vecchi che godevano di stima e fiducia presso il popolo, si fanno prendere dal desiderio sessuale per Susanna. Nascondono il cielo alla vista, per non vedere Dio mentre peccano, per non farsi vedere da Dio mentre desiderano il corpo di Susanna. Restano a spiare la ragazza nel giardino. Le ancelle escono e lasciano Susanna da sola. Allora i vecchi saltano fuori dal nascondiglio. Si lanciano su Susanna e cercano di violentarla. Non ci riescono. Ordinano allora, davanti al popolo, che Susanna sia spogliata, cos possono vederla nuda. Susanna prega il cielo. I due vecchi testimoniano di aver visto Susanna con il ragazzo in atti osceni. Tra il popolo si alza Daniele, il profeta illuminato da Dio, che non vuole che Susanna sia punita anche a suo nome. Allora il popolo chiede a Daniele di fare da Giudice. Daniele svela l'inganno dei due vecchi e li fa segare a met.
Ricordi la profezia del merlo? disse Bastiano.
Uno scultore che ha velato la materia per nascondervi qualcosa di oscuro disse ammirando quei paesaggi vietati, punito per questo velo con la perdita dello scalpello. Il merlo aveva detto: solo l'Anticristo, alla fine dei tempi, sar in grado di ripescare lo scalpello perduto.
Aiuto un rantolo. La voce del topo era sparita. Pareva un demonio mentre si scioglieva tra le fiamme. Odore di carne arrostita.
Bastiano fissava il riquadro con i due vecchi accecati dalla giustizia.
Ne ho visto un'altra di porta come questa. Abbiamo un solo tentativo, se sbagliamo il meccanismo si bloccher per sempre.
Dodici chiavi, a ingegno a croce e a U.
Tu come hai risolto l'enigma? domand Bastiano.
Le urla del topo entravano sottopelle come schegge di vetro, Matthia non riusciva a pensare.
Bastiano spiava la reazione di Matthia, mentre il fuoco cercava il bosco che la porta occultava.
Pensando alla nostra storia disse Matthia con gli indici sulle tempie, quella iniziata il giorno di Natale. Dove tutti hanno accusato tutti di qualcosa e tutti hanno mentito. Goffredo mi ha aiutato.
Bastiano guard i riquadri.
 questo disse indicando la scena di Daniele illuminato.
Come fai a dirlo?
Questa storia non sarebbe mai iniziata se qualcuno fosse stato capace di capire cosa fosse giusto o sbagliato, chi fosse colpevole o innocente.
Che vuoi dire? disse Matthia guardando l'immagine di Daniele.
Susanna sta per morire disse indicando la donna con la lacrima non c' un giudice capace di salvarla.
Matthia esamin il bassorilievo.
Per noi uomini la giustizia  un indovinello spieg Bastiano giusto o sbagliato, bene o male, non esistono. Ci che  giusto per me, non  giusto per te.
E Daniele pone fine a questa indecisione aggiunse Matthia.
Esatto, ma perch secondo te?
Matthia rimase a riflettere coprendosi la bocca con il saio perch non  un uomo, non pensa come uomo, ma come un profeta.
Questa scena  quello che manca alla nostra storia. Un illuminato che ci salvi dalla menzogna.
Matthia senza scelta.
Le urla di morte contro ogni ragionamento.
Scacci via il pensiero come una mosca settembrina.
Ag senza ragione.
Prese la chiave 10.
La ficc nel riquadro 10.
Gir. Rumore di cardini antichi e arcigni.
Matthia si trov fuori. Il fumo aveva invaso i polmoni e accecato gli occhi. L'aria fredda lo colse impreparato. Toss accasciato.
Bastiano era ancora dentro. Le fiamme trovarono sbocco e presero la direzione della porta aperta. Fuoco e fumo.
Per chi era rimasto tra le mura del convento non c'era nessuna possibilit di salvezza. Le fiamme superavano le mura. Come se sfidassero vittoriose la neve.
Bastiano grid Matthia quando la tosse si calm. Bastiano.
Scrut nel fumo. Una sagoma in piedi, immobile, forse lo guardava. Nonostante le fiamme, era ancora coperto del proprio saio. Una visione, quasi, non pi un uomo.
Matthia prese della neve da terra e inizi a lanciarla su Bastiano, sperando di poter calmare le fiamme. Prov ad avvicinarsi per trascinare fuori l'amico ma il fumo lo soffoc.
Che fai? url, vieni via da l.
Bastiano non si mosse.
Non ha pi senso, hai visto che non funziona, vieni via insistette Matthia sventolando le mani per scacciare il fumo.
Lo specchio nero non evoca nulla disse Bastiano.
Matthia lo perdeva. Fumo negli occhi, la lacrimazione a rendere liquida la realt, senza forma. Ti prego toss, vieni fuori da l.
Sai perch bisogna mantenersi vergini per usare il tesoro?
Le fiamme coprivano ogni espressione facciale. Matthia non poteva vedere la bocca di Bastiano mentre pronunciava quelle parole.
Non  il momento, puoi ancora salvarti incit Matthia.
Perch se sei vergine e scopri che lo specchio non evoca nulla, allora ti resta la speranza di conoscere l'altro. Non un Anticristo. Ma una persona. Una donna come Evka sorrise ironico io ne ho solo mangiato il sangue. Il corpo di Evka offerto in sacrificio per me.
Matthia non volle arrendersi. Con la neve bagn un lembo di saio e lo mise davanti alla bocca per cercare di avvicinarsi.
Per me  finita disse Bastiano, anche se uscissi da qui morirei per la ferita alla coscia o per quella al pene.
Matthia non si cur delle parole dell'amico e cerc di farsi largo tra le fiamme che li separavano. Vide il saio di Bastiano prendere fuoco.
Non riesco a respirare disse Matthia Bastiano, ragiona, esci da l.
Bastiano sorrise con dolcezza. Giunse le mani davanti. Una posa armoniosa, nobile, decisa.
Matthia lo sent tossire. Prese altra neve. La premette sugli occhi. Sbatt le ciglia per riacquistare la vista.
Bastiano, ci sono altre cose che potrai fare, pensa a tutto quello che non hai ancora visto, letto, provato Matthia parlava a un amico. Non era un uomo che vedeva morire un altro uomo. Ma un amico disposto a perdonare, un perdono nuovo, fatto di acqua nera, immensa, in movimento.
Riesci a sentirmi? poi lo vide inoltrarsi nella cella. Non riusc a fermarlo. Lo chiam urlando. Fu costretto ad allontanarsi. L'odore intenso della paglia bruciata invase le narici.
Bastiano ricomparve. Trascinava il cadavere del priore per le braccia. Si ferm sulla soglia indicando a Matthia il corpo del defunto.
Matthia vide la grande macchia di sangue sulla schiena, dove Wolfango aveva infilato la lama.
Si chiamava Lotario disse Bastiano. Toss. Sporse la testa fuori dalla cella per prendere aria. Ha avuto la colpa di trovarsi nella piazza sbagliata dieci anni fa. Poi si volt. Anche Wolfango deve essere morto aggiunse.
Matthia si allontanava per riprendere fiato, respirare aria fresca, mettere in bocca della neve per non disidratarsi. Quando Bastiano si era sporto per respirare avrebbe potuto afferrarlo se fosse stato vicino.
Bastiano, per l'amor di Dio, esci da l disperato.
Wolfango invece ha avuto il merito di svelare quanto sarebbe rimasto nascosto aggiunse Bastiano. Non parlo solo del numero. Ma della nostra natura, chi siamo davvero tu, io, Milic e tutti noi. Il male  la possibilit di conoscere.
Perch volevi aprire la cella per farlo entrare?
Perch mi ha fatto una promessa Bastiano enigmatico.
Matthia lo interrog col silenzio.
Il male, mi sono fatto promettere il male disse Bastiano.
Se  questo che vuoi, allora perch hai aperto la porta e mi hai fatto uscire? Non crederai alla profezia del merlo spero.
Bastiano sorrise, quando il priore  entrato, se mi avesse visto con lo specchio, avrebbe cercato di fermarmi. E io sarei morto senza sapere. Capisci a cosa serviva Wolfango? Capisci che il male serve? Lo chiamiamo Anticristo, ma basta chiamarlo male. Lo cercavo in uno specchio, ma lo avevo a poche celle di distanza dalla mia. Wolfango  il desiderio fine a se stesso, senza altro scopo se non il potere. L'ingordigia, l'accumulo, il calcolo per ottenere obbedienza, il desiderio di sentirsi al di sopra di chi gli sta accanto. Wolfango  il re dei topi. Quando i topi sono troppi, intrecciano le loro code e non riescono pi a muoversi. Uno tira da una parte, uno tira dall'altra. Alla fine muoiono. Ti sembra pazzia? No. C' il re dei topi a decidere chi vive e chi muore. Il re dei topi ama la vita, la carne, l'abbondanza. Per questo mette i topi gli uni contro gli altri, per comandare, per avere pi cibo, pi spazio, pi potere.
Ma che senso ha?
E' il buio rispose Bastiano, volevo distruggere il buio.
Una folata di vento dirad di colpo il fumo. Fu cos che Matthia vide quel mazzo di chiavi improvvisate ancora in mano a Bastiano.
Si guardarono negli occhi.
Nello specchio ho visto raccont Bastiano. Il buio. L'origine di tutto fu il buio. Il presente  buio. Il futuro  buio. Il nulla.
Non puoi dire questo, tu hai visto gli spiriti muovere i bauli, hai evocato un morto, un calice  volato contro l'imperatore, come puoi dire che non esiste nulla?
Millenni negli occhi di Bastiano, il volto giovane e antico. Fiss il presente, e gli disse quando scoprirai che tutto ci esiste, non avrai scalfito il buio neanche di un capello.
Quando avrai trovato una risposta a tutti i miracoli e a tutti i misteri, non avrai dimostrato l'esistenza di nulla. Solo materia che risponde a principi diversi dai tuoi, nient'altro.
E Dio allora? Non il mio o il tuo, Dio e basta? domand Matthia.
Dio  un succedaneo al suicidio.
E Milic allora? Perch dopo aver trovato lo specchio avrebbe lasciato tutto per chiudersi in convento?
Perch ha avuto paura del buio. Come Cola di Rienzo. Persone incapaci di guardare il buio. Prendi Cola di Rienzo. Era animato da bont e giustizia, poi ha trovato lo specchio. E' diventato folle. Piscine di vino, gradinate di cibo. Altri saggi hanno abbandonato il mondo, altri ancora si sono tolti la vita. Per non impazzire, per trovare pace. Il buio  vivo. Vedrai i papi di Roma o gli imam dei maomettani quando scopriranno il buio in quale orrore precipiteranno il mondo. Creeranno nuovi divieti, predicheranno cose ancora pi assurde.
Dammi lo specchio Matthia avido, a te non serve pi.
Il buio non  senza conseguenze Bastiano, freddo. Hai una sola possibilit di guardarlo, come di vivere. Non puoi provare la morte, puoi solo sceglierla. Cos  il buio. Il priore, Wolfango, tu lo sentite, io lo so che lo sentite, ma non farete mai il salto, non amerete mai l'annientamento nel buio, bisogna essere eroi per amare l'orrore del buio. Voi sarete solo infelici, non eroi.
Le fiamme tornavano a offendere le vesti di Bastiano. Immobile.
Matthia sopraffatto da una sacralit violenta, oscura.
Hai mai visto il mare? domand Bastiano.
No rispose Matthia.
 una distesa sconfinata di materia che si muove, agitata, senza sentimenti, piena di vita e morte, e queste sono mescolate senza alcuna distinzione. Cos  il buio. Ti trovi in mezzo al mare, vedi montagne immense di acqua, tanto pi grandi di te, che salgono e scendono. E tu, l in mezzo, non sei nulla. Non puoi nulla. Tu, il pesce, la pietra nel mare siete la stessa cosa. Il buio  quell'oceano fluido, nero, tu ti
agiti in superficie, e sotto di te c' l'abisso primordiale dove si muove qualcosa di antico, che prima o poi ti striscer sotto i piedi, e non potrai arrampicarti sull'acqua.
Vento.
Ne  valsa la pena? Matthia, serio.
S rispose sorridendo.
Di Bastiano fu fiamma.
Matthia cadde in ginocchio. Afferr la croce in legno che portava al collo. La baci. Preg.
Spalle al bosco. Occhi chiusi.
Dietro di s sent un fracasso di armi e cavalli. Un esercito si avvicinava al convento in fiamme. Apr gli occhi. Si volt.
Le ombre del bosco sparite, una luce verde creava un tunnel che dal cuore del bosco portava al convento.
Le preghiere si congelarono sulle labbra.
Vide il corpo del priore cambiare colore. Una sagoma grigia, sottile e opaca si sollev dal cadavere e fu trascinata da una folata di vento all'ingresso del tunnel di luce.
Il fracasso si fece assordante. L'anima grigia del priore cerc di opporre resistenza al vento, ma sembrava stesse trainando un carro. Storm insieme a qualche foglia disegnando una spirale invisibile.
Un corno riecheggi tra i faggi e i sorbi dell'uccellatore.
Herlaking con la masnada di morti veniva a prendere anime senza sepoltura. Con il suo esercito di morti. Anime rosse, bianche, nere, verdi, blu, gialle. Un colore per ogni dannazione. Tutti i colori di quelle anime ornavano le vesti del loro re, Arlecchino, che aveva la pelle delle cosce fusa con quella della sella dalla quale non poteva scendere.
Due anime smontarono da cavallo, non toccarono terra. La terra  dei vivi. Legarono l'anima del priore a un cavallo e la trascinarono via.
Sconvolto dalla meraviglia, Matthia non si accorse che tre anime gli si erano avvicinate, una rossa, una verde, una grigia
Il fuoco era arrivato a bruciare le travi di sostegno, pezzi di convento crollavano. Matthia aveva davanti ai propri
occhi quello che sarebbe potuto accadergli, se Bastiano non avesse trovato il modo di aprire la porta.
Quando ebbero portato via il priore, le anime sollevarono il portone in pietra, le pietre obbedirono alla propria secolare disposizione ricomponendo l'antico enigma. Gli spettri piegarono l'anima del priore, le caricarono sulle spalle il portone e iniziarono a frustare perch camminasse. Le altre anime, nel vedere la punizione, iniziarono a urlare, sputare, battere le spade sugli scudi con gran fracasso.
Dalle mura del convento, come vapore dalla terra, uscirono tutti gli spettri dei frati bruciati nel rogo di Evka.
Herlaking solenne, angoli delle labbra verso il basso, occhi coperti dalla notte. Dall'altezza del cavallo non perdeva un movimento. Il re che in tutta la sua vita aveva dato un solo ordine suonando un corno secoli addietro. Ed era valso per sempre.
Fu il turno dell'anima di Bastiano. Matthia la vide. I due sbirri di re Herla si rivolsero a Matthia:  lui che ti ha salvato la vita?
Prima che Matthia potesse dire qualunque cosa, le tre anime rossa, verde, e grigia uscirono dall'ombra. Matthia riconobbe gli spettri di Uberto, dell'inquisitore e di Goffredo. Non rispondere disse Uberto, coperto di una veste rossa, luminosa. Non parlare neppure con me.
Matthia fren l'impulso di abbracciarlo.
Prega per noi, quello che non puoi pi fare per i nostri corpi, fallo per le nostre anime.
Aspettiamo anche la sua? domandarono allora i due sbirri al re.
Lasciatelo disse l'anima dell'inquisitore, non  del mondo dei morti e non  suo destino morire oggi.
Matthia comprese che non doveva parlare, n avere alcun contatto con i morti. Neppure la terra che stava calpestando doveva essere comune.
Non promettere nulla, non cercare vendetta, non giurare, non fare patti. Non ti curare di noi. Prega e basta.
Ogni ricordo, ogni promessa di un vivo fatta a un morto  un legame. Per questo i morti appaiono in sonno o di notte, per rubare al vivo un poco di amore, di rabbia, di odio, qualunque sentimento, pur di sentire qualcosa del mondo, del calore, della vita.
Mentre Uberto parlava, l'anima di Bastiano venne condotta via, nera e rossa. Non domand piet, neppure che le venisse rivolta una preghiera. Herlaking con il proprio esercito di morti avrebbe vagato fino alla fine dei tempi, quando le anime avrebbero finalmente trovato la pace del Paradiso o le pene dell'Inferno. Anche quella di Bastiano.
Le anime degli altri frati continuavano ad attraversare le mura del convento per prendere posto tra le fila dell'esercito dei morti. Una di esse colp l'attenzione di Matthia. Era l'anima di un frate senza testa, seguita da un leone. Nella bocca della bestia, la testa del frate sordo.
Ha cercato di stuprare la donna disse l'inquisitore ma lei era protetta da quel leone. E' una profetessa, il leone veglia su di lei.
Matthia vide il leone riporre la testa ai piedi del cavallo di Arlecchino, quindi lo vide allontanarsi, cancellando con la coda le proprie impronte dalla neve.
Il cavallo di Herla scalci, la testa del frate rotol tra le anime che presero a giocarci fin quando non fu conficcata su un palo e portarla a mo' di stendardo dell'orribile esercito.
Urla, risate sguaiate, ferri, metallo, bastoni.
Il corno, gutturale, antico, azzitt tutti.
Arlecchino, sdegnato contro i colori che era costretto a indossare, diede un colpo di sperone. L'esercito gli fu dietro. Uberto, l'inquisitore, Goffredo lo seguirono. Senza voltarsi.
Matthia vide andare via un mondo, una vita, un passato. Alle proprie spalle, tra le fiamme, andava via la casa, andavano via i libri scritti a mano, scompariva il chiostro, le discussioni con Milic, Bastiano, Uberto e Goffredo, i litigi con il priore. Parole, pensieri, progetti impressi tra le mura del convento si sgretolavano al fuoco senza che lui potesse far nulla per impedirlo. Appena cinque giorni prima, Matthia era il suo convento, il suo maestro, i suoi amici. Matthia era tutte quelle cose che non erano pi. Un numero del futuro
aveva reso passato quel lungo presente.
Il grasso della pancia del priore inizi a friggere. Ne eman un odore disgustoso. Matthia si allontan dal convento. In terra trov un manto. Lo indoss. Il bosco boemo chiamava. Nonostante il freddo. Non sopport l'idea di riscaldarsi a quel fuoco. Tra la neve vide impronte di cavalli, Karl e Buschko avevano preso la strada per Praga. Dalla parte opposta, le impronte dei cavalieri dell'arcivescovo. Infine impronte di piedi, una grande e una pi piccola, Milic e Evka, che si addentravano nel bosco.
Era rimasto chiuso in prigione per cinque giorni. Si guard intorno. Non voleva quella libert. Non in quel modo. Nel cuore un cancello troppo alto e robusto si chiudeva per sempre, non c'era pi modo di tornare indietro.
Fiss il bosco. Si strinse nel mantello.
Entro la primavera avrebbe raggiunto la Facolt di Teologia di Parigi.
Attraversando il torrente non fece caso alla sponda. Tra le pietre, camuffato dalla notte, arrugginito dagli anni, uno scalpello si riaffacciava al mondo come la testa di una tartaruga dopo il letargo.

38. Siena, 1368.

Karl si fece trovare armato.
Subito inizi la battaglia.
Le campane suonarono e il gonfalone di Siena fu issato.
I senesi cacciarono l'esercito di Karl da piazza del Campo.
La battaglia dur sette ore. I boemi all'inizio non contarono i morti.
Karl batt ritirata.
Ai boemi furono sottratti milleduecento cavalli e molte armi e arnesi.
Quattrocento morti, tra cui il nipote di Karl. Gli ospedali senesi non avevano pi posto tanti erano i feriti.
Fu gridato un bando comunale: nessuno venda n dia alcuna cosa da vivere a lo mperatore e a sua gente.
Dopo giorni di digiuno, Karl voleva andare via, ma non potea perch non avea cavallo, denari, n compagnia.

 senesi allora fecero l'accordo. Pagarono quindicimila fiorini e lo mperatore dimentic l'umiliazione. Ma prima di questi fatti lo mperatore fu a Roma.
Del magnifico ritorno del papa e dell'imperatore a Roma.

 l 17 ottobre del 1368 l'imperatore Karl IV scese da cavallo. I martiri di Cristo non erano entrati a Roma a cavallo. Volle fare penitenza, entrare a Roma camminando a piedi, come vi erano entrati i martiri. Volle toccare con i piedi quel suolo bagnato del sangue copioso dei morti nel nome di Cristo. I cavalieri che lo accompagnavano gli furono intorno. Il popolo si riun per vedere questo imperatore camminare per le vie di Roma come un normale suddito.
Chi  l'imperatore? domandarono alla folla due cardinali andati ad accoglierlo.
Non  tra i cavalieri,  quello a piedi.
I due prelati si fecero accanto all'umile uomo. Lo videro slacciarsi la spada dal fianco e lasciarla cadere.
Dietro, un altro corteo. Urbano V con i propri cavalieri tornava a Roma. Erano passati centocinquanta anni da quando un papa e un imperatore entravano a Roma in pace e senza ostilit.
Karl non volle risparmiarsi. Non temette vergogna o umiliazione. Attese che il papa lo raggiungesse e gli fece da scudiero.
I prelati gioirono. Dalla folla donne e uomini piansero per la commozione. Non si era pi visto un imperatore tanto umile, tanto devoto.
Non importava pi cosa avesse fatto in Italia. Tutta quella fede, in un imperatore.
Maldicenze, condanne, dannazioni avevano anticipato l'arrivo di Karl. Dicevano che visitasse le citt, che si facesse pagare in oro e andasse via.
Dicevano che a Roma avesse chiesto la scarcerazione di un eretico boemo, un tale Milic, in prigione dal 1364 perch aveva appeso alla porta di San Pietro uno scritto con la profezia dell'avvento dell'Anticristo, previsto per l'anno 1368. Si dice che questo profeta, nonostante i carcerieri lo legassero, non ebbe mai mani o piedi incatenati, ma sempre un foglio, una penna e mani libere per scrivere.
Ma a chi importava? Il papa e lo mperatore, nell'anno 1368, i due Soli tornavano a brillare su Roma. Dopo centocinquanta anni di nuovo insieme.
Un imperatore nel nome di Cristo. Pubblico stalliere del papa.
Commozione solenne.
Qualche giorno dopo, si present a Roma Elisabetta, quarta moglie di Karl.
A prendere quanto le spettava.
Non a Praga o a Colonia da un vescovo.
Ma a Roma, dal papa.
L'umido ottobre romano del 1368 imperlava di sudore la fronte di Karl con grande danno per l'equilibrio della corona che continuava a scivolare di lato. Ogni tanto Elisabetta o un prelato raddrizzavano sull'augusto capo il simbolo del comando.
Prima della messa, Karl prese la corona, la poggi un momento e decise di aiutare il papa a servire la messa. Diacono per l'incoronazione della moglie.
L'imperatrice coronata cavalc per le strade di Roma e si ferm a ordinare qualche cavaliere, con riti fatti lungo la via.
Nel luglio, Karl torn in Germania. Qualcuno disse: con la borsa piena, disprezzato da tutta Italia, il meno imperatore di tutti gli imperatori che mai andassero a Roma. Eppur fu uomo di bell'intelletto.
Non di salute migliore godette il rispetto per il papa, che da l a poco abbandon Roma e torn ad Avignone.

39. Praga, 1372.

Matthia non fu stupito quando due grosse mani lo afferrarono per trascinarlo in un angolo buio. La setta di Milic era segreta, si diceva che lui non dormisse due volte nello stesso letto.
Matthia venne bendato. Immagin si trattasse di una precauzione, Milic doveva aver mandato un adepto a verificare che fosse proprio Matthia l'uomo dell'appuntamento.
Stai calmo e non ti accadr nulla disse una voce. Parl in tedesco.
Panico. Non erano questi gli accordi. La frase segreta sarebbe dovuta essere Nuova Gerusalemme. In ceco.
Chi siete, dove mi state portando? domand Matthia.
Shhh intim quello.
Una seconda voce, poi una terza. Il rapitore non era solo. Altri lo aspettavano in un angolo. Se gridi, sei morto.
Matthia fu legato e incappucciato perch nessun passante ne riconoscesse il volto.
Una trappola. Praga non era come Matthia l'aveva lasciata. Aveva orecchie. Qualcuno della curia doveva aver saputo del suo arrivo da Parigi. Qualcuno che lo conosceva bene, che sapeva che la prima cosa che avrebbe fatto una volta a Praga sarebbe stata cercare Milic.
Lo caricarono su un carretto e si mossero.
La curia doveva avere spie ovunque, nelle bettole, tra le badesse di Benice, nei mercati.
La prostituta che gli aveva dato il messaggio da parte di Milic non era una spia. L'errore era stato fare troppe
domande in giro appena giunto a Praga. Qualcuno doveva averlo seguito, spiato, e doveva aver scoperto il luogo dell'appuntamento. Al posto di Milic c'erano gli sbirri della curia praghese. Forse avevano catturato anche lui, o forse gli adepti della setta stavano sorvegliando il luogo e avrebbero salvato il maestro.
Matthia non fece altre domande.
Rimase in silenzio. Anche i rapitori.
Prov a riconoscere il percorso senza vederlo. Niente da fare. Troppi anni lontano da Praga.
Dopo un p si fermarono.
Matthia fu condotto dentro un edificio.
Lo portarono gi per delle scale, rischi di scivolare.
Una porta si apr. Gli slegarono le mani. Fu spinto dentro. La porta si richiuse.
Matthia, finalmente a mani libere, si tolse le bende.
Milic seduto sulla paglia, mani dietro la nuca, polsi incatenati, gambe accavallate. Questa volta non hai le chiavi disse sorridendo mentre mostrava le catene.
Non mi pare siano mai servite rispose Matthia ricambiando il sorriso.
Si alz, si avvicin all'antico maestro. Quasi dieci anni, tutti impressi sui solchi della fronte come croci sui giorni di un calendario.
Perch siamo qui? domand Matthia.
Avevamo un appuntamento rispose Milic, sorridendo ancora. Volevo salutarti.
Matthia si massaggi il collo: Come hanno fatto a sapere luogo e ora?
Milic si fece triste.
Non c'erano molti modi per scoprire un appuntamento segreto se non domandarlo a chi ne era a conoscenza.
L'hanno torturata? domand Matthia.
Milic lo guard: Si chiamava Danka disse, la sua anima  gi tra le braccia di Dio.
Perch i vostri adepti non sono intervenuti, visto che vi sorvegliano giorno e notte?
Perch non ho detto nulla del nostro incontro. Lo sapeva solo Danka. Neppure le guardie che mi hanno catturato sanno chi sono. Altrimenti non ci avrebbero messo nella stessa cella. Mentre io e te dovevamo incontrarci proprio qui, nelle carceri dell'Inquisizione. Immagino le loro facce quando scopriranno di aver catturato l'eretico.
Matthia ammirato.
Maestro, che cosa  successo in questi anni? domand spaventato dalla serenit di Milic.
Lo sai gi. Sono stato prigioniero a Roma, l'imperatore mi ha liberato, sono tornato qui e ho raccolto le prostitute di Praga per dare vita a una chiesa, si chiama Nuova Gerusalemme. Le prostitute di giorno vengono a pregare e dare la comunione ad altre prostitute, di notte si vendono per avere i soldi e comprare da mangiare e da vestire per chi ne ha bisogno. La nostra chiesa  cresciuta, e il nuovo inquisitore ne ha paura. Si  messo sulle nostre tracce. Noi cambiamo luogo ogni giorno. Ogni giorno preghiamo e diamo la comunione in un luogo diverso. Le ragazze scoprono luoghi, creano reti. Qualcuna viene presa. Come Danka. Anche io sono stato catturato altre volte. Sono sempre fuggito. Pensa che girano leggende sul mio aspetto, come se mutassi sembiante ogni giorno. Solo i seguaci della Nuova Gerusalemme conoscono il mio volto. Oggi ho chiesto agli adepti di non sorvegliarmi. Ed eccoci qui.
Come vi faranno evadere? domand Matthia.
Ci inquisiranno tra qualche ora, dopo la condanna verremo condotti nuovamente qui. Le strade saranno controllate dai miei adepti. Durante il percorso scoppier una rissa, una messinscena dei miei uomini. Servir a distrarre le guardie. Tu verrai liberato e condotto nel bosco. Una volta nel bosco troverai qualcuno ad aspettarti con cibo e vestiti.
Un momento interruppe Matthia, e voi?
Io ho gi salutato tutti, restavi solo tu.
Non capisco disse Matthia.
Hai capito benissimo, io resto qui disse Milic con dolcezza.
Perch? Matthia allarmato.
Perch  cos che deve essere rispose Milic, e non aggiunse altro.
Matthia decise in quel momento che non avrebbe pi fatto nessuna delle domande che lo avevano ossessionato a Parigi nel corso di quegli anni.
Fu Milic, con calma, a rispondere alle questioni non poste.
Quel giorno, mentre tu, Uberto e Goffredo tornavate dal palazzo dell'inquisitore, io mi trovai in una grotta. L lo spirito mi parl e mi fece il tuo nome. Non volli dirti nulla. Questa  l'unica prova che posso offrirti della mia gratitudine. Ti starai domandando perch. Ebbene, perch lo spirito mi disse che tu avresti ottenuto qualcosa. Mi avresti superato. Ma senza allontanarti da me non ci saresti mai riuscito. So che hai molte cose da domandarmi. Dello specchio, di Bastiano, della visione dei tre frati. Frammenti di un'unica storia. Lo spirito mi disse che tu avresti capito ogni cosa. I racconti di Evka mi hanno confermato che sarebbe stato cos. Bastiano e il priore erano legati a un demone: l'uno logorato dal desiderio di sapere quanto non  dato all'uomo di sapere, l'altro dal desiderio di sopravvivere anche a costo di obbedire ad ordini abominevoli. Tu hai rischiato di essere portato allo stesso guinzaglio del demone della curiositas. Credo che tu debba a Evka molto pi di quanto pensi. Nel 1368, prima che io venissi liberato,  stata lei a mettere in piedi il primo nucleo della Nuova Gerusalemme. Il talento d'oro rubato alle casse dell'Anticristo. Tu avevi intuito che si trattasse di lei. Avevi ragione. Lei ha sottratto molte prostitute dalla strada, offrendo loro un'alternativa. Questa alternativa  Cristo. Ogni persona aiutata  un'anima sottratta all'Anticristo. Piccoli furti giusti, ruberie dalle casse del male. Oggi chi vuole mangiare il corpo di Cristo da mani pure deve andare da Evka. Lei pratica il rito della transustanziazione, sotto le sue mani il pane diventa carne. I fedeli pregano e mangiano il corpo di Cristo ogni giorno. In principio erano in pochi, ora sono centinaia. Evka, la sacerdotessa. Da oggi sar sola a guidare la Nuova Gerusalemme. So che anche su di lei hai delle domande. Il leone, l'incendio. Non sono io a doverti spiegare queste cose, le domanderai a lei domani. Posso solo dirti che quel leone venne in convento la notte di Natale, lo vidi e gli indicai il luogo dove avrebbe incontrato Evka. Nel chiostro. La fiera rimase ad attenderla e da quel momento vegli su di lei. Per questo Evka non  morta nell'incendio, n  stata stuprata dal frate. Come del resto non sei morto tu. Lei lo sapeva,  una profetessa. Voleva uccidere Bastiano, evitargli il suicidio. Ci sono uomini che non meritano di abbassare il proprio animo al punto da non essere pi considerati esseri umani. Non lo meritano perch soffrono per natura, non conoscono la gioia se non per attimi brevi, hanno nostalgia di qualcosa senza sapere di cosa. Ebbene, Bastiano era di questa stirpe, nobile e triste. Evka lo ha salvato dall'umiliazione del suicidio. So che Bastiano ha provato a farti del male. Un giorno, spero, perdonerai anche lui.
Milic fu sopraffatto dalla tristezza. Non riusc a continuare. Port le mani agli occhi. I polsi erano gi liberi da ogni catena. Non vi fece neppure caso.
Poggi la nuca al muro. Stanco.
Come se si fosse ricordato di qualcosa, frug nella tasca del manto. Estrasse un plico di pochi fogli. Lo allung a Matthia. Quella consegna lo rianim, l'idea di poter lasciare qualcosa di s, qualcosa di piccolo, che altrimenti sarebbe stato certamente dimenticato. Un insignificante segno scritto del proprio passaggio nel mondo.
Questo  tutto quello che rimarr di me disse Milic, nel futuro non c' posto per un vecchio pazzo. Ora  tua.  la profezia dell'Anticristo. Il pi grande fallimento della mia vita. Voglio essere ricordato per questo.
Maestro, che dite? Voi avete cambiato Praga disse Matthia riluttante ad accettare le pagine che gli venivano consegnate.
Milic lo guard con dimessa risolutezza.
Matthia prese il plico.
C'era tutto. Il calcolo del numero 1368.I passi dell' Apocalisse. Gog e Magog.
Matthia sfogli quelle pagine, sopraffatto dalla commozione. Maestro, vi ricordate dei miei appunti? disse.
Quelli che nascondevi sotto la mia ciotola? sorrise Milic.
Matthia imbarazzato: Non era per tenerveli nascosti.
Milic, invecchiato, non ascoltava. Vagava con la mente. Digiunavo da mesi, la ciotola era un oggetto di arredamento, la tenevo rovesciata per fare un altarino per il piccolo crocefisso in legno raccontava, come doveva aver fatto centinaia di volte in quegli anni a tutti gli adepti che volevano ascoltare quella storia. Finalmente realizz di avere davanti uno dei protagonisti in carne e ossa, non un fantasma del passato. Bastiano sapeva che avevi degli appunti disse.
Era una delle cose che avevano ossessionato Matthia in quegli anni. Quel rapporto stretto e segreto tra Bastiano e Milic, dal quale lui era stato escluso. E il pensiero che l'Anticristo avesse trovato in Milic il proprio profeta da lasciare libero da catene.
L'unica cosa, che non sapeva Bastiano, era che tutti i suoi sforzi erano inutili. Io ho guardato in quello specchio, ho visto solo buio. Fu lui a chiedermi di non descrivergli nulla. Voleva vedere di persona. Si sentiva il predestinato. Io gli servivo solo a sapere quando sarebbe giunto il momento. Promisi di non dirgli nulla. In cambio, lui non avrebbe dovuto dire nulla a te. Oggi so di aver fatto bene. Per te, venire a conoscenza di quel segreto sarebbe stata la rovina. Pensa, quando hai avuto la possibilit di scegliere se sapere o ignorare hai scelto di sapere. Erano bastati pochi giorni a fare di te un'altra persona. Per questo volli che Bastiano ti tenesse all'oscuro di tutto. Io e te avevamo un altro appuntamento.
Matthia guard la prigione, il maestro, i fogli.
Maestro, io...
I tuoi appunti disse Milic.
Come? Matthia, disorientato.
Mi stavi parlando dei tuoi appunti Milic, amichevole.
Evka vi avr detto che erano appunti sul simbolo della
Cena.
Milic accenn un s col capo.
Ebbene ho scoperto qualcosa di sconvolgente disse Matthia quasi imbarazzato per l'ammissione di essere stato protagonista di qualcosa di grande. Cristo non  la croce, Cristo  il banchetto disse Matthia, lapidario.
Milic temette di non aver capito.
Matthia a occhi bassi, quanto la voce Cristo non  la sofferenza della crocifissione, ma  la gioia del pane e del vino.
Milic rimase in silenzio.
La croce serve a chi soffre,  diventata simbolo perch gli uomini che soffrono sono la maggioranza, quelli felici sono pochi. La croce aiuta uomini numerosi quanto la sabbia del mare. L'uomo  stato invitato a cena da Dio. A mangiare carne e bere vino. Ma davanti alla porta di Dio non trova angeli. Trova l'Anticristo.
Milic attese.
Perch mangiamo solo la carne? Cristo ci ha dato anche il sangue. Il rito completo  fatto di pane e vino. Perch il vino possono berlo solo i sacerdoti? Perch i fedeli devono rimanere senza vino?
Maestro e discepolo si scrutarono. Confusi su chi stesse insegnando e chi imparando.
La croce  dolore, morte. Il calice  ebbrezza, vita. L'Anticristo vuole la croce, noi vogliamo il calice.
Come sei arrivato a tutto ci?
Matthia sorrise: Volete davvero saperlo? S.
Ebbene, prima di scoprire che il tesoro era uno specchio, Wolfango pensava che voi e Bastiano nascondeste il Graal. Questa sciocchezza mi  rimasta in mente, finch un giorno la verit mi si  presentata davanti in tutta la sua evidenza con una domanda, il regalo d'addio di Arnost. Il segreto dell'Anticristo  davvero il Graal. La coppa. L'Anticristo ha spezzato il rito di Cristo. Ecco perch il rito della Comunione non funziona, perch manca il calice colmo di sangue, di vita, di vino.
La porta della cella si apr.
Milic fece in tempo a dire: Non raccontare nulla di tutto ci all'inquisitore.
Non lo avrei fatto comunque. Ditemi, voi lo conoscete? Chi? domand Milic. Questo inquisitore disse Matthia. Lo conosci anche tu, porta la croce rovesciata, lo seguono le moltitudini della terra.
Milic fu preso dalle guardie e portato via. Con gli occhi sorrideva a Matthia.

40. Praga, 1372.

Matthia fu sorpreso di scoprire che tutta la folla presente in aula parlasse di lui. Donne, storpi, criminali vociavano. Matthia, Parigi, eretico.
Ovunque guardasse era come se i volti di quei testimoni fossero doppi, tripli, indistinguibili nei tratti e nel vociare quelle parole Matthia, Parigi, eretico.
Il volto dell'inquisitore era un fascio di fette di pancetta aggrinzita, bianca e rosa, incapace di qualunque espressione. Solo la presenza di due occhi lasciava trapelare la traccia di qualcosa di intelligente in quella poltiglia di carne bruciata senza forma.
Venne pronunciato l'editto di fede:
Noi, Ocko vescovo di Kutna Hora, Rehor vescovo di Jenstein, Konrad vescovo di Lamberg...
Matthia non ascoltava. Era intento a fissare quegli occhi intrappolati dentro la maschera di gesso striata di venature di carne al sangue. L'occhio destro era pi in alto dell'altro di almeno un paio di centimetri.
Se la potenza di Dio fosse ordinata, molte cose risulterebbero inspiegabili agli uomini. Dio ha messo in ordine il cielo, le stelle, il sole e le stagioni. Dopo l'inverno  la primavera, sar sempre cos. Il giorno si alterna alla notte, anche questo sar sempre cos. Molte cose sono ordinate secondo la potenza di Dio. Ma se osserviamo l'agire umano, allora non troviamo alcun ordine. Dio non ha messo ordine nelle azioni umane. Gli uomini sono liberi, i loro comportamenti non si alternano come il giorno e la notte, o come le stagioni. Le stagioni non hanno scelta, la notte non ha scelta. L'uomo s, sceglie. Perch Dio non ha messo ordine nelle azioni degli uomini? La notte non soffre quando lascia il posto al giorno, l'inverno non soffre quando fa entrare la primavera. Il giorno, la notte, l'inverno, non scelgono, non hanno scelta.
L'inquisitore teneva il palmo della mano sul manuale di Bernardo Gui. Presto un domenicano, un certo Nicolas Eymerich, avrebbe contribuito con un nuovo scritto alla santa opera inquisitoria.
Perch a noi  stata riservata la condanna della scelta? Laddove ci sono ordine, schiavit, costrizione si trovano anche armonia, pace, equilibrio. La notte non odia il giorno. L'inverno non sottometter mai la primavera. Le giornate, le stagioni non agiscono, restano ferme a guardare il loro trascorrere. Anche qualche uomo, felice, resta fermo a guardare il proprio trascorrere. Agire  rischio, sforzo. Chi resta fermo non far male a nessuno, non cambier nulla. Lascer ogni cosa intatta, come il giorno lascia intatta la notte. Allora perch Dio ha dato agli uomini la possibilit di scegliere, perch non li ha resi simili alle stagioni?
La domanda non ha senso, si rispose Matthia.
L'inquisitore continuava con l'editto di fede: ... essendo noi a conoscenza di una eresia che offende non solo i cristiani, non solo Praga, ma la stessa Santa Chiesa, chiediamo a chiunque sia a conoscenza degli errori di questo eretico ed abbia a cuore la salvezza della propria anima, di denunciare a questo Santo Tribunale...
La potenza di Dio  assoluta. Absolvo: slego, sciolgo, libero. L'assoluto  questa mancanza di legame. Le stagioni non sono assolute perch sono legate, come legati sono il giorno e la notte. Siamo noi che vorremmo trovare un ordine dove ordine non c'. L'ordine  legame, nodo, schiavit. L'uomo  assoluto, sciolto, slegato.
... se avessero avuto notizia di opere di negromanzia...
Un notaio trascriveva ogni parola di quelle pronunciate dal mostro. I magistrati presenti in aula guardavano l'inquisitore con grandissima ammirazione e riverenza. Per le autorit cittadine, assistere a quel processo era una lezione di strategia politica. Praga era stata tenuta sotto scacco da Milic e dalle sue prostitute. Non era stato il Comune a catturarlo, ma la Chiesa. La Chiesa lo aveva condannato e ora si preparava a una seconda condanna. Il pericoloso teologo tornato da Parigi per incontrare l'eretico della Nuova Gerusalemme.
... se avessero avuto notizia di bestemmie ereticali contro Dio, contro la Beatissima Vergine o contro i Santi...
Il banco dei testimoni era occupato da donne e miserabili, persone che non avrebbero potuto comparire in quel tribunale se l'eresia non fosse stata tanto grave. In quell'occasione anche donne e reietti avevano il diritto di parola. Il Santo Tribunale concedeva loro l'occasione di essere per un giorno uguali agli uomini rispettabili.
... se avessero avuto notizia di sacerdoti sacrileghi che deturpano la celebrazione della Messa...
Inquisitore, pens Matthia. La voce, impastata di ustioni, non era cambiata. Inquisitore. Aveva costruito il suo mosaico oscuro pezzo per pezzo, con calcolo, capacit di previsione, intelligenza. Un potente, uno di quelli rispettati, trattati con riguardo, soggezione, riverenza.
La notte non  pi potente del giorno. La primavera non  pi potente dell'inverno.
Tra gli uomini invece ci sono quelli pi potenti di altri. Il loro potere  il delitto. Non il piccolo delitto dell'uomo comune. Ma il grande delitto. L'uomo comune  capace di piccoli delitti. Rubare da una bottega, uccidere per passione.
La differenza tra uomini  il grande delitto. Il potente non ruba da una bottega. Ruba tanto oro da poter sfamare migliaia di famiglie.
Il potente non uccide in preda all'ira. Il grande delitto  strategia, intelligenza, calcolo. Il potente uccide migliaia di persone in una volta sola. Se un uomo dichiara una guerra e uccide migliaia di persone,  un assassino o un capitano?
Inquisitore. Un potente, rispettato e temuto, con al seguito una moltitudine di persone pronte a chiamarlo capo. La voce stridula continu la lettura dell'editto di fede. ... tutti
coloro i quali, pur essendo a conoscenza dell'eresia, non la denunciassero, diventeranno delinquenti come l'eretico e sar compito di questo Santo Tribunale inquisirli. Se una persona a conoscenza dell'eresia non la denuncia in tempo, non potr essere assolta o perdonata in nessun modo...
Dietro il banco del tribunale, Matthia vedeva solo una piccola creatura deforme e infelice, che non sarebbe mai stata chiamata capo n da Bastiano, n da Milic.
... alla fine della lettura di questo editto non sar ammessa nessuna ignoranza...
La croce  dolore, sofferenza.
L'inquisitore inizi ad ascoltare i testimoni. Aveva rovesciato la croce. Masse di uomini lo adoravano, un miscuglio di carne sciolta, peli e pelle arrostita, senza espressione. Fosse gioia, soddisfazione o smarrimento.
Le testimonianze furono un susseguirsi di oscenit, prove, indizi. Per qualche manciata di monete, per sentirsi uomini normali o partecipare a cose riservate ai maschi. Per sentirsi pi cristiani.
Entro un mese Milic avrebbe raggiunto Avignone per essere condannato in via definitiva. Sarebbe morto prima della condanna.
Nessuno dei testimoni si contraddiceva. Tutte le testimonianze confermavano l'elenco dei capi d'accusa imputati a Matthia.
Offesa al sacramento della Comunione.
Vennero ascoltate tutte le testimonianze. Tutte identiche.
Il notaio fece il proprio lavoro, scrupoloso.
Venne il turno di una donna. Dopo quasi un centinaio di deposizioni nessuno ascoltava pi. L'accusa della donna contro Matthia era assurda. Il notaio per sicurezza trascrisse, voleva solo sbrigarsi. Una pazza in cerca del suo momento di gloria. La pazza disse di aver visto l'eretico andare in giro con un leone, come era solito fare san Girolamo.
Non le bad nessuno.
Oramai la sentenza era decisa.
L'unico a badarle fu Matthia.
Evka, il leone di Dio contro Avignone, contro Roma. Il leone che entra dentro l'aula dell'Inquisizione, guarda in faccia il male, fa sapere a Matthia  tutto pronto per la fuga, e va via.
Un modo per dirgli che quel rogo, quasi dieci anni prima, non era per lui.
... l'eretico non ha diritto ad alcuna confessione continu l'inquisitore. Leggiamo infatti in queste carte... con lentezza calcolata mise la mano nello scapolare.
Le mani tremavano mentre scioglievano i lembi del meraviglioso fazzoletto rosso.
Matthia sorrise. Ora che sei arrivato dove volevi, che mi hai condannato, sei felice?
Wolfango, sgomento, distolse lo sguardo.
Sfogli con rabbia i fogli davanti all'aula perplessa.
In cerca di un nuovo numero da trascrivere, di un nuovo avvento da annunciare.
...
FINE.
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Postfazione.
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Questo  un romanzo negromantico. Evocare i morti ha due vantaggi: il primo  poterne fare maschere che usano la nostra voce, la nostra lingua, le nostre espressioni; il secondo  che le maschere mentono senza opporsi. Per un'opera negromantica serve una dose di vero e una di falso. Il resto  un problema di proporzioni.
Il primo capitolo  stato scritto a Londra nel settembre del 2009, quando lasciavo la ricerca universitaria per un salto nel buio. Il resto del romanzo  stato scritto nella solitudine del mare del Golfo di Orosei, poi a Bologna, a Catanzaro, a Rovigo e infine a Praga. In itinere si sono accumulate le persone e i luoghi a cui devo qualcosa.
Le mie ricerche sul profetismo boemo sono state possibili grazie al Dipartimento di Filosofia dell'Universit di Bologna.
Ovidio Capitani non legger mai questi ringraziamenti, ma le sue lezioni mi hanno cambiato.
Ringrazio la Biblioteca comunale dell'Archiginnasio e la Biblioteca Sala Borsa di Bologna, e inoltre la biblioteca del Warburg Institute di Londra.
Ringrazio gli amici piccoli e grandi di Orosei per avermi accolto dopo il salto nel buio. In particolare Davide Mulas per l'impegno nel realizzare il disegno dello scheletro conservato nel Muzeum hlavmho mesta Prahy.
Gli amici del gruppo DiLemmi, eteroclito busillis.
Alice Mazzetti illustratrice e glassatrice di Adventus. Le tavole sono frutto di uno studio tecnico e della sua interpretazione della scultura boema del XIV secolo.
L'architetto Klaus Brenner per la consulenza sull'architettura conventuale centroeuropea.
Marcella Canino per il lessico medico.
Antonino Addis per la chimica dei colori, davanti all'immenso fal di Sant'Antonio.
Massimiliano Palaia per gli abissi bolognesi, il vino, le malinconie.
Alessandro Addis e Spexi, per le fotografie.
Andrea Iuli per tutti gli alberi e gli animali di queste pagine. E perch gli alberi e gli animali ci sono ancora, in Boemia, in Norvegia, su quella torretta.
Jessica Comi, che una notte in Betlmsk nmstf mi ha spiegato che il Golem esiste.
I miei genitori, che hanno provato e provano senza tregua ad accettare il disordine.
Laura Marras per la pazienza con la quale ha seguito le tappe di Adventus.
Alessandro Di Nuzzo per il prezioso lavoro di editing.
Francesco Aliberti per aver creduto in Adventus in fieri.
Valerio Massimo Manfredi, un maestro. Se questo libro respira,  grazie a lui.
Un ringraziamento a parte va a Loris Mazzetti, per aver segnalato il libro alla casa editrice, e per aver mesciuto in un calice ragione e coraggio.
Anna, che un pomeriggio settembrino  entrata in una stanzetta di Londra e ha dato vita a pagine inesistenti. Senza Anna Addis questo libro non esisterebbe. E neanche la luce, e neanche i canti.
Ringrazio infine i lettori, negromanti delle storie gi raccontate, luciferi di quelle da raccontare.
Praga, maggio 2012.
Per una migliore intelligenza del testo: le profezie di Jan Milic di Kromeriz sono reali, raccolte nel volume Libellus de Antichristo, in Matthiae de Janov dicti magister parisiensis Regulae veteris et novi Testamenti, Vol. III, Oeniponte, 1911. Quelle presenti nel testo sono libere traduzioni adattate alle esigenze narrative. Le date e i calcoli stravaganti sono presenti nel testo originale;
il linguaggio non rispetta il latino o il ceco della Praga del XIV secolo. Sparse per il testo, vi sono frasi che intendono restituire il sapore della cronaca trecentesca. Per molti sensi figurati come cavarsela o per parole come coglione  stata fatta una verifica sulla loro ricorrenza in testi medievali o rinascimentali, al solo scopo di condire la narrazione di aromi che vengono da lontano nel tempo;
i disegni dei capitoli 21 e 30, sono libere interpretazioni di figure profetiche gioachimite tratte dal Liber Figurarum;
le lettere di Cola di Rienzo sono tratte dall'Epistolario di Cola di Rienzo, Tipografi del Senato, 1890;
gli aneddoti su Cola di Rienzo e sullo specchio da lui posseduto sono tratti dalla Cronica dell'Anonimo romano.
...
FINE.